Che fine hanno fatto? Roma Primavera 2008/09

(S. Valdarchi) – Torna l’appuntamento con la rubrica di Pagine Romaniste“Che fine hanno fatto?”. Prosegue il nostro viaggio nel tempo durante il quale analizziamo le annate della Roma Primavera, andando a scoprire il presente dei calciatori che hanno indossato la maglia giallorossa nelle giovanili. Analizziamo oggi il destino ed i percorsi dei giocatori che erano a disposizione di mister Alberto De Rossi nella stagione 2008/09. Dall’elenco sono stati tolti i seguenti calciatori, dei quali abbiamo già scritto negli scorsi episodi: Valerio Frasca, Alexandru Pena, Alessandro Malomo, Simone Sini, Sebastian Mladen, Alessandro Florenzi, Davide Buono, Andrea Bertolacci, Adrian Stoian, Filippo Scardina e Stefano Pettinari.

Emanuele Trobiani

Iniziamo la nostra rassegna con il difensore centrale classe ’90, che ha appeso gli scarpini al chiodo lo scorso luglio. Passa soltanto la stagione 2008/09 con la maglia della Roma Primavera, raccogliendo 18 presenze, prima di lasciare per approdare allo Sporting Terni. Emanuele Trobiano trascorre la sua carriera nelle serie minori, passando di squadra in squadra, prima di lasciare come detto la scorsa estate. Queste i club in cui ha militato: Monterotondo, Pomezia, Almas Roma, Torre Angela e W3 Roma Team.

Riccardo Brosco

Chi invece si è affermato nel mondo del calcio professionistico è Riccardo Bosco. Il difensore centrale romano, da quando ha lasciato la Roma nell’estate del 2009, ha sempre e solo calcato i campi di Serie B. È vero gli è mancato il salto definitivo e l’esordio in Serie A, ma a 29 anni può vantare 281 presenze e 17 reti nel campionato cadetto. Da due stagioni si trova all’Ascoli, ma le squadre in cui ha militato sono diverse: Triestina, Pescara, Ternana, Latina, Carpi e, appunto, Ascoli.

Alessandro Crescenzi

Terzino in grado di giocare su entrambe le fasce, Alessandro Crescenzi era considerato uno dei maggiori prospetti di questa Primavera e i risultati in fondo non hanno smentito chi puntava su di lui. La sua carriera si è sviluppata tutta tra Serie A, Serie B e Ligue 1, in Francia. La squadra con cui ha giocato più a lungo è il Pescara, dove ha raccolto ben 79 presenze. Queste, invece, le altre società con le quali è stato sotto contratto nella sua carriera: Grosseto, Crotone, Bari, Pescara, Novara, Ajaccio, Perugia, Hellas Verona e Cremonese.

Luca Manganelli

Centrocampista mancino, dotato di buona tecnica, non è mai riuscito a farsi strada nel calcio professionistico. Luca Manganelli infatti, dopo l’esperienza con la Roma Primavera, è rimasto sempre nel calcio dilettantistico, senza allontanarsi mai dalla provincia romana. Tracciare tutto il suo percorso non è semplice, ma di lui sappiamo che ha vestito le maglie di Fidene e Pomezia, dal 2010 al 2015. Una curiosità che lo riguarda è la sua squadra attuale, il Grifone Gialloverde: società nata nel 2003 e approdata per la prima volta nello scorso anno al Campionato d’Eccellenza, rappresenta la squadra di calcio della Guardia di Finanza.

Emiliano Massimo

Passiamo al mediano classe ’89, considerato uno dei riferimenti a centrocampo da Alberto De Rossi nel 2008/09. Terminato il suo periodo nelle giovanili, la Roma lo cede in prestito biennale al Real Agro Aversa. Torna a Trigoria nel 2011, prima di essere ceduto a titolo definitivo all’Avellino. Le successive tre stagioni sono quelle in cui raccoglie i risultati maggiori, vestendo le maglie di Grosseto ed Avellino e raccogliendo presenze in Serie C e B. Da lì in poi però, inizia una discesa che lo porta a giocare in Serie D, dove ancora oggi milita. Attualmente si trova al Monterosi.

Marco D’Alessandro

Di tutta l’annata, l’unico a giocare una gara in una competizione europea (qualificazioni di Europa League con l’Atalanta) nella sua carriera. Marco D’Alessandro, esterno classe ’91 cresciuto nelle giovanili di Lazio e Roma, si è fatto presto strada nel mondo dei professionisti, raccogliendo ad oggi 140 presenze in Serie B e 130 in Serie A. I giallorossi hanno mantenuto il suo cartellino fino all’estate del 2014, girandolo sempre però in prestito, prima della cessione definitiva all’Atalanta. Oggi si trova alla SPAL, ma a fine stagione farà ritorno a Bergamo, a disposizione di mister Gasperini. Queste le squadre in cui ha giocato: Grosseto, Bari, Livorno, Hellas Verona, Cesena, Atalanta, Benevento, Udinese e SPAL.

Emiliano Tortolano

Emiliano Tortolano, un vero tuttofare. Nella sua carriera ha ricoperto, almeno una volta, ben 8 ruoli diversi in mezzo al campo, tutti dalla cintola in su. Il classe ’90, oltre che sul terreno di gioco, ha girato molto anche in Italia, giocando per quasi tutta la carriera in club di Serie C. Per parecchio tempo è rimasto sotto contratto con il Catania, ma con i siciliani è riuscito a debuttare soltanto in Coppa Italia per 44 minuti. Attualmente si trova all’Ostiamare in Serie D, queste invece le squadre con cui ha giocato nel corso della sua esperienza calcistica: Latina, Pergolettese, Sorrento, Catanzaro, Cosenza, Catania, Melfi, Sambenedettese, Viterbese, Atletico Terme Fiuggi e Ostiamare.

Johnny Giansante

Attaccante classe ’91 dotato di grandi qualità fisiche, riesce ad esordire in Serie C, prima di approdare nella Primavera della Roma. Nella stagione 2006/07, infatti, fa il suo debutto con la maglia del Giulianova, a soli 15 anni. Nell’estate successiva arriva a Trigoria, dove per due stagioni gioca con la squadra allenata da Alberto De Rossi, ma lo spazio per lui è poco (9 presenze totali) e viene ceduto al San Nicolò Notaresco, club di Serie D. Nel corso della sua carriera ha girato tra Eccellenza e Serie D, vestendo le maglie di: Jesina, Vastese, Castelfidardo, Torrese e Fontanelle.

(S. Valdarchi)

Scambio Diawara-Torreira: uno scambio possibile ma rischioso

(Jacopo Venturi) – Amadou Diawara potrebbe lasciare la Roma dopo una sola stagione. La sua cessione rientrerebbe in uno scambio che potrebbe portare nella Capitale un vecchio pallino di Trigoria, ovvero Lucas Torreira. Prima di lasciare la Serie A per andare all’Arsenal, i giallorossi erano una delle squadra più concretamente interessate all’uruguaiano. Ora la possibilità di fargli vestire la maglia romanista è reale, ma per far ciò bisognerebbe privarsi del guineano. E c’è più di un dubbio relativamente al fatto che questa sia la giusta strada per la Roma. Innanzitutto perché Diawara quest’anno ha dimostrato di poterci stare benissimo in una Roma competitiva, ma da questa prospettiva è anche vero che Torreira non sarebbe un decremento a livello qualitativo. Il punto è però un altro e sta nella ricerca della continuità: la Roma, come hanno dimostrato anche le ultime partite di campionato, ha bisogno di lavorare con costanza sullo stesso sistema e sugli stessi uomini. E in questo senso tenere Diawara avrebbe senso, perché permetterebbe a Fonseca di continuare a lavorare sulla coppia di centrocampisti che gli ha dato maggiori garanzie durante questa stagione, ovvero quella composta proprio dall’ex Napoli e da Veretout. Lo scambio sulla carta non indebolirebbe la Roma, anzi, forse la rafforzerebbe leggermente, ma sarebbe un segnale di discontinuità in una zona di campo dove sembra invece che i giallorossi stiano trovando equilibrio.

(Jacopo Venturi)

Una sconfitta meritata chiude l’Europa League della Roma

(Jacopo Venturi) – Finisce l’avventura europea della Roma. In senso assoluto, i giallorossi sono usciti presto dall’Europa League, considerate le aspirazioni nella competizione. In senso relativo, però, i giallorossi hanno incontrato agli ottavi di finale una squadra semplicemente più forte, che si è imposta con un 2-0 più netto di quanto possa sembrare. Il Siviglia è una delle migliori compagini del torneo e contro la Roma, che era anche in forma, lo ha pienamente dimostrato. I giallorossi hanno fatto qualche errore, complice anche qualche scelta opinabile di Fonseca, ma l’impressione è che anche una Roma migliore di quella vista ieri non sarebbe riuscita a superare gli spagnoli. Questo non toglie nulla al valore della rosa romanista, che sulla carta è del tutto paragonabile a quella del Siviglia. Il punto è che gli andalusi sono una squadra più rodata e che ha inoltre una enorme esperienza nella competizione ad alto livello. La Roma ha iniziato a trovarsi da circa tre settimane e questo non è abbastanza per fare una squadra. Soprattutto in contesti del genere. Ma se i giallorossi dovessero riuscire a continuare a lavorare su questa base, questa stessa partita tra un anno potrebbe finire in maniera diversa.

(Jacopo Venturi)

Le statistiche di Juventus-Roma 1-3 – Massimo risultato con il minimo sforzo. Stadium espugnato nel segno di Perotti

(S. Valdarchi) – Massimo risultato con il minimo sforzo, Fonseca non poteva chiedere di più all’ultima di campionato. La Roma supera la Juventus all’Allianz Stadium (primo successo della storia romanista nell’impianto bianconero) per 3 a 1 ed il tecnico portoghese riesce anche a far rifiatare quasi tutti i titolari, in vista della gara di giovedì contro il Siviglia, sfida valida per gli ottavi di Europa League. I capitolini chiudono la loro Serie A al quinto posto, con 70 punti all’attivo (4 in più rispetto all’anno scorso), frutto di 21 vittorie7 pareggi e 10 sconfitte. Prosegue il momento positivo della Roma, che a Torino colleziona l’ottavo risultato utile consecutivo e la settima vittoria nelle ultime otto gare. I rimpianti per il quarto posto rimangono, ma la condizione con la quale i giallorossi arrivano all’appuntamento più importante della stagione è più che positiva, e fa ben sperare.

I numeri

Entrambi gli allenatori hanno optato per il turn-over, ma la vittoria della Roma non è comunque da sminuire, visto che le seconde linee romaniste avevano di fronte giocatori del calibro di Szczesny, Bonucci, Danilo, Rabiot, Matuidi, Bernardeschi e Higuain. Il possesso palla è in perfetto equilibrio, 50% e 50%, con i padroni di casa in grado di mantenere il pallone per 9 secondi in più rispetto agli avversari: 27’22” a 27’13”. 9 tiri pari, ma gli uomini di Fonseca sono stati in grado di centrare più volte lo specchio: 7 a 4 per gli ospiti le conclusioni in porta. Così come accaduto contro il Torino, il possesso palla della Roma non consiste in una fitta rete di passaggi, ma si cerca di accelerare la manovra, andando spesso in verticale alla ricerca di occasioni da gol. 508 a 397 in favore della Juventus i passaggi riusciti, 5 a 6 il conteggio delle chance create.

Dal punto di vista atletico, dopo un inizio decisamente sotto ritmo, la gara si è accesa con il passare dei minuti. Al 90esimo, le due squadre hanno percorso rispettivamente 108,295 km e 106,051 km, dati nella media di questo fine-campionato. Giocando la ripresa in vantaggio, i giallorossi hanno aspettato di più i Campioni d’Italia, lasciando che il baricentro degli uomini di Sarri (assente per squalifica) salisse fino a 58,35 m, 9 in più rispetto ai 49,67 m del primo tempo.

Le prestazioni individuali

Per alcuni giocatori scesi in campo, quella contro la Juventus potrebbe rappresentare l’ultima apparizione in maglia giallorossa. Tra questi c’è anche Nikola Kalinic. L’attaccante croato, in prestito secco dall’Atletico Madrid, difficilmente verrà trattato dalla Roma in estate per un eventuale acquisto a titolo definitivo, ma ha deciso di salutare la squadra capitolina con un gol allo Stadium. Potrebbe tornare utile in Europa League, anche se ovviamente la maglia da titolare sarà data a capitan Dzeko. Nella vittoria in trasferta, Kalinic recupera 7 volte la palla, facendo un gran lavoro in pressing sui portatori di palla avversari. Calcia due volte nello specchio della porta, trovando il suo quinto gol in Serie A. In tutto il campionato, l’ex Fiorentina e Milan è entrato in campo per 19 volte, ma soltanto 6 da titolare. Il totale dei minuti disputati in Serie A è di 567, per una media di una rete ogni 113 minuti, non male.

Chiudiamo con Diego Perotti. Anche il Monito è nella lista dei giocatori che potrebbero lasciare Trigoria a fine stagione, ma dà il suo contributo fino all’ultimo, siglando un’importante doppietta. Calcia 3 volte, tutte e 3 nello specchio della porta difesa da Szczesny, suo ex compagno che batte dagli 11 metri con la solita freddezza. Confeziona anche l’assist per il momentaneo pareggio di Kalinic, gioca 35 palloni e chiude con l’85% di passaggi riusciti su quelli tentati.

(S. Valdarchi)

Il gran finale della Roma: Fonseca può guardare al futuro con il sorriso

(Jacopo Venturi) – Sette partite, un pareggio e sei vittorie. Considerato anche come si stava mettendo, il finale di campionato della Roma è quantomeno rassicurante per Paulo Fonseca. La sua squadra ha risposto bene alla crisi, riuscendo ad assimilare in breve tempo le novità tattiche e a ritrovare una qualità di gioco importante. Quest’ultimo aspetto deve far sorridere il tecnico portoghese, che con le sue modifiche è riuscito non solo a rialzare i suoi ma anche a restituirgli certezze. E da questo è derivato il miglior calcio della Roma, che ovviamente possiede e ha sempre posseduto gli interpreti per farlo. Ora, non è scontato che Fonseca voglia insistere su questo modello gioco, ma, in fondo, perché no? Sembra rispondere meglio alle caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione e lo stesso tecnico ex Shakhtar pare esser giunto alla conclusione che è proprio questa impostazione a tre che gli permette di mettere in campo al meglio le sue idee di calcio. Fonseca infatti non è così attaccato al 4-2-3-1 da non potersene staccare (e lo ha ampiamente dimostrato), ma è assolutamente irremovibile sul tipo di calcio che la sua squadra deve giocare. E questo si avvicina molto di più a quello visto nelle ultime sette partite che a quello che la Roma ha mostrato nelle partite precedenti alla svolta tattica.

(Jacopo Venturi)

Spal-Roma, l’esaltazione della rosa

(Jacopo Venturi) – La Roma sta bene e si vede. Si vede dalla vittoria per 1-6 contro la Spal, si vede dai cinque risultati utili consecutivi, ma soprattutto si vede dalla possibilità per Fonseca di sfruttare al meglio le risorse della sua rosa. Nella vittoria di Ferrara le prime due reti sono arrivate da due giocatori che di solito guardano la partita da bordocampo, Kalinic e Carles Perez. L’uomo del match è stato Bruno Peres, con una doppietta. Il brasiliano a dir la verità è stato più un titolare che una riserva dal suo ritorno in giallorosso, ma di certo non è considerabile una risorsa di primo livello. Nonostante ciò il lavoro per limitarne le carenze difensive ed esaltarne le potenzialità offensive ha dato i suoi frutti e il giocatore da scarto è diventato una pedina in più per Fonseca. A partita finita, per minutaggio e risultato, è arrivata anche la marcatura di Zaniolo, che al massimo della forma fisica di certo non è partirebbe dalla panchina, ma che in questo momento ha pochi minuti nelle gambe. Nonostante ciò riesce a incidere con gol straordinari come quello di ieri. In tutto ciò Fonseca sta deliberatamente lasciando da parte due talenti come Kluivert e Under, che potrebbero dare ulteriore profondità alle rotazioni romaniste.

(Jacopo Venturi)

Le statistiche di Spal-Roma 1-6: game, set and match. Bentornato cinismo, Bruno Peres sugli scudi

(S. Valdarchi) – La Roma si afferma sul campo della Spal, evitando alla perfezione le insidie di una gara contro una squadra già retrocessa, quindi libera mentalmente. I capitolini si impongono per 6 reti a 1, con la vittoria più larga da inizio stagione. La formazione di Fonseca, che oltre a trovare il successo lascia riposare Dzeko e Mkhitaryan elementi fondamentali per il futuro prossimo, trova la quarta vittoria nelle ultime cinque gare, collezionando il quinto risultato utile consecutivo. Ora i punti in classifica sono 61+2 dal Milan sesto che insegue. Oltre alla buona vena realizzativa, a Ferrara arriva anche la ciliegina sulla torta confezionata da Nicolò Zaniolo, il quale mette a tacere le varie polemiche che avevano appesantito l’ambiente intorno a Trigoria nei giorni scorsi. Proprio allo scadere, il classe ’99 decide di partire palla al piede dalla trequarti difensiva della Roma, superare 4 avversari e depositare in rete per il definitivo 1-6. Game, set and match.

I numeri

Le statistiche non fanno altro che confermare ciò che si evince anche dal risultato finale: la Roma ha dominato e legittimato il largo successo. 13 a 9 in favore dei giallorossi il conteggio dei tiri, 9 dei quali in porta. Con 6 gol realizzati, Kalinic e compagni hanno trasformato in rete circa il 66% dei tiri in porta effettuati, una media alta per una squadra che spesso ha sofferto di mancato cinismo. 8 a 2 le occasioni da gol. Il possesso palla è stato appannaggio degli ospiti, che hanno chiuso la partita con il 58% del totale, tradotto in 31’06”. 473 a 372 il numero di passaggi effettuati, con i romanisti in grado di finire con una percentuale di passaggi riusciti pari all’89%.

Grazie anche alla gestione del gruppo da parte di Paulo Fonseca, i vari membri della rosa romanista stanno prendendo sempre più un buon ritmo-gara. Al Paolo Mazza i capitolini hanno corso molto di più degli avversari, e in generale hanno fatto meglio anche delle precedenti uscite. 106,68 sono i chilometri percorsi dai giocatori in maglia blu, contro i 102,83 km della Spal. Sorprende infine il dato relativo al baricentro delle due squadre in campo. In modo particolare, nei primi 45′ la Roma ha schiacciato la formazione spallina nella sua metà campo: il baricentro medio romanista è stato di 54,37 m, contro i 45,92 m di Cerri e compagni.

Le prestazioni individuali

Passare da essere un panchinaro nella Serie B brasiliana a titolare nella Roma in 6 mesi si può e Bruno Peres ne è la conferma. Con gli atteggiamenti giusti, come confermato da lui stesso a fine gara, ed un nuovo modulo che lo libera da molti compiti difensivi, l’esterno brasiliano si è preso la fascia destra, guadagnandosi passo dopo passo la fiducia di Paulo Fonseca. Nella vittoria di ieri sera, il numero 33 riesce anche a mettere a segno una doppietta, la prima della sua carriera in Serie A. Il gol nella massima competizione italiana gli mancava dal 2017. Le due reti di Peres sono frutto dei suoi unici due tiri verso lo specchio della porta avversaria, ma la sua prestazione è positiva in diversi parametri. Percorre 10,157 km, mettendosi in mostra senza distinzioni sulla corsia di destra e di sinistra. Gioca 67 palloni e chiude con il 95% di passaggi riusciti.

Di prestazioni individuali positive nella Roma di Ferrara ce ne sono diverse, ma volendo evidenziare alcuni dati scegliamo come altro protagonista Aleksandar Kolarov. Con l’assenza di Ibanez, al serbo è affidata la prima impostazione. È il romanista con più palloni giocati 77 e più passaggi effettuati 56. Nella trequarti difensiva lascia un po’ a desiderare, ma ogni volta che si sgancia dal pacchetto arretrato crea insidie per gli avversari. Recupera per 11 volte la sfera e nell’unico tiro effettuato buca le mani di Letica con un gran sinistro dalla distanza, che consente ai capitolini di andare sul 3 a 1 ad inizio secondo tempo e, di fatto, chiudere l’incontro.

(S. Valdarchi)

Le statistiche di Roma-Inter 2-2: lo stacanovista Veretout e Miki-gol non bastano. Una Roma in crescita perde due punti

(S. Valdarchi) – Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Questione di punti di vista, di stato d’animo e di momenti. Nel calcio, come nella vita, esistono episodi e giornate che possono essere valutate in modo positivo o negativo e Roma-Inter 2-2 è una di quelle partite che lascia il dubbio. Certamente, vedendo l’andamento della gara, i giallorossi hanno buttato due punti, come ammesso da Fonseca nelle interviste post-gara. Ma ora chiudete gli occhi, tornate con la mente a 15 giorni fa. La squadra capitolina usciva battuta dal San Paolo, collezionando la terza sconfitta consecutiva. Una formazione priva di idee, fragile mentalmente e tatticamente lasciava poche speranze per il futuro. Si parlava già del dopo-Fonseca, analizzando i profili disponibili per la panchina romanista. Proprio nel momento più buio invece, la Roma in due settimane è riuscita a rialzarsi, risorgendo dalle sue ceneri ritrovando convinzione e gioco. Da quel momento in poi 3 vittorie e mezza, dove la mezza è rappresentata dal pareggio casalingo contro l’Inter, la seconda forza del campionato allo stato attuale delle cose. Ecco valutando nell’insieme la situazione romanista, forse si può vedere il bicchiere mezzo pieno anche dopo il disastroso errore di Spinazzola nel finale che ha consegnato un punto alla squadra di Conte. Detto questo, all’Olimpico la Roma trova il quarto risultato utile di fila, rimane quinta a +2 da Milan e Napoli a quattro giornate dalla fine. Il prossimo impegno è fissato mercoledì sera, a Ferrara, contro una SPAL già matematicamente retrocessa.

I numeri

La Roma avrebbe meritato la vittoria, senza dubbio. Oltre al già citato andamento della gara, che vedeva i padroni di casa in vantaggio fino al minuto 88, anche le statistiche pendono a favore di Dzeko e compagni. I giallorossi hanno creato più occasioni da gol4 a 3tirando di più rispetto agli avversari, 6 a 4. In parità il numero di tiri in porta, 3 a 3. Per quel che riguarda il possesso palla, invece, gli uomini di Conte hanno avuto la meglio, 55%, con 457 passaggi riusciti, contro i 330 della Roma.

Continua a sorprendere, in senso positivo, la condizione fisica dei giocatori romanisti che a differenza di alcune gare post-lockdown arrivano spesso primi sulle seconde palle, pressano alti e tentano sempre l’anticipo sui portatori di palla avversari. 39 a 34 in favore della Roma il computo di palloni recuperati, con una più alta capacità di transizione (11 a 7 il numero delle ripartenze). Sul piano atletico i dati tra le due squadre in campo sono pressoché identici: 105,801 km percorsi dai nerazzurri, contro i 105,585 km dei capitolini; anche le velocità medie sono analoghe (6,8 km/h l’Inter, 6,7 km/h la Roma).

Le prestazioni individuali

Sono diversi i giocatori della Roma che stanno beneficiando del nuovo modulo ideato da Fonseca, il 3-4-2-1. Tra questi, c’è sicuramente Henrikh Mkhitaryan. Il trequartista armeno, accentrato rispetto al ruolo di esterno, si trova a meraviglia con Edin Dzeko e complice una buona tenuta fisica che lo sta sostenendo in questo periodo, incide con facilità negli ultimi venti metri. Contro l’Inter trova il suo 9° gol stagionale, a cui vanno aggiunti i 5 assist confezionati, per un totale di 14 reti in cui si è reso protagonista. Avendo disputato, per i diversi infortuni, 1576′ fino ad ora, Mkhitaryan fa una giocata decisiva (gol o assist) ogni 110 minuti circa, quasi una a partita. Se il fisico regge, il numero 77 può risultare decisivo con la sua esperienza anche per la fase finale di Europa League. Tornando alla sua prestazione, oltre al gol l’armeno calcia per due volte fuori dallo specchio della porta, creando un’altra occasione da gol. Gioca 43 palloni e raggiunge l’84% di precisione nei passaggi (percentuale calcolata in base al rapporto tra passaggi riusciti e quelli tentati).

Un altro calciatore in gran spolvero è Jordan Veretout. A differenza di Miki, il centrocampista francese è uno dei giocatori con più minutaggio nella Roma. In stagione ha già raccolto 41 presenze. Dopo le prime due gare di campionato, in cui Fonseca lo lasciò in panchina per un ritardo di condizione, Veretout ha saltato soltanto la partita casalinga contro l’Udinese, per squalifica. Sempre per squalifica, purtroppo, sarà costretto a saltare anche la sfida in gara secca contro il Siviglia, negli ottavi di Europa League. Nonostante tutte queste gare disputate, l’ex Fiorentina appare brillante fisicamente. Nel pareggio dell’Olimpico percorre 11,141 km, risultando il migliore dei suoi. Gioca quasi sempre in linea con Diawara, occupando tutto il campo in verticale. Recupera 8 palloni, facendo un lavoro prezioso davanti alla difesa, ma allo stesso tempo è pronto ad inserirsi alle spalle della difesa avversaria. In un suo inserimento nel secondo tempo, crea un’occasione da gol, con l’unico tiro in porta del suo match, trovando un’ottima risposta da parte di Handanovic.

(S. Valdarchi)

Le statistiche di Roma-Hellas Verona 2-1: passa lo straniero, Edin da record. Veretout giganteggia

(S. Valdarchi) – Sprecando e soffrendo, non troppo a leggere i numeri, la Roma di Paulo Fonseca conquista la terza vittoria consecutiva, battendo per 2-1 l’Hellas Verona. Successo che aumenta la fiducia della squadra nei propri mezzi e permette ai capitolini di raggiungere quota 57 punti, con un quinto posto più saldo visto la distanza, di 4 lunghezze, sulle inseguitrici Napoli e Milan. Un distacco buono, ma non ancora decisivo, a 5 giornate dal termine. Ora i giallorossi dovranno recuperare le forze, in vista del big match di domenica sera, quando arriverà all’Olimpico l’Inter di Antonio Conte.

I numeri

Delle tre vittorie consecutive, quella contro la formazione di Juric è stata probabilmente la meno brillante e convincente dal punto di vista del gioco. La Roma, dopo aver sbloccato in fretta il risultato, grazie al rigore trasformato al decimo da Veretout, ha aspettato gli avversari, cercando di far male in ripartenza. Il pallino di gioco è stato quasi sempre in mano all’Hellas Verona, che ha concluso la gara con il 58% di possesso palla, pari a 30’17” di gioco effettivo, rispetto ai 21’29” dei padroni di casa. Un dominio territoriale dimostrato anche dal baricentro medio – circa 6 metri in più per gli scaligeri – che però è risultato inutile anche dal punto di vista della produzione offensiva.

A creare più occasioni da gol, infatti, è stata la Roma9 a 2 le chance a favore di Dzeko e compagni, 14 a 4 i tiri, mentre 6 a 3 è il computo delle conclusioni nello specchio della porta497 a 223 per l’Hellas il numero di passaggi riusciti, con una precisione maggiore, pari all’83%, contro il 71% dei giallorossi.

Le prestazioni individuali

La gara della Roma è rispecchiata perfettamente da quella di Edin Dzeko. Il bosniaco per larghi tratti fatica a mettersi in mostra ed è chiamato ad un lavoro di sacrificio enorme, ma alla fine il suo gol regala i tre punti alla squadra di Fonseca. A dire il vero, con le 3 occasioni da gol avute a disposizione, il bomber bosniaco poteva aumentare il suo bottino, ma ciò che conta è il risultato finale. Con il suo unico tiro in porta batte Silvestri di testa, allo scadere del primo tempo, raggiungendo così quota 105 gol in maglia romanista e superando definitivamente Manfredini. Il centravanti diventa così il miglior marcatore straniero nella storia della Roma. Il podio in questa speciale classifica ora dista 3 reti, con Amedeo Amadei terzo con 108 gol realizzati. Tornando sulla prestazione del numero 9: Dzeko aiuta in difesa ed è a fine gara il giocatore con più palle recuperate – 25 – un dato rilevante per un attaccante. Il capitano giallorosso è decisivo con la testa sia in avanti, dove segna e fa da sponda per i compagni, che nel reparto arretrato, quando sventa pericoli imminenti. Sono 11 i duelli aerei vinti, anche in questo, il migliore sul terreno di gioco.

Se in questa fase, dopo lo stop lungo 3 mesi, tanti giocatori stanno soffrendo dal punto di vista fisico, Jordan Veretout rappresenta una meravigliosa eccezione. Il centrocampista francese macina chilometri percorsi, poco più di 11 nella serata romana, e risulta ancora una volta il perfetto raccordo tra difesa e attacco nel nuovo schieramento disegnato da Fonseca. Va avanti e indietro per altri 101 minutirecuperando 11 palloni e giocandone 46, soltanto Dzeko con 55 ha fatto meglio. Dal dischetto è impeccabile e sigla il suo quinto gol stagionale, dopo la perla arrivata contro il Parma.

(S. Valdarchi)

La difesa a tre per il futuro

(Jacopo Venturi) – La Roma si ritrova, questa volta per davvero. Se i segnali di ripresa prima del lockdown e contro la Sampdoria alla ripresa del campionato erano sembrati un po’ flebili, quelli mostrati nelle ultime uscite sono decisamente più consistenti. E per un semplice motivo: la svolta tattica con la difesa a tre. Fonseca ha deciso di prendere questa strada già a Napoli, ma non è riuscito ad evitare la sconfitta. La squadra però aveva dato qualche risposta positiva e allora il portoghese ha voluto insistere. E ha avuto ragione. Sono arrivate tre vittorie consecutive contro Parma, Brescia e Verona. Avversari non irresistibili, ma non lo era neppure l’Udinese, eppure la Roma ci ha perso solo due settimane fa (e giocando una pessima partita). Il nuovo schieramento, con Mancini, Smalling e Ibanez a presidio di Pau Lopez sembra aver dato alla Roma un buon equilibrio, ma anche il resto della squadra ha beneficiato di una maggior solidità difensiva. I terzini si trovano più a proprio agio da esterni di centrocampo, per le caratteristiche spiccatamente offensive e l’attacco sembra funzionare meglio con due trequartisti alle spalle di Dzeko. In realtà non cambia moltissimo l’idea di Fonseca sulla trequarti, ma sembra che aver tolto l'”ingombro” del trequartista permetta agli esterni di supportare meglio la punta, convergendo di più. Insomma Fonseca sembra aver trovato la formula con la quale portare la Roma alla fine di questo campionato senza perdere ulteriori posizioni in classifica, ma a questo punto sarebbe sensato vedere la nuova soluzione anche il prossimo campionato.

(Jacopo Venturi)