Friedkin tenta l’uscita dalla Borsa

Alice DionisiDan Friedkin vorrebbe ottenere il pieno possesso della Roma. Il presidente della società giallorossa detiene l’86,4% delle azioni e vorrebbe entrare in possesso del restante 13,6%, in mano ai piccoli azionisti, attraverso l’Offerta Pubblica di Acquisto (OPA) lanciata lo scorso 9 ottobre. Qualora il numero uno del club riuscisse ad ottenere almeno il 95% delle azioni, il delisting sarà automatico.

L’amministratore delegato Guido Fienga ha confessato all’Ansa che “Se i nostri azionisti di minoranza accettassero l’offerta consentirebbero di far progredire la Roma nel programma di potenziamento, di investire più risorse nel rafforzamento della squadra. Si prevede di proseguire con l’aumento di capitale, essenziale per supportare il club dentro e fuori dal campo. Vogliamo tutto la stessa cosa per la Roma: con l’azionista di maggioranza stabilizzeremo la situazione economico-finanziaria al fine di avere sempre una squadra sostenibile e competitiva“. Se l’operazione andasse in porto, la Roma non sarà più quotata in Borsa.

Friedkin ha ancora molta strada davanti: finora le adesioni hanno raggiunto appena l’1,1%. Molti degli azionisti hanno acquistato ad un prezzo ad un valore più alto e rischierebbero di andare in perdita. Il rischio, però, è che in caso di aumento di capitale la quota di partecipazione dei piccoli azionisti venga diluita e non possa più essere venduta con il delisting. Alle 17:30 del 6 novembre terminerà il periodo di adesione all’Opa e verrà decretato se il titolo della Roma uscirà definitivamente da Piazza Affari, dove era entrata il 23 maggio del 2000 per volontà del presidente Franco Sensi.

Alice Dionisi

Una riflessione da Roma-CSKA Sofia

(Jacopo Venturi) – La Roma pareggia con il CSKA Sofia in casa in una partita che non verrà ricordata per lo spettacolo. Il fatto che i giallorossi non abbiano vinto una partita ampiamente alla loro portata è comunque molto improbabile che vada a intaccare il primo posto finale della squadra di Fonseca nel girone, visti gli avversari. La partita però può far sorgere una legittima riflessione sulla rosa giallorossa. Contro i bulgari infatti sono scese in campo praticamente in blocco le seconde linee della Roma, similmente a quanto era accaduto nel primo tempo contro lo Young Boys, ed è stato evidente. Quest’anno più che negli scorsi infatti sembra netta la differenza tra la formazione titolare e quella di riserva della Roma. Questo dipende da un mercato con alcune falle evidenti in tal senso, come il fatto che finché non tornerà Zaniolo, a febbraio, l’unico trequartista di ruolo che può far rifiatare Pedro e Mkhitaryan è Carles Perez. Un altro esempio c’è sulle fasce, dove Spinazzola è l’unico terzino sinistro di ruolo, con solo il Primavera Calafiori e l’adattabile Santon a poterlo sostituire. Anche in difesa, Fonseca è stato costretto a ritirare fuori dal dimenticatoio Juan Jesus e Fazio, messi ai margini del progetto inizialmente, per favorire il riposo dei titolarissimi. Ecco dunque che il livello delle prestazioni scende a tal punto da non riuscire a superare avversari più che modesti come il CSKA Sofia. La strategia di Fonseca dunque potrebbe essere diversa: per i titolari sì al riposo, ma part-time. Il piano ha funzionato contro lo Young Boys, quando nel secondo tempo sono entrati i migliori e hanno deciso il match. Contro i bulgari non è andata altrettanto bene, ma la prestazione della seconda frazione di gara è stata decisamente migliore di quella della prima. Questo a dimostrazione che questa strada, che fa perdere di fatto metà partita, non può risultare sempre vincente ma è l’unica che quest’anno la Roma possa percorrere.

(Jacopo Venturi)

Ci prova il Milan, ma la Roma recupera

Alice Dionisi – Il Milan va in vantaggio tre volte nello scontro diretto contro la Roma a San Siro, ma i giallorossi riescono sempre a pareggiare il risultato. Rossoneri in vantaggio dopo soli due minuti grazie ad un gol di Ibrahimovic, ma al 14’ risponde Dzeko e ristabilisce la parità, in un botta e risposta tra bomber. Nella ripresa Milan di nuovo in vantaggio dopo due minuti, con Saelemaekers che firma il 2-1. Disastrosa la gestione dalla gara da parte dell’arbitro Giacomelli, che prima concede un rigore generoso ai giallorossi, trasformato da Veretout al 71’, poi compensa 8 minuti dopo, concedendo il penalty (inesistente) anche agli uomini di Pioli. L’assistente Nasca al VAR non pervenuto. Va Ibrahimovic dagli 11 metri e mette a segno la rete del 3-2, che decreta la doppietta dello svedese. La Roma però non si lascia abbattere e all’84’ trova nuovamente il pareggio grazie al gol di Kumbulla, attento sul corner di Veretout. Male anche la gestione dei cartellini da parte dell’arbitro: nessuna sanzione nel primo tempo, abbondano nel secondo. Incredulo Dzeko che al secondo rigore si lamenta con l’arbitro, “Ma che siamo venuti a fare?!”. Anche il difensore rossonero Kjaer non le manda a dire: “Il gol del 2-2 è meglio che non lo commenti. L’altro rigore secondo me lo hanno dato perché l’arbitro sapeva di aver sbagliato. Noi lavoriamo ogni giorno, poi durante la partita succede questo: è difficile accettarlo”. Alla fine, i giallorossi fermano sul pareggio la capolista e confermano la striscia di risultati utili ottenuti sul campo (esclusa la sconfitta a tavolino contro il Verona). Il Milan rimane primo in classifica, ma interrompe la striscia di vittorie consecutive. Un pareggio equo, che lascia la sensazione di una Roma in crescita e, a gara conclusa, Fonseca non può che ritenersi soddisfatto della prestazione dei suoi: “Siamo stati bravi a reagire sempre, purtroppo abbiamo commesso molti errori, soprattutto nelle scelte offensive. Avrei voluto vincere questa partita, ma dato che eravamo sempre di rincorsa, il pareggio va letto come un buon risultato. È stata una partita equilibrata”.

Alice Dionisi

Nel 3-3 di Milano c’è l’anima della Roma

(Jacopo Venturi) – Se la Roma contro il Milan doveva dimostrare qualcosa, lo ha fatto. Nella tana dell’attuale prima in classifica e di una delle squadre più in forma del calcio italiano dal post-lockdown, la squadra di Fonseca ha messo in campo due cose fondamentali per una grande squadra: carattere e qualità. La partita è stata bella, ben giocata da entrambe le formazioni e piena di emozioni, ma tra le due è sicuramente la Roma a uscire con un mezzo sorriso. I giallorossi infatti arrivavano al match senza i favori del pronostico e con qualche certezza in meno, ma nonostante ciò sono riusciti a recuperare per tre volte lo svantaggio, dimostrando di avere la giusta tenuta nervosa anche ad alti livelli. Sul piano del gioco anche la compagine di Fonseca non ha affatto deluso: non è stato un calcio spettacolare, ma funzionale; la Roma sapeva che cosa doveva fare e lo ha fatto, dall’inizio alla fine, con pochissimi passaggi a vuoto. È logico che non stiamo parlando di una squadra perfetta, ma i segnali fin qui arrivati, fatto salvo l’esordio con il Verona, sono quelli di un gruppo che, nonostante le difficoltà, sta riuscendo a mettersi alle spalle uno ad uno tutti i vizi che aveva mostrato lo scorso anno, dall’incoerenza tattica alla fragilità mentale. La Roma sembra anche più consapevole dei suoi pregi e dei suoi difetti e ciò la porta a cercare sistematicamente di esaltare i primi e a nascondere i secondi. Senza esaltazioni dunque la Roma cresce.

(Jacopo Venturi)

Una storia in 25 atti: Roma, da Italo Foschi a Dan Friedkin

Alice Dionisi – Venticinque presidenti in 93 anni di storia. Spicca fra tutti Franco Sensi, il più longevo nella storia della Roma, ma anche il più vincente, insieme a Dino Viola. Un percorso che vede protagoniste anche due donne (Flora Viola e Rosella Sensi) prima di arrivare alla gestione a stelle e strisce.

Italo Foschi apre la storia giallorossa, fondendo Alba Roma, il Roman e la Fortitudo Pro Roma (di cui era dirigente) e rimanendo alla guida del club fino a marzo del 1928. Dopo di lui Renato Sacerdoti (marzo 1928-giugno 1935 e una seconda parentesi, dal 1952 al 1958), Antonio Scialoja (una presidenza di soli cinque mesi, fino a novembre 1935) e Ignito Betti (fino a giugno 1941). Sotto la guida di Edgardo Bazzini (giugno 1941-luglio 1943) arriva il primo trofeo della storia, con i giallorossi che conquistano lo scudetto nella stagione 1941-42. Seguono Pietro Baldassare (5 anni di presidenza, da novembre 1944 a maggio 1949) e Pier Carlo Restagno (giugno 1949-luglio 1952), ma nel giugno del 1951 la Roma retrocede in Serie B. Nell’estate successiva Romolo Vaselli assume la guida del club, ma solo per 4 mesi (da luglio 1952 a novembre 1952): torna Renato Sacerdoti per la seconda volta, dopo essere stato vittima di campagne di stampa in quanto ebreo. Sotto la presidenza di Anacleto Gianni (marzo 1958-aprile 1962) arriva il primo trofeo internazionale, con la vittoria della Coppa delle Fiere nel 1960-61. Breve parentesi di Augusto D’Arcangeli in veste di Commissario Straordinario (da aprile a luglio del 1962) prima dell’arrivo di Francesco Marini Dettina (luglio 1962- settembre 1966), quando la Roma conquista la prima Coppa Italia della sua storia, nella stagione 1963-64. Sotto la presidenza del politico Franco Evangelisti (settembre 1966- giugno 1968) il club diventa una società per azioni, dopo il breve interregno di Francesco Ranucci (giugno 1968- dicembre 1968), la Roma conquista la seconda Coppa Italia con Alvaro Marchini (dicembre 1968- giugno 1971) e durante la prima partecipazione alla Coppa delle Coppe arriva in semifinale. Durante la presidenza di Gaetano Anzalone (giugno 1971-maggio 1979) arriva la vittoria nella Coppa Anglo-Italiana. A maggio del 1979 Dino Viola assume la carica di presidente della Roma e rimarrà a capo della società fino a gennaio del 1991, quando scompare a causa di un tumore, lasciando le redini momentaneamente nelle mani della moglie Flora (fino ad aprile 1991). Sotto la guida di Viola, i giallorossi conquistano il secondo scudetto (1982-1983) e altre cinque Coppe Italia, sfiorando l’impresa in finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool. La società passa dalle mani di Flora Viola a quelle di Giuseppe Ciarrapico (aprile 1991- maggio 1993), che si concluse con l’arresto del presidente per bancarotta fraudolenta. Ciro Di Martino assume la guida del club momentaneamente (giugno 1993- novembre 1993) prima di lasciare le redini a Franco Sensi. Durante i 15 anni della sua presidenza, guida la Roma alla conquista del terzo scudetto (2000-2001), di due Supercoppe e altre due Coppe Italia. Si spegne all’età di 82 anni, dopo una lunga malattia, lasciando la Roma nelle mani della figlia Rosella (agosto 2008- giugno 2011). Dopo la breve guida di Roberto Cappelli (da luglio a settembre 2011), scelto come presidente “ad interim” dal consiglio d’amministrazione, inizia l’era americana. La Roma viene ceduta ad un gruppo di imprenditori americani, capeggiati da Thomas DiBenedetto prima (settembre 2011- agosto 2012) e James Pallotta poi. Pallotta resta alla guida del club per otto anni, da agosto 2012 fino ad agosto 2020, prima di cedere a Dan Friedkin, venticinquesimo presidente della storia della Roma.

Alice Dionisi

 

Dentro-fuori: il mercato estivo della Roma

Alice Dionisi – Nel giorno dell’ufficialità del closing, con il passaggio di proprietà dalle mani di James Pallotta a quelle di Dan Friedkin, Pedro è arrivato nella Capitale, pronto a sottoporsi alle visite mediche e iniziare la sua avventura con la Roma. La nuova era inizia con la presentazione del calciatore spagnolo, arrivato a titolo gratuito dopo aver trascorso le ultime cinque stagioni nel Chelsea. La sessione di mercato è stata gestita dall’amministratore delegato Guido Fienga e dal dirigente Morgan De Sanctis, in attesa di scoprire quale sarà il profilo che i Friedkin riterranno più adatto per ricoprire il ruolo di direttore sportivo. Acquistato dall’Hellas Verona Marash Kumbulla, in prestito biennale fino al 2022 con obbligo di riscatto fissato a 22 milioni. Nell’operazione che ha portato il difensore nella Capitale, conteso anche da Lazio e Inter, la Roma ha pattuito con i gialloblù anche la cessione a titolo temporaneo biennale di Mert Cetin e i due baby Matteo Cancellieri e Aboudramane Diaby. In attacco arriva Borja Mayoral: prestito biennale anche per lo spagnolo, proveniente dal Real Madrid. Ai blancos 2 milioni per il prestito, l’accordo prevede il diritto di riscatto fissato a 15 milioni qualora avvenga nel corso della prima stagione sportiva, 20 milioni se nel corso della seconda. Tornano a titolo definitivo nella Capitale anche due grandi protagonisti della scorsa stagione: Chris Smalling è stato acquistato dal Manchester United, a seguito di una trattativa durata tutta l’estate, mentre Mkhitaryan ha rescisso il contratto che lo legava all’Arsenal per potersi stabilire alla Roma in maniera definitiva. Per il ritorno del difensore inglese in giallorosso, il club verserà nelle casse dello United 15 milioni di euro. Dopo il mancato riscatto da parte del Lipsia, Patrik Schick torna in Bundesliga: l’attaccante ceco è stato ceduto a titolo definitivo al Bayer Leverkusen per 26.5 milioni di euro. Definitive le cessioni di Maxime Gonalons al Granada e di Gregoire Defrel al Sassuolo, dopo il verificarsi delle condizioni pattuite nei prestiti dei due giocatori la scorsa stagione. Ceduto Aleksandar Kolarov all’Inter di Antonio Conte, ai giallorossi andranno 1.5 milioni più un eventuale bonus di 0.5 milioni. Alessandro Florenzi va in prestito al Paris Saint-Germain, con diritto di riscatto per il club francese. In prestito anche Cengiz Under, che debutterà in Premier League con il Leicester.

Alice Dionisi

Pedro: come ti cambio la Roma

(Jacopo Venturi) – L’acquisto di Pedro da parte della Roma quest’estate è passato quasi sotto silenzio. Sarà perché è stata una trattativa lunga ma dall’esito che, a un certo punto, era scontato. Sarà perché è lui stesso a mantenere sempre un basso profilo. Sarà quel che sarà, ma nella Capitale è arrivato un giocatore con un curriculum da fuoriclasse, avendo vinto tutto, e con colpi di un livello superiore. E se qualcuno non se ne fosse reso conto subito, ci ha pensato lo spagnolo a farlo capire in pochissime partite. Fonseca lo ha fatto intendere chiaramente con i fatti: Pedro è un titolarissimo di questa Roma. Già dalle prime due partite con Verona e Juventus l’ex Chelsea aveva messo in mostra classe, talento e leadership, oltre che un feeling naturale con altri due campioni come Mkhitaryan e Dzeko. Contro l’Udinese, in una brutta partita generale della squadra, è stato letteralmente l’uomo in più, quello capace con una giocata di tirare fuori dai guai in compagni in giornata no. Esattamente di questo aveva bisogno la Roma, di una guida tecnica e morale che potesse essere non solo complementare a giocatori come Dzeko ma anche alternativa, perché il bosniaco può spegnersi per qualche partita, com’è fisiologico che sia, ma la squadra non può fermarsi con lui. Insomma, in tre partite Pedro ha fatto vedere quale impatto può avere sulla squadra di Fonseca e non c’è ragione di credere che questo non sarà via via sempre più importante.

(Jacopo Venturi)

I sorteggi delle italiane in Europa League: bene la Roma, sfortunati Milan e Napoli

Alice Dionisi – Vanno in scena a Nyon i sorteggi per la fase a gironi dell’Europa League 2020/2021. L’ex Napoli e Juventus, Ciro Ferrara, che ha vinto con i partenopei la Coppa Uefa nel 1989, ha estratto i bussolotti delle 48 squadre partecipanti, suddivise in 12 gironi, ma senza portare tanta fortuna alle italiane. Va bene alla Roma, testa di serie nel girone A, che affronterà i campioni in carica svizzeri dello Young Boys, i romeni del Cluj e i bulgari del CSKA Sofia. Il tecnico Fonseca, però, vuole comunque mantenere alta la concentrazione dei suoi calciatori in vista delle sfide europee: “Mai pensare che affronteremo squadre facili. Sono club campioni dei rispettivi paesi, ma penso che la Roma sia la principale pretendente del gruppo”. Non hanno avuto altrettanta fortuna Napoli e Milan, con i rossoneri (in terza fascia) che hanno pescato il girone più difficile. La squadra allenata da Gattuso, testa di serie, affronterà gli spagnoli del Real Sociedad, gli olandesi dell’Az Alkmaar e i croati del Rijeka nel gruppo F, mentre il Milan dovrà vedersela con gli scozzesi del Celtic, i cechi dello Sparta Praga e i francesi del Lille nel gruppo H.

Buono il bilancio dei precedenti scontri diretti della Roma contro le sue avversarie: 4 vittorie su 4 contro il CSKA Sofia, mentre in altrettanti incontri precedenti con il Cluj i giallorossi sono usciti vittoriosi due volte, con un pareggio e una sconfitta. Gli elvetici dello Young Boys, che sono sempre riusciti a strappare almeno una vittoria alle italiane, hanno affrontato la Roma in occasione della Coppa delle Alpi nel 1960, dove i giallorossi sono sempre usciti vittoriosi. Sarà proprio lo Young Boys il primo avversario: esordio il 22 ottobre in trasferta (ore 18.55), ritorno il 3 dicembre all’Olimpico (ore 21). Sarà poi il turno del CSKA Sofia, che prima affronterà la Roma in Italia il 29 ottobre, poi chiuderà la fase a gironi con l’ultima partita il 10 dicembre. Roma-Cluj e Cluj-Roma andranno invece in scena il 5 e il 26 novembre.

Alice Dionisi

La meglio gioventù – Daniele De Rossi: 18 anni d’amore ed un futuro tutto da scrivere

(S. Valdarchi) – Prosegue il nostro viaggio attraverso i migliori talenti cresciuti nel vivaio romanista. Oggi è il turno di Daniele De Rossi, centrocampista nato nel 1983 ed approdato alla Roma nel 2000. Raccontare De Rossi in poche righe è un compito fin troppo complicato. Come si raccontano 18 anni d’amore in un breve testo? Come si spiegano le emozioni che un ragazzo divenuto uomo può suscitare nei cuori di così tante persone, sapendo che per lui, come per Totti, sono già state utilizzate tutte le parole possibili? La risposta è semplice, non si può. Per questo cercheremo di raccontare la storia del numero 16, solo attraverso due momenti ed alcune dichiarazioni, in attesa che lui scriva il suo futuro da allenatore.

Romanismo incarnato

Oltre alle straordinarie qualità in campo, a Daniele De Rossi è sempre stata riconosciuta una certa abilità nel parlare, nel saper toccare le corde giuste. Non sono mancate negli anni dichiarazioni dirette, esplicite, anche contro arbitraggi o parte della stampa romana, senza troppi peli sulla lingua. Ci sono state poi, una serie infinita di parole d’amore nei confronti della Roma e dei suoi tifosi. Parole a cui il ragazzo di Ostia però ha sempre dato un seguito sul campo, risultando genuino e non un personaggio costruito come tanti altri che popolano il calcio d’oggi. La vena al collo, le corse sotto al settore, i baci alla maglia, la decisione di rifiutare contratti faraonici per rimanere nella Capitale, questi sono soltanto alcuni dei gesti, quotidiani o straordinari, che testimoniano la sincerità di De Rossi nel rilasciare alcune dichiarazioni. Appurata la veridicità delle sue parole, ripercorriamo i 18 anni di Roma attraverso le sue frasi più belle e simboliche:

Il mio unico rimpianto è quello di poter dare alla Roma una sola carriera”.

Amo troppo la Roma, viene dopo mia figlia. Non è ruffianeria. Quando segno non posso fare il gesto dell’orecchio alla Toni, non ci riesco. Mi viene da baciarla la Roma”.

Questa è casa mia, vivo per la Roma. Amo questa città e questo club, tutto ciò che amo è qui, sarebbe difficile per me cambiare”.

Noi dobbiamo ringraziare di essere nati romanisti sempre, anche dopo i 7-1, non solo dopo le belle serate, sempre”.

Io sono di proprietà dei tifosi della Roma”.

La Roma va avanti, è andata avanti dopo Di Bartolomei, dopo Bruno Conti, dopo Giannini, dopo Falcao, dopo le peggiori partite perse e le peggiori delusioni. Stiamo andando avanti anche senza Francesco, figuratevi se non si può superare il post carriera del sottoscritto”.

Da ex calciatore mi troverete nel settore ospiti, col panino e la birra, per tifare i miei amici”.

Il cielo è azzurro sopra a Berlino

Nel percorso di maturazione di Daniele De Rossi, una svolta fondamentale è rappresentata dal Mondiale vinto nel 2006 in Germania. Viene convocato per la massima competizione calcistica a 23 anni ancora non compiuti da Marcello Lippi ed alla seconda giornata del girone, nella gara contro gli Stati Uniti d’America, si fa espellere per una gomitata a McBride, che riempe di sangue il volto dell’americano. La Fifa lo squalifica per ben 4 turni, dunque il centrocampista ostiense può tornare a disposizione solo per un’eventuale finale. I suoi compagni però, gli fanno e si fanno il regalo più bello e raggiungono l’obiettivo, guadagnandosi la possibilità di giocarsi la coppa contro la Francia il 9 luglio. Dall’esterno, sono tutto convinti del fatto che Lippi non darà una seconda chance a De Rossi e lo terrà in panchina per tutta la gara, ma i fatti smentiscono l’opinione generale. Nel corso del secondo tempo infatti, sul risultato di 1 a 1, il 16 giallorosso sostituisce Francesco Totti. Lui non ha intenzione di passare inosservato e, involontariamente, due minuti dopo essere entrato in campo, parte in posizione irregolare in una punizione battuta da sinistra, togliendo al futuro compagno di squadra Toni la gioia di segnare il 2 a 1. Il tempo scorre, la Francia domina, ma si va ai rigori. Gli azzurri siglano i primi due, con Pirlo e Materazzi, mentre Trezeguet, il secondo tiratore francese, viene fermato dalla traversa. Tocca a Daniele De Rossi, il classe ’83, come già detto ancora molto giovane, calcia ad incrociare e batte Barthez con un tiro sotto l’incrocio. Il resto è storia. L’Italia è Campione del Mondo per la quarta volta e la carriera di DDR passa dall’incoscienza dei primi anni all’autorevolezza dei successivi.

Il tramonto di una carriera, l’alba di un nuovo percorso

Il 26 maggio del 2019, in occasione di Roma-Parma, Daniele De Rossi dà il suo addio, o arrivederci, ai tifosi romanisti. Con un contratto in scadenza al 30 giugno, la società sceglie di non offrirgli un rinnovo, proponendogli un futuro da dirigente, che per il momento Daniele non sente suo. Per questo, dopo 616 presenze con la maglia della Roma, secondo soltanto a Francesco Totti (786), il numero 16 lascia la Capitale e qualche mese più tardi vola in Argentina per giocare con il Boca Juniors. Una scelta coerente con l’uomo ed il calciatore. Le cose in Sud America non vanno come sperava, almeno per quanto riguarda l’aspetto calcistico, De Rossi gioca 6 partite ed a gennaio 2020 lascia il calcio giocato, per tornare in Italia e stare vicino alla sua famiglia. Chiuso questo capitolo, ora si attende la nascita di un nuovo percorso, quello da tecnico, con una speranza nel cuore: “Mi piacerebbe un giorno allenare la Roma”.

(S. Valdarchi)

I segnali positivi dal pareggio contro la Juventus

(Jacopo Venturi) – La stagione giallorossa è decollata in mezzo a una turbolenza, ma sembra che le condizioni possano migliorare a breve. La sconfitta a tavolino contro il Verona ha levato un punto guadagnato da una partita non brillante, ma la squadra di Fonseca contro la Juventus ha messo in mostra alcune delle sue migliori qualità. È vero, i giallorossi non sono riusciti ad andare oltre al pareggio e le due reti sono arrivate entrambe su rigore, ma c’è da ricordare che dall’altra parte c’erano i campioni d’Italia e che le occasioni per i padroni di casa sono state diverse. La Roma infatti ha messo ripetutamente in difficoltà la squadra di Pirlo, sfruttando soprattutto quella che sembra essere la sua caratteristica migliore: la capacità di ripartire. Fonseca aveva impostato la partita per incidere proprio su contropiede e il suo piano avrebbe funzionato alla perfezione, se non avesse incontrato uno Dzeko poco ispirato in fase realizzativa. Il bosniaco ha infatti sbagliato due gol non perdonabili per un attaccante del genere, ma ha l’attenuante di essere sempre e comunque il miglior costruttore di gioco della squadra. Dunque è comprensibile talvolta meno lucidità negli ultimi metri. Sono positivi dunque i segnali per Fonseca, che anche in fase difensiva ha poco da recriminare i suoi, che sono riusciti per larghi tratti della partita a neutralizzare la potenza di fuoco juventina. Con questa impostazione la sua Roma può fare quello che non ha fatto nella scorsa stagione: giocare una stagione continua, rispettando il valore della sua rosa.

(Jacopo Venturi)