Spinazzola, la maledizione dei terzini colpisce ancora | Tutti i possibili sostituti

Spinazzola infortunato (Getty Images)

(di Keivan Karimi) – L’Europeo della Nazionale italiana sta andando a gonfie vele. Gli azzurri hanno battuto finora tutte le avversarie dirette, sia quelle di livello inferiore, sia le contendenti di maggior rilievo, come il Belgio ai quarti di finale.

Tra gli artefici del cammino azzurro ad EURO 2020 c’è sicuramente un esplosivo Leonardo Spinazzola. Il romanista è risultato talmente inarrestabile da infortunarsi gravemente dopo il suo ennesimo scatto. Ma stavolta non si tratta dell’ennesima ricaduta muscolare, come accaduto in giallorosso. Lesione al tendine d’achille, uno stop durissimo che lascerà ‘Spina’ fuori per almeno 4-5 mesi di degenza.

Spinazzola è vittima della cosiddetta “maledizione dei terzini“. Negli ultimi anni la Roma ha visto crollare letteralmente un numero spropositato di esterni difensivi, tra lesioni muscolari, rotture ai crociati ed ora anche con tendini sfasciati. Prima dell’ex Juve si contano stop severi per i vari Balzaretti, Florenzi, Emerson, Rudiger, Mario Rui, Pellegrini, Nura, Karsdorp, Zappacosta, Santon e Calafiori. 

Tiago Pinto a caccia del vice-Spinazzola: i profili seguiti

Sul mercato cambia inevitabilmente la strategia della Roma. Il d.g. Tiago Pinto dovrà inserire l’acquisto di un terzino sinistro per sopperire al lungo stop di Spinazzola, che era considerato invece una certezza nella rosa.

Tanti i nomi che possono finire sul taccuino dei giallorossi. Partiamo per gradi: se la Roma decidesse di fare un investimento importante e ingaggiare un laterale di livello potrebbe considerare la pista Robin Gosens, tedesco inarrestabile dell’Atalanta, valutato 35 milioni di euro.

Oppure il capitano del Valencia José Gayà, molto stimato da Mourinho e dalla dirigenza giallorossa. Nell’operazione potrebbe rientrare Florenzi, che ha già giocato in Spagna e tornerebbe volentieri da protagonista.

Altro nome dalla Liga che potrebbe fare al caso della Roma è quello di Alfonso Pedraza, longilineo terzino del Villarreal. O ancora lo spagnolo Juan Bernat, che gioca nel PSG ma non è più considerato un titolarissimo.

Ad EURO 2020 si sono messi in mostra l’ucraino Vitaliy Mykolenko, terzino della Dinamo Kiev, ma anche il tedesco Marcel Halstengerg, elemento d’esperienza che milita nel Lipsia. O un vecchio pallino come Borna Barisic, anche lui presente con la Croazia al torneo continentale.

Molti gli ‘scarti’ dalla Premier: il Chelsea ha due terzini entrambi dati in partenza: Emerson Palmieri, vecchia conoscenza romanista, e Marcos Alonso, che si è già fatto notare con la Fiorentina. Due nomi di spicco ma con ingaggi fin troppo elevati. Il Liverpool potrebbe sbarazzarsi invece del greco Kostas Tsimikas, esterno mai adattatosi al club britannico. L’Arsenal è pronto infine a svendere il bosniaco Sead Kolasinac.

O ancora: in Serie A vengono tenuti d’occhio Federico Dimarco dell’Inter (viene da due stagioni top a Verona) e Cristiano Biraghi della Fiorentina. Non dispiace neppure l’ipotesi Stryger Larsen, esterno tuttofare dell’Udinese.

Infine gli svincolati di lusso. La Roma potrebbe valutare l’inglese Ryan Bertrand, ex Chelsea e Southampton, ma soprattutto l’olandese Patrick van Aanholt che si è separato dal Crystal Palace. Ultimo nome: Ezgyan Aliosky, macedone che si prende a parametro zero dopo le ottime prove con il Leeds.

Fonseca, un disastro tattico: la difesa giallorossa è un colabrodo

Paulo Fonseca (Getty Images)

(Keivan Karimi) – Basterebbero i numeri, i dati più spiccioli, per far capire come sia stata disastrosa la stagione della Roma. In particolare a livello tattico e strategico, con attenzione particolare ad una fase difensiva mai apprezzabile.

I giallorossi, sotto la guida di Paulo Fonseca tra il 2019 ed il 2021, hanno incassato 107 reti in campionato. Una cifra impressionante, con ancora due gare della stagione in corso da disputare. Numeri da media-bassa classifica, nonostante la sua Roma fosse comunque, a prescindere dal piazzamento attuale, in corsa per i primi quattro posti.

Altro numero che spaventa: la seconda Roma fonsechiana ha subito gol da tutte le 19 contendenti di Serie A, tranne una. L’Udinese è l’unica squadra che tra andata e ritorno non è riuscita a bucare la porta di Pau Lopez e Mirante.

Ma di chi è la colpa di questo disastro? Non va certo trovato un unico capro espiatorio, ma di certo la Roma non può considerare i propri difensori dei brocchi all’improvviso, visto che nelle proprie fila vanta elementi ben rilevanti: Mancini è nel giro della Nazionale italiana, Ibanez e Kumbulla considerati da tutti due stelle nascenti, Smalling un leader d’esperienza. Senza parlare dei terzini Karsdorp e Spinazzola e della ‘generosità’ di Bruno Peres.

Il problema è la preparazione difensiva, che comprende i movimenti e le posizioni di tutti i reparti. Così come l’attenzione troppo spesso carente. Qui iniziano i difetti di Fonseca e del suo staff, che già dalla stagione 2019-20 aveva messo in mostra una incapacità di preparare la fase di contenimento, tranne in qualche sporadica prestazione da clean sheet.

Il passaggio dalla linea a 4, sempre utilizzata in passato da Fonseca, a quella a tre nel periodo post-lockdown sembrava aver rivoluzionato la Roma. Nel luglio-agosto 2020 i giallorossi, schierati con una sorta di 3-4-3, hanno perso solo una partita a Napoli, per poi ottenere 8 risultati utili consecutivi e 11 reti subite, un dato non così eccessivo.

Ma nel calcio si sa, non basta un esperimento per migliorare e creare un progetto tattico concreto. Serve allenamento, esperienza e gli interpreti giusti. Nel 2020-21 la difesa a tre di Fonseca è stata letteralmente devastata. Il suo modulo ha visto i tre centrali troppo spesso isolati, incapaci di difendere a zona e poco inclini a mandare in off-side gli attaccanti avversari.

Per non parlare dei numerosi errori in fase di impostazione, visto che gente come Ibanez o Kumbulla non sono effettivamente in grado di far partire l’azione. Senza l’aiuto degli esterni e di un mediano vero e proprio, il modulo di Fonseca ha iniziato a fare acqua da tutte le parti. Non a caso sono arrivate le goleade subite contro Atalanta, Lazio e Manchester United. Neanche l’inserimento di Cristante come centrale d’eccezione ha migliorato le cose.

I costanti infortuni di Smalling hanno complicato le cose per gran parte dell’annata. Fonseca è stato persino costretto a ripescare elementi ormai in cantina come Fazio, Juan Jesus e Santon, o gettare nella mischia l’inesperto Reynolds, continuando a fare figuracce assolute. Tutto ciò ha messo in luce uan fase difensiva scialba e distratta, ma anche le qualità forse sopravvalutate dei calciatori romanisti.

Nelle ultime gare Fonseca è tornato alla linea a quattro. Si dice sia un’indicazione del suo futuro successore e compaesano José Mourinho, che ama costruire le proprie squadre proprio su questo tipo di schieramento arretrato. Ma le cose non sono cambiate: formazione lunga, zero protezione dal centrocampo e difensori lasciati soli al loro destino. Inter-Roma 3-1 di ieri è l’esempio di come il tecnico ex Shakhtar non abbia lavorato sulle coperture preventive, sul baricentro da abbassare, sulla fase di pressione costantemente mal eseguita.

Un fallimento tattico generale testimoniato dai numeri che abbiamo già citato. La speranza futura è che Mourinho riparta proprio da questo, impostando una Roma meno spettacolare e votata al possesso palla ma più tendente al ‘non prenderle’, all’equilibrio e alla concretezza. Agendo sì sul mercato estivo, ma soprattutto nella preparazione, nel lavoro e nell’assimilazione di idee calcistiche meno moderne e più pratiche.

Mourinho-Roma, il colpo per tornare nella storia. Come Capello nel ’99

Jose Mourinho (Getty Images)

(di Keivan Karimi) – Epocale. L’ingaggio da parte della Roma di José Mourinho rischia di avere effetti clamorosi su una squadra ed un club decisamente in disarmo.

Ieri intorno alle ore 15:00 del pomeriggio il comunicato che nessuno si aspettava. Un breve annuncio, la foto a larghe dimensioni dell’allenatore di Setubal, colui che tutti ricordano per le miriadi di trofei, per il carattere non certo quieto, per quell’anima da vincente che si porta dietro da una decina d’anni.

Mourinho sarà il prossimo tecnico della Roma per tre anni, fino al 2024. Un colpaccio da parte di Dan e Ryan Fridekin, che confermano il proprio modus operandi in sordina. Già in autunno annunciarono senza far filtrare alcuna indiscrezione l’ingaggio di Tiago Pinto come direttore generale.

I depistaggi continuano. I Friedkin stanno costruendo una Roma nuova, senza anticipare nulla, senza svelare le proprie intenzioni. Il vero colpo è stato attirare l’attenzione su Maurizio Sarri, che per tutti i media rappresentava l’ormai sostituto designato di Paulo Fonseca da giugno in poi.

Invece il coup de theatre ha portato José Mourinho. Allenatore dalle uova d’oro e dai 25 trofei. Una mossa che a molti, giustamente, ha ricordato quando Franco Sensi decise di puntare tutto su Fabio Capello, colui che poi regalò alla Roma lo Scudetto nel 2001.

Mourinho come Capello: tutte le analogie

Mourinho e Capello

Non mancano le similitudini. Dopo il biennio Zeman, a fine anni ’90, il presidente Sensi decise di far fare un salto di qualità alla sua Roma, ottima squadra ma troppo indietro rispetto a rivali del calibro di Juventus, Milan, Lazio e Parma.

Capello fu una scelta talmente ‘popolare’ da restare indigesta solo a quei pochi affezionati di zemanlandia. L’arrivo di Don Fabio non voleva dire soltanto riportare un grande tecnico dal pedigree vincente a Trigoria, ma anche dare un’immagine diversa al club, diventare attrattivo per tifosi e calciatori, una vera e propria svolta verso l’altro.

La stessa idea avuta da Friedkin e Tiago Pinto. Il profilo di Sarri piaceva, quello di Conçeicao intrigava, ma Mourinho è un altro pianeta. Un uomo che è anche un brand per conto proprio, un ‘meme’ vivente per dirla alla maniera dei social. Con il portoghese arriverà di fatto il carrozzone di chiacchiere, risonanza internazionale e fascino che dalle parti dell’Olimpico era ormai un lontano ricordo.

Qualche scetticismo non mancherà di certo. Già Capello, quando sbarcò a Roma, era considerato un grande allenatore ma in fase calante, vista l’esperienza bis al Milan da dimenticare. Così come per Mou, esonerato pochi mesi fa dal Tottenham.

Ma oltre alle capacità gestionali e tattiche, ci si aspetta un grande sforzo dalla società. Come fu per Capello, a cui venne data carta bianca e giocatori di alto livello, a Mourinho andrà concesso il massimo. Alzare il livello tecnico e far lavorare il portoghese dietro e davanti le quinte con massima libertà.

Friedkin, avete voluto la bicicletta? Ora fatela pedalare. La Roma può tornare nella storia, finalmente. Con uno Special in sella ed un motore che va ricostruito al top di gamma.

SuperLega, una pagliacciata colossale. Ma il vaso di Pandora dell’UEFA è svelato

(di Keivan Karimi) – Quella che sta per concludersi potrà decisamente essere definita come la settimana più assurda e reazionaria della storia del calcio europeo. Nel giro di 48 ore si è passati dalla concreta ipotesi di una scissione storica, annunciata da dodici club prestigiosi del vecchio continente, ad un dietrofront dal sapore di beffa.

Il progetto SuperLega, di cui in realtà si vociferava da anni, è esploso improvvisamente causando reazioni negative in tutto l’ambiente calcistico mondiale. Real Madrid e Juventus si sono presentate come portabandiera di un movimento separatista, atto a rendere il calcio europeo più glorioso e spettacolare.

Ma senza prendersi in giro, il fine dei 12 club fondatori era palesemente un altro: i ricavi economici. Frenare la crisi ed il crollo inevitabile dei rispettivi bilanci con un sistema che avrebbe agevolato soltanto loro, aderendo ad un progetto di iper-rifinanziamento generale da circa 3,5 miliardi annui.

Il lato positivo e ‘umano’ del nostro amato calcio si è mostrato poco dopo l’annuncio della fondazione della SuperLega. Grazie alle tifoserie, pronte a protestare (salvo rare eccezioni) pubblicamente in piazza. Grazie a calciatori ed allenatori, che hanno avuto gli attributi di manifestare il proprio dissenso.

Ne è scaturita una figura barbina, una pagliacciata colossale dettata dall’uscita di scena, entro due giorni, dei club inglesi e successivamente di quasi tutte le altre società. Figuraccia a cui è andato incontro anche il colosso finanziario JP Morgan, che solo poche ore prima aveva ufficializzato la sua partecipazione con tanto di finanziamento pluri-miliardario alla nuova lega.

UEFA vincitrice? Sì, ma resta colpevole

Ceferin e Agnelli

Chi sembra uscire vincitore dalla vicenda SuperLega e dal fallimento immediato della stessa è Aleksander Ceferin, ovvero il presidente UEFA e uomo che per un paio di giorni ha urlato in mondovisione l’accoltellamento subito da parte dell’amico Andrea Agnelli, dimessosi dall’ECA pur di sposare il progetto innovativo.

Ceferin ha raccolto l’adesione ed il conforto di quasi tutto l’universo calcistico. L’appoggio della FIFA, di moltissimi club internazionali e di manager come Al-Khelaifi o Rummenigge, che hanno sposato la linea della tradizione rifiutando qualsiasi coinvolgimento in SuperLega.

Ma questo tentativo scissionista andato a male ha avuto il merito di scoperchiare il vaso di Pandora e far intendere come la UEFA non sia la parte ‘buona’ e meritocratica della vicenda. In realtà, chi sa leggere bene tra le carte, può capire come la giurisdizione e il comportamento dell’organismo europeo non sia stato coerente e lineare.

Negli ultimi anni, fin dalla presidenza discussa di Michel Platini, gli organi europei hanno sviluppato un sistema osservatorio per evitare sperpero di denaro e indebitamento eccessivo dei club. Ovvero il Fair Play Finanziario, un progetto che, francamente, non ha mai ottenuto i frutti sperati.

Il FFP è stato creato con intenzioni meritevoli, ma allo stesso tempo con regole che hanno messo in ginocchio solo una fascia precisa di società: le cosiddette medio-alte, la borghesia del calcio. Società come Inter, Roma, Siviglia, Borussia Dortmund, Porto ecc… Tutti club costretti a rispettare i severi paletti e, negli ultimi anni, anche a pagare sanzioni salate e vendere i giocatori migliori per non incappare in punizioni più severe e dispersive.

Nel frattempo i club più ricchi e prestigiosi, ma allo stesso più indebitati, hanno continuato a fare i propri comodi. L’esempio del Manchester City è lampante: meritava la squalifica dalle coppe europee dopo le manovre di bilancio totalmente fuori parametro, invece la UEFA l’ha graziato con una semplice sanzione che corrisponde a pochi spiccioli per lo sceicco Al-Thani.

Incoerenza, ingiustizia e poca chiarezza nel Fair Play Finanziario. Ma è solo la punta dell’iceberg nel sistema attuale UEFA, che ha subito giustamente critiche anche per la parca e debole ripartizione delle risorse economiche. Per l’assenza di un Market Pool generalizzato, per l’indifferenza sulla vendita dei diritti televisivi e sulla riforma dei campionati nazionaliLast but not least l’incongruenza sull’innovazione VAR, utilizzato in Europa League solo dai sedicesimi di finale in avanti. Inspiegabilmente.

In sintesi, se i 12 club fondatori della SuperLega hanno avuto l’intenzione (seppur a breve termine) di allontanarsi dalla UEFA e creare una competizione autonoma ed indipendente è solo per colpa di Ceferin e delle gestioni precedenti. Permissività nei confronti dei più ricchi e dei più indebitati, controllo finanziario severo solo per una fascia di club e mancato aiuto alle squadre in difficoltà post-pandemia. Serve altro per dire che una rivoluzione in UEFA è necessaria?

Da Fazio a Pastore: quanto pesano gli esuberi della Roma

(Keivan Karimi) – L’ennesima sconfitta stagionale contro una big di Serie A ha riaperto il dibattito riguardo le ambizioni della Roma, ancora incapace di fare il salto di qualità.

Secondo molti opinionisti uno dei motivi della scarsa attitudine vincente negli scontri diretti riguarda la qualità della rosa a disposizione di Paulo Fonseca, che a differenza di Inter, Juventus o Milan non vanta una panchina lunga e di qualità.

Colpa forse dei tanti, troppi esuberi che la Roma attuale conta nella rosa 2020-2021. Diversi calciatori infatti sono da tempo ai margini, ma nonostante ciò restano come pesi morti, sia tecnicamente che economicamente, a riempire numerose caselle.

A risentirne dunque, oltre che la sfera tecnico-tattica, sono soprattutto le casse di Trigoria. La presenza dei suddetti esuberi infatti costa molti soldi alla Roma, aumentando di fatto il tetto-ingaggi. Vediamo di chi si tratta.

Partiamo dalla difesa: Federico Fazio è un centrale d’esperienza che da tempo è fuori dagli schemi di mister Fonseca. Ha rifiutato il trasferimento prima al Cagliari e poi al Parma. Il suo attuale stipendio netto è di 2,5 milioni all’anno fino al 2022.

Juan Jesus, in scadenza di contratto, ha detto no invece al Genoa. Il brasiliano percepisce 2,2 milioni. Anche Davide Santon, vero e proprio ‘desaparecido’ della rosa, ha rifiutato alcune soluzioni esterne e guadagna 1,5 milioni a stagione.

A centrocampo spiccano Amadou Diawara e Javier Pastore. L’ex Napoli da tempo sembra con la valigia in mano, ma per ora resta a Roma e pretende il suo stipendio da 2,5 milioni netti. L’argentino, ormai un tutt’uno con l’infermeria giallorossa, ne guadagna ben 4,5. Un vero e proprio macigno per le casse societarie.

A questi rincalzi vanno aggiunte le situazioni di elementi che la Roma vorrebbe piazzare in futuro sul mercato in uscita. Come Pau Lopez, portiere che non ha mai convinto il club e che guadagna tanto (3 milioni netti all’anno). O come Carles Perez, altro acquisto finora deludente, il quale ha firmato un anno fa un contratto da 2 milioni netti.

Forse il meno “esubero” e più meritevole di riguardo è Bruno Peres, giocatore non certo di prim’ordine ma molto considerato da Fonseca. Il contratto del brasiliano scadrà al 30 giugno prossimo, così come gli 1,8 milioni percepiti dal classe ’90.

Tiago Pinto ha già ammesso, al termine del mercato di riparazione di gennaio, di essere deluso con sé stesso per non aver piazzato altrove almeno 2-3 di questi elementi. Ma ci riproverà certamente a partire da giugno 2021. L’eventuale partenza degli otto esuberi individuati darebbe pieno respiro alle casse romaniste, sia per alleggerire il monte-ingaggi sia per poter reinvestire tali risparmi su nuovi innesti e rinnovi contrattuali.

La Roma in soldoni andrebbe a risparmiare 20 milioni di euro netti in stipendi, circa 40 milioni lordi. E se a questi si aggiungono i 7,5 milioni percepiti da Edin Dzeko, anche lui probabile partente, il club giallorosso avrebbe in tasca già un ‘tesoretto’ interno da immettere su almeno 3-4 acquisti di livello ed i prolungamenti di contratto di Pellegrini, Zaniolo e altri titolari.

 

Polveriera Roma: cosa succede (di nuovo) nello spogliatoio di Trigoria

(Keivan Karimi) – Dopo un girone d’andata tutto sommato positivo ed una classifica attualmente soddisfacente, la Roma in una settimana rischia di buttare tutto alle ortiche.

Il derby perso senz’anima, le scorie di una sconfitta tanto criticata quanto meritata. Poi il patatrac contro lo Spezia, nel solito ottavo di Coppa Italia che umilia i giallorossi anche peggio del precedente del 2015.

Se all’epoca dei fatti la Roma di Rudi Garcia fu battuta ai rigori dall’allora club di Serie B, oggi i giallorossi si vedono estromessi dalla competizione al termine della notte delle beffe: sconfitta sul campo per 4-2, doppia espulsione in un minuto, valanghe di gol divorati e soprattutto lo sconcertante errore sulle sostituzioni.

Il sesto cambio operato da Paulo Fonseca è la ciliegina su una torta amarissima, che è costata finora il posto al team manager Gianluca Gombar e al dirigente operativo Manolo Zubiria (proprio ex T.M. giallorosso).

Non bastasse la repulisti dirigenziale e l’ira della famiglia Friedkin, ci si sono messi pure i calciatori di traverso. Il CorSport parla dell’allenamento del giovedì ritardato per protesta del gruppo, contrario al licenziamento di Gombar e poco propenso a scendere in campo a Trigoria.

Addirittura Calciomercato.com svela un altro amaro retroscena: al termine di Roma-Spezia sarebbe stata sfiorata la rissa tra uno dei ‘senatori’ e un membro dello staff di Fonseca.

Litigi, licenziamenti, confronti a brutto muso e persino ammutinamenti. Quello che fuoriesce dallo spogliatoio di Trigoria è un film dell’orrore purtroppo già visto varie volte da queste parti.

Fin dai tempi in cui Rudi Voeller fu ‘intimato’ da parte del gruppo a lasciare la panchina nel 2004, o quando Ranieri dovette dare le dimissioni non avendo la fiducia del gruppo alla sua, fino alla spaccatura Totti-Spalletti di qualche anno fa.

Roma torna ad essere una polveriera, stavolta quasi dal nulla. Sono bastati 5 giorni per individuare la Roma come squadra unita, serena e volenterosa alle considerazioni su un gruppo ricco di fratture interne, persino in rivolta contro l’allenatore.

Sembrava non fosse il caso, ma per Tiago Pinto e Dan Friedkin stanno arrivando mesi di fuoco, dove le decisioni dovranno essere rapide e volendo pure dolorose. Non è da escludere l’ennesimo totale repulisti generale, visto che l’ambiente appare governato da animi fin troppo bollenti o distratti.

Difficile dare la colpa a qualcuno in questo calderone di situazioni più o meno svelate. Ma ci permettiamo di dare un consiglio a Mr. Friedkin: lasci stare i sentimentalismi, l’appartenenza ed i caroselli. Agisca da manager, si circondi di persone prima di tutto professionali e lavori con freddezza, senza tornare sui propri passi. Il passato è un territorio già battuto, il futuro deve essere la svolta per un club troppo spesso umiliato dall’interno.

Mercato Roma, bye bye Reynolds: tutti i terzini sulla lista di Tiago Pinto

(Keivan Karimi) – Una delle esigenze primarie della Roma sul mercato, sia a gennaio che a giugno prossimo, riguarderà l’acquisto di un terzino destro.

L’esplosione di Rick Karsdorp è un’ottima notizia per la squadra di mister Fonseca. Ma numericamente la Roma è corta sulle fasce, visto che elementi come Santon e Bruno Peres sono da considerarsi ormai con le valigie in mano.

Il neo direttore generale Tiago Pinto avrebbe voluto presentarsi con il colpo a stelle e strisce: l’acquisto di Bryan Reynolds dall’FC Dallas, uno dei migliori talenti americani in circolazione. Ma la Juventus (in compartecipazione con il Benevento) appare ormai prossima ad ingaggiare il classe 2001.

Ma a Pinto non mancano le alternative: ecco chi potrebbero essere i nomi sui cui sta lavorando il dirigente portoghese per rinforzare la corsia destra.

Da Montiel a Hysaj: tutte le idee per la fascia

Il nome più gettonato al momento è quello di un argentino. Gonzalo Montiel, 24enne del River Plate. Si svincola a giugno ma la Roma sta provando a prenderlo immediatamente, magari con una proposta da 5-6 milioni di euro.

Un terzino brevilineo e abile in fase di spinta, sponsorizzato da un certo Javier Zanetti, che lo avrebbe voluto volentieri all’Inter. Ma non dispiace neanche Brandon Soppy, 18enne franco-ivoriano del Rennes. Elegante e slanciato, si sta imponendo nel calcio che conta, ma i francesi hanno già rifiutato una prima offerta della Roma da 4 milioni più bonus.

Altro profilo di moda è quello del turco Zeik Celik. Un nome svelato da Gianluca Di Marzo e seguito dalla Roma, considerato però oggi troppo caro. Il Lille infatti non vuole fare sconti per il proprio titolare della corsia destra.

La soluzione potrebbe arrivare dalla Scozia. Il vetenne olandese Jeremie Frimpong è tra i preferiti di Paulo Fonseca, visto che l’esterno del Celtic Glasgow sa giocare su entrambi i lati del campo.

Opzioni duttili e intriganti anche quelle che portano in Ligue 1. Il francese Leo Dubois potrebbe lasciare il Lione (interessato proprio a Montiel) e diventare un’ipotesi in chiave giallorossa. Così come Benjamin Henrichs del Monaco, già cercato in passato dall’Inter.

Solido e tosto il polacco Tomasz Kedziora, già accostato alla Roma lo scorso anno. Un 26enne che si sta facendo apprezzare con la Dynamo Kiev. Ma i profili forse che esalterebbero maggiormente la piazza sono quelli di Noussair Mazraoui dell’Ajax e Nordi Mukiele del Lipsia. Due esterni di qualità assoluta, abili in entrambe le fasi e per tal motivo piuttosto costosi.

Non mancano le piste italiane. La Roma segue da tempo Davide Faraoni, cresciuto nella Lazio ma esploso con qualità e continuità nell’Hellas Verona. Piaceva in estate anche Diogo Dalot, del Milan ma in prestito dallo United, prendibile anche in prestito. Resta viva la pista low-cost che porta a Elseid Hysaj: l’albanese lascerà Napoli a costo zero e rappresenta un eventuale rinforzo per tutte le stagioni.

 

Le PAGELLE di Roma-Sampdoria 1-0: Dzeko, guizzo del campione. Karsdorp mette il turbo. Mkhitaryan corre come un terzino

(K.Karimi – A.Papi) – I voti e le pagelle del match di oggi pomeriggio tra Roma e Sampdoria, prima gara ufficiale del 2021:

-ROMA-

Pau Lopez 6 – Nessun intervento trascendentale nella sua partita, anche se pesa un’insicurezza di fondo che si porta dallo scorso anno. Poco preciso con i piedi.

Mancini 7 – In un pomeriggio da lupi il difensore toscano non si tira indietro. Si batte senza sosta e limita le eventuali giocate di Quagliarella e compagnia. Concentrazione e aggressività, punto di forza della difesa.m

Smalling 6,5 – I problemi al ginocchio sembrano lontani, visto che la tenuta atletica appare finalmente ottimale. Quando si alza il pallone si smette di giocare, visto che li prende tutti lui. Mai in difficoltà.

Ibañez 7 – Un difensore con i suoi piedi e le sue accelerazioni è un lusso. Difficilmente superabile sulla sinistra, partecipa attivamente alla manovra giallorossa, contro il fortino costruito da Ranieri.

Karsdorp 7,5 – Siamo stati poco teneri nei giudizi quando serviva, ma oggi l’olandese merita tutti gli onori del caso. Deciso, continuo, difensivamente sempre attento. E manda a segnare il gol decisivo Dzeko, per il quarto assist vincente della sua stagione. La locomotiva è tornata.

Villar 7 – Si conferma il miglior regista della rosa, se non l’unico. Anche in un match così insidioso, con spazi stretti e campo ai limiti della regolarità, fa sfregare gli occhi con una prova ricca di lucidità e precisione. Per una squadra che vuole gestire il possesso palla ed imporre il proprio gioco lui è come il cacio sui maccheroni. (dal 71′ Cristante 6,5 – Entra bene in campo, con sostanza ed esperienza. Mette lo zampino nell’azione del gol-vittoria).

Veretout 6 – Box to box continuo, anche sotto la pioggia incessante. Paga la fatica nel finale, gestendo male alcuni palloni pericolosi. Urge trovare una alternativa a centrocampo.

Bruno Peres 5,5 – Nella sua prova, spesso troppo statica e prevedibile, da segnalare solo uno spunto a metà ripresa vanificato da Karsdorp. Non commette errori grossolani, ma allo stesso tempo è tutto tranne che un’arma utile. Il rischio è di vederlo forzatamente titolare anche a Crotone.

Pellegrini 6 – Torna sulla trequarti per il forfait di Pedro. Ha il merito di partecipare alla maggior parte delle azioni giallorosse. La sua mole di lavoro e di occasioni create è davvero molto alta, ma la conversione in pericoli per gli avversari non è all’altezza. (dal 82′ C. Perez 4,5 – Perde un’altra chance per dimostrare di essere utile alla causa. Si divora il 2-0 perdendo dieci secondi a calciare dal limite. L’atteggiamento in generale è insufficiente, di giocatori brevilinei con discreta tecnica ne è piena anche la nostra Serie B).

Mkhitaryan 7 – La sua grandezza è l’umiltà. Pur essendo uno dei calciatori di maggior qualità del campionato si prodiga con chiusure da terzino vecchio stampo. Quando sbaglia rincorre sempre l’avversario per rimediare, un esempio per altri compagni più statici. Peccato solo per un paio di ripartenze sfumate nel finale.

Dzeko 7 – Faticosissimo oggi diventare decisivo, sotto la pioggia incessante e contro la fisicità di Colley. Ma il bosniaco tira fuori il colpo da tre punti, finalmente con un movimento sul primo palo, annullando uno 0-0 già scritto. Ruggito. (dal 85′ Mayoral s.v. – Ultimi minuti per fare pressing e tenere il pallone lontano dall’area).

all. Fonseca 6,5 – Un match davvero molto duro contro un vecchio marpione come Ranieri. La Sampdoria si difende tutta dietro la linea della palla e con un campo così è una brutta gatta da pelare. Alla fine arrivano i 3 punti e il terzo posto in classifica confermato, sfatando anche il tabù del primo match dopo la sosta. Adesso andranno gestite bene le energie in vista di quello che sarà un gennaio ricco di impegni

-SAMPDORIA-

Audero 6.5; Yoshida 5.5 (Leris s.v.), Tonelli 6, Colley 6, Augello 5.5; Candreva 5, Thorsby 6.5, Ekdal 6, Jankto 6; Verre 5.5 (Damsgaard 6); Quagliarella 5.5 (La Gumina s.v.). All: Ranieri 6.

Roma, benvenuto 2021: il mercato che verrà

Guido Fienga e Paulo Fonseca

(di Keivan Karimi) – Un duro, durissimo anno è ormai alle spalle. Da oggi il calcio italiano ed internazionale guarda al 2021 con ottimismo, nella speranza che a breve si superi la pandemia da Covid-19 per ritornare ai vecchi tempi.

La Roma è proiettata con ottimismo nel nuovo anno. Una proprietà, quella della famiglia Friedkin, che ha ambizioni importanti, restando però con i piedi per terra. Una squadra che viaggia a buoni ritmi e punta al ritorno nell’élite del calcio europeo. Infine un nuovo direttore generale, quel Tiago Pinto di cui dal Portogallo parlano come di un maestro del mercato.

E proprio il calciomercato nel 2021 sarà uno dei punti di maggior interesse per la Roma di Paulo Fonseca, che vanta una rosa competitiva ma assolutamente migliorabile. Vediamo dunque quelli che saranno probabilmente i movimenti, tra la sessione imminente di gennaio e quella estiva.

I calciatori in partenza 
 Prima di pensare agli acquisti la Roma dovrà forzatamente valutare i calciatori sacrificabili sul mercato in uscita.

Partiamo dai portieri: se Antonio Mirante rinnoverà per un’altra stagione, restando come secondo d’esperienza, lo spagnolo Pau Lopez è indicato da tutti come un sicuro partente. Il classe ’94 ha estimatori in Spagna ed Inghilterra, ma appare difficile che possa fare le valigie già a gennaio. Probabile una cessione in prestito (anche biennale) con obbligo di riscatto.

In difesa diranno addio certamente Federico Fazio e Juan Jesus. L’argentino sa di non essere più nei piani del club, mentre il brasiliano è in scadenza di contratto e appare impossibile un rinnovo. Anche Bruno Peres, a meno di una seconda parte di stagione sfavillante, lascerà la capitale il 30 giugno prossimo. In uscita pure Davide Santondesaparecido della fascia destra. In caso di offerte significative la Roma valuterà anche la posizione di Roger Ibañez (valutazione sui 35 milioni di euro).

A centrocampo sono due i nomi in uscita: Amadou Diawara e Javier Pastore. Il guineano è sceso nelle gerarchie di mister Fonseca e già a gennaio potrebbe ricevere proposte allettanti (piace in Premier). Il ‘Flaco’ invece è una sorta di mistero, visti i ripetuti infortuni. Il valore tecnico del calciatore ex Palermo non si discute, ma i 4,5 milioni di stipendio lo rendono un elemento esoso e persino nocivo: la Roma farà di tutto per cercare di piazzarlo altrove.

Da valutare invece la posizione dei due spagnoli d’attacco, ovvero Carles Perez e Borja Mayoral. Per il primo si parla di un possibile prestito altrove, magari proprio in Liga, per ritrovare smalto e continuità. Il secondo invece è chiamato a dimostrare di poter essere un vice-Dzeko: senza gol e prove convincenti la Roma potrebbe anche pensare di rispedirlo a fine stagione a Madrid.

Gli obiettivi in entrata Diversi i ruoli che la Roma in questo nuovo anno intende rinforzare con innesti mirati e per lo più giovani.

Viste le prove poco apprezzabili di Pau Lopez, arriverà molto probabilmente un nuovo portiere titolare. Tre le soluzioni che i giallorossi valuteranno: la prima riguarderà un numero 1 giovane e di prospettiva, che possa crescere al fianco di Mirante, come ad esempio il turco Cakir (offerto negli scorsi giorni) o il rumeno Radu in uscita dall’Inter. La seconda opzione vedrebbe la Roma virare su un portiere esperto e affidabile, ma non in proiezione futura: Sirigu del Torino e Silvestri del Verona i papabili. Infine c’è la terza soluzione che porta il nome di Rui Silva, classe ’94 del Granada che si prende a costo zero in estate. Ma c’è da superare la concorrenza di Inter, Lazio, Siviglia e Betis.

Si parla di due possibili innesti in difesa: nella linea a tre centrali di Fonseca potrebbe aggiungersi una nuova risorsa, che possa allinearsi agli attuali titolari. Come Izzo, in uscita dal Torino, oppure il talentuoso Lovato dell’Hellas Verona. In arrivo certamente un terzino destro, capace di alternarsi a Karsdorp: piace molto lo statunitense Reynolds, che però è tentato anche dalla Juventus. Non mancano le alternative in tale ruolo, che vanno dai giovani Soppy (Rennes), Frimpong (Celtic) e Montiel (River Plate) fino al più esperto Hysaj, pronto a svincolarsi dal Napoli.

Roma a caccia anche di un nuovo centrocampista. L’idea iniziale era quella di ingaggiare un regista vero e proprio, ma l’esplosione di Villar potrebbe far virare i giallorossi verso un altro tipo di mediano. Nel mirino un vice-Veretout, un calciatore di quantità, corsa e polmoni. Nandez del Cagliari è il profilo ideale, ma di recente sono stati accostati anche Weigl, tedesco del Benfica, ed il giovane brasiliano Ramon Cesar.

Già a gennaio dovrebbe arrivare un rinforzo sulla trequarti, ovvero una mezza punta che possa dare ricambio alla fase offensiva della Roma. La scelta preferita resta sempre il ritorno di El Shaarawy, ma il suo club cinese (Shanghai Shenhua) non intende regalarlo in prestito. I giallorossi si guardano dunque attorno: visionati pure Zaccagni del Verona, Bernard dell’Everton, Otavio del Porto e Berghuis del Feyenoord.

Resta l’enigma del centravanti. Tutta da decifrare la posizione di Dzeko e Borja Mayoral, entrambi non sicuri di restare a lungo per ragioni diverse. A prescindere da tutto servirà un innesto anche in avanti. Milik a costo zero è una tentazione enorme, mentre a Fonseca non dispiacerebbe riavere con sé Facundo Ferreyra. Ed un ritorno di Scamacca, classe ’99 attualmente al Genoa, rappresenterebbe un interessante colpo di prospettiva per l’attacco.

La situazione dei calciatori in prestitoIl mercato giallorosso del 2021 dipenderà molto anche dalla gestione futura dei calciatori, di proprietà Roma, attualmente in prestito altrove. Tutti elementi che andranno in qualche modo ‘sistemati’.

Il portiere Robin Olsen è passato a titolo temporaneo all’Everton. Le ultime notizie sembrano avvicinare il riscatto definitivo dello svedese, valutato almeno 4 milioni di euro.

A gennaio rientrerà alla base Daniel Fuzato. Il talentuoso estremo difensore brasiliano non ha mai trovato spazio nel Gil Vicente. Per lui previsto un’altra cessione in prestito, probabilmente sempre all’estero.

Alessandro Florenzi sta convincendo nella sua esperienza al PSG. Continuando così appare probabile che i francesi investano i 9,5 milioni di clausola per il riscatto a titolo definitivo.

La Roma tiferà Leicester in chiave Cengiz Under: dai risultati del club inglese e dalle prestazioni del turco dipenderà l’obbligo di riscatto. In tal caso i giallorossi andrebbero ad incassare circa 26,5 milioni di euro.

Più complicate le situazioni di Steve Nzonzi e Justin Kluivert. Il Rennes ed il Lipsia, le due rispettive società a cui la Roma ha ceduto in prestito i giocatori, valuteranno solo a fine stagione l’eventuale riscatto di entrambi. Per il francese c’è l’enorme ostacolo ingaggio (3,2 milioni netti), l’olandese invece potrebbe anche rientrare a Roma prima del previsto. E ciò non dispiacerebbe a Fonseca.

Di minor importanza i rientri dei vari Bianda, Coric, Antonucci e Riccardi, facilmente piazzabili in prestito nel mercato estivo 2021.

Disfatta giallorossa a Bergamo, la Roma si scorda di tornare in campo dopo l’intervallo

Alice Dionisi – La Roma conferma il trend negativo, incapace di vincere contro le squadre che occupano le posizioni d’alta classifica, incassando un sonoro 4-1 in casa dell’Atalanta. Così come successo nella sconfitta a Napoli, i giallorossi perdono i punti e la faccia, incassando altri quattro gol. Prima il gol del momentaneo vantaggio, poi nella ripresa il crollo mentale e fisico. La Roma segna la rete dello 0-1, illudendosi di poter conquistare lo scontro diretto con i bergamaschi, con un gol di Edin Dzeko dopo 3 minuti di gioco. Il bosniaco sfrutta l’assist di Mkhitaryan e batte Gollini davanti alla porta, eguagliando il record di Montella come quarto miglior realizzatore con la maglia della Roma in Serie A, ma non basta contro un’Atalanta che domina nella ripresa. Gasperini fa dimenticare ai tifosi la questione Gomez (l’argentino non è neanche stato convocato) e travolge Fonseca. Nel secondo tempo i nerazzurri pareggiano grazie ad una rete di Zapata al 59’, poi si portano in vantaggio al 70’ con Robin Gosens. Completamente assenti i giallorossi, non reagiscono e soccombono all’Atalanta che segna altri due gol: al 72’ Muriel, appena entrato in campo, all’85’ Ilicic (in campo dal secondo tempo), che firma il 4-1 per i padroni di casa. Gasperini azzecca i cambi, male invece quelli operati da Fonseca, con la Roma non riesce a stare al passo della sua avversaria. Insufficiente la prestazione di Mirante e torna in auge l’argomento portiere per la finestra di mercato invernale. L’Atalanta conferma le statistiche: i giallorossi sono la vittima preferita in Serie A, la squadra contro cui hanno segnato più gol in campionato (136). Nessun alibi per Fonseca: Una squadra che fa un primo tempo da guerrieri con grande intensità poi non può giocare una ripresa da bambini. È una questione di atteggiamento, abbiamo giocato soltanto 45 minuti e non 90, non puoi farlo contro l’Atalanta”.

Alice Dionisi