Polveriera Roma: cosa succede (di nuovo) nello spogliatoio di Trigoria

(Keivan Karimi) – Dopo un girone d’andata tutto sommato positivo ed una classifica attualmente soddisfacente, la Roma in una settimana rischia di buttare tutto alle ortiche.

Il derby perso senz’anima, le scorie di una sconfitta tanto criticata quanto meritata. Poi il patatrac contro lo Spezia, nel solito ottavo di Coppa Italia che umilia i giallorossi anche peggio del precedente del 2015.

Se all’epoca dei fatti la Roma di Rudi Garcia fu battuta ai rigori dall’allora club di Serie B, oggi i giallorossi si vedono estromessi dalla competizione al termine della notte delle beffe: sconfitta sul campo per 4-2, doppia espulsione in un minuto, valanghe di gol divorati e soprattutto lo sconcertante errore sulle sostituzioni.

Il sesto cambio operato da Paulo Fonseca è la ciliegina su una torta amarissima, che è costata finora il posto al team manager Gianluca Gombar e al dirigente operativo Manolo Zubiria (proprio ex T.M. giallorosso).

Non bastasse la repulisti dirigenziale e l’ira della famiglia Friedkin, ci si sono messi pure i calciatori di traverso. Il CorSport parla dell’allenamento del giovedì ritardato per protesta del gruppo, contrario al licenziamento di Gombar e poco propenso a scendere in campo a Trigoria.

Addirittura Calciomercato.com svela un altro amaro retroscena: al termine di Roma-Spezia sarebbe stata sfiorata la rissa tra uno dei ‘senatori’ e un membro dello staff di Fonseca.

Litigi, licenziamenti, confronti a brutto muso e persino ammutinamenti. Quello che fuoriesce dallo spogliatoio di Trigoria è un film dell’orrore purtroppo già visto varie volte da queste parti.

Fin dai tempi in cui Rudi Voeller fu ‘intimato’ da parte del gruppo a lasciare la panchina nel 2004, o quando Ranieri dovette dare le dimissioni non avendo la fiducia del gruppo alla sua, fino alla spaccatura Totti-Spalletti di qualche anno fa.

Roma torna ad essere una polveriera, stavolta quasi dal nulla. Sono bastati 5 giorni per individuare la Roma come squadra unita, serena e volenterosa alle considerazioni su un gruppo ricco di fratture interne, persino in rivolta contro l’allenatore.

Sembrava non fosse il caso, ma per Tiago Pinto e Dan Friedkin stanno arrivando mesi di fuoco, dove le decisioni dovranno essere rapide e volendo pure dolorose. Non è da escludere l’ennesimo totale repulisti generale, visto che l’ambiente appare governato da animi fin troppo bollenti o distratti.

Difficile dare la colpa a qualcuno in questo calderone di situazioni più o meno svelate. Ma ci permettiamo di dare un consiglio a Mr. Friedkin: lasci stare i sentimentalismi, l’appartenenza ed i caroselli. Agisca da manager, si circondi di persone prima di tutto professionali e lavori con freddezza, senza tornare sui propri passi. Il passato è un territorio già battuto, il futuro deve essere la svolta per un club troppo spesso umiliato dall’interno.