Roma-Parma 2-1: le pagelle. Tutti in piedi per Daniele. Perotti, l’uomo dei gol d’addio

Simone Indovino – Classifica rimasta invariata dopo gli ultimi 90 minuti di questo campionato. Partita all’Olimpico che, si capiva fin dall’inizio, non vedeva in campo 22 giocatori motivatissimi. Il pensiero era ovviamente a Daniele De Rossi, e lo stadio gli ha tributato scroscianti applausi dal primo all’ultimo minuto. I tre punti sono poi arrivati, grazie alle reti di Pellegrini prima e Perotti poi. In mezzo, il classico gol dell’ex di Gervinho. Arrivederci alla prossima stagione. Senza De Rossi.

ROMA

Mirante 6 – Provvidenziale su Gervinho nel primo tempo. Non può nulla sullo stesso ivoriano nel gol subito.

Florenzi 6.5 – Il momento più emozionante della sua partita è quando eredita la faccia da Daniele De Rossi. La gara ha ben poco da dire.

Fazio 6.5 – Puntuale in tante chiusure in tackle scivolato, volte a sventare diverse occasioni pericolose. Preso in controtempo da Gervinho, che poi realizza.

Jesus 6 – Esemplare il suo recupero in corsa su un involato Gervinho. Per il resto ordinaria amministrazione.

Kolarov 6 – Si diverte, sgroppando sulla corsia.

De Rossi 10 – Grazie anche a te, Daniele.

Pellegrini 7 – Quanta vivacità per Lorenzo. Suo l’ultimo gol dell’era De Rossi, come un segno per capire da chi si deve ripartire.

El Shaarawy 6 – Non segna, ma gli rimane il titolo di miglior marcatore annuale della Roma.

Pastore 6.5 – Cinquantasei minuti di buon livello de parte dell’argentino, che è parte attiva del vantaggio romanista.

Perotti 6.5 – Nei giorni degli addi dei capitani, le partite le risolve sempre lui all’ultimo minuto. Ha voglia e si vede sin dall’inizio, può concludere bene la sua anonima stagione.

Dzeko 6 – Siamo a fine campionato, sù. Però i fischi sono ingenerosi e poco rispettosi. Si dimentica tutto troppo presto.

Cristante 6 – Un po’ di legna a centrocampo.

Schick 6 – Poca verve, come al solito. Ma ormai va bene così.

Under 6 – Ha il merito di regalare l’assist per il gol decisivo di Perotti.

Ranieri 7 – Un applauso a un grande uomo, romano e romanista. Venuto in un momento di bisogno, non è riuscito a compiere il miracolo. Il pubblico l’ha ringraziato comunque. Giusto così.

Simone Indovino

Sassuolo-Roma, contestazione dei tifosi: “De Rossi eterno capitano”

Simone Burioni – Non sembra placarsi la rivolta dei tifosi giallorossi contro la società dopo aver comunicato la decisione di non rinnovare il contratto al capitano Daniele De Rossi. In occasione della partita tra Sassuolo e Roma, i tifosi hanno mostrato alcuni striscioni ed una coreografia.

LIVE

21:47 – Viene esposto un nuovo striscione accompagnato da un coro per Daniele De Rossi: “Di noi e di De Rossi ve ne fregate. E’ ora che ve ne andate! Anti società“.

21.43 – Viene innalzato un nuovo coro: “Noi non siamo a libro paga“.

21.05 – Dal settore ospiti vengono tirati in campo due fumogeni a pochi passi dal portiere del Sassuolo. Il coro che ha accompagnato il lancio dei fumogeni: “Paga la multa, Pallotta paga la multa”.

20.52 – I tifosi giallorossi espongono una coreografia: i supporter hanno indossato alcuni salvagenti e hanno esposto lo striscione: Per una società all’ultima spiaggia“.

20.45 – Altro striscione: “Una società che ti ha tradito, ddr vanto infinito“.

20.41 – Ennesimo striscione: “Una società che ha tradito, DDR vanto infinito”.

20.30 – Ancora i tifosi: De Rossi eterno capitano, Pallotta eterno riposo“.

20.29 – Un altro striscione: In 7 anni avete distrutto la romanità, via da Roma Pallotta e la società“.

20.28 – Striscione dei tifosi: “Lode a te Daniele, ultimo Imperatore“.

Simone Burioni

Sassuolo-Roma 0-0: le pagelle. Saluti all’Europa che conta e forse non solo. Pesano le occasioni mancate

Simone Indovino – Si è parlato di tutto in settimana tranne che di questa partita. Il risultato è semplice, in campo entra una squadra che non sembra minimamente debba vincere a tutti i costi. La Champions League viene così praticamente salutata ufficialmente, e adesso si complica anche la corsa all’Europa League. I ragazzi di Ranieri appaiono scarichi, ma hanno la capacità di alzare il livello nella ripresa. Peccato che delle tante occasioni avute, non se ne trasformi neanche una.

ROMA

Mirante 6.5 – Compie un’altra prodezza, allungano la gambona sul diagonale di Djuricic, volto ad evitare il vantaggio neroverde. Fa poco altro, ma l’intervento è determinante.

Florenzi 6 – Boga gli crea più di qualche problema. Quando riesce si riversa in avanti, senza risultati troppo eclatanti.

Fazio 6 – Compie ottime chiusure, di cui almeno un paio decisive. Poi cresce il nervosismo e si distrae, intraprendendo una personale lotta con l’arbitro.

Jesus 6.5 – Sempre puntuale negli interventi, aerei e non, che bloccano gli attacchi degli attaccanti avversari.

Kolarov 6 – Partita sufficiente quella del serbo che dal suo lato non accusa troppo le avanzate del Sassuolo e quindi ha libertà di offendere. Qualche cross interessante, qualche altro un po’ di meno.

Nzonzi 6 – Interrompe tantissime situazioni di gioco avversarie, ed è molto bravo nel farlo. Anche quando si prende carico dei compiti di gestione lo fa in maniera corretta.

Cristante 6 – Gara lunatica del friulano che è bravo in fase di rottura, meno in impostazione. Si propone spesso in avanti e va anche vicino alla marcatura. Spesso non si intende con i compagni.

Zaniolo 5.5 – Lucidità ancora lontana, e un ragazzone col suo fisico ha bisogno in primis di quella per rendere al meglio.

Under 5 – Tanto incisivo la settimana scorsa quanto avulso al gioco quest’oggi. Prova qualche spunto ma sempre senza fortune.

El Shaarawy 5.5 – Nell’ottica della sua prestazione quello che passa agli occhi è il gol divorato a pochi metri dalla porta, in maniera piuttosto inspiegabile. Poi è vivace, ma quell’errore è decisivo.

Dzeko 6 – Fa il possibile, smistando palloni nell’ampiezza del campo e facendo da torre per i compagni. Non è neanche fortunato, poiché colpisce un palo.

Kluivert 5 – Quel maledetto vizio di voler entrare in porta con la palla tra i piedi. Ha due occasioni ghiottissime, che non sfrutta per poca cattiveria.

Pastore 5 – Dovrebbe illuminare e dare qualità invece è sempre impreciso.

Perotti s.v. – Tocca si e no due palloni nel periodo in cui è in campo.

Ranieri 6 – Cosa può fare lui se la sua squadra non riesce a buttare la palla in porta in qualunque tipo di circostanza? La partita è stata impostata anche in maniera corretta, sono i giocatori a non trasmutare in campo quanto preparato.

Simone Indovino

Roma-Juventus 2-0: le pagelle. Mirante tiene vivi i giallorossi, Florenzi e Dzeko puniscono la Vecchia Signora

Simone Indovino – Necessario e doveroso ringraziare il signor Antonio Mirante per la prestazione che oggi ha sfoderato. Se non fosse stato tra i pali, staremmo probabilmente commentando qualcos’altro. Con le sue parate (almeno 3) ha permesso alla Roma di rimanere in gara fino alla metà del secondo tempo, quando la squadra è stata abile a salire di giri e a surclassare una Juve piuttosto sazia. Prima Florenzi, poi Dzeko, regalano tre punti che sono importanti in ottica classifica. Chiaro che ormai l’obiettivo Champions rimane difficile, ma è un successo utile per la conquista dell’Europa League. In ogni caso, la speranza è l’ultima a morire.

ROMA

Mirante 8 – Supereroe. Partita incredibile del portiere giallorosso, che compie almeno tre interventi decisivi volte a mantenere in vita la squadra giallorossa. Dà enorme sicurezza al reparto ed è anche abile nel gioco col pallone tra i piedi.

Florenzi 7 – Ineccepibile la gara del 24, che nonostante la velocità di Spinazzola è sempre bravo a tenerlo a bada, complice anche l’aiuto di Kluivert. Poi è freddissimo nel portare avanti la Roma, con un dolcissimo scavetto utile per scavalcare Szczesny.

Manolas 6.5 – Partita rocciosa del difensore greco, riassunta tutto nella spizzata finale che toglie la palla dalla testa di Ronaldo, per quello che sarebbe potuto essere il pareggio.

Fazio 6.5 – Concentrato e sempre all’interno della partita. Puntuali tutti i suoi interventi; si lascia anche andare ad alcune licenze stilistiche col pallone tra i piedi che spesso lo premiano.

Kolarov 6 – Non ha troppa licenza per mostrare le sue migliori qualità, ma è comunque ordinato in tutte le sue azioni. Cuadrado sulla propria corsia è un avversario piuttosto antipatico, ma il serbo lo controlla al meglio.

Zaniolo 6 – Partita a intermittenza quella del giovane, con alcuni momenti in cui è praticamente assente, altri in cui è pienamente all’interno della manovra capitolina.

Nzonzi 6.5 – Un ottimo schermo davanti alla difesa. Sia dal punto di vista aereo che non, vince la stragrande maggioranza dei duelli, sempre utili per evitare le incursioni avversarie. Potrebbe brillare di più in alcune giocate con la palla, ma i suoi 90 minuti rimangono ottimi.

Pellegrini 6.5 – Vivace in un primo tempo piuttosto anonimo, in cui per lo meno è l’unico a cercare con insistenza la porta. Prima, in maniera anche fortunata, coglie l’incrocio dei pali. Poi spaventa Szczesny. Nella ripresa il copione è simile fino a quando non avverte dolore al flessore.

Kluivert 6 – Crea e distrugge, come sempre. Lucidissimo in determinate occasioni, poco brillante in altre. È la spregiudicatezza giovanile, ma i mezzi per diventare grandi ci sono tutti.

Dzeko 6.5 – Riceve veramente pochi palloni per combinare qualcosa di buono, specie nei primi 45 minuti. Il primo utile, col sinistro, lo sbaglia malamente. È solo il preludio al raddoppio in cui deposita alle spalle di Sczesny un preziosissimo assist di Under.

El Shaarawy 6.5 – Quando ha il pallone tra i piedi mette sempre in apprensione la difesa della Juventus. Ha la pecca di divorarsi un gol praticamente fatto, quando doveva solo ribadire con potenza in porta. Ma per oggi va bene così ugualmente.

Cristante 6 – Utile a fare diga in mezzo al campo.

Under 6.5 – Il suo ingresso spacca in due la difesa avversaria. Meravigliosa la sgroppata nel finale che regala il raddoppio a Dzeko.

Ranieri 7 – I suoi sono bravi a rimanere in gara nonostante l’insistente primo tempo della Juve (per ulteriori informazioni ringraziare Mirante), ma è altrettanto capace lui a leggere il match in determinati punti chiavi. Il risultato ottenuto, oltre al prestigio per l’avversario, consente di tenere accesa una minima fiammella di speranza.

Simone Indovino

Genoa-Roma 1-1: le pagelle. Bravi a resistere e colpire con El Shaarawy, poi la concentrazione scende. Pari che può pesare

Simone Indovino – Che sarebbe stata una partita maschia e fisica era stato ampiamente previsto dalla grande totalità dei protagonisti in campo. La Roma non è scesa in campo con l’atteggiamento che ci si aspettava. Il Genoa ha il sangue agli occhi e i giallorossi soffrono il pressing e la corsa asfissiante dei rossoblù. I ragazzi di Ranieri sono tuttavia bravi a rimanere in gara a lungo, fino a trovare la stoccata vincente con El Shaarawy. Poi, quando sul cronometro mancherebbero pochi minuti, un black out totale che porta al pareggio del Genoa e al rigore per i padroni di casa, fortunatamente respinto da Mirante. La corsa al quarto posto, adesso, è sempre più tosta.

ROMA

Mirante 6.5 – Croce e delizia. La difesa commette un errore nel gol subito, ma la sua uscita piuttosto avventata non aiuta per niente. Poi stende Sanabria e concede il rigore, per fortuna è concentrato nel respingerlo, facilitato da una conclusione debole dell’avversario.

Florenzi 6 – Potrebbe offendere di più, ma i suoi compagni non sono per niente bravi a servirlo specialmente sulla corsa. In retroguardia, soffre spesso la fisicità di giocatori più prorompenti di lui come Kouamè.

Manolas 5 – Giornata no per il greco che si intravede sin dalle prime battute. È deconcentrato e spesso si fa superare dai cross avversari ma anche dal diretto marcatore, ovvero Lapadula. Un po’ meglio nella ripresa, ma i 90 e passa minuti sottotono rimangono.

Fazio 5.5 – Meglio del compagno di reparto: le sue chiusure sono più puntuali e precise. Peccato per la distrazione nel corner finale dove permette (in concomitanza di colpe con altri compagni) a Romero di prendere il pallone di testa e pareggiare.

Kolarov 6 – Offende bene, difesa ordinata. I maggiori pericoli non provengono dal suo lato.

Nzonzi 5.5 – Un buonissimo schermo davanti la difesa, negativo in fase di regia. Troppi gli errori anche banali da lui commessi. Fa valere il fisico: vince praticamente tutti i duelli aerei ma manca quello più importante in occasione del corner in cui il Genoa pareggia.

Cristante 5 – Manovra lenta quella portata avanti dal centrocampista italiano che soffre tanto il forte pressing dei rossoblù.

Zaniolo 5 – Tutti continuano a dire che sia una mezzala, eppure ce lo ritroviamo sempre nella corsia di destra in cui riesce a incidere poco e niente. Anche oggi è ben ingabbiato dai difensori avversari e la sua partita rimane anonima.

Pellegrini 5.5 – Pesa tantissimo l’occasione divorata nel primo tempo, che avrebbe potuto indirizzare la partita. Con più lucidità avrebbe fatto decisamente meglio. Meno brillante di altre occasioni.

El Shaarawy 6.5 – Lui c’è sempre. A prescindere da come andrà la stagione di squadra, il suo rendimento personale sarà soltanto da incorniciare. L’unico a illuminare in avanti, è freddo quando ha sul sinistro la palla gol.

Dzeko 6 – Fa quel che può, ed è obiettivamente difficile fare di più. Si trova sempre a lottare in mezzo a tanti avversari.

Schick s.v. – Buttato nella mischia, conclude poco.

Kluivert 5.5 – In campo giusto per rimediare un giallo e mettere in mezzo il cross da cui nasce il gol giallorosso.

Karsdorp 5 – Sanabria subisce fallo da rigore nella zona che dovrebbe essere coperta in quel momento da lui. Spaesato in difesa.

Ranieri 5.5 – Per motivazioni degli avversari era una partita decisamente diversa da quelle delle ultime settimane. La sua Roma ha la colpa di non entrare in campo col piglio giusto e di venire sovrastata dal Genoa in troppi fattori. Quando poi il match sembrava in discesa, una distrazione difensiva come non si vedevano da tempo ha fatto sì che i ragazzi di Prandelli pareggiassero.

Simone Indovino

Roma-Cagliari 3-0: le pagelle. Le motivazioni fanno la differenza. Fazio versione bomber, Pastore mostra la sua classe

Simone Indovino – Un sabato sera all’insegna della tranquillità. La beffa dell’andata è ampiamente rivendicata (ma quanto pesa non avere quei 2 punti), e ilmassimo bottino oggi è certificato anche da una prestazione di altissima qualità. Tre gol fatti, nessuno subito e il quarto posto nuovamente raggiunto in attesa delle dirette avversari. Fazio certifica il suo buon momento, rinasce Pastore con giocate e un gol pregevolissimo. Sarebbe gradito averlo in questo finale di stagione. Kolarov mette le ciliegina sulla torta.

ROMA

Mirante 6 – Spettatore non pagante di una piacevolissima partita dei suoi compagni. Dice la sua, in ogni caso, su un’interessante conclusione di Pavoletti.

Florenzi 7 – Una condizione fisica che è sembra eccellente, che gli consente di fare lo stantuffo sulla corsia di destra e a coprire, allo stesso tempo, in maniera egregia in fase difensiva.

Manolas 6 – Ordinaria amministrazione per il greco, che incappa solo in una spiacevole ammonizione proprio allo scadere di gara dopo essersi perso l’uomo.

Fazio 6.5 – Punisce il Cagliari che è ormai diventate una delle sue vittime predilette. Si conferma in un buon momento, creatosi in concomitanza con l’arrivo di Ranieri. Torna anche al gol, che è utile per bloccare presto una partita che poteva essere insidiosa col passare dei minuti.

Kolarov 6.5 – Non rischia troppo dal suo lato, e per questo motivo le scorribande sulle sinistra sono innumerevoli. Corona il tutto con un gol (col destro), che mette al sicuro il risultato.

Nzonzi 6.5 – Non luccicante ma concreto. La legna davanti la difesa era proprio quello che Ranieri chiedeva in questa partita e con questo tipo di centrocampo. Compito svolto in maniera perfetta e con la giusta aggressività.

Pellegrini 6.5 – La sua vivacità in mezzo al campo fa sempre bene alla fase offensiva della squadra, anche quando è schierato in posizione più arretrata come oggi.

Kluivert 6.5 – Quando parte è praticamente imprendibile, ed è lui a servire il pallone che alla fine arriva a Pastore per il gol del raddoppio. Come ormai consueto, potrebbe essere un po’ più lucido in determinate circostanze.

Pastore 7 – La palma del migliore in campo, oggi, va a lui. Criticato quando c’è da criticare, applaudito quando c’è da applaudire come oggi. Delizia tutto il pubblico dell’Olimpico prima con un gol di grande caratura, poi con delle giocate pregevolissime che fanno anche infastidire gli avversari. Vicino alla doppietta: solo la traversa glielo nega.

El Shaarawy 7 – Non fa altro che confermare il suo momento, anche se oggi non appare nel tabellino. Dopo 30 secondi mostra subito che è in palla bevendosi 4 avversari, poi fa il velo preziosissimo per Pastore.

Dzeko 6 – Ha voglia di far nuovamente gol nella sua casa, e ci prova tanto anche se spesso in maniera non troppa convinta. Goffo nell’occasione più ghiotta, ma la sua partita rimane comunque positiva. Prende anche uno sfortunato palo.

Perotti 6 – Fantasista a tutto campo nello scampolo di partita in cui è in campo.

Under s.v. – Una condizione atletica ancora da rivedere.

Coric s.v. – Piacevole rivedere il croato.

Ranieri 7 – Adesso questa squadra ha un’identità. Esprime un buon gioco, è solida in difesa, e sopratutto mostra voglia di vincere come nell’occasione di questo pomeriggio. Adesso tutti sul divano a vedere le dirette concorrenti: c’è decisamente bisogno di uno sgambetto ai loro danni.

Simone Indovino

GP Serie A, cinque giri al traguardo Champions League. Tanti scontri diretti tra le pretendenti, insidie Genoa e Juve per la Roma

Simone Indovino – Immaginatela così: una griglia di partenza nel più classico stile automobilistico o motociclistico. Cinque giri da disputare, cinque pretendenti principali. Milan, Roma, Atalanta, Torino e Lazio. Cinque squadre, un’unica corsa, un unico obiettivo comune. Il quarto posto, che vuol dire Champions League. Pronosticare, a oggi, chi sia la favorita per conseguire il piazzamento è praticamente impossibile, poiché questo campionato ha riservato tante sorprese sin dal suo inizio. Importante in quest’ottica potrebbe essere, tuttavia, il calendario delle pretendenti. Sfideincroci, che si riveleranno decisivi a fine maggio.

Si parte stasera, con un aperitivo d’altissimo gusto. Napoli e Atalanta si affronteranno per completare la giornata pasquale della Serie A. Già da questo match si potranno trarre delle indicazioni interessanti sugli orobici. Il prossimo turno, invece, regala scontri interessantissimi. La Roma dovrà ovviamente cercare di far bottino pieno in casa col Cagliari (vendicare con autorità la beffa subita in Sardegna a dicembre sarebbe cosa piuttosto gradita), in modo da guardare da spettatrice interessata il delicato scontro tra Torino e Milan e quello tra Sampdoria e Lazio. Anche per l’Atalanta non si prospetta una gara semplice: l’attende l’Udinese desideroso di ottenere punti decisivi per la salvezza.

Nel turno dopo la squadra di Ranieri se la vedrà col Genoa in quella che forse è la gara più insidiosa delle cinque rimanenti per i giallorossi. I risultati altalenanti del Grifone l’hanno messo in serissima difficoltà, e l’ombra della B è forte. Facile quindi ipotizzare una grinta non indifferente da parte dei ragazzi di Prandelli. Gara sulla carta agevole per il Milan, che se la vedrà col Bologna a San Siro. Di contro, il Torino sarà impegnato sul campo della Juve per il derby e Lazio e Atalanta si scontreranno all’Olimpico.

Al terzultimo turno, quando sarà ormai il 12 maggio, ecco che la Juventus campione d’Italia farà visita nella Capitale. Chiaramente i bianconeri arrivano senza obiettivi né pretese, ma è altrettanto logico pensare che la partita rimanga comunque complicatissima. Un eventuale risultato positivo potrebbe forse dare quello slancio definitivo ai capitolini, che scenderanno in campo già a conoscenza del risultato del Milan nell’ostico campo di Firenze. Scontri casalinghi più agili, in questo caso, perAtalanta e Torino, che se la vedranno rispettivamente con Genoa e Sassuolo. La Laziodisputerà il suo match in trasferta a Cagliari.

Meno due giri dal termine: Sassuolo-Roma, Milan-Frosinone, Lazio-Bologna. Facile pronosticare un successo di tutte e tre le compagini, che farebbe rimanere tutto invariato. Più insidioso il match per il Torino in casa dell’Empoli, che certamente dovrà ottenere punti salvezza fino all’ultima giornata. L’Atalanta, invece, giocherà in casa della Juventus.

Ultima giornatala Roma concluderà la sua corsa in casa col Parma. Sarebbe fin troppo bello ritrovarsi già qualificati alla prossima Champions League, ma ammesso che ancora l’obiettivo non sia stato conseguito, i 3 punti sono a dir poco obbligatori, senza fare troppi calcoli sugli altri, almeno in quest’ultima partita. Anche perché, eccezion fatta per lo scontro diretto tra Torino e Lazio, le dirette avversarie hanno partite piuttosto agevoli. Poco importa a quel punto, perché l’obiettivo principale deve essere quello di vincere tutte e 5 le partite rimaste. La Roma di Ranieri può farlo e deve farlo, sarebbe il risultato minimo in una stagione decisamente al di sotto delle aspettative iniziali. Perché alla fine della corsa, dopo tutto, sarebbe meraviglioso vedere quel veicolo giallorosso fiammante tagliare il traguardo.

Simone Indovino

Sampdoria-Roma 0-1: le pagelle. Tre punti e clean sheet, sembra un miraggio. La difesa gira, Ranieri svolta il match coi cambi

Simone Indovino – Una vera e propria boccata d’ossigeno quella che la Roma acquisisce stasera con questi tre punti ottenuti sull’ostico campo della Sampdoria. A decidere una gara complicatissima è il capitano, Daniele De Rossi, che sfoga tutta la sua grinta con un urlo gioioso sotto lo spicchio dei tifosiDifesa finalmente super: nonostante Quagliarella e Defrel, i blucerchiati vengono sempre contrastati in maniera adeguata da Manolas e Fazio. Ranieri svolta il match coi cambi: l’ingresso di Dzeko ed El Shaarawy è fondamentale ai fini del risultato. Adesso si passerà una domenica con lo sguardo verso la tv, per vedere le dirette concorrenti nella corsa all’Europa.

ROMA

Mirante 6 – Lo impegna Defrel nel primo tempo, poi non è tanto impensierito. Decide di far prendere un colpo al cuore ai tifosi quando, all’ultimo secondo, fa scaturire un contropiede che poteva essere fatale.

Karsdorp 6 – Che si deve fare con te, Rick? La partita era stata sufficiente, con qualche solita amnesia difensiva ma anche qualche sgaloppata interessante. Poi, l’ennesimo problema muscolare.

Manolas 7 –  Respinge tutto quello che può respingere, e lotta costantemente con Quagliarella. Battaglia personale più che vinta. Fondamentale un suo tackle che interrompe un cross pericolossimo della Samp dalla sinistra.

Fazio 6.5 – Un piacere rivederlo in questo modo. Partita d’alto profilo dal punto di vista dei posizionamenti e da quello della concentrazione per tutti i 95 minuti.

Kolarov 6.5 – Si prenderà un turno di riposo causa squalifica nella prossima giornata, e dopo la partita di oggi ne potrebbe avere davvero bisogno. È un metronomo sulla corsia e arriva spessissimo sul fondo a crossare. Bravo anche in copertura.

De Rossi 7 – È il match winner della gara. Si trova al posto giusto al momento giusto e ribadendo col petto quella palla in gol può sfogare tutta la sua tensione con un urlo liberatorio sotto lo spicchio dei tifosi. Il resto della gara è riempita da geometrie precise e tanti break. Prende una marea di botte e si rialza sempre con fierezza.

Cristante 6 – La gestione del possesso è sempre affidata a lui, e ben si comporta. Se vogliamo far un appunto, potrebbe essere più lucido e veloce.

Zaniolo 6.5 – Se tutti avessero sempre il suo spirito. In un primo tempo pigro è l’unico a provare a dare uno scossone ai suoi con i suoi guizzi. Nella ripresa fa parte dell’orchestra offensiva di Ranieri, e dà un’enorme mano anche in ripiegamento.

Pellegrini 6 – Non aveva i 90 minuti nelle gambe ma quell’ora abbondante disputata è stata tatticamente ordinata e senza sbavature.

Kluivert 6 – Una delle sue tipiche partite: tanta voglia, buona giocate, e altrettante meno. Ma nel complesso il match è positivo.

Schick 6.5 – Primo tempo sonnacchioso, nella ripresa, specie nei primi 15 minuti, è protagonista di buone occasioni. Sfiora la rete di testa, poi scala leggermente indietro con l’ingresso di Dzeko. È suo il colpo di testa che scaturisce il gol di De Rossi.

Juan Jesus 6 – Catapultato in un ruolo non suo nel clou del match, il brasiliano si comporta in maniera ordinata e dal suo lato non si soffre particolarmente nel finale.

Dzeko 6.5 – Il suo ingresso cambia totalmente l’offensività giallorossa. Il bosniaco regala vivacità ai suoi e opera come regista offensivo muovendo tantissimo il pallone.

El Shaarawy 6.5 – Fondamentale (aggettivo pure riduttivo), il tuo tackle scivolato nel finale su Gabbiadini. Ingresso esemplare.

Ranieri 7 – Prime impronte di una Roma attenta, guardinga, cinica e vogliosa. Sono questi i marchi della sua squadra ed è un peccato che siano servite così tante settimane per vederla così. Preziosissimi i cambi in corso d’opera: la freschezza e la lucidità di Dzeko ed El Shaarawy danno quello sprint decisivo ai capitolini.

Simone Indovino

Roma-Napoli 1-4: le pagelle. Saluti finali all’Europa che conta? Partenopei che demoliscono una squadra inesistente

Simone Indovino – Parliamoci chiaro, ogni tifoso della Roma non vede l’ora che sia metà maggio e che questa stagione infernale rimanga solo negli annali. Il Milanperde, il distacco dal quarto posto può diminuire, e i giallorossi che fanno? Regalano un’altra prestazione aberrante, venendo distrutti dal meritevole Napoli di Ancelotti. Non si salva nessuno nella debacle di questo fine marzo: Olsen sbaglia ancora, la difesaè distratta, il centrocampo è immobile e l’attacco non vede la porta. Ma quello che fa sempre più male è vedere degli uomini in campo senza la voglia di ribaltare la situazione e di rendere onore al club.

ROMA

Olsen 4.5 – Con la collaborazione degli attaccanti avversari è anche protagonista di alcune parate interessanti, specie quella su Verdi, che tengono a galla i suoi. Decisivo in negativo, poi, l’errore che regala il 2-1 agli avversari. Raggiunto il pari in maniera piuttosto casuale è inammissibile un abbaglio del genere che condiziona nuovamente la partita.

Santon 5 – Certamente più propositivo di Kolarov, anche se ovviamente conclude ben poco.

Manolas 4.5 – Già è stato un miracolo il fatto che fosse regolarmente in campo. All’interno della gara naufraga con il resto dei compagni.

Fazio 4.5 – Non fa più notizia che tutti i gol degli avversari siano “aiutati” da marcature piuttosto fittizie dell’argentino, la cui stagione è destinata a terminare come iniziata.

Kolarov 4.5 – Inutile alla causa, sia in fase offensiva sia in fase difensiva. Raramente si vede arrivare sul fondo per proporre qualche cross.

Nzonzi 4 – Difficile da commentare, ancora. Lento, lentissimo, impiega un’eternità anche a compiere un banale passaggio, quando non lo sbaglia. I centrocampisti avversari vanno al doppio della sua velocità.

De Rossi 5 – Quali colpe vogliamo dargli? Cosa può fare un giocatore di quasi 36 anni di fronte all’impotenza di questa squadra imbarazzante? Fa quel che può, considerata anche la sua forma fisica.

Schick 4 – Rigore a parte conquistato, grazie più a un’ingenuità di Meret che dalla positività della sua giocata, non si vede mai in nessuna circostanza. Quando prova a mettere la testa fuori dal guscio, sbaglia appoggi e cross.

Cristante 4.5 – Ha voglia di fare ma questo si tramuta in una fretta che praticamente sempre compromette la qualità della sue giocate.

Perotti 6 – Con tutta la buona volontà del mondo è a conti fatti l’unico a provarci. Fa quello che deve, ovvero realizza il rigore conquistato e prova qualche spunto sulla sua corsia. Ma se i compagni di reparto non collaborano…

Dzeko 4 – Il tabù Olimpico chissà per quanto ancora andrà avanti. Sin dai primi minuti si vede ancora il Dzeko svogliato e poco concentrato che poco serve alla Roma. Il resto della squadre lo assiste poco, ma lui non fa nulla per cambiare la situazione.

Zaniolo 5 – Lo colpisce un virus che gli impedisce di giocare dall’inizio. Quando entra in campo è ormai tutto compromesso.

Kluivert s.v. – Appena qualche minuto.

Under s.v. – Toh, chi si rivede.

Ranieri 4.5 – È palese che la colpa di tutto questo non può essere sua. Ma dopo tre settimane piene di lavoro magari ci si poteva aspettare qualcosa in più. Evidentemente i discorsi motivanti portati avanti dal tecnico, ai giocatori, entrano da un orecchio ed escono dall’altro.

Simone Indovino

È iniziata la J League più bella di sempre

Gianluca Notari – Quando si parla di Giappone, i riferimenti a cui ci rifacciamo sono sempre quelli: il sushi, i cartoni animati e i film che parlano di arti marziali, tipo Karate Kid. Quando invece si parla di calcio giapponese, solitamente il discorso si riduce a pochi nomi: alcuni di questi sono legati a squadre leggendarie, come Kagawa per il Borussia di Klopp o Okazaki per l’impresa del Leicester con Ranieri; altri invece sono ricordati come meteore del calcio italiano, vedi Nagatomo e Honda; o altri ancora appartenenti ad un passato ancestrale come Nakata e Nakamura. Altre volte, invece, si torna a parlare di Holly e Benji, con le solite battute sulla lunghezza del campo e sulla negligenza dei medici che permettevano a Julian Ross di giocare. Ma fuori dagli stereotipi e dai cliché, il calcio giapponese è molto più di questo.

Il movimento calcistico in Giappone, al contrario di quanto si pensi comunemente, ha una tradizione secolare. Antecedente alla creazione nel 1992 della prima lega nazionale ufficiale – la J. League Division 1, nota oggi come J1 League -, il calcio in terra nipponica fu portato dagli inglesi nel lontano 1873 da Sir Archibald Lucius Douglas, ammiraglio della Royal Navy di base a Tokyo, dove aveva il compito di istruire una classe di cadetti di circa 30 unità. Si dice che proprio durante una pausa dall’addestramento il marinaio mostrò ai suoi alunni le sue abilità nel palleggio: inizialmente gli studenti non ne furono attratti, ma la magia del calcio fece sì che tutto ciò avvenisse in concomitanza con una grande rivoluzione che stava investendo tutto il Giappone, portando la sua società da una struttura di tipo feudale ad una di tipo occidentale. Questi cambiamenti, naturalmente, riguardarono anche il campo dell’istruzione e dello sport, avviando grandi opere di rinnovamento delle strutture sportive: vennero infatti costruiti in breve tempo nuovi impianti dedicati al baseball, al rugby e anche al calcio, che cominciò così la sua storia in terra nipponica. Nel 1918 iniziarono i primi tornei regionali, mentre il primo campionato nazionale di cui si ha notizia è datato 1921, in concomitanza con la nascita della Japan Football Association. Il calcio rimane però relegato al mondo accademico, decisamente in ombra rispetto al più popolare baseball. La prima vera occasione di rilancio si presenta alle olimpiadi di Tokyo nel 1964: la Nazionale nipponica non fece una grande figura, ma rimarrà per sempre impressa nella storia di questo sport la clamorosa vittoria contro l’Argentina, la stessa della tristemente nota Tragedia di Lima. Nello stesso anno, sotto l’impulso dei Giochi, nasce la Japan Soccer League, primo campionato nazionale giapponese, anche se ancora a livello amatoriale.

Per aspettare la creazione di un campionato ufficiale professionistico si dovranno aspettare quasi 30 anni: come detto, la J League nacque nel 1992, diventando a tutti gli effetti sport nazionale. Ma se il livello della competizione era piuttosto scadente, il fascino dell’Oriente riuscì ad ammaliare campioni da tutto il mondo praticamente da subito: la prima migrazione verso est si attesta già nel 1994, quando atterrò a Tokyo la leggenda Dragan Stojkovic, mentre un anno dopo fu il turno di Dunga. I due, che vestirono rispettivamente le maglie di Nagoya Grampus e Jùbilo Iwata, diedero un certo lustro al campionato, ma per farsi conoscere il Giappone a undici necessitava di un ambasciatore che girasse per il globo ad avvertire il mondo che, ormai, a pallone si giocava anche lì. Detto fatto, il legato prescelto fu Kazuyoshi Miura: per rinsaldare il legame culturale tra Brasile e Giappone, Miura si trasferì a giocare in sudamerica quando ancora doveva esordire nel calcio professionistico. Giocò lì per quattro stagioni, vestendo le maglie tra le altre di Santos, Palmeiras e Coritiba, per poi tornare al Verdy Kawasaki, a casa sua. Poi lo acquistò il Genoa, e Miura divenne il primo nipponico a solcare i campi di Serie A, ma dopo una sola stagione cambiò aria, rimbalzando tra Croazia, Australia e ancora Giappone. La cosa più interessante da dire riguardo a Miura è che ancora oggi gioca: è da poco tornato nel Yokohama FC, e alla veneranda età di 52 anni è il più anziano giocatore professionista ancora in attività.

Ma tutto questo, dando uno sguardo all’odierno Giappone, si direbbe appartenere alla preistoria: dopo la parentesi iniziale degli anni 2000, dove la J League ha vissuto un periodo di assestamento che l’ha tenuta ancora lontana dai canoni occidentali (per capire la provincialità del torneo basti pensare alla canzone scelta nel 2003 come intro dei match di campionato: “Supercafone” di Piotta, per intenderci), i nipponici che giocano in Europa sono oggi circa una cinquantina, ed il fenomeno è in continua espansione. Il livello della competizione è ancora basso rispetto all’Europa, ma la sua reputazione sembra destinata a crescere: come fu per Dunga e Stojkovic, gli ultimi movimenti di mercato dei club giapponesi potrebbero dare l’imput per un nuovo balzo in avanti dell’intero movimento. Quella di quest’anno, infatti, si preannunica essere la J League più bella di sempre. Primo motivo di questo fenomeno sono, così come fu per la Cina qualche anno fa, gli enormi capitali investiti: Iniesta, dopo una carriera che gli ha permesso di entrare nell’olimpo di questo sport, ha deciso di svernare a Kobe, città che fino a quel momento era famosa solamente per la lavorazione della squisita carne di manzo. E chissà quante bistecche potrà mangiare oggi l’ex Barça con lo stipendio da 26 milioni di euro annui che gli assicura il Vissel, squadra in cui si è trasferito un annetto fa. Assieme a lui, capitano del Kobe l’ex enfant prodige Lukas Podolski, ormai da due stagioni in Giappone.

A completare il tridente d’attacco con Podolski e Iniesta c’è un altro spagnolo, anche lui ex Barcellona: David Villa. Ritiratosi dai grandi palcoscenici ormai diversi anni fa, El Guaje ha deciso di girovagare per il mondo giocando a calcio e incassando un sacco di soldi, passando per Stati Uniti, Australia e, per l’appunto, Giappone. Ma la lista dell’ “anvedi chi ce sta” non finisce qui. In ordine sparso: Fernando Torres, punta di diamante del Sagan Tosu, l’ex Manchester City Jò, acquistato un anno fa dal Nagoya Grampus assieme a Mitchell Langerak, portiere ex Dortmund e stella del calcio australiano. Ci sono poi altri calciatori più o meno noti, come il mai esploso Leandro Damiao e una vecchia conoscenza del calcio italiano come Victor Ibarbo, alcuni autoctoni come la bandiera del Gamba Osaka Yasuhito Endo e all’ex Schalke 04 Atsuto Uchida oltre alle certezze Hugo Vieira del Marinos e Patric del Sanfrecce, autore quest’ultimo di 20 reti nell’ultimo campionato.

Riprendendo il discorso relativo al campionato, la competizione è composta da 18 squadre che si affrontano in due gironi, andata e ritorno. La prima e la seconda sono ammesse automaticamente alla AFC Champions League, la Champions d’Asia, la terza invece deve affrontare i preliminari. Le ultime due retrocedono direttamente in J2 League, mentre la terzultima accede ai playout. Detentore del titolo è il Kawasaki Frontale, che ha vinto le ultime due edizioni. L’asticella, però, quest’anno si è alzata di molto, e dopo le prime tre giornate di campionato non c’è stato un responso chiaro sulle possibili favorite: il Vissel di Iniesta, Podolski e Villa ha perso la prima e vinto le ultime due, mentre il Tosun di Fernando Torres è ultimo a 0 punti. Primo in classifica a punteggio pieno è il Nagoya, quindicesimo lo scorso anno, trascinato dai gol di Jò: il brasiliano è già andato a segno per due volte dopo le 24 reti della scorsa stagione, quando vinse il titolo di capocannoniere. La sorpresa, per il momento, è il brasiliano Anderson Lopes, autore di quattro reti nella goleada del Sapporo contro lo Shimizu S-Pulse.

Infine, uno sguardo alla fruzione: il numero di persone che assiste alle partite di J League è in crescendo, tanto che la piattaforma DAZN ha cominciato dallo scorso agosto a trasmettere il calcio giapponese per la prima volta in Italia, sintomo di un mercato in continua espansione anche tra i buongustai del pallone. Ma la più grande vittoria che il movimento nipponico ha raggiunto negli ultimi anni è forse quello delle presenze allo stadio: i numeri sono in continuo aumento, con medie di paganti che in molti casi somigliano a quelle italiane. Certo, come già detto lo spettacolo a cui i tifosi assistono non è ancora paragonabile agli standard europei, ma le cose stanno migliorando e l’arte del saper aspettare non è cosa nuova da quelle parti. Proprio come diceva il maestro Myagi in Karate Kid: “Dai la cera, togli la cera, dai la cera, togli la cera...”.

Gianluca Notari