Perez, il riscatto del Desaparecido

(Federico Sereni) – Tanta sofferenza, ma alla fine vince la Roma ed è l’unica cosa che conta. Lo fa grazie all’eroe inaspettato, al Desaparecido. Sì, perché la stramba rimonta all’Olimpico ha un nome ed un cognome: Carles Perez. Il calciatore finito ai margini della rosa, utilizzato a piccolissime dosi da Mourinho è decisivo in una partita che per i giallorossi stava diventando maledetta. Per altro con un gol di pregievole fattura, di quelli che peschi dal cilindro e che rimangono negli annali. Lo spagnolo riapre il match con un sinistro a giro che si insacca alla destra di Sepe, inerme al momento dell’esecuzione, che fa gioire i 65mila dell’Olimpico. E pensare che l’esterno aveva giocato solamente 31 minuti in tutto il 2022 e non segnava da quasi un anno: era il 25 aprile 2021 a Cagliari, dove la Roma perse 3-2. Ma l’ex Barca quando vede la Salernitana si accende: all’andata fu decisivo con il primo (e unico) assist che portò al primo gol di Abraham con la maglia della Roma.

Ma l’apporto di Carles è andato oltre la marcatura: “Sono felice per lui, è un ragazzo fantastico e lavora come nessuno, per il nostro sistema tattico non sta trovando possibilità e oggi l’ho messo in una posizione iper-offensiva dentro una squadra che non aveva nulla da perdere. Lavora bene e sempre con la bocca chiusa” dirà Mourinho al termine del match. Un elogio importante, sicuramente meritato per il classe 1998 che potrebbe ritrovarsi dopo tanto tempo, con un po’ di fiducia. Visibilmente emozionato Perez all’ottava marcatura con la Roma e la quarta in Serie A: “Segnare è stato bellissimo, era tanto che non mi capitava, e quando i tifosi chiamano il tuo nome è bellissimo, Ringrazio i tifosi per come ci aiutano”. Chissà che possa essere un nuovo inizio.

Italia, che flop! Niente campioni, ma ora spazio ai giovani: ecco da chi ripartire

foto La Presse

(Keivan Karimi) – Un vero e proprio incubo. Ormai quando si parla di Mondiale, per la Nazionale italiana si tratta di un tabù inaspettato, soprattutto per chi ha appena vinto un campionato europeo e nel palmarès conta 4 titoli planetari.

Il punto più basso e sciatto della storia calcistica azzurra è giunto con lo 0-1 subito internamente dalla Macedonia del Nord. Addio al sogno di giocarsi da protagonisti il Mondiale in Qatar e spazio all’ennesima caccia al colpevole.

I problemi sono enormi, impossibili da analizzare con un semplice articolo di giornale. Ai tifosi italiani ora non resta altro che sperare in un futuro più roseo, ad un ricambio generazionale che, però, sulla carta appare faticoso.

In Italia non vi sono campioni. Solo ottimi giocatori, qualche talento intraprendente e poi molti elementi mediamente buoni. Niente a che vedere con certe generazioni passate. Ma, in attesa di una riforma strutturata sui vivai nostrani, bisogna fare di necessità virtù.

Insigne e Immobile al capolinea, rischia anche Jorginho

Partiamo allora da chi, dopo l’inutile amichevole di martedì in Turchia, non farà più parte del gruppo azzurro. Gli over 30 della rosa difficilmente saranno confermati, soprattutto se Roberto Mancini dovesse dare le dimissioni da commissario tecnico.

Chiellini, dall’alto dei suoi 38 anni, dirà certamente addio alla Nazionale. Lo seguirà l’amico Bonucci, che ne ha 34 ma potrebbe comunque fare da chioccia per il passaggio generazionale. Via dal giro azzurro anche i vari Acerbi, Florenzi, De Sciglio, Sirigu e l’ultimo entrato Joao Pedro. Al capolinea pure Insigne, che giocherà in Canada da luglio prossimo, ed un Immobile che non ha mai avuto un gran feeling con l’azzurro. Rischia il taglio pure Jorginho, passato dall’essere regista indispensabile ad uno dei colpevoli maggiori del flop Mondiale.

Dai rientri di Chiesa e Spinazzola alle nuove leve

La nuova Italia, quella che ahinoi guarderà il Mondiale 2022 da casa, dovrà ripartire dalle due mancanze più grandi degli ultimi mesi. Chiesa e Spinazzola, infortunati di lusso che ad EURO 2020 avevano trascinato il gruppo di Mancini. I loro rientri saranno fondamentali per dare velocità ed imprevedibilità ad una squadra fin troppo prevedibile.

Si ripartirà inevitabilmente da coloro che hanno tutto il tempo per rifarsi. Come Donnarumma, Bastoni, Verratti, Barella, Berardi e tanti altri nazionali che meritano ancora fiducia. Ma anche da coloro che Mancini finora ha considerato poco: Calabria, titolarissimo del Milan, Ferrari leader della difesa del Sassuolo, i talenti di Zaniolo e Scamacca, la verve di Tonali e Zaccagni.

Poi i giovani. Ricominciare a dare fiducia agli Under 21 nel più breve tempo possibile, confrontandosi col c.t. giovanile Nicolato. Serve sfrontatezza, carattere e determinazione nell’Italia che verrà, non più gente a cui tremano le gambe e senza voglia di vincere.

LA LISTA DEI CALCIATORI DELLA NUOVA ITALIA:

Portieri: Donnarumma, Meret, Cragno, Carnesecchi, Vicario.

Terzini destri: Calabria, Di Lorenzo, Zappa, Bellanova, Del Prato, Zanoli.

Terzini sinistri: Spinazzola, Emerson, Dimarco, Lu. Pellegrini, Cambiaso, Parisi, Udogie.

Difensori centrali: Bastoni, Mancini, Ferrari, Romagnoli, Lovato, Casale, Gatti, Okoli, Viti.

Centrocampisti: Barella, Verratti, Lo. Pellegrini, Tonali, Locatelli, Frattesi, Cristante, Sensi, Pobega, Rovella, Maggiore, Ricci, Fagioli.

Esterni offensivi: Chiesa, Berardi, Zaniolo, Politano, Orsolini, Zaccagni, Verde, Vignato, Sottil.

Attaccanti: Scamacca, Belotti, Raspadori, Kean, Pinamonti, Lucca, Esposito, Colombo.

Roma, hai visto l’Atletico? Stesso modulo di Mourinho, ma gli interpreti fanno la differenza

Atletico Madrid (LaPresse)

(Keivan Karimi) – Ieri l’Atletico Madrid ha confermato la sua straordinaria vena gloriosa in campo europeo. Nonostante una stagione in Liga sotto le aspettative, la squadra del ‘Cholo’ Simeone è approdata ai quarti di Champions League andando a vincere sul campo del Manchester United.

Una prova vigorosa, concreta e compatta, scaturita da una preparazione ormai tipica del gioco dei colchonerosDifesa sicura, centrocampo rapido nel costruire ripartenze ed un attacco letale. Niente spettacolarità o dominio del possesso palla, bensì una vittoria nata dallo spirito di gruppo e dalla qualità di ripartenza.

La prova di ieri dovrebbe essere d’esempio per la Roma e l’ambiente giallorosso. Sia per l’atteggiamento dell’Atletico, non lontano dalle idee calcistiche di José Mourinho, sia per l’approccio tattico utilizzato dalla squadra spagnola.

Anche lo ‘Special One’ preferisce lasciare il dominio del gioco all’avversario di turno, puntando sulla compattezza e la sicurezza difensiva, sulla verticalità e sulla rapidità nelle ripartenze e nei cambi di fronte. Inoltre utilizza il 3-5-2 proprio come Simeone, strutturandolo in maniera molto simile anche nelle caratteristiche degli interpreti.

Tre difensori in linea, due esterni a tutto campo, un regista davanti alla difesa, due mezzali di qualità e corsa e due attaccanti a muoversi e dare profondità al resto della squadra. Componenti simili, ma la differenza sta tutta nella qualità dei giocatori a disposizione, in particolare nella linea a cinque di centrocampo.

L’Atletico ieri ha schierato due laterali in grado di fare con costanza il lavoro sia di spinta che di copertura difensiva, come Llorente e l’autore del gol vittoria Renan Lodi. Un metronomo davanti alla difesa come Herrera (accostato alla Roma) e due centrocampisti di raccordo dalle ottime qualità tecniche, ovvero De Paul e capitan Koke. Più un mediano strutturato come Kondogbia, subentrato per dare quantità al centrocampo nell’assalto finale del Manchester.

Il difetto del 3-5-2 romanista è proprio nell’esperienza e nella tecnica degli interpreti. Karsdorp è un esterno destro dal buon passo, ma si perde troppo spesso in fase di cross o assistenza. A sinistra fra Vina, El Shaarawy e Zalewski manca ancora quel laterale dominante in attesa di ritrovare Spinazzola al 100%.

In mezzo manca da troppo tempo un regista. Cristante si sta improvvisando tale, con fortune alterne. Diawara e Darboe non sono neanche presi in considerazione, mentre Mourinho ha già bocciato Sergio Oliveira in quel ruolo, definendolo tutt’altro che utile nello smistare palloni. Il primo vero investimento dell’estate 2022 in casa Roma dovrà essere proprio in questo ruolo, con i soliti Xhaka, Kamara e Grillitsch come primi nomi fattibili.

Dove invece la Roma sempre già messa bene è nelle posizioni intermedie. Pellegrini e Mkhitaryan sono garanzie per qualità, personalità e dinamismo, ma soprattutto il capitano deve migliorare le proprie prestazioni, entrando più nel vivo del gioco e accelerando le giocate. Inoltre mancano alternative reali: l’armeno quasi 33enne non può risultare imprescindibile per la Roma di oggi.

Migliorando il centrocampo e gli esterni si potrà forse finalmente vedere una Roma davvero mourinhana, solida e forte a centrocampo, con gli elementi giusti per ribaltare l’azione e mettere gli attaccanti in condizione di fare più gol possibili.

Sergio Oliveira, l’uomo delle prime volte. Ma le sue prove non convincono

Sergio Oliveira (LaPresse)

(Keivan Karimi) – A gennaio scorso la Roma cercava con forza un nuovo centrocampista. Possibilmente un regista, capace di donare qualità ed efficacia alla manovra fin troppo prevedibile della squadra di Mourinho.

È arrivato Sergio Oliveira, classe ’92 di origine portoghese. Prestito con diritto di riscatto, sotto la regia del super agente Jorge Mendes. Un calciatore dalle classe indiscussa, che sembrava essersi subito inserito nei piani giallorossi.

Sergio è l’uomo delle prime volte. Pronti, via subito due reti in campionato: su rigore al Cagliari ed in contropiede all’Empoli. Gol al debutto pure in Conference League, giovedì scorso in casa del Vitesse.

Tutti contenti dunque? Non proprio, perché nonostante i numeri realizzativi siano eccellenti, Oliveira non sta convincendo. Per due semplici motivi: le sue prestazioni sono troppo spesso sottotono, ed inoltre Mourinho pare non avergli ancora trovato un ruolo ideale in mediana.

Da Roma-Genoa in avanti, del 5 febbraio scorso, Oliveira è sempre stato sostituito da Mourinho a gara in corso. In due occasioni (contro Verona e Udinese) addirittura dopo soli 45 minuti. Bocciature conclamate per un centrocampista abile nel gioco palla a terra, ma che perde lucidità quando c’è da difendere o da contrastare, risultando piatto nel suo lavoro.

Tatticamente è un equivoco. Non è un regista classico, a detta di Mou, neanche una mezzala di corsa o inserimento. Eppure nella Roma del 3-5-2 rilanciato come modulo standard, l’ex Porto viene schierato da intermedio, risultando troppo spesso lento ed indecifrabile. Francamente il suo meglio Oliveira lo ha dato ai tempi dei ‘Dragoes’ in un 4-4-2, giocando da centrocampista di costruzione al fianco di un mediano più fisico e dinamico di lui.

Paradosso Sergio Oliveira; un calciatore che appena debutta sa fare gol e tirare benissimo i rigori, ma allo stesso tempo appare tatticamente poco utile ed enigmatico. La Roma e Tiago Pinto ci pensino bene prima di spendere 13 milioni di euro a giugno per riscattarlo. Forse, se si continuasse a giocare con tali schemi, sarebbe meglio spendere tale cifra su altri obiettivi.

Roma, a La Spezia il VAR ha fatto il suo dovere | E c’è chi chiede le scuse di Fabbri

Spezia – Roma (Lapresse)

(Keivan Karimi) – Una partita che sintetizza quello è il campionato 2021-2022 della Roma. Ieri sera a La Spezia i giallorossi hanno finalmente giocato una gara dominante. Messi bene in campo, mai troppo lunghi né sofferenti nei confronti del possesso palla avversario.

Una gara che, per dominio ed occasioni create, sarebbe dovuta finire con almeno 2-3 gol di scarto a favore dei giallorossi. Invece la Roma l’ha vinta al 98′ minuto, con un rigore di Abraham, dopo aver colpito 4 pali, costretto Provedel ad almeno 3 miracoli e divorato in generale un altro paio di gol fatti.

Il successo della svolta? Per come è arrivato, con la voglia di vincere una partita stregata fino all’ultimo, potrebbe rappresentare una spinta importante per l’ultima fase del campionato. Ma sono ancora tantissimi i difetti da curare.

La cosa paradossale è che qualcuno punta il dito verso l’arbitro Michael Fabbri ed il VAR per giustificare il successo giallorosso. Gli episodi certamente non premiano lo Spezia di Thiago Motta e probabilmente l’espulsione di Amian a fine primo tempo è severa. Ma a norma di regolamento non c’è molto da discutere.

Fabbri compensa sorvolando sul secondo giallo ad Agudelo, per fallaccio in ritardo su Zalewski (ottimo il suo debutto da titolare), ma il rigore a tempo scaduto è a dir poco solare. Zaniolo viene colpito in pieno volto da una scarpata in ritardo di Maggiore sulla deviazione aerea, poi terminata sulla traversa.

Il VAR per una volta funziona anche in chiave Roma. Il signor Di Paolo chiama Fabbri all’on field review e lo convince giustamente a fischiare il rigore, poi trasformato con freddezza da Abraham. Tutto eseguito nel pieno rispetto delle regole, senza interpretazioni o decisioni fantasiose.

Nel mondo della nostra comunicazione pubblica c’è anche chi si è dilettato a contestare tale decisione, a mettere in dubbio la sensatezza di questo rigore. Esimi giornalisti di TV o carta stampata hanno incredibilmente giudicato ‘dubbio’ il calcione di Maggiore a Zaniolo, uscito con la faccia insanguinata dal campo. E c’è persino chi ha chiesto le scuse pubbliche di Fabbri! Siamo alla frutta…

 

Conference League, sarà Vitesse-Roma: tutto sul club olandese satellite del Chelsea

Vitesse (LaPresse)

(Keivan Karimi) – Un sorteggio positivo sulla carta. Di certo alla Roma poteva andare peggio: negli ottavi di finale di Conference League è riuscita ad evitare spauracchi come Leicester City o Olympique Marsiglia.

Sarà il Vitesse l’avversaria dei giallorossi nel prossimo turno della neonata competizione europea. Andata il 10 marzo in Olanda, ritorno previsto per il 17 allo stadio Olimpico.

Ma scopriamo qualcosa in più sulla futura rivale dei giallorossi di Mourinho. Il Vitesse è un club della Eredivsie olandese. La città di provenienza è Arnhem, nel Basso Reno, a pochi chilometri dal confine con la Germania.

Il club giallo-nero è guidato da Thomas Letsch, tecnico tedesco di scuola Red Bull. Ha infatti lavorato la fianco di Ralf Rangnick nello staff del Salisburgo. Prima di guidare il Vitesse ha anche allenato l’Austria Vienna per una stagione.

La società di Arnhem è nota a livello internazionale per essere club ‘satellite’ del Chelsea di Roman Abramovich. Nel 2010 il Vitesse fu acquistato dal magnate georgiano Merab Jordania, grande amico dell’imprenditore russo. Da quel momento nacque ufficialmente una partnership tra le due squadre, che consente al Vitesse di prendere in prestito e crescere diversi talenti del vivaio Chelsea. Basta sapere che nelle fila olandesi sono passati calciatori del calibro di Matic, Mount, Piazon, Musonda e Traoré.

Il Vitesse è attualmente 6° nella classifica del massimo campionato olandese. Si schiera solitamente con un 3-4-1-2 piuttosto offensivo, ma in tempi recenti Letsch ha sperimentato anche la difesa a quattro. I dati parlano di una formazione cinica e non sempre attenta in difesa. A parte la vittoria per 6-1 sul Cambuur, i giallo-neri hanno sempre battuto le avversarie di misura, subendo invece tanti gol nelle 8 sconfitte stagionali.

Gli olandesi sono tra le rivelazioni della Conference League 2021-2022. Nella fase a gironi hanno fatto meglio del Tottenham di Conte (battuto in casa 1-0). Nei sedicesimi hanno avuto la meglio del Rapid Vienna, perdendo in Austria 2-1 e vincendo poi 2-0 al ritorno in casa.

A detta di tutti la stella della squadra è Lois Openda, centravanti belga classe 2000 autore di 16 reti ufficiali sinora. Tra i calciatori da tenere d’occhio c’è anche il suo collega Adrian Grbic, attaccante austriaco, il difensore e capitano Danilho Doekhi e il fantasista Yann Gboho in prestito dal Rennes.

La formazione tipo del Vitesse:

(3-4-1-2) Houwen; Rasmussen, Bazoer, Doekhi; Dasa, Tronstad, Domgjoni, Wittek; Gboho; Openda, Grbic.

Roma salvata dai “canterani”. Non solo mercato, le soluzioni possono arrivare anche dall’interno

Bove (LaPresse)

(Keivan Karimi) – La stagione deludente della Roma può essere salvata dai giovani del vivaio? La risposta probabilmente è no, perché per fare il salto di qualità ogni squadra ha bisogno di uomini forti, d’esperienza e capaci di infondere leadership.

Ma Roma-Verona 2-2 di ieri sera certamente ha fatto intendere come la Primavera di Alberto De Rossi ed i ‘canterani’ fuoriusciti negli ultimi anni rappresentano delle risorse da non snobbare.

Christian Volpato, trequartista italo-australiano classe 2003 ed Edoardo Bove, centrocampista romano del 2002, hanno salvato la Roma di Mourinho da un clamoroso k.o. che avrebbe aperto una crisi profondissima. Senza dimenticare l’italo-polacco Nicola Zalewski e il tanto vituperato Felix Afena-Gyan, ieri criticato ma pur sempre un giovanissimo dalle doti non comuni.

Ragazzi di talento, ma soprattutto con la personalità e la sfrontatezza giusta. Zalewski, Volpato e Bove sono stati messi in campo come mosse della disperazione, si sono invece rivelate pedine ideali per dare vivacità e pericolosità ad una Roma che per 45 minuti sembrava in balia dell’Hellas, neanche stesse giocando contro il Barcellona di Messi e Guardiola.

E proprio dal Barça la Roma dovrebbe prendere spunto. Una squadra dal blasone infinito, ma aiutata spesso dai prodotti del glorioso vivaio. Senza fare dietrologia, basta vedere oggi come Xavi stia risollevando le sorti dei catalani dando fiducia ai vari Pedri, Gavi, Nico Gonzalez o Ansu Fati. Talenti ‘millennials’ con quel quid in più per poter rappresentare già scelte sicure.

Roma storicamente ha tirato fuori pezzi pregiati dai vivai. Capitani come Di Bartolomei, Giannini, Totti e De Rossi. Ma anche tanti ragazzi che hanno comunque svolto una carriera onorevole, da Petruzzi a D’Agostino, passando per Okaka, Politano o Caprari (anche ieri tra i migliori del Verona).

Nessuno chiede a Mourinho di far fuori i titolarissimi e far giocare mezza Primavera. Bensì alla dirigenza di guardare un po’ di più tra le mura di Trigoria. Andare a spendere milioni per cartellini ed ingaggi esosi lontano dai confini italiani per calciatori ‘normali’ è una scelta antiquata e poco saggia. Perché un ragazzo entusiasta come Bove o dalle qualità futuristiche come Volpato non può prendere il posto di un Maitland-Niles o di un Carles Perez qualsiasi?

Roma in emergenza, ma Mou non cambia assetto: la formazione anti-Verona

Jose Mourinho

(di Keivan Karimi) – Il periodo in casa Roma è complicato. La classifica non sorride, le prestazioni della squadra appaiono sempre approssimative. L’effetto Mourinho sui giallorossi appare affievolito, tanto da far già pensare alla prossima stagione e ad una rivoluzione necessaria sul mercato.

Intanto domani all’Olimpico sbarca l’Hellas Verona. Ovvero la prima squadra capace in stagione a dare un dispiacere a Mou. Dopo le prime tre vittorie consecutive in campionato, i veronesi imposero la prima sconfitta con un 3-2 meritato al Bentegodi.

Un match difficilissimo per la Roma. Sia perché l’Hellas di Igor Tudor viene da un momento particolarmente brillante, sia per le tante assenze che Mourinho dovrà fronteggiare in vista di domani.

Saranno certamente out lo squalificato Mancini, gli infortunati Ibanez, Spinazzola e Veretout, a cui si aggiunge anche Zaniolo (dolore al quadricipite da valutare). Molto probabilmente non saranno del match neanche Mkhitaryan e Shomurodov per relativi problemi individuali.

In molti pensano ad un ritorno obbligato alla difesa a 4 per Mourinho, vista l’assenza di ben due centrali su quattro. Ma è probabile che il tecnico portoghese insista sul 3-5-2, per non sbilanciare la squadra e tentare di metterla in campo con un centrocampo sempre folto.

Nella linea a tre di domani potrebbe arretrare Karsdorp, chiamato a svolgere il ruolo di centrale aggiunto al fianco di Smalling e Kumbulla. L’olandese aveva già svolto tale ruolo in Europa League lo scorso anno, contro il Braga ed in campionato contro il Sassuolo.

A centrocampo agiranno larghi Maitland-Niles a destra e Vina a sinistra, mentre in mezzo spazio a Cristante, Pellegrini e Sergio Oliveira. In attacco tandem obbligato con Abraham e Felix.

Le probabili formazioni:

ROMA (3-5-2): Rui Patricio; Karsdorp, Smalling, Kumbulla; Maitland-Niles, S. Oliveira, Cristante, Pellegrini, Vina; Abraham, Felix. All: Mourinho.

H. VERONA (3-4-2-1): Montipò; Casale, Gunter, Ceccherini; Faraoni, Tameze, Ilic, Lazovic; Barak, Caprari; Simeone. All: Tudor.

Mourinho, la Roma e le pareti sottili. Chi se non lui ha il diritto di inca**arsi?

Jose Mourinho (Lapresse)

(K.Karimi) – Il rumore dei nemici. Quello che eccitava mister José Mourinho ai tempi della sua Inter. Splendida, invincibile, costruita da gente competente su gente gloriosa e di carattere. Oggi il vero rumore è all’interno del suo spogliatoio, che rimbomba di lamentele ampiamente giustificabili.

La sua Roma è di nuovo in un tunnel. Tra vizi arbitrali indecenti e prestazioni opache, i giallorossi rischiano di gettare nell’umido due obiettivi stagionali già a febbraio: la lotta al piazzamento Champions (difficilissimo) e la Coppa Italia, già sfuggita definitivamente dopo lo 0-2 di San Siro.

Proprio quest’ultima prestazione ha fatto infuriare Mourinho. Quei primi 90 secondi di gioco, con tanto di gol di Dzeko su dormita generale della difesa, sono la sintesi di una squadra che non riesce a giocare con facilità e naturalezza. Compassata, ingiustificatamente in modalità relax, quando invece ci sarebbe da combattere col coltello tra i denti per recuperare ciò che è stato perduto per strada.

Lo sfogo di Mou è uscito sui giornali. Talpe? Cimici? O addirittura micro-chip elettronici sotto le panche degli spogliatoi? Nessuno lo sa, ma non è questo il punto. Le pareti sottili a Roma sono una costante, mentre un allenatore che realmente ha il diritto di sfogarsi e puntare il dito contro i suoi uomini non lo si vedeva da anni.

Chi se non José da Setubal ha il diritto (ed il dovere) di incazzarsi dopo una prestazione così passiva? Non tanto per il suo palmarès clamoroso, bensì per i suoi straordinari precedenti da motivatore. Un uomo che ha convinto nel 2010 due fuoriclasse tutta qualità ed estro come Eto’o e Pandev a fare i terzini. Un personaggio che ha costretto gente del calibro di Massimo Moratti, Florentino Perez e Roman Abramovich a comprargli i migliori in circolazione.

Mourinho deve arrabbiarsi, deve a tutti i costi far comprendere ai suoi di dare qualcosa in più. Gente abituata ai quinti e sesti posti in classifica, non a competere per il titolo o per giocare i match che contano. Il carattere si infonde anche così, con tanto bastone e poca carota. Ma c’è chi non farà mai il salto di qualità ed è spacciato verso l’anonimato. Qui spunta l’esigenza di una società forte, capace di investire e di dirigenti che conoscano il calcio ed il valore degli interpreti. Dando la certezza che Roma in estate diventerà una piazza più ambiziosa, tramite i giusti innesti. Ma Mou deve resistere, tapparsi gli occhi ed aprire la bocca. E’ il momento di seguirlo; chi non ci riesce faccia le valigie senza alcun rancore.

MERCATO DI GENNAIO | Come cambiano le formazioni di Serie A dopo i colpi invernali

Vlahovic e S. Oliveira

(Keivan Karimi) – Come al solito la sessione di calciomercato invernale è durata lo spazio di un mese. Intensa e piuttosto sorprendente, soprattutto grazie a certi botti finali che l’hanno resa inevitabilmente scoppiettante.

Merito di Juventus e Inter, rinforzatesi con investimenti immediati e costosi. Il colpaccio Vlahovic e l’utilissimo Zakaria per i bianconeri, il macigno Gosens e la punta di riserva Caicedo per la capolista nerazzurra.

Anche la Roma e la Fiorentina sono state protagoniste di livello, con acquisti utili ed intelligenti, ma anche cessioni inevitabili. Meno attive Milan e Lazio, mentre in bassa classifica fanno rumore i tanti colpi della nuova Salernitana guidata da Walter Sabatini e dal Genoa del progetto made in USA.


Ecco come cambiano le formazioni titolari della 20 squadre di Serie A dopo le operazioni del mercato di gennaio 2022:

ATALANTA (3-4-2-1): Musso; Toloi, Demiral, Palomino; Hateboer, Freuler, De Roon, Maehele; Pasalic, BOGA; Zapata. All. Gasperini.

BOLOGNA (3-4-1-2): Skorupski; Soumaoro, Medel, Theate; KASIUS, Svanberg, AEBISCHER, Hickey; Soriano; Arnautovic, Barrow. All: Mihajlovic.

CAGLIARI (3-5-2): Cragno; LOVATO, GOLDANIGA, Carboni; Zappa, Nandez, Marin, BASELLI, Dalbert; Joao Pedro, Pavoletti. All: Mazzarri.

EMPOLI (4-3-1-2): Vicario; Stojanovic, Tonelli, Romagnoli, CACACE; BENASSI, Henderson, VERRE; Bajrami; Pinamonti, Cutrone. All: Andreazzoli.

FIORENTINA (4-3-3): Dragowski; Odriozola, Milenkovic, M. Quarta, Biraghi; Bonaventura, Torreira, Castrovilli; Gonzalez, CABRAL, IKONE. All: Italiano.

GENOA (4-3-3): Sirigu; HEFTI, OSTIGARD, Bani, CALAFIORI; AMIRI, Badelj, Sturaro; GUDMUNDSSON, PICCOLI, YEBOAH. All: Blessin.

INTER (3-5-2): Handanovic; Skriniar, De Vrij, Bastoni; Dumfries, Barella, Brozovic, Calhanoglu, GOSENS; Lautaro, Dzeko. All: Inzaghi.

JUVENTUS (4-2-3-1): Szczesny; Danilo, De Ligt, Bonucci, Alex Sandro; ZAKARIA, Locatelli; Cuadrado, Dybala, Bernardeschi; VLAHOVIC. All: Allegri.

LAZIO (4-3-3): Reina; Lazzari, Luiz Felipe, Acerbi, Hysaj; Milinkovic-Savic, Cataldi, Luis Alberto; Pedro, Immobile, CABRAL. All: Sarri.

MILAN (4-2-3-1): Maignan; Calabria, Tomori, Romagnoli, T. Hernandez; Tonali, Kessie; Saelemaekers, Diaz, Leao; Ibrahimovic. All: Pioli.

NAPOLI (4-3-3): Ospina; Di Lorenzo, TUANZEBE, Koulibaly, Mario Rui; Anguissa, F. Ruiz, Zielinski; Lozano, Osimhen, Insigne. All: Spalletti.

ROMA (3-5-2): Rui Patricio; Mancini, Smalling, Ibanez; Karsdorp, S. OLIVEIRA, Cristante, Pellegrini, MAITLAND-NILES; Zaniolo, Abraham. All: Mourinho.

SALERNITANA (3-4-3): SEPE; DRAGUSIN, FAZIO, Gagliolo; MAZZOCCHI, Di Tacchio, EDERSON, Ranieri; VERDI, MOUSSET, PEROTTI. All: Colantuono.

SAMPDORIA (4-3-1-2): Audero; CONTI, Colley, MAGNANI, Augello; SENSI, RINCON, Thorsby; Candreva; Caputo, SUPRYAGA. All: Giampaolo.

SASSUOLO (4-2-3-1): Consigli; Toljan, Chiriches, Ferrari, Rogerio; M. Lopez, Frattesi; Berardi, Raspadori, CEIDE; Scamacca. All: Dionisi.

SPEZIA (3-5-2): Provedel; Amian, Erlic, Nikolau; Gyasi, Kovalenko, Kiwior, Maggiore, Bastoni; Verde, Manaj. All: Thiago Motta.

TORINO (3-4-2-1): Milinkovic-Savic; Djidji, Bremer, Rodriguez; Singo, RICCI, Pobega, FARES; Praet, Brekalo; PELLEGI. All: Juric.

UDINESE (3-5-2): Silvestri; Becao, Nuytinck, PABLO MARÌ; Molina, Pereyra, Walace, Arslan, Udogie; Deulofeu, Beto. All: Cioffi.

VENEZIA (4-3-3): Romero; Ebuehi, Caldara, Ceccaroni, ULLMANN; CUISANCE, Vacca, Busio; Aramu, NSAME, NANI. All: Zanetti.

VERONA (3-4-2-1): Montipò; Casale, Gunter, RETSOS; Faraoni, Veloso, Ilic, Lazovic; Barak, Caprari; Simeone. All: Tudor.