Inizia una nuova era, Roma ai Friedkin

Alice Dionisi – È arrivata l’ufficialità tramite una nota della società: Dan Friedkin, a capo del Friedkin Group, è il nuovo proprietario della Roma. Dopo nove anni di gestione, James Pallotta lascia il testimone al venticinquesimo proprietario della storia del club capitolino: “Voglio augurare a Dan, Ryan e a calciatori, staff e tifosi, buona fortuna per il futuro. Come tutti i tifosi della Roma nel mondo, mi auguro che i Friedkin possano ripartire da ciò che abbiamo costruito nel corso degli ultimi otto anni, trasformando la Roma in un club realmente internazionale, per portarla al prossimo livello. La Roma è una squadra di calcio incredibilmente speciale ed io lascio numerosi ricordi indimenticabili”. Un affare da 591 milioni totali, “Romulus and Remus Investments” sarà la società dove confluirà l’86% delle quote della Roma. “Il nostro impegno è totale. Saremo molto presenti a Roma, una città che occupa un posto speciale nei nostri cuori, mentre ci imbarchiamo in questo emozionante viaggio” Sono le parole di Dan Friedkin, “riconosciamo che ci è stata affidata una squadra che rappresenta una parte vitale dell’anima di Roma, e questa è una responsabilità che prenderemo sempre molto sul serio e umilmente.  Non posso infine non riconoscere l’incredibile forza, la passione e la lealtà dei tifosi e della Curva Sud. Saremo al vostro fianco nello sviluppo di questa squadra e nella sfida per i trofei del futuro. Non vediamo l’ora di iniziare a lavorare e di cominciare la nostra nuova stagione”. Nel comunicato ufficiale del club si leggono anche le dimissioni della “vecchia guardia”, mentre viene confermato l’amministratore delegato Guido Fienga.Ha dimostrato di essere un ottimo CEO per la Roma e insieme abbiamo costruito un ambizioso piano strategico -ha dichiarato il nuovo presidente- Gli forniremo tutto il supporto, l’assistenza e i mezzi necessari per sviluppare tali piani e per aiutarlo a rimanere focalizzato nel corso delle cruciali prossime settimane; sarà soprattutto la sua voce a parlare per l’AS Roma. La nostra visione condivisa per il club e la squadra è quella di privilegiare un approccio di investimento sostenibile e a lungo termine piuttosto che soluzioni rapide di dubbia durata”. Il nuovo cda accoglie anche il figlio di Dan, Ryan Friedkin, insieme a Marc Watts e Eric Williamson.

Alice Dionisi

La Roma dei cambi: i ds giallorossi nell’era americana

Alice Dionisi – Fuori Gianluca Petrachi. Dopo un solo anno nella Roma, il direttore sportivo salentino è stato licenziato “per giusta causa”, voto unanime del cda del club a seguito di una sospensione immediata da tutti i suoi incarichi. Un fraintendimento con Pallotta e dei messaggi infuocati che il presidente non ha digerito: così finisce la sua avventura in giallorosso. Quattro ds nel corso dell’era americana, da Walter Sabatini a Monchi, il “doppio” Massara e Petrachi.

Sabatini

Alla Roma dal 2011 al 2016, la sua è stata l’esperienza più longeva nel corso della gestione a stelle e strisce. L’uomo delle plusvalenze: ha portato nella Capitale tanti giocatori che hanno fatto sognare i tifosi, ma il suo mercato è stato anche caratterizzato da alcuni flop. Tra i nomi “top”, figli della sua intuizione, Miralem Pjanic, (comprato dal Lione nel 2011 per 11 milioni di euro e ceduto alla Juventus per 32 milioni), Erik Lamela (acquistato per 17 milioni dal River Plate, venduto al Tottenham per 30), Marquinhos (7,2 milioni al Corinthians, rivenduto al PSG per 31,4), Benatia (una plusvalenza di 13 milioni), Nainggolan, Dzeko, Salah, Alisson, Strootman e Rudiger. Tra le “macchie” sul suo curriculum, Iturbe, Destro, Gerson e Ashley Cole. Nell’ottobre del 2016 rescinde consensualmente il suo contratto con il club.

Monchi

Meno di due anni nella Capitale per il direttore sportivo ex Siviglia (dove poi è tornato), accolto alla Roma con entusiasmo per le premesse di un operato brillante nel club spagnolo, ma uscito di scena senza applausi. Monchi ha portato in giallorosso Kolarov, Pellegrini, Under, Cristante, Kluivert e  Zaniolo, la punta di diamante del suo mercato alla Roma. Il malumore nei confronti del suo operato deriva, soprattutto, dalle cessioni fatte e dalle sostituzioni di quest’ultime. Su tutti Alisson, rimpiazzato con Olsen. Tanti i flop durante il suo corso: dal lungo contratto di Pastore, a Schick, da Nzonzi a Moreno, Bianda, Marcano, Gonalons e Coric. Anche nel suo caso, rescissione consensuale del contratto a seguito dell’eliminazione dalla Champions League.

Massara

L’uomo “nel mezzo”, il traghettatore dei direttori sportivi. Braccio destro di Walter Sabatini, lo affianca prima al Palermo, poi alla Roma. Proprio nella Capitale prende il posto del suo “maestro” nel momento delle sue dimissioni, salvo poi seguirlo all’Inter al termine della stagione. Un anno dopo fa il suo ritorno alla Roma e nel marzo del 2019, dopo l’addio di Monchi, gli viene nuovamente affidato il timone, tornando a ricoprire il ruolo che aveva prima dell’arrivo dello spagnolo. Ha il merito di aver scoperto, insieme a Sabatini nel Palermo, giocatori del calibro di Abel Hernandez, Josip Ilicic e Javier Pastore.

Petrachi

Arrivato dal Torino di Cairo (non senza lasciare attriti con il presidente granata), la sua esperienza in giallorosso è durata appena un anno. Nel mercato estivo del 2019 ha messo a segno ben trenta colpi, tra cessioni e acquisti, ed è stato in grado di rimediare ad alcuni degli errori commessi dai suoi predecessori. Ha portato alla Roma, tra i tanti, Smalling, Mkhitaryan, Spinazzola, Veretout e Mancini, riuscendo a cedere gli esuberi che affollavano Trigoria, da Schick a Nzonzi e Gerson. Sotto la sua gestione sportiva è arrivato anche il rinnovo di Edin Dzeko, quando il bosniaco sembrava essere ad un passo dall’Inter.

Alice Dionisi

Petrachi-Roma, licenziamento per giusta causa

Alice Dionisi – Il 18 giugno la Roma annunciava la sospensione con effetto immediato del direttore sportivo Gianluca Petrachi dalle sue mansioni, affidando la gestione di allenatore e squadra all’amministratore delegato Guido Fienga. A meno di un mese di distanza, il Consiglio d’Amministrazione del club ha votato all’unanimità il licenziamento per giusta causa del dirigente salentino, che si è visto recapitare la lettera dalla società e adesso potrebbe portare la questione in tribunale. Il contratto di Petrachi, infatti, prevede ancora due anni di contratto e l’ex Torino ha rifiutato ogni offerta di buonuscita. La causa scatenante sarebbero stati degli sms adirati del ds inviati al presidente James Pallotta, colpevole di non averlo menzionato nell’intervista celebrativa rilasciata al sito del club per festeggiare il primo anno di Fonseca sulla panchina della Roma, dove esaltava il suo operato e il rapporto del portoghese con i dirigenti giallorossi. Nella versione integrale dell’intervista (non ancora pubblicata) Pallotta aveva menzionato anche il direttore sportivo, ma il danno ormai era già stato fatto. Il testimone (momentaneamente ancora nelle mani di Fienga) potrebbe passare ufficialmente all’ex portiere Morgan De Sanctis, ma in attesa di sapere quale sarà il prossimo passo della società, Petrachi -che non ha trovato nessun accordo con la Roma- si prepara per rivolgersi alla sezione lavoro del Tribunale di Roma, difeso dalla triade di avvocati Sara Agostini, Paolo Rodella e Filippo Aiello. Il rapporto del ds salentino con la squadra e con l’allenatore si era già incrinato dopo la sua sfuriata nello spogliatoio durante l’intervallo di Sassuolo-Roma, quando Fonseca lo aveva invitato ad uscire. Dalla gaffe “il calcio non è uno sport per signorine” all’indagine nei suoi confronti dopo essersi lasciato sfuggire che aveva iniziato a lavorare per i giallorossi quando era ancora sotto contratto con il Torino, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’intervista rilasciata a Sky Sport ad inizio mese, dove accusava la squadra di scarsa concentrazione in allenamento. Il rapporto sembra ormai irrecuperabile e la vicenda è destinata a proseguire per vie legali.

Alice Dionisi

 

Possibile class action contro Pallotta guidata da Daniel Feldman

Francesco Belli (Pagine Romaniste) – Non basta lo stallo nella trattativa che dovrebbe portare Dan Friedkin a diventare il nuovo presidente della Roma, faccenda che pochi mesi fa sembrava già conclusa, ora James Pallotta rischia di dover schivare anche il “fuoco amico”. Una parte degli investitori in As Roma vorrebbero portare in tribunale il presidente della Roma. Dagli Stati Uniti, infatti, giunge la notizia di una possibile class action condotta da Daniel Feldman e Jonathan Wyatt Gruber contro il presidente giallorosso, accusato di volerli estromettere dalla vendita della società e di aver violato il dovere fiduciario nei confronti degli investitori, non divulgando informazioni sui dettagli e sui tempi della cessione. L’era del magnate di Boston alla guida della Roma è quasi giunta al termine ed è tempo di bilanci. Per alcuni contano le vittorie, i trofei, e sotto quel punto di vista il resoconto è impietoso: i giallorossi non vincono un trofeo (in quel caso la Coppa Italia) dal 2008, già da prima dell’inizio dell’era americana. Per quanto riguarda invece il diffondersi del brand Roma in Italia e nel mondo, questo è senza dubbio uno dei meriti che non possono essere sottovalutati dalla gestione Pallotta: in questi dieci anni il marchio della squadra della città Eterna è notevolmente cresciuto. L’apice della gestione Pallotta è nel biennio solare 2017-2018, dove nella stagione 2016-2017 si registra il record di punti (seconda gestione Spalletti, 87 punti e secondo posto) mentre nel 2017-2018 la Roma registra una storica semifinale di Champions League, la seconda della sua storia (2018, grazie alla fantastica rimonta col Barcellona). Restano molti rimpianti per quella che sarebbe potuta essere una decade ben più rosea e felice.

Francesco Belli

Roma, cambio di proprietà all’orizzonte? Ecco chi è Dan Friedkin

Alice Dionisi – In una lettera ai tifosi scritta a maggio 2019 James Pallotta dichiarava che il club non era in vendita. A sei mesi di distanza, il proprietario della Roma, il quale aveva promesso che sarebbe stato più presente, non è più tornato nella Capitale e la sua gestione sembra essere arrivata al capolinea. Si fa avanti un altro statunitense e la Roma potrebbe passare nelle mani di Dan Friedkin. Ma chi è l’americano che sta cercando di insediarsi al posto di Pallotta? Definito “L’uomo Toyota”, il ricco magnate texano (di adozione, ma californiano di nascita) ha l’esclusiva per la distribuzione delle automobili giapponesi negli Stati del Golfo (Texas, Arkansas, Louisiana, Mississipi e Oklahoma). Ha assunto la guida del “The Friedkin Group” dopo la morte del padre Thomas, avvenuta nel 2017, dopo aver ricoperto la carica di amministratore delegato dal 1995 all’interno dell’azienda. Nella classifica stilata da Forbes, Dan è al 187º posto tra i 400 americani più ricchi, mentre nella lista mondiale dei miliardari nel 2020 ricopre il 504º posto, con un patrimonio di circa 4.1 miliardi di dollari. Laureato alla Georgetown University di Washington, è un grande appassionato di cinema, campo in cui ha investito: ha prodotto, tra le altre cose, “The Square” (candidato all’Oscar come miglior film straniero e vincitore della Palma d’Oro a Cannes nel 2017) e nel 2019 si è cimentato come regista in “Lyrebird”, con un cameo in “Dunkirk”, il colossal diretto da Christopher Nolan nel 2017. Gli interessi di Dan Friedkin non finiscono qui, perché ha deciso di espandere il proprio business anche al settore alberghiero, con una catena di hotel di lusso, Auberge Resorts Collection, che vanta strutture negli Stati Uniti, in Messico, alle Fiji, in Grecia, Svizzera, Nicaragua e Costa Rica. L’americano ha ereditato dal papà Thomas anche la passione per l’aviazione, che lo ha portato a prendere la licenza di pilota, la quale gli ha permesso essere uno dei soli 9 civili statunitensi a poter prendere parte alla formazione dei voli acrobatici dell’Air Force. La collezione di vecchi aerei da guerra di Dan è la più grande d’America.

Alice Dionisi

Totti saluta la Roma: “Io troppo ingombrante”

Alice Dionisi – Dalla Sala d’Onore del Coni al Foro Italico, Francesco Totti saluta la Roma per la seconda volta. Due anni dopo l’addio al calcio giocato, l’ex capitano si congeda anche dalla società, presentando le sue dimissioni dal ruolo di dirigente, a pochi passi dallo stadio che per anni è stata la sua casa, che lo ha visto crescere e vincere. Una decisione sofferta, ma necessaria. Non è un addio il suo, ma un arrivederci, perché non esclude che un giorno, con una proprietà diversa, possa tornare a rappresentare la squadra che ha sempre tifato, fin da bambino. Il rapporto con il presidente James Pallotta e con il suo consigliere Franco Baldini era incrinato da tempo ed è stata una delle principali cause della sua uscita di scena. L’ex numero 10 della Roma vuota il sacco e non si nasconde, ma fa nomi e cognomi. Uno dei capitoli della sua biografia “Un Capitano”, scritta con l’aiuto di Paolo Condò, è intitolato “La rivelazione dell’assassino”, in cui narra come sia stato proprio Baldini a confessare di aver voluto il suo ritiro. Un rapporto già compromesso, che è andato solo peggiorando durante la sua esperienza da dirigente, “Totti deve liberarsi dalla sua pigrizia”, “Scelsi Spalletti perché fu l’unico a non chiedermi garanzie sulla presenza di Totti in squadra”, “Il suo ufficio a Trigoria? Raul non ne ha uno al Real”. le frecciatine più memorabili da parte del consigliere di Pallotta. Dal complesso del Coni, Francesco racconta la sua versione della storia: “Uno dei due doveva uscire, quindi mi sono fatto da parte io. L’ultima parola spettava sempre a Londra, era inutile dire quello che pensavi, era tempo perso”. Non solo il rapporto personale, ma l’ex capitano lamenta anche lo scarso coinvolgimento lavorativo -essendosi sentito marginale nella scelta del tecnico e del direttore sportivo-, accusando la società di non aver mantenuto le promesse fatte in precedenza: “Non ho mai avuto la possibilità di esprimermi, non mi hanno mai coinvolto in un progetto tecnico, mi tenevano fuori da tutto. In due anni avrò fatto dieci riunioni, mi chiamavano sempre all’ultimo, come se volessero accantonarmi. Io ho cercato di mettermi a disposizione e di cercare di portare qualcosa in più alla società, ma dall’altra parte vedevo che c’era un pensiero diverso. Ho chiesto di decidere, come decidono tutti gli altri, di dare un contributo e metterci la faccia”. Francesco Totti si toglie tanti sassolini dalle scarpe, accusando il club di quella “deromanizzazione” che i tifosi lamentavano già da tempo: “Da quando sono entrati gli americani, hanno cercato in tutti modi di mettere da parte i romani. Lo hanno voluto e ci sono riusciti. È facile prendere in giro le persone, ma io sono abituato a dire la verità, non posso stare qua dentro”. Piovono le critiche a Pallotta da parte dei tifosi, per i quali Francesco Totti sarà sempre una bandiera, dentro o fuori la società.

Alice Dionisi

Pallotta, lettera ai tifosi: “Nessuno è più deluso e arrabbiato di me”

Alice Dionisi – James Pallotta si mette a nudo con i tifosi della Roma. Una lunga lettera pubblicata sul sito del club, rivolta ai tifosi “Ovunque essi siano”, in cui il presidente del club giallorosso esce alla scoperta e affronta diverse tematiche, dall’addio di Daniele De Rossi al contestato operato del direttore sportivo Monchi, passando per l’argomento stadio. Il numero uno della Roma è costretto a fare i conti con le decisioni prese finora. Le sue sono parole amareggiate, fa un bilancio della stagione trascorsa (la mancata qualificazione in Champions League, l’eliminazione agli ottavi contro il Porto, la sconfitta sonore in Coppa Italia contro la Fiorentina, l’esonero di Eusebio Di Francesco) ed è duro nei confronti dell’ex ds: “Mi dispiace per gli errori che abbiamo commesso, uno di questi si è rivelato molto grave a livello sportivo. È stato probabilmente uno dei più grandi errori che abbia mai commesso nella mia intera carriera e alla fine sono io che me ne devo assumere la responsabilità. L’ultima stagione secondo me è stata un completo disastro”. Il numero uno del club giallorosso affronta anche la questione stadio, un gioco al rimbalzo mediatico che però non ha ancora trovato sviluppi concreti: “L’ho già detto un milione di volte: se vogliamo competere con i maggiori club europei, abbiamo bisogno dello stadio. Non sono felice a causa dei risultati sportivi e non sono felice perché non abbiamo ancora uno stadio nonostante l’impianto e le sue infrastrutture saranno finanziati con fondi privati”. Daniele De Rossi? Anche qui Pallotta punta il dito contro Monchi, indicandolo come colpevole nella faccenda: “Era turbato per il fatto che qualcuno fosse stato acquistato per giocare nella sua posizione come riferito dall’articolo? Sì, lo era, ma ciò è dipeso dal fatto che il giorno precedente gli era stato detto da Monchi che non avremmo preso nessuno che potenzialmente avrebbe giocato davanti a lui nello stesso ruolo”. Il mea culpa del presidente però non ha sapore d’addio, perché sottolinea che il club non è in vendita. Adesso si prepara la rivoluzione: in arrivo Petrachi dal Torino per prendere le redini della direzione sportiva, da valutare invece il profilo di Mauro Baldissoni, il cui contratto è in scadenza il prossimo anno.

Alice Dionisi

 

I tifosi salutano De Rossi e Ranieri. Inizia la rivoluzione in casa Roma

Alice Dionisi – Due anni dopo l’addio di Francesco Totti, anche Daniele De Rossi saluta per l’ultima volta squadra e tifosi. Roma-Parma è stato l’ultimo dei 616 match disputati dal numero 16 con la maglia giallorossa, ma anche l’ultima partita del tecnico Ranieri, alla sua seconda esperienza sulla panchina del club. L’allenatore testaccino è stato celebrato dalla Curva Sud, che ha esposto uno striscione in suo onore, “Nel momento del bisogno hai risposto presente. Adesso ricevi l’omaggio della tua gente”. I cori, l’inchino verso i tifosi e poi le lacrime, in una serata tutta all’insegna delle emozioni. Nel post-partita il tecnico ha ironizzato: “Non erano lacrime, ma pioggia. Non mi aspettavo questo gesto, per questo mi sono commosso. A saperlo mi sarei preparato mentalmente, ma è bello saper esternare le proprie emozioni. Questa serata per me sarà indimenticabile, adesso tornerò a fare il tifo sfrenato”. Saluta così la sua Roma Claudio Ranieri, che al minuto 81 sostituisce Daniele De Rossi, per fargli avere la standing ovation che merita, dai suoi tifosi e nel suo stadio. Dopo il triplice fischio il capitano è tornato in campo, un abbraccio commosso con Francesco Totti e un altro con Bruno Conti, un trio romano e romanista, poi il saluto della sua gente. L’ex Gervinho ha rischiato di rovinare la festa all’Olimpico, ma i gol di Pellegrini e Perotti hanno regalato alla squadra l’ultima vittoria della stagione. Una vittoria amara, perché i giallorossi non riescono a centrare l’obiettivo Champions. Dzeko esce dal campo infuriato con Ranieri per la sostituzione in quella che potrebbe essere la sua ultima partita con il club e i tifosi fischiano. Adesso sarà rivoluzione in casa Roma: inizia una nuova era.

Alice Dionisi

Roma, volano stracci tra Monchi e Pallotta. Incognita sul futuro direttore sportivo

Gianluca NotariVolano stracci in casa Roma, costretta ad affrontare l’ennesimo momento di difficoltà che ciclicamente si ripresenta. Questa volta, per non farsi mancare nulla, oltre alla crisi tecnica che sta vivendo la squadra – uscita malconcia dopo l’ennesima figuraccia della stagione dopo la partita persa a Ferrara contro la Spal – si è aggiunta anche la diatriba tra Pallotta e Monchi. Lo spagnolo è tornato ufficialmente da ieri a ricoprire il ruolo di direttore sportivo del Siviglia: dopo la separazione avvenuta lo scorso 8 marzo con la Roma, Monchi non ha aspettato un attimo per tornare da dove era venuto, rintanandosi nella realtà che lo aveva lanciato nel calcio che conta ormai tanti anni fa. Durante la sua conferenza di presentazioni, il direttore non ha risparmiato parole al vetriolo indirizzate ai vertici del club giallorosso: “Sono andato via prima per una semplice ragione. Ho capito che l’idea della proprietà era diversa dalla mia. Il presidente voleva andare a destra e io a sinistra. Continuare così non aveva senso“.

Monchi era arrivato in Italia con la stigmate del talento, portando con sé un palmarès di tutto rispetto visti i 9 trofei conquistati con il club andaluso. Eppure, il Re Mida del calciomercato ha lasciato più problemi di quanti non ne avesse trovati al momento del suo arrivo: squadra fuori dalla zona Champions, infermeria piena, monte ingaggi alle stelle e molti dubbi sul futuro.

Pallotta, dal canto suo, non ha voluto far attendere la sua risposta, arrivata ieri tramite i canali ufficiali del club: “Sono rimasto un po’ sorpreso nel leggere le dichiarazioni di Monchi in conferenza stampa. Fin dal primo momento, sono stato molto chiaro sulla direzione che dovevamo intraprendere ed è questo il motivo per cui abbiamo speso tanti soldi per portare Monchi da noi. Gli ho dato il pieno controllo per ingaggiare l’allenatore che voleva, per assumere i collaboratori tecnici e i preparatori, per gestire lo scouting e per acquistare i giocatori che preferiva. Guardando i risultati e le nostre prestazioni, è chiaro che questo non abbia funzionato. Cosa avrebbe voluto fare Monchi di differente? Mi ha chiesto di fidarsi di lui e di lasciarlo fare a modo suo. Gli abbiamo dato il pieno controllo e ora abbiamo più infortuni di quanti ne abbiamo mai avuti e rischiamo di non riuscire a finire tra le prime tre per la prima volta dal 2014“.

Difficilmente, leggendo le parole del patron giallorosso, si può non essere d’accordo. Pallotta e soci hanno investito molto su Monchi, lasciandogli carta bianca su tutte le decisioni sportive intraprese dal club nell’ultimo biennio. Le cose, come dichiarato dallo stesso presidente, non sembrano aver funzionato, nonostante i lauti compensi percepiti dallo spagnolo: per i suoi due anni scarsi con la divisa della Roma ha incassato quasi due milioni di euro nella prima stagione, ricevendo l’intero stipendio stagionale nonostante fosse stato ufficialmente assunto solo nell’aprile del 2017. L’anno seguente ha incassato un milione e cinquanta mila euro, mentre per questa stagione ha ricevuto circa mezzo milione, senza contare un bonus da 1.454.000 euro per il “raggiungimento di determinati obiettivi sportivi. Un bel gruzzoletto, insomma, che però non ha portato i frutti sperati.

Ora la società sembra proiettata verso il futuro: serviranno un nuovo allenatore e probabilmente un nuovo direttore sportivo, qualora non venisse premiata la figura di Ricky Massara, fedelissimo di Baldissoni. I nomi per la panchina più caldi, al momento, sono quelli di Gasperini, Giampaolo e Sarri, mentre per il ruolo da ds si valutano i profili di Ausilio – che sembra essere il preferito al momento -, Petrachi del Torino oltre ad un clamoroso ritorno di Walter Sabatini. Le riserve saranno sciolte solamente in estate, quando la Roma dovrà affrontare l’ennesima rivoluzione. Sperando però che le cose, stavolta, possano finalmente andare in modo diverso.

Gianluca Notari

Roma, Stadio: altro ritardo? Il progetto definitivo rischia di essere approvato dopo le elezioni

Simone Burioni – Odissea? No, Stadio della Roma. La storia dell’impianto giallorosso, che prima o poi sorgerà a Tor di Valle, sembra essere una disavventura senza fine. Arriva un altro prolungamento imprevisto, questa volta causato dalle imminenti elezioni politiche.

4 MARZO – Il 4 marzo l’Italia sarà chiamata al voto per le elezioni politiche, ma quel giorno per i tifosi romanisti potrebbe diventare una data dalla doppia importanza: la definitiva approvazione del progetto sullo stadio di Tor di Valle potrebbe slittare – come reso noto dal giornalista di Radio Radio Alessio Di Francesco – fino a dopo le elezioni.

ENNESIMO RITARDO – E sì, dopo più di cinque anni si parla ancora di ennesimo ritardo su un progetto che fin dall’inizio sembrava non voler trovare la via della luce (anche le rane si erano messe di mezzo), ma che adesso, con gli ultimi faticosissimi sforzi sembra poter diventare realizzabile, anche se non nell’immediato. Mauro Baldissoni, dg della Roma, disse che “Puntiamo ad iniziare i lavori in primavera” e che “L’obiettivo è iniziarli per fine aprile, inizio maggio 2018”. Al momento queste parole potrebbero diventare inverosimili se l’Assemblea Capitolina deciderà di far slittare l’approvazione del progetto a dopo le elezioni, visto che il verbale della Conferenza dei Servizi sarebbe ancora in fase di revisione e di armonizzazione con le osservazioni arrivate in Regione.

PONTE DI TRAIANO – Si attendono notizie anche per il Ponte di Traiano, nodo fondamentale del progetto. Il governo sembrava essersi impegnato a contribuire con 100 milioni di euro alla realizzazione dell’opera e si attendono ancora conferme. Ma… Ipse dixit.

Simone Burioni