La cronistoria degli ultimi due, terribili, mesi della Roma

Luca Fantoni – C’è mai fine al peggio? È la domanda che si stanno facendo tutti i tifosi romanisti e la cui risposta, da due mesi a questa parte, sembra essere solo no. 91esimo minuto di Genoa-Roma. Romero svetta in mezzo a Schick e Nzonzi e pareggia la partita, distruggendo le flebili ma residue speranze di qualificazione alla Champions League. Da quel momento, a cadenza quasi settimanale, i tifosi della Roma si trovano davanti a situazioni incredibilmente difficili da digerire. La prima è il rifiuto di Antonio Conte di venire ad allenare nella capitale. Il 7 maggio, con un’intervista uscita sulla prima pagina de ‘La Gazzetta dello Sport’, l’allenatore salentino specifica che in quel momento “non ci sono le condizioni” per un suo arrivo a Roma, ridimensionando le aspettative di una piazza e di una tifoseria che, con la voce di un possibile arrivo dell’ex Juventus, aveva cominciato a sognare. Ce ne sarà un altro di rifiuto ma questo è sicuramente il più rumoroso.

DE ROSSI – La seconda situazione surreale è l’addio di De Rossi. Il 14 maggio, con uno scarno tweet, la società annuncia che Roma-Parma sarebbe stata l’ultima partita del capitano con la sua storica maglia addosso. Il giorno dopo c’è la conferenza, che per quanto si mantienga su toni pacati, evidenzia il netto distacco tra la posizione di De Rossi che si sentiva ancora utile alla causa e quella della società, convinta di agire per il bene tecnico della Roma. Nella stessa esternazione con la stampa c’è stato il primo riferimento chiaro, da parte di un componente della società, a Franco Baldini con il ruolo ingombrante che occupa pur non essendo nell’organigramma giallorosso. Il giorno dopo, il 16, in tutti i telefoni di Roma arriva un audio di Daniele De Rossi dove accusa la società mentre a Trigoria scoppia la protesta dei tifosi con anche Ranieri che conferma di non rimanere a Roma e che è Franco Baldini, “Testagrigia“, a prendere le decisioni. Il 17 la protesta si sposta sotto la sede dell’Eur dove circa 500 tifosi esprimono la propria rabbia contro la decisione della società. Nelle successive due settimane a Roma non si parla d’altro e tutti i tifosi sembrano finalmente riuniti sotto un’unica bandiera, quella di Daniele De Rossi. Il 26 maggio non è la giornata delle polemiche ma è solo una giornata piena di amore per un capitano, una leggenda, una bandiera che se ne va. Da sottolineare anche il ringraziamento dell’Olimpico a Ranieri, da brividi.

GASPERINI, ROMA GATE E FONSECA – Il 26 maggio poteva essere il ground zero della Roma, il punto da cui ricostruire. Tre giorni dopo invece arriva il rinnovo di Gasperinicon l’Atalanta, seconda scelta dopo Antonio Conte. Anche il tecnico di Grugliascopreferisce altri lidi rispetto a Trigoria. Non passano neanche 24 ore e la mattina del 30 maggio il quotidiano ‘La Repubblica’ esce in edicola con una lunga inchiesta che racconta i rapporti intestini e fratricidi nello spogliatoio giallorosso. I senatori, tra cui De Rossi, vorrebbero la testa di Monchi, Di Francesco e Totti, e tutto è raccontato da una email che Ed Lippie invia a Pallotta a dicembre scorso. L’articolo distrugge anche gli ultimi equilibri rimasti ed alimenta la visione di Trigoria come un trono di spade, in cui tutti vogliono comandare, pieno di segreti e sotterfugi che ovviamente non possono che danneggiare chi la Roma la tifa. In giornata arriva la smentita della società e poi il giorno dopo quella di De Rossi ma ormai la frittata è fatta. Sempre il 31 Pallotta fa uscire una lunga lettera che riassume gli ultimi 12 mesi e forse è la sua migliore uscita pubblica da quando è presidente della Roma, cercando di ricostruire un minimo di empatia con i tifosi. Nel frattempo il tempo scorre, il 5 giugno Massara risolve consensualmente il contratto con la Roma e i giallorossi si trovano ufficialmente senza direttore sportivo. Questo è un altro aspetto che non si può posizionare su una linea del tempo ma che comunque rientra nelle situazioni surreali: trovarsi a pochi giorni dal ritiro senza avere un direttore sportivo ufficiale in grado di operare con la completa libertà. L’11 giugno arriva la prima decisione di questa nuova stagione: Paulo Fonseca diventa il nuovo allenatore. Può piacere o non piacere ma l’importante era comunque prendere una direzione e seguirla. Solo 6 giorni dopo però, l’ambiente nella capitale esplode.

TOTTI – Il 17 giugno Francesco Totti mette fine alla sua carriera da dirigente nella Roma con una conferenza stampa, da lui convocata, nel salone del CONI. La notizia gira già da qualche giorno ma questo intervento pubblico di Totti sancisce la definitiva rottura tra colui che, insieme a De Rossi, rappresenta la gran parte della tifoseria e la società. Qui torniamo al discorso iniziale. Dopo ciò che è successo tra ieri e oggi, la Roma si trova nel punto di massima difficoltà dell’era americana. Ma siamo sicuri che ora si possa ripartire? Ormai questi ultimi due mesi hanno insegnato che può succedere di tutto e il tifoso della Roma non sa più cosa può accadere da qui a 10 giorni. La speranza è che si possano rimettere insieme i pezzi di questo giocattolo che più volte si è rotto ma quello che è certo è che mai come oggi quel 10 aprile 2018, il giorno in cui la Roma scrive la storia rimontando il Barcellona, sembra un giorno lontano, molto lontano.

Luca Fantoni

Totti lascia la Roma: “Io fuori dalle decisioni. Volevano far fuori i romani. Futuro? E’ un arrivederci…”

(Keivan Karimi) – E’ finita. Francesco Totti ammaina la bandiera e lascia una nave che non sente più sua. Il capitano dice addio (o meglio arrivederci) alla Roma, dopo due anni da dirigente inascoltato e senza ruoli specifici. Lo ha annunciato tramite una conferenza stampa fiume tenutasi al salone d’onore del Coni:

“Innanzitutto ringrazio il presidente Malagò per avermi dato questa possibilità in questo posto bellissimo. Alle 12.41 del 17 giugno 2019 ho mandato al CEO della Roma dove ho scritto un po’ di parole per me immaginabili. Ho dato le mie dimissioni dalla AS Roma. Speravo che questo giorno non arrivasse mai, invece è arrivato questo giorno brutto e pesante. Credo sia stato doveroso e giusto, non ho mai avuto la possibilità di lavorare. E’ normale che, come ho sempre detto che i presidenti passano, le bandiere no. Ho riflettuto tanto e non è stata colpa mia l’essere arrivati a questa decisione”.

La prima domanda è dell’ex ‘iena’ Enrico Lucci: “Chi te l’ha fatto fare?”, gli chiede. Risponde Totti: “Ho messo la Roma davanti a tutto, è la mia seconda casa, se non la prima. Per me fare questa scelta è stato difficilissimo, ho sempre voluto portare in alto questa società”.

Di chi è stata la colpa?
“Non mia, non ho mai avuto la possibilità di esprimermi, non mi hanno mai convolto nel progetto tecnico. Per il primo anno ci può stare, nel secondo avevo già capito cosa volevo fare e non ci siamo mai aiutati. Loro non hanno mai voluto, mi tenevano fuori da tutto”.

Cosa si sente di dire alla gente che è rimasta scioccata dal suo addio? Sarà un arrivederci?
“Al popolo di Roma devo dire solo grazie per come mi ha sempre trattato. C’è stato sempre un reciproco rispetto in campo e fuori, perciò posso solo invitarli a continuare a tifare questa squadra, la Roma va sempre onorata. Vederla in questo momento di difficoltà mi rattrista e mi dà fastidio, i tifosi della Roma sono diversi dagli altri, l’amore che danno a questa squadra è talmente grande che non potrà mai finire. Continuerò a tifare Roma. Per me è un arrivederci, non un addio. E’ impossibile vedermi fuori dalla Roma, da romanista non penso possa succedere. Prenderò altre strade, è il momento giusto. Se un’altra proprietà punterà su di me io sarò pronto”

Pronto per altre strade? Qualcuno che è più colpevole di altri?
“In questo momento ce ne sono tante di cose che posso fare, sto valutando tranquillamente, in questo mese valuterò tutte le offerte e quella che mi farà stare meglio la prenderò con tutto il cuore. Ho sempre dato il massimo e la mia decisione sarà definitiva. Non c’è un colpevole, il percorso non è stato rispettato e alla fine ho fatto questa scelta”.

Le hanno fatto promesse?
Tutti sappiamo che mi hanno fatto smettere. Avevo un contratto di 6 anni da dirigente, sono entrato in punta di piedi, per me era una novità, con il tempo ho capito che sono cose completamente diverse. Di promesse sono state fatte tante, ma non sono mai state mantenute. Normale che con il passare del tempo giudichi e valuti, anche io ho un carattere e una personalità, non sto lì a fare quello che mi chiedono di fare. Lo facevo per la Roma, ma non il tempo non mi sembrava il caso di continuare con persone che non hanno mai voluto che facessi questo ruolo.

In questi anni si è parlato parecchio di ‘detottizzazione’. E’ un percorso che per lei è iniziato recentemente o ha radici più lontane. L’addio di De Rossi una coincidenza?
“Diciamo che ‘via i romani dalla Roma’ è stato sempre un pensiero fisso di alcune persone. E’ prevalsa la verità, sono riusciti ad ottenere quello che volevano. Da 8 anni a questa parte, dall’ingresso degli americani, hanno cercato in tutti i modi di metterci da parte. Diciamo che è quello che hanno voluto, alla fine ci sono riusciti”.

Il rapporto con Baldini?
“Non c’è mai stato e mai ci sarà. Se ho preso questa decisione è perché ci sono degli equivoci e dei problemi interni alla società. Uno dei due doveva uscire, mi sono fatto da parte io. Troppi galli a cantare non servono… Troppe persone mettono bocca su certe cose e fanno solo danni, ognuno dovrebbe fare il suo”.

Ma è un gallo che canta lontano, mi sembra
“Ma quando canta da Trigoria non si sentiva il suono. L’ultima parola spettava sempre a Londra, era tempo perso”.

Un anno fa la Roma era in semifinale di Champions, quest’anno Salah l’ha alzata...
“Un po’ tutti sappiamo dei problemi reali della società, soprattutto il Fair Play Finanziario. Hanno fatto questo pensiero, questa scelta difficile di vendere i giocatori più forti e blasonati, è più facile prendere soldi con loro e tamponare i problemi del FFP. Bisogna essere trasparenti, soprattutto con i tifosi. Ad alcuni dirigenti dicevo che alla gente bisogna dire la verità. Un anno fa dissi che la Roma sarebbe arrivata quarta e che la Juve avrebbe vinto a gennaio, mi hanno dato dell’incompetente. Ma sono sempre stato trasparente quando dici la verità sei inattaccabile. non posso restare qui dentro.

Una conferenza contro dei fantasmi, le persone a cui fa riferimento non le vediamo fa tempo. Le pesa questo addio?
“L’addio mi pesa, il giocatore cerca sempre un alibi, “manca il presidente, il ds, nessuno della società ci dice come stanno le cose”… E questo dà problemi alla squadra, per me crea un danno, Il presidente deve essere più sul posto, quando vedono il capo tutti stanno sull’attenti, dal primo all’ultimo. Quando non c’è, fanno tutti come gli pare. E come quando ci si allena senza il mister: quando c’è vai a mille all’ora, quando allena il secondo si inizia a fare un po’ gli stupidi. Un esempio semplice”.

Sente di aver fatto tutto quello che era in suo potere? La Roma l’ha accompagnata nel suo percorso da dirigente?
“Se ho preso questa decisione è perchè non ho potuto fare niente, non mi sono sentito coinvolto nel progetto, specie nell’area tecnica. Non voglio fare il fenomeno ma penso di avere le basi e l’occhio per capire un giocatore rispetto ad altra gente che è a Trigoria. Non voglio fare altro, ma la mia parola è diversa da quella di un’altro. Mettendoci sempre la faccia, ovviamente, anche quando le cose vanno male come quest’anno”.

Qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso? Il vertice a Doha, c’è una speranza che il fondo del Qatar possa mettere le mani sulla Roma?
“Ho girato vari continenti, soprattutto dove ci sono gli emiri, tante persone vorrebbero investire, ma finché non vedo nero su bianco non ci credo. Posso dire che la Roma è amata e stimata in ogni parte del mondo e tutti la vorrebbero, ma non posso espormi perché non so noulla di tutto ciò. Solo quando ero in difficoltà mi chiamavano, sempre all’ultimo, in 2 anni avrò fatto 10 riunioni… Come se volessero allontanarmi da tutto. Prima o poi il cerchio si stringe. Ho cercato in ogni modo di mettermi a disposizione e di dare qualcosa in più, dall’altra parte vedevo che il pensiero era diverso”.

Cosa serve per riportarla alla Roma?
“Sicuramente un’altra proprietà, in primis. Dipenderà poi se quest’altra proprietà mi chiamerà, se crede nelle mie potenzialità. Sicuramente non ho mai fatto e non farò mai male alla Roma. La Roma viene prima di tutto, anche oggi. Staccarmi dalla Roma per me significa morire. Sarebbe stato meglio. E’ meglio che mi stacco io. Tanti personaggi, inteso come dirigenti, mi hanno sempre detto di essere troppo ingombrante”.

Per chiarire equivoci di questi giorni, le hanno mai formulato la proposta di direttore tecnico? Con questa proprietà ma senza più Baldini tornerebbe?
“Non ho mai chiesto soldi, ho chiesto un ruolo da dt per le mie competenze. Ho chiesto di dare il mio contributo e metterci la faccia, non di decidere tutto. Ma se decidono tutto gli altri, che ruolo è? Non sono andato a Londra perché avevano già deciso l’allenatore e il ds, cosa ci sarei andato a fare? Tutto ciò che avete scritto, l’unico allenatore che ho sentito è stato Antonio Conte. Mai mandato messaggi o mai chiamati Mihajlovic, De Zerbi, Gattuso e Gasperini. Ho chiamato solo Conte, il resto è fantascienza. Non ci sto a passare per stupido. Tornare senza Baldini? No. Se il vaso è rotto è difficile rimettere insieme i cocci. Se volevano fare questa scelta, potevano decidere prima. Se non hanno mai pensato a questo, è giusto restare così. Non ho nulla contro di loro, è una scelta che rispetto”.

La dichiarazione di Pallotta di due giorni fa, ha detto che ha avuto un peso nelle decisioni. Pallotta dice bugie, quindi.
“Scusa se la interrompo, l’unico allenatore che ho contattato con Fienga… Che ringrazio pubblicamente perché è stato al mio fianco, che ci ha messo la faccia e che mi ha proposto di lavorare con lui. Inutile continuare su questa strada. L’unico davvero chiamato è stato Ranieri, ho preso una decisione che altri dirigenti non volevano. E oggi lo ringrazio perchè sarebbe venuto anche gratis e ha fatto il massimo. E’ un uomo vero, appena l’ho chiamato mi ha detto “domani sono a Trigoria”, senza parlare di soldi o di squadra. I tifosi devono essere felici di lui e il tributo l’hanno dato all’addio di Daniele (De Rossi)”.

Queste dichiarazioni sono bugie?
“ho dato la mia risposta, penso che sia vera. Ognuno può sostenere ciò che vuole, non mi serve dire bugie ora”.

Non poteva esserci l’occasione per Fienga e Pallotta di essere più chiari sul suo ruolo?
”Fienga me l’aveva detto 2 mesi fa, mi aveva promesso questo benedetto ruolo da dt, cosa che tutti sapevano che volevo fare. Ma poi trovi persone che ti mettono i bastoni tra le ruote e torvano qualche intoppo… Se ad esempio non avessi voluto Fonseca, l’ultimo parere spetta al ds e al dt. Se le cose vanno male cosa dovrei fare? Andare in conferenza e dire che non è stata una scelta mia”.

Con Conte invece sarebbe rimasto?
“Certo. Se mi avessero chiamato mi sarei messo seduto, se mi interpellavano e mi davano fiducia… Ma non l’hanno mai fatto e continuano a non farlo. Con Conte è successo perché ci abbiamo lavorato io e Fienga. Ci siamo detto “l’unico che può cambiare la Roma è Conte”. Ci aveva dato l’ok, ci siamo visti e sentiti parecchie volte. Poi ci sono stati problemi e ha cambiato idea, ora è all’Inter. Pallotta l’ha saputo ed era contento del fatto che era possibile”.

Quanto pesa la sua scelta nell’addio di De Rossi?
“La risposta è banale, non ci ho messo la bocca, potrei dire così. Dicevo ad alcuni dirigenti da settembre “Se pensate che sia il suo ultimo anno, diteglielo subito. Non fate come avete fatto con me, è il Capitano e merita rispetto”. Poi ci sono stati gli infortuni, la situaxione complicata, Monchi e Di Francesco che è andato via.. Il problema è che a Trigoria si fa passare troppo tempo. Deve esserci una persona a decidere, non 10. A Daniele ho palrato da amico, gli dicevo di andare al di là. Non potevo espormi, ero pur sempre un dirigente, ma ho cercato di aprirgli gli occhi. E’ il problema poi è arrivato, come è successo con me. Non riesco a capire se è una cosa voluta o perché non ci pensano. Nel primo caso è una cosa brutta. Ma da quanto ho capito è una cosa voluta, hanno sempre voluto togliere i romani dalla Roma”.

Non ha fatto il nome di Sarri...
“Non l’ho mai contattato”.

Ma qualcuno l’ha fatto.
“Era un suo pallino, ma è una domanda da fare a lui. Non so quali fossero i suoi obiettivi e le sue valutazioni. So solo che Sarri era un pallino della persona di cui parlava. E’ un grande allenatore, avrebbe fatto comodo. Però anche lui era sotto contratto, aveva problemi con il Chelsea. Ora però parliamo del nulla, parliamo dell’attualità. Fonseca deve trovare un ambente tranquillo e sereno e una strada senza intoppi. La gente lo stima per come si è messo a disposizione, da ciò che ho visto è un grande allenatore, che ha studiato e che allo Shakhtar ha fatto bene. Spero possa far bene con la Roma”.

Perchè Conte ha detto no?
“Conte non sarebe venuto per fare rivoluzioni, ma per fare una ‘continuazione’”

Verrà l’anno prossimo allo stadio?
“Perchè non dovrei? Sono pur sempre tifoso della Roma. Può darsi che andrò anche in Curva Sud… Sa cosa farò? Ci andrò con Daniele, se non andrà a giocare da un’altra parte”.

Si aspettava un maggior impegno economico della proprietà? Cosa sente di aver potuto dare da dirigente?
“Diciamo che Totti non avrebbe cambiato la Roma, maavrebbe dato il suo contributo. Non sono state fatte promesse reali, da tifoso ho dei sogni: vedere la Roma competere ad alti vertici, come anni fa. Anche se arrivavi sempre secondo, eri competitivo, qualche coppa la vincevi. Ci sono dati di fatto, ci sono problemi finanziari e vanno rispettati. Se hai un rosso di 50 milioni devi vendere un pezzo importante, non uno della Primavera. E la squadra si indebolisce. Sa meglio di me di cosa solo i problemi. L’impegno? 100% da parte mia contro l’1% da parte loro.

Come vede la Roma senza Totti?
“Se fossi presidente della Roma e avrei in società due bandiere come Totti e De Rossi, gli avrei dato in mano tutto. Avrebbero potuto spiegare cosa è la romanità. Lui si è contornato e si contorna solo di persone sbagliate. E’ quello che gli rimproverano tutti. Tutti possono sbagliare, ma se si sbaglia per otto anni di fila, qualche domanda te la vuoi fare? Se fai 10 interviste e le sbagli, all’undicesima qualche domanda te la poni…”.

Quanto pesa la sua scelta nell’addio di De Rossi?
“La risposta è banale, non ci ho messo la bocca, potrei dire così. Dicevo ad alcuni dirigenti da settembre “Se pensate che sia il suo ultimo anno, diteglielo subito. Non fate come avete fatto con me, è il Capitano e merita rispetto”. Poi ci sono stati gli infortuni, la situaxSi dice che abbia pensato troppo a se stesso, troppo tempo libero e troppo paddle. Certi articoli usciti sulla stampa sulla situazione di Trigoria, che idea si è fatto
“Padel, calcetto, vacanze? Loro erano al corrente e mi hanno dato la disponibilità per certi eventi di beneficienza. Tutti sapevano cosa facevo. E anche gli altri dirigenti hanno fatto vacanze, solo che non li conosceva nessuno… Sono stato via 3 giorni, venerdì e il sabato ero a Trigoria per il derby. Parlava della mail… Ci sta, non si può nascondere. Ma mi fido al 100% di Daniele De Rossi, ci metto la mano sul fuoco che non ha mai detto e pensato quelle cose”.

Una conferenza stampa in cui dice quello che pensa
“Ma qualcosa mi tengo, se rispondono ho altro da dire…”.

Come mai non è nato il feeling con Pallotta?
“Ultimamente ha cercato in ogni modo di tratteneremi, sempre per vie traverse e in terza persona. In 2 anni non ho mai sentito né Pallotta, né Baldini. Che devo pensare? Di essere benvoluto? No… Se avessi sbagliato qualcosa, mi avrebbe chiamato e mi avrebbe chiesto di metterci la faccia. Non è mai successo”.

Ha dato speranza per il futuro, se gli attuali dirigenti restano invece 20 anni…
“Spero che riescano a vincere”.

Malagò ha detto che in futuro sogna di diventare presidente.
“Se succederà mi chiamerà, tutti dicono che è un mio caro amico, avrò un po’ più di potere… Ma poco, non mi serve tutto… Non mi serve stare davanti a tutti, a loro invece si…”.

Le sue dimissioni sono un atto d’amore. A lei, personalmente e professionalmente, le dispiace più essere considerato un peso da giocatore o il fatto che non hanno creduto in lei da dirigente
“Sarò sintetico: sono stato un peso per questa società. Mi hanno dato del personaggio ingombrante, sia da giocatore che da dirigente. Spero che la domanda sia questa e la risposta sia giusta, altrimenti passo da rincoglionito… (ride, ndr). Mi hanno fatto male entrambe le cose, la seconda di più. Quando ti stacchi dalla mamma è dura.

Pallotta è qui per lo stadio o per la Roma?
“Dovreste chiederlo a lui, non posso rispondere. E’ una domanda davvero da fare a lui, è una risposta personale, non posso entrare nei suoi pensieri, quello che dirò sarebbe sbagliato. Per correttezza non rispondo”.

Da calciatore ha fatto una scelta, da dirigente anche? Cosi resterebbe disoccupato
“Valuterò alcune offerte, ci sono state offerte da squadre italiane. Una è arrivata stamattina, valuterò tutte”.

Juve o Napoli?
“Ora chiedete troppo. Si dice il peccato, ma non il peccatore. Tanto si parla di Fifa, della Figc, sanno tutto loro… Tante cose le ho sapute leggendo i giornali”.

Per cosa invece si sente di ringraziare Pallotta?
“Lo ringrazio perchè mi ha fatto restare alla Roma e mi ha dato la possibilità di conoscere un’altra realtà. Da dirigente ho imparato tante cose che mai avrei immaginato di conoscere. Non sputo sul piatto dove ho mangiato. Spero che porti la Roma più in alto possibile, dove merita. Ora deve essere bravo a riconquistare la fiducia della gente. Spero che gli stia vicino gli dia indicazioni giuste, non sbagliate”.

Ci hai descritto Trigoria come una polveriera, perchè Pallotta non torna a Roma?
“Non lo so, non ci ho parlato a quattr’occhi, solo due anni fa quando ho smesso. Eravamo con mia moglie e Baldini”.

Ha sentito Florenzi e Pellegrini?
“Non ho sentito Alessandro, ho sentito Lorenzo, gli faccio i complimenti per ieri. Non ci credeva, ma ci crederà. Gli ho promesso tante cose, spero che possano avverarsi. E’ un ragazzo speciale e forte, una persona pulita che può far bene alla Roma. Può dare tanto a questa maglia, la onorerà fino alla fine. E qualche romano nella Roma serve sempre, fidatevi. Vedere giocatori che ridono quando si perde fa girare le palle… E quando qualche dirigente è contento quando si perde… I tifosi certe cose non le sanno. Se hai certa gente dentro Trigoria, non si va da nessuna parte. Uniti si va dritti, altrimenti si deraglia”.

Mancini?
“E’ il ct, vi saluta (ride, ndr)… Dovrà essere bravo a portare in alto la nazionale. Da ambasciatore spero di portagli fortuna”.

Perchè vogliono togliere il cuore e l’anima alla Roma?
“Per me non se ne rendono conto, non vivono la quotidianità e non sanno nulla di Roma. Stando qui sul posto è totalmente diverso. All’altra parte del mondo gli arriva l’1% di quello che succede qui. Spero se ne possano rendere conto, ma ormai il tempo è passato…”

Con la sua rabbia e determinazione mostrata oggi, parla già da futuro dirigente della Roma
“Non ho alcuna rabbia, lo dico a malincuore, non vado contro nessuno, nè Pallotta, né Baldini, spiego perchè vado via. Ho preso una decisione brusca. Se tornerò, con un’altra proprietà, sarò dirigente a 360 gradi. Spiace dirlo qui, se avessero fatto quello che chiedevo non mi sarei mai dimesso”.

I tifosi?
“La fede viene prima di tutto, non mi espongo più di tanto. Il mio popolo resterà sempre il mio popolo, nessuno me lo toglierà. E nessuno me lo toglierà”.

C’è una scelta tecnica che avrebbe scongliato? Che rapporto ha avuto con Monchi?
“Non farò nomi contro i giocatori, per rispetto. Tornavo dalle vacanze, il primo anno che ho smesso. Mi hanno chiesto un parere su un giocatore, avevo detto che non sarebbe stato un bene per la Roma. Non era adatto a Di Francesco e veniva da tremila infortunio. certi dirigenti mi dicevano “ti pare, devi sempre andare contro…” Ma non chiedetemi il nome del giocatore, avrei fatto un’altra scelta e ci avrei azzeccato sotto un certo punto di vista. Avrei preso uno dell’Ajax. Già sapete di chi parlo, vero… Monchi? Non l’ho più sentito”.

Nainggolan, ha preso posizione per farlo restare?
“Presi una posizione forte per lui, altri non volevano dargli delle punizioni. Ma nelle società forti chi sbaglia paga, anche Ronaldo e Messi. Nello spogliatoio deve esserci rispetto .

Dopo Roma-Barcellona si aveva la sensazione di qualcosa di diverso o già si sapeva dei sacrifici?
“Vendendo giocatori e adesso spezzo una lancia nei confronti di Di Francesco. Non l’ho portato qui io, l’ha portato Monchi. Ha chiesto 4-5 giocatori e non gliel’hanno mai presi. Inutile nascondersi, perché poi dopo la verità fa male… Non difendo il mister, ha sbagliato, ma ha chiesto 4-5 giocatori. Ne hanno presi zero? Lei lo sapeva? Io si… Dalla vostra parte tutto è più semplice”.

Per 30 anni si è sempre detto che chiamava dei giocatori per farli venire alla Roma. Se domani uno ti chiamasse, lei cosa direbbe?
“La verità. Quello che c’è ora in questo momento. Venire qui è una scelta, io posso spiegare la situazione, non obbligare una scelta. La decisione spetta a lui. Cose belle? La città, il mare, la montagna, il sole. E i tifosi della Roma, che sono i più belli di tutti”.

Conferenza stampa per la “La notte dei Re”, protagonisti Totti e Figo. Il dirigente: “Dalla tribuna tutto più facile”

Luca Fantoni – Alle 12.30, al Parco dei Principi Gran Hotel, è andata in scena la conferenza stampa adibita per presentare l’evento “La Notte dei Re”. I protagonisti della mattinata sono stati Francesco Totti e Luis Figo. All’evento presenzia anche Mauro Baldissoni, vice presidente della Roma, oltre a numerosi ex calciatori giallorossi.

Ore 12.45 – Inizia la conferenza:

Malagò su Totti a tennis: “A padel è forte ma a tennis è una pippa”.

Totti: “Lui (Malagò) il 2 giugno vorrebbe giocare, è questa la cosa brutta (ride)”.

Qual è il tuo rapporto con l’ospedale Bambin Gesù?
Totti: ” Il rapporto parte da quando ero giovane. Questi bambini sono meno fortunati di noi è avendo la possibilità di dargli un sorriso lo faccio. Ti fa stare bene”.

Il CT?
Totti: “Ho già un’idea ma non lo voglio dire. È un allenatore che ha vinto”.

In Cina hai vinto il titolo come miglior giocatore del torneo…
Totti: “Pensa gli altri come stanno”.

Chi scegliete?
Totti: “Lui va un po’ meglio, tra Real e Barcellona (ride, ndr). Cassano lo abbiamo scelto entrambi ma tanto lui giocherà con me. Il mio nome di grido è Candela. Sta qua davanti a me e glielo devo dire. Uno che fa la differenza nel calcio a 6 è Pirlo”.

Avete già fatto le squadre?
Figo: “Ci dobbiamo riunire per non chiamare gli stessi giocatori”.
Totti: ” Adesso è difficile trovare giocatori in forma (ride)”.

Hai avuto voglia di tornare a giocare?
Totti: “Dalla tribuna tutto è più facile. Ora capisco quando mi criticavano perché non facevo una cosa. Sono sensazioni belle anche queste però”.

Mostrano un video su Francesco Totti, poi interviene l’ex numero 10: “25 anni con un’unica maglia sono tanti. Evito di guardare le immagini del ritiro (ride)”.

Potevate anche giocare insieme…
Totti: “Diciamo di si. Il Real Madrid è l’unica squadra in cui sarei andato se fossi andato via da Roma”.

Figo sostiene di averti rubato il pallone d’oro…
Figo: “Ho avuto la fortuna del momento perché non è unicamente il talento. Sono condizioni che non si possono controllare. Poteva vincere facilmente Francesco”.

Che sfide ricordi contro Francesco?
Figo: ” Per me è facile ricordare i gol che facevo perché sono pochi, per lui è più difficile. Lo considero come un amico ed è sempre un piacere tornare qua e avere questa bella gente. Si tratta di beneficenza, un motivo spettacolare. Ringrazio l’organizzazione”.

Chi ha vinto più sfide tra voi?
Figo
: Più volte io.
Totti: Con Real Roma era più facile.

Luca Fantoni

La Roma è atterrata a Fiumicino, Totti e Di Francesco con la squadra. La dirigenza esce da una porta secondaria

Luca Fantoni – La Roma ha fatto rientro in Italia sul charter Alitalia AZ8951, dopo essere decollata da Oporto alle ore 11.53 italiane e aver subito la contestazione pesante dei tifosi presenti nella città portoghese. La squadra, dopo essere atterrata nella Capitale alle ore 14.09, è salita immediatamente sul pullman per lasciare l’aeroporto. Normalmente presenti Di Francesco e Totti, mentre il resto della dirigenzanon è salita nello stesso mezzo, uscendo da una porta secondaria. Nessun supporter ad attendere la squadra a Fiumicino.

Luca Fantoni

Totti-show al Galà del Calcio: “Bandiere? E’ rimasto solo il manico. Se parlo di arbitri mi radiano”

(Keivan Karimi) – Premio alla carriera per Francesco Totti oggi all’edizione 2018 del Galà del Calcio, evento annuale dell’Assocalciatori che riguardava la stagione calcistica scorsa. L’ex capitano, oggi dirigente, della Roma ha messo ancora benzina sul fuoco dopo le sue dichiarazioni importanti di ieri dopo la sfida con l’Inter:

Della partita di ieri e dell’arbitraggio non parlo più, altrimenti mi radiano. Le bandiere? Ormai non ci sono, è rimasto soltanto il manico. Mi sarebbe piaciuto giocare di più con Pirlo, era un campione diverso dagli altri. Gli arbitri italiani restano i migliori al mondo, nonostante tutto. Il mio ritiro? Diciamo che avevo già deciso, era arrivato il tempo di fermarmi”.

Totti: “Per vincere servono i campioni. Ho provato a portare gente impensabile a Roma”

(Keivan Karimi) – In attesa dell’intervista completa a ‘Il Venerdì’ de La Repubblica l’ex capitano e ora dirigente giallorosso Francesco Totti ha rilasciato alcune dichiarazioni estrapolate proprio dalla chiacchierata che verrà pubblicata domani in edicola:

“Per vincere ho sempre detto che servono i campioni. Speravo che venissero Ronaldo, Ibrahimovic, i più forti del mondo. Non solo davanti, ma anche difensori o centrocampisti. Purtroppo avevamo un limite, le poche possibilità economiche per spendere per questi campioni. Io ho cercato veramente di portare gente impensabile a Roma“.

Totti ha poi parlato del rapporto con Antonio Cassano, uno dei calciatori con cui ha avuto maggior feeling a Roma: “Quando è arrivato andavamo a cena ai ristoranti, eravamo tavolate di 7-8 persone. Era seduto ad un altro tavolo, alla fine ti alzavi ed aveva già pagato lui. Pagava per persone che non conosceva perché c’ero io. Una volta, due, tre… Alla terza gli ho detto che così non mi andava bene. Era proprio così, di indole. Adesso un po’ meno perché la moglie ‘je mena”.

Roma, Totti: “Squadra forte, ma la Juve è irraggiungibile. Stop alle critiche a Monchi e Di Francesco”

(Keivan Karimi) – A Trigoria si approfitta della sosta per le nazionali per 4 chiacchiere con Francesco Totti; l’emittente radiofonica ufficiale Roma Radio ha interpellato l’ex capitano, oggi dirigente, per fare il punto della situazione sulla Roma di oggi:

Francesco, i tifosi oggi sono dispiaciuti per l’inizio del campionato.

“E’ un momento particolare, nessuno si sarebbe aspettato questo inizio di stagione un po’ particolare. Sono solo tre partite, non si possono ricercare già le colpe. Il campionato è ancora lungo, bisogna essere realisti: la Juve fa un campionato a parte, noi dobbiamo fare un campionato con Milan, Inter, Napoli e Lazio, un secondo torneo. La gente lo deve sapere, le aspettative devono essere altre. Vedendo quello che è successo lo scorso anno è normale che devi cercare di migliorare, ma per farlo dovresti arrivare in fianle di Champions e vincere lo scudetto. Però la realtà è un’altra, la Juve è fuori concorso, noi cerchiamo di arrivare tra secondo e quarto posto. Dobbiamo arrivare più avanti possibile in Champions con l’unione del gruppo, annullando le dicerie fuori Trigoria”.

A Roma si parla troppo presto, anche Di Francesco è in discussione.

“Le chiacchiere da bar le lasciamo fuori da Trigoria. La realtà dei fatti la conosciamo solo noi, sul mister metto la mano sul fuoco, è tra i migliori in Italia. Non si fa influenzare da nessuno, ha carattere e col tempo dimostrerà il suo valore. L’ha già dimostrato a Sassuolo e anche lo scorso anno a Roma. La piazza è particolare, vogliamo vincere ma qui mi sembra che vinca solo la Juve. Dobbiamo stare vicini al mister, società e anche tifosi che ci spingono durante le partite. I tifosi romanisti hanno orgoglio e amore, senza di loro non si va da nessuna parte, è abbastanza chiaro. Insieme possiamo uscire dal tunnel, ma dopo 3 partite non si giudica nulla. La squadra deve essere brava a seguire i suoi pensieri”.

 

Le parole di Kluivert e Schick dai ritiri delle nazionali?

“Quando si va in nazionale i giornalisti ti tirano fuori le cose non-dette. Loro sono ragazzi, vogliono giocare e hanno apprezzamento nella Roma. E’ normale voler giocare, chiunque a 18 anni vuole giocare sempre. Non si possono raggirare certe dichiarazioni, ci dispiace perché loro sono due ragazzi con un grande futuro. La Roma ci punta fortemente e ci faranno vedere il loro valore”.

Monchi sotto attacco per la campagna acqusti/cessioni. 

“Non sono qui per difenderlo. Si è mosso con la società in determinati modi. Ha venduto grandi giocatori ma ne ha comprati fortissimi, giovani e di prospettiva. E’ una squadra forte, da secondo-quarto posto, hai 16 nazionali su 25 giocatori, quindi sei di alto livello. Stare a dire che Monchi è incapace è superfluo, a fine anno si può tirare una riga, a fine anno si fanno le valutazioni. Se non arrivano i risultati è giusto criticarlo, ma dopo 3 giornate è impossibile farlo, anche perché se vinciamo 10 partite di seguito tornerà ad essere il numero uno. Serve solo equilibrio. Tutti speriamo di vincere tutte le partite, ma è quasi impossibile. Solo la Juve vince qui. L’importante è che non ci sia alcun alibi, la squadra è forte e deve lottare per vincere, poi se c’è la possibilità o non c’è è un altro discorso”.

Hai rivisto la partita del tuo addio?

“La partita no, però la celebrazione finale sì con i miei figli. Era meglio che non mi fermavo a riguardarla, ma è piacevole. Vedere ciò che è successo quel giorno è surreale, mi restano impresse le espressioni della gente. La sincerità, l’amore nei miei confronti. Non me lo sarei mai rivisto, ma con le ‘belve’ dentro casa tocca riguardare”.

2013, Roma-Genoa 3-1. Totti fa 225 gol in Serie A e raggiunge Nordahl

Luca Fantoni – Roma-Genoa è stata la partita d’addio di Totti, è vero. Ma sarebbe stato troppo facile, per la nostra rubrica, scegliere quella partita e troppo difficile poterla raccontare nel modo opportuno. Per metabolizzare emozioni del genere serve tempo. Questa volta torniamo indietro di cinque anni, ad un altro traguardo che l’ex capitano della Roma ha raggiunto contro il Grifone. 225 gol in Serie A, superato Nordahl, che era in seconda posizione da ben 55 anni, molti. Fu la serata che lo fece entrare definitivamente nell’olimpo dei marcatori del campionato italiano, battendo un altro record e dimostrando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il fuoriclasse che è. Quella stagione dei giallorossi fu forse il momento più basso di tutta l’era americana. In panchina sedeva Andreazzoli. In porta c’era Stekelenburg, la difesa a 3 era formata da Piris, Burdisso, Romagnoli con Torosidis e Balzaretti spostati come esterni a centrocampo. In mezzo c’erano Pjanic e De Rossi, con Totti e Lamela alle spalle di Osvaldo.

225 – E chi se non Daniele De Rossi poteva procurare il rigore per il 225° gol di Totti? Da romano a romano. Il numero sedici, al 7’, si incunea in area di rigore, salta due avversari ma viene steso dal terzo. Dal dischetto il capitano non sbaglia, esulta con il solito ciuccio in bocca e supera Nordahl. L’ennesimo muro abbattuto da Totti sembra stimolare tutti gli altri giocatori, tanto che anche Stekelenburg, non certo protagonista di una stagione esaltante fino a quel momento, si supera prima su un colpo di testa di Bertolacci e poi su una palla sbucata fuori da una mischia in area. Nulla può però il portiere olandese sul rigore guadagnato e calciato da Borriello, che manda le squadre al riposo sull’1-1. Nella ripresa a segnare il gol del vantaggio giallorosso è Alessio Romagnoli con un colpo di testa su calcio d’angolo, alla prima da titolare in Serie A. La squadra di Ballardini reagisce, ma continua a sbattere su uno strepitoso Stekelenburg. L’espulsione di Kucka nel finale fa ripendere l’ago della bilancia dalla parte dei capitolini che trovano il gol del 3-1 e della vittoria, con un tipico inserimento di Perrotta.

LIVERPOOL VIENE DOPO – Dal momento più basso, a quello più alto della gestione americana. Se fosse arrivata la vittoria nel derby, i tifosi della Roma avrebbero passato la settimana più bella della loro vita calcistica. Non è vero però il detto che bisogna sapersi accontentare. Non deve essere vero, specialmente in un momento come questo in cui il rischio di sentirsi già arrivati è troppo alto. Di Francesco parla spesso di mentalità e di come sia importante affrontare tutte le partite alla stessa maniera. Niente di più vero. La qualificazione in Champions League, la possibilità di fare una campagna acquisti estiva dispendiosa e il poter vivere le ultime partite in serenità, sono tutte cose che passano per i match contro Genoa e Spal che, fino a martedì prossimo, sono i più importanti della stagione.

Luca Fantoni

2016, Roma-Torino 3-2. Una serata da lacrime di gioia, una favola con Totti protagonista

Luca Fantoni – Le sensazioni di quei tre minuti contro il Torino sono racchiuse tutte nelle lacrime di quel tifoso che, inconsapevole di essere ripreso dalle telecamere, ha mostrato al mondo cosa rappresenti la Roma per i suoi sostenitori. Ci sono dei momenti che non si possono misurare con l’orologio ma solo con i battiti del cuore, parafrasando David Grossman. In quei 180 secondi il tempo si è fermato. Tutto quello che stava accadendo sembrava galleggiare tra un alone di leggenda e uno di incredulità. Quando però i supporter giallorossi hanno guardato il tabellone a fine partita con su scritto 3-2 hanno capito che tutto era reale: Francesco Totti era entrato, aveva segnato due gol e aveva ribaltato la partita. Dopo un primo periodo fantastico, dall’arrivo di Spalletti in poi, erano cominciate ad emergere le prime tensioni. I capitolini erano ancora in lotta per il secondo posto con il Napoli, ma tra l’ex Capitano e il tecnico toscano si erano già formati i primi dissapori che però quel finale di campionato pazzesco riuscì in qualche modo ad oscurare. Nella formazione iniziale solo 5/11 giocano ancora all’Olimpico: Manolas, Florenzi, Nainggolan, El Shaarawy e Perotti. Szczesnydifendeva la porta, in difesa c’erano Maicon, Rudiger ed Emerson Palmieri. A centrocampo il secondo mediano era Keita, con Salah che completava il quartetto offensivo. Il Torino di Ventura rispondeva con un 3-5-2 che vedeva Padelli in porta. Moretti, Glik e Maksimovic erano i tre centrali con Silva, non Jonathan ma Gaston, e Bruno Peres sugli esterni. Gazzi, Obi e Baselli giocavano a centrocampo con Belotti e Martinez davanti.

FAVOLA REALE – Come ogni favola che si rispetti, all’inizio sembra che il “nemico” possa avere la meglio sull’eroe di turno. Ci prova subito Martinez, dopo una discesa splendida di Bruno Peres (sarebbe stato bello leggere più spesso questa frase durante l’esperienza romanista), ma la sua girata finisce alta. Subito dopo Belotti colpisce il palocon un tiro da fuori. Al 35’ lo stesso attaccante si procura un calcio di rigore e lo trasforma spiazzando Szczesny. La Roma prova a reagire sul finale di primo tempo con un tiro di Nainggolan ben disinnescato da Padelli. Il pareggio arriva solamente nella ripresa quando da un calcio d’angolo Manolas arriva in cielo e di testa la mette in rete. All’82’ arriva il secondo colpo di scena di questa storia: Bruno Peres si libera sulla destra, mette un cross sul quale la difesa capitolina si addormenta e sul secondo palo Martinez fa 2-1. Quando tutto sembra perduto, Spalletti gioca l’asso nella manica, se non la sua quella della Roma. È il minuto numero 86, Totti entra in campo, pochi secondi dopo realizza il 2-2 e tre minuti dopo realizza il rigore della vittoria. Due palloni toccati e due gol. Un lieto fine da sogno per la squadra e per Totti, ma d’altronde non poteva finire diversamente: nelle favole vincono sempre i buoni.

CONTINUARE LA CORSA – Da una favola ad un racconto thriller, o almeno così sembrava fino alla partita contro il Napoli. Al San Paolo la Roma si è trasformata in “Hannibal Lecter”, divorando il match e gli avversari come poche altre volte si è visto fare quest’anno. Ora bisogna dare continuità. Troppe volte è stato già detto, ma nelle prossime due partite deve essere un imperativo perché si deciderà la stagione dei giallorossi. Non ci sarà più Totti e non ci sarà neanche Dzeko per squalifica. Questa volta l’asso nella manica di Di Francesco si chiama Patrik Schick. Il talento ceco ha l’ennesima occasione per mostrare di valere tutti i soldi che sono stati spesi per lui. Partirà titolare e i tifosi della Lupa sperano che possa regalare anche solo un decimo delle emozioni che regalò quel giorno Totti, anche perché avrebbe veramente bisogno anche lui di un lieto fine. La squadra di Di Francesco deve continuare a recitare questo ruolo da “Red Sparrow”: concreta, intelligente ma sopratutto spietata.

Luca Fantoni

2005, Inter-Roma 2-3. Totti diventa architetto, storia di un arco perfetto

Luca Fantoni – Riuscireste a mandare il pallone in uno spazio di poco più di 20 centimetri? Questa era la distanza tra la mano di Julio Cesar e la traversa. Impossibile, almeno per gli umani. In quella sera di ottobre di 13 anni fa però,Francesco Totti trascese il semplice essere calciatore, trasformandosi in un architetto capace di disegnare un arco perfetto. Solo 8 mesi dopo scoppierà il caso “Calciopoli” e questo Inter-Roma fu l’antipasto di un duello che divenne poi la sfida per eccellenza negli anni seguenti. Da una parte i campioni, dall’altra il bel gioco. A trionfare furono quasi sempre i nerazzurri ma i capitolini, a Milano, qualche soddisfazione sono riusciti a togliersela. Sulla panchina della Roma sedeva Luciano Spalletti, al suo primo anno in giallorosso. Il consueto 4-2-3-1 era formato da Doni in porta. Al centro della difesa c’erano Chivu e Kuffour (in una delle sue poche partite degne di essere chiamate tali), con Panucci e Cufrè come terzini. In mediana agivano De Rossi e Perrotta, ancora non reinventato trequartista, mentre dietro Montella giocavano Mancini, Totti e Taddei. La squadra di Roberto Mancini rispondeva con Julio Cesar tra i pali. La difesa a 4 era formata da Cordoba, Materazzi, il grande ex Samuel e Favalli. Sulle fasce giocavano Figoe Ze Maria con Veron e Cambiasso in mezzo. Dietro a Cruz c’era la fantasia di Recoba.

LA PARTITA – Erano 11 anni che la Roma non vinceva a Milano, ma fin dai primi minuti si capisce che quella poteva essere la serata giusta per invertire questa tendenza. Dopo 12 minuti gli ospiti sono già in vantaggio. De Rossi inventa una splendida verticalizzazione per Taddei che mette in mezzo per Montella che appoggia facilmente in porta. La partita è frizzante e le due squadre prendono un palo per parte con Mancini e con “El Jardinero” Cruz. Al 30° il calcio si trasforma in arte. Totti prende palla a centrocampo, salta Cambiasso, resiste all’attacco di Veron, punta Materazzi, il movimento a portar via l’uomo di Mancini riesce a fargli avere quel minimo di spazio in più per provare l’impensabile e il pallonetto del capitano conclude la sua dolce traiettoria in fondo alla rete, è 2-0. Con ancora negli occhi la prodezza del numero 10, la ripresa si apre con un calcio di rigore (generoso) su Montella. Totti dagli undici metri non sbaglia. A quel punto, in pieno stile Roma, arriva il momento di soffrire. Il primo gol di Adriano è altrettanto bello. La punizione del brasiliano sbatte sul palo ed entra in rete. A 13 minuti dalla fine Doni esce in presa alta ma cadendo perde il pallonepermettendo all’Imperatore di segnare il definitivo 2-3. Nel finale scintille tra Veron e Totti che vengono espulsi.

Da un arco all’altro. Quello che sta percorrendo la Roma in questo momento volge pericolosamente verso il basso. Da quella festa sotto la Curva Sud per il passaggio del girone di Champions League, la squadra di Di Francesco sembra non essere più quella di prima. La speranza dei tifosi giallorossi è che la sconfitta con l’Atalanta sia il punto più basso dell’arco, e che ora si possa solo risalire. Le voci di mercato sicuramente non aiutano i giocatori a ritrovare la tranquillità. Prima Emerson, poi Nainggolan, poi Dzeko e poi ancora Emerson. È chiaro che se uno di questi giocatori dovesse andare via la rosa si indebolirebbe ma i capitolini hanno retto a cessioni ben più dolorose. In questo momento la mancanza di fiducia verso Monchi e soci è totale. Del resto quando i risultati non arrivano è facile criticare tutto e tutti. L’atteggiamento deve essere diverso perché, come cantava Dolores O’Riordan dei Cranberries, in uno dei suoi ultimi brani, “Tomorrow could be great, if only you had some faith”. Bisogna avere fede nella squadra, è arrivata l’ora di reagire.