La meglio gioventù – Daniele De Rossi: 18 anni d’amore ed un futuro tutto da scrivere

(S. Valdarchi) – Prosegue il nostro viaggio attraverso i migliori talenti cresciuti nel vivaio romanista. Oggi è il turno di Daniele De Rossi, centrocampista nato nel 1983 ed approdato alla Roma nel 2000. Raccontare De Rossi in poche righe è un compito fin troppo complicato. Come si raccontano 18 anni d’amore in un breve testo? Come si spiegano le emozioni che un ragazzo divenuto uomo può suscitare nei cuori di così tante persone, sapendo che per lui, come per Totti, sono già state utilizzate tutte le parole possibili? La risposta è semplice, non si può. Per questo cercheremo di raccontare la storia del numero 16, solo attraverso due momenti ed alcune dichiarazioni, in attesa che lui scriva il suo futuro da allenatore.

Romanismo incarnato

Oltre alle straordinarie qualità in campo, a Daniele De Rossi è sempre stata riconosciuta una certa abilità nel parlare, nel saper toccare le corde giuste. Non sono mancate negli anni dichiarazioni dirette, esplicite, anche contro arbitraggi o parte della stampa romana, senza troppi peli sulla lingua. Ci sono state poi, una serie infinita di parole d’amore nei confronti della Roma e dei suoi tifosi. Parole a cui il ragazzo di Ostia però ha sempre dato un seguito sul campo, risultando genuino e non un personaggio costruito come tanti altri che popolano il calcio d’oggi. La vena al collo, le corse sotto al settore, i baci alla maglia, la decisione di rifiutare contratti faraonici per rimanere nella Capitale, questi sono soltanto alcuni dei gesti, quotidiani o straordinari, che testimoniano la sincerità di De Rossi nel rilasciare alcune dichiarazioni. Appurata la veridicità delle sue parole, ripercorriamo i 18 anni di Roma attraverso le sue frasi più belle e simboliche:

Il mio unico rimpianto è quello di poter dare alla Roma una sola carriera”.

Amo troppo la Roma, viene dopo mia figlia. Non è ruffianeria. Quando segno non posso fare il gesto dell’orecchio alla Toni, non ci riesco. Mi viene da baciarla la Roma”.

Questa è casa mia, vivo per la Roma. Amo questa città e questo club, tutto ciò che amo è qui, sarebbe difficile per me cambiare”.

Noi dobbiamo ringraziare di essere nati romanisti sempre, anche dopo i 7-1, non solo dopo le belle serate, sempre”.

Io sono di proprietà dei tifosi della Roma”.

La Roma va avanti, è andata avanti dopo Di Bartolomei, dopo Bruno Conti, dopo Giannini, dopo Falcao, dopo le peggiori partite perse e le peggiori delusioni. Stiamo andando avanti anche senza Francesco, figuratevi se non si può superare il post carriera del sottoscritto”.

Da ex calciatore mi troverete nel settore ospiti, col panino e la birra, per tifare i miei amici”.

Il cielo è azzurro sopra a Berlino

Nel percorso di maturazione di Daniele De Rossi, una svolta fondamentale è rappresentata dal Mondiale vinto nel 2006 in Germania. Viene convocato per la massima competizione calcistica a 23 anni ancora non compiuti da Marcello Lippi ed alla seconda giornata del girone, nella gara contro gli Stati Uniti d’America, si fa espellere per una gomitata a McBride, che riempe di sangue il volto dell’americano. La Fifa lo squalifica per ben 4 turni, dunque il centrocampista ostiense può tornare a disposizione solo per un’eventuale finale. I suoi compagni però, gli fanno e si fanno il regalo più bello e raggiungono l’obiettivo, guadagnandosi la possibilità di giocarsi la coppa contro la Francia il 9 luglio. Dall’esterno, sono tutto convinti del fatto che Lippi non darà una seconda chance a De Rossi e lo terrà in panchina per tutta la gara, ma i fatti smentiscono l’opinione generale. Nel corso del secondo tempo infatti, sul risultato di 1 a 1, il 16 giallorosso sostituisce Francesco Totti. Lui non ha intenzione di passare inosservato e, involontariamente, due minuti dopo essere entrato in campo, parte in posizione irregolare in una punizione battuta da sinistra, togliendo al futuro compagno di squadra Toni la gioia di segnare il 2 a 1. Il tempo scorre, la Francia domina, ma si va ai rigori. Gli azzurri siglano i primi due, con Pirlo e Materazzi, mentre Trezeguet, il secondo tiratore francese, viene fermato dalla traversa. Tocca a Daniele De Rossi, il classe ’83, come già detto ancora molto giovane, calcia ad incrociare e batte Barthez con un tiro sotto l’incrocio. Il resto è storia. L’Italia è Campione del Mondo per la quarta volta e la carriera di DDR passa dall’incoscienza dei primi anni all’autorevolezza dei successivi.

Il tramonto di una carriera, l’alba di un nuovo percorso

Il 26 maggio del 2019, in occasione di Roma-Parma, Daniele De Rossi dà il suo addio, o arrivederci, ai tifosi romanisti. Con un contratto in scadenza al 30 giugno, la società sceglie di non offrirgli un rinnovo, proponendogli un futuro da dirigente, che per il momento Daniele non sente suo. Per questo, dopo 616 presenze con la maglia della Roma, secondo soltanto a Francesco Totti (786), il numero 16 lascia la Capitale e qualche mese più tardi vola in Argentina per giocare con il Boca Juniors. Una scelta coerente con l’uomo ed il calciatore. Le cose in Sud America non vanno come sperava, almeno per quanto riguarda l’aspetto calcistico, De Rossi gioca 6 partite ed a gennaio 2020 lascia il calcio giocato, per tornare in Italia e stare vicino alla sua famiglia. Chiuso questo capitolo, ora si attende la nascita di un nuovo percorso, quello da tecnico, con una speranza nel cuore: “Mi piacerebbe un giorno allenare la Roma”.

(S. Valdarchi)

La carriera di De Rossi: 18 anni d’amore

Gianluca Notari – La lunga storia di Daniele De Rossi con la Roma inizia nel 2001, dopo una lunga trafila nelle giovanili giallorosse. In panchina c’è Fabio Capello, e con il tecnico friulano arrivano le prime convocazioni, ma per la gioia dell’esordio bisognerà aspettare l’anno successivo. Il primo bacio di De Rossi alla maglia romanista arriva nei minuti finali della gara di Champions League contro l’Anderlecht. La prima in Europa, come Zaniolo, per dire.

L’esordio da titolare è invece datato 10 maggio 2002. Prima volta dal primo minuto, prima volta in gol con i colori che ha sempre amato e protetto. L’avversario è il Torino, e da lì in poi si accendono i riflettori sul ragazzino biondo di Ostia. Al punto che qualcuno vorrebbe sacrificarlo alla Juventus per Davids, proposta respinta con un secco ‘no, grazie‘. Il 2003 è l’anno con il quale comincia a scalare le gerarchie romaniste, totalizzando 17 presenze e meritandosi la possibilità di giocarsi e vincere l’Europeo Under 21 in Germania.

Dopo Capello, una stagione difficile caratterizzata da 4 cambi di panchina e addirittura il rischio della retrocessione, ma nel 2005 arriva a Trigoria un certo signor Spalletti da Certaldo, che troverà in De Rossi la turbina ideale con il quale far funzionare il suo centrocampo. Con Pizarro al suo fianco, il numero 16 vive le sue migliori stagioni romaniste, conquistando un Mondiale, le attenzioni delle grandi piazze europee e ben 3 trofei con la Roma. E proprio sulla Supercoppa Italiana del 2007 De Rossi mette il suo marchio indelebile, battendo con un rigore Julio Cesar e costringendo l’Inter a ritirare la medaglia di seconda classificata.

Il rapporto con Spalletti si deteriora, la Roma attraversa momenti difficili che si legano ad alcune vicissitudini extra calcistiche, perché spesso i colpi più duri arrivano da chi più si ama. La seconda decade degli anni 2000 si apre con il sogno scudetto sfumato in una brutta serata di fine aprile, il cambio di proprietà, stagioni complicate per tutta la squadra, un rapporto non idilliaco con Zeman e un rinnovo di contratto a scacciare via le voci di un futuro a Manchester. Per carità, bello il Northern Quarter, ma vuoi mettere Prati in confronto? Da lì in poi la Roma ritrova una delle sue colonne portanti, sempre centrale nel progetto degli allenatori che si sono succeduti alla guida del club.

Fino alla gara contro il Parma: due anni dopo l’addio di Totti, la Roma dice addio ad un altro padre fondatore della sua Costituzione giallorossa. Quel 28 maggio con il Genoa fu proprio De Rossi a mettere il timbro su una giornata indimenticabile, Totti non ha potuto ricambiare il favore, ma ha guardato con le lacrime agli occhi suo fratello dalla tribuna e insieme hanno investito Alessandro Florenzi di quella fascia che loro hanno onorato, difeso e protetto sempre. La fine di maggio sta diventando uno scrigno dove si conservano i ricordi più dolorosi dei tifosi della Roma, che ora, dopo 18 anni insieme a De Rossi, sono chiamati ad affrontare un’altra grande prova: quella della maturità.

Gianluca Notari

Domenica d’addii in casa Roma. Ai saluti De Rossi, Ranieri e non solo

Gianluca Notari – La Roma degli addii è pronta a salutare. Sono diversi i calciatori con in mano le valigie pronte e destinati verso nuovi lidi. A partire da Daniele De Rossi: domenica sarà l’ultima sua apparizione con la maglia della Roma, la numero 616 in una carriera che fin qui ha conosciuto solo i colori giallorossi. L’Olimpico è pronto ad accogliere e salutare il suo capitano e a non fare sconti di contestazione alla società, presa di mira dal giorno dell’annuncio del ritiro del numero 16 a fine stagione.

Sicuro dell’addio è anche Claudio Ranieri. Il mister, arrivato a marzo per tentare di portare la Roma in Champions League non è riuscito in quella che a tutti gli effetti sarebbe stata la tredicesima fatica di Ercole e nelle ultime settimane non ha lesinato dubbi e perplessità dell’immediato futuro dei giallorossi. Potrebbero non far parte della Roma del prossimo anno Edin Dzeko. Tentato dall’Inter, il bosniaco lascerebbe la capitale da settimo miglior marcatore della storia giallorossa e un titolo di capocannoniere nel 2017. 87 reti in 178 partite e l’enorme rammarico di non essere riuscito a sollevare un trofeo in giallorosso.

Stesso rammarico condiviso da Kostas Manolas. Anche il greco viene dato nella lista dei partenti dopo 5 stagioni nella capitale, tante prestazioni da gigante della difesa e una clausola rescissoria che fa gola alle big del calcio europeo. 36 milioni per portarlo via da Trigoria, dove il difensore sembra non respirare più l’aria di casa che percepiva qualche tempo fa.
Dubbi anche su El Shaarawy. Trascinatore della stentata annata romanista, il Faraone non è più sicuro del rinnovo e potrebbe proseguire la sua avventura altrove. Chissà che poi la rivoluzione giallorossa 9.0 non riguardi anche qualche altro elemento della formazione, sacrificato per fare cassa, perché sente il bisogno di cambiare aria alla fine di un ciclo o perché non rientra nei piani del club e del prossimo allenatore.
L’unica certezza è che in un modo o nell’altro la nuova Roma ci sarà. Nessuna paura, anche l’anno prossimo vedremo 11 giocatori in campo.

Gianluca Notari

De Rossi-Roma, la fine di un’era

Gianluca NotariDopo 18 anni da professionista anche De Rossi dice addio alla Roma. O meglio, è la Roma a dire addio al suo capitano, come confermato dallo stesso numero 16 in conferenza stampa: “La sensazione era che potevamo andare avanti da calciatore, anche per un anno o due. Io voglio giocare ancora, loro non vogliono che questo accada“. Parole sincere e veraci, quelle di un uomo – prima che calciatore – costretto a lasciare la Roma da una classe dirigenziale che dichiara così di voler intraprendere una strada ben definita.

Con De Rossi se ne va un simbolo della romanità, l’ennesimo dopo Totti, e non sarà facile per la tifoseria farsene una ragione. Ma per il centrocampista di Ostia, sotto questo aspetto la squadra è in buone mani: “Il romanismo, come mi avete detto voi stamattina riportando le parole dei tifosi, è importante ed è in mani salde. Lorenzo e Alessandro (Pellegrini e Florenzi, ndr) sono due persone che possono continuare questa eredità, non gli deve essere chiesto di scimmiottare me e Francesco perché sarebbe la cosa più sbagliata del mondo. Con la loro personalità devono portare avanti l’attaccamento alla maglia. Ci tengo a dire che c’è Cristante che viene da Bergamo, non è romanista, ma io ne voglio altri 100 così perché dà l’anima in allenamento, dà l’anima in campo. Non posso dire che la Roma ha bisogno di romanisti, ha bisogno di professionisti, poi se sono romanisti abbiamo fatto bingo“.

Ma i rapporti con la società durante l’anno, specialmente nell’ottica di un addio a fine stagione, non sono certo stati idilliaci: “È una consapevolezza che piano piano è cresciuta durante l’anno. Lo sapevamo tutti che avevo il contratto in scadenza. Non c’è stato un colloquio. Ne ho parlato un paio di volte con Monchi e mi ha rassicurato, ma con il fatto che poi non c’è più stato lui non sono andato a chiedere nulla a nessuno. Sono decisioni che si prendono societariamente e globalmente, la società è divisa in più parti qui. Sono cose che vanno accettate e rispettate perché io da Roma non posso uscire diversamente da così. Il mio rammarico non è quello ma il fatto che ci siamo parlati poco quest’anno, le modalità, un pochino mi è dispiaciuto“.

C’è poi la grande incognita legata al futuro. A differenza di Totti, che ha iniziato e chiuso la sua lunga carriera indossando sempre la stessa maglia, per De Rossi probabilmente non sarà così. Come confermato dallo stesso capitano, il desiderio è quello di continuare a giocare: “Stamattina mi sono arrivati 500 messaggi, dopo controllo se c’è qualche offerta (ride, ndr). Mi sento ancora calciatore, mi ci sono sentito tutto quest’anno nonostante i problemi fisici ed ho voglia di continuare, mi farei un torto se smettessi ora. Ora ho bisogno di passare un po’ di tempo senza pensare a calcio, anche se poi dovrò pensare a qualcosa di nuovo, trovare una squadra. Per il futuro vediamo, è una cosa talmente nuova per me che devo parlare a casa, con me stesso, col mio procuratore… troppa gente dovrò interpellare“. I primi rumors sul futuro del numero 16 parlavano già di mete lontane dall’Europa come Cina, Giappone, Stati Uniti o Argentina, con la suggestiva ipotesi Boca Juniors. Ma dopo la conferenza stampa, l’ipotesi Europa – o addirittura Italia, non scartata dal centrocampista – non sembra così impercorribile, soprattutto pensando che la prossima estate ci sarà l’Europeo. De Rossi vuole esserci, e farà di tutto per giocarsi le sue chance.

Gianluca Notari

Finalmente Roma: De Rossi trascina i giallorossi contro la Samp (VIDEO)

(Keivan Karimi) – Nel segno del capitano, di colui che forse ci tiene più di tutti. La Roma torna a sorridere, dopo giorni di delusioni, di prestazioni sotto tono, di batoste. I giallorossi si aggrappano a Daniele De Rossi che torna al gol e spinge la sua squadra alla vittoria.

1-0 il risultato della 31.a giornata contro la Sampdoria, nell’anticipo del sabato sera. La Roma di Ranieri scende in campo più sfrontata e organizzata. Sa soffrire ma anche controbattere e ritrova anche una solidità difensiva che mancava da mesi. Un primo tempo alla pari quello di Marassi, con la Samp spinta dal bomber Quagliarella che sfiora il vantaggio e gli ospiti in ripartenza che provano a far male.

Nella ripresa meglio la Roma, che ha l’atteggiamento giusto nonostante l’ennesimo k.o. muscolare di Karsdorp, e dopo vari tentativi e l’ingresso di Dzeko trova la rete della vittoria: al 77′ De Rossi devia in rete un colpo di testa di Schick respinto da Audero e regala tre punti ai giallorossi. La Samp nel finale prova a rimediare ma si esaurisce tutto con un’occasione per Quagliarella cestinata in extremis. Tre punti meritati e pesanti, con la Roma che forse riapre uno spiraglio nella corsa al 4° posto Champions.

https://www.youtube.com/watch?v=rON5hirva1Y

De Rossi, cuore Roma: “Ho dato tutto per la squadra. Ma ho un grande rimpianto…”

(Keivan Karimi) – Il cuore romanista è una attitudine scontata, la fedeltà una dote innata. Daniele De Rossi si appresta a disputare una nuova fase di carriera da capitano, per quella che potrebbe dunque non essere la sua ultima stagione giallorossa. Queste le sue parole da leader della Roma nell’intervista dell’emittente RomaTV:

Cos’è cambiato in tutti questi anni di Roma?

“Sono cambiate tante cose ora è davvero bella Trigori. Ne ho fatti di ritiri qui, ma anche in questo le cose sono cambiate. C’era chi ti portava in ritiro da due giorni prima e chi per niente, come Luis Enrique. A lui voglio molto bene, conoscerlo è stata una esperienza piacevole. Un calcio diverso, una mentalità diversa, il divertimento per raggiungere la vittoria. In generale questi ultimi anni sono quelli in cui mi sto divertendo di più, forse perché sono maturato, ho imparato a vivere meglio questa professione e il mio legame con questa squadra”.

Il tuo rapporto con Roma e la Roma è speciale…

“Mi considero un professionista serio, ma ora ora lo faccio con consapevolezza. Un calciatore la carriera se la allunga da solo: non è una casualità se le mie ultime stagioni stanno andando bene, ho avuto più cultura del lavoro, cura dei particolari. Se una città si lega così tanto a un giocatore è perché alla fine in campo, di base, ho fatto sempre capire che ho scelto di dimostrare qui di essere un calciatore forte e di tenerci a questa squadra. Il mio essere in una certa maniera mi ha creato del distacco con una parte di questa città che magari ha provato a combattermi, ma allo stesso modo ha generato anche un amore forte con una grande parte di tifosi e di romani. Io qui ci vivo bene, davvero bene”.

Rimpianti?

“Se potessi tornare indietro rigiocherei quel Roma-Sampdoria, mi metterei in marcatura a uomo su Pazzini. È la gara che ci poteva dare quel trionfo che quella squadra avrebbe meritato. Di partite da rigiocare ce ne sarebbero anche altre, anche in quella stessa stagione, se avessimo vinto altri incontri non avremmo avuto bisogno di quei tre punti con la Sampdoria. Rigiocherei anche Liverpool-Roma: avevamo iniziato benissimo e poi è finita con uno scarto troppo grande rispetto a quanto dimostrato in campo”.

Pensi di rientrare con la Spal?

“Non so fare delle previsioni sul rientro, è una frattura, quando guarisce guarisce. Era il sesto minuto quando mi sono fatto male, non ho sentito un grande dolore ma a fine primo tempo il piede era già gonfio. Ho capito che qualcosa si era rotto, ma la partita era in bilico e in questo momento c’è bisogno di tutti”.

Il derby vi ha dato una scossa?

“Vincendo il derby si è creata un po’ più di convinzione in noi stessi, anche chi zoppicava a livello di prestazioni è rifiorito, basti pensare a Pellegrini. Dal momento in cui ha fatto il tacco è nato un giocatore nuovo e mi auguro rimanga così per 20 anni e con la stessa maglia. Nei momenti negativi bisogna sostenere i giocatori, perché così giocheranno meglio”.

Il ritiro si avvicina?

“Oh, iniziate ad abituarvi all’idea, non manca tantissimo. La Roma va avanti però, è andata avanti dopo Di Bartolomei, Conti, Giannini, dopo le peggiori delusioni. Stiamo andando avanti anche senza Francesco, che è forse la cosa più dolorosa per i tifosi, figuratevi se non si può superare il post carriera del sottoscritto. Se mi fa male il ginocchio per cinque giorni di seguito, penso che voglio smettere e dico a mia moglie che questa estate ce ne andiamo in vacanza per tre mesi. Appena sto bene, penso subito alla prossima gara. Ma sono coerente, non voglio essere un peso, non voglio essere qualcosa che toglie, ho già le idee chiare sui prossimi anni. Non lo dico mai, mi tengo la libertà di poter cambiare idea, sono un po’ egoista in questo”.

Pensi di poter allenare in futuro?

“Ho grande passione per questo sport, è l’unico ruolo in cui mi vedo nel futuro. Dovrò capire se avrò voglia di sottoporre la mia famiglia allo stress dei risultati, della lontananza o degli spostamenti”.

 

De Rossi infinito: rinnovo con la Roma e obiettivo Europei con l’Italia

(Keivan Karimi) – Non finirà così presto la carriera italiana di Daniele De Rossi; il capitano storico della Roma, erede di Francesco Totti come portatore della fascia giallorossa, potrebbe presto rinnovare il proprio contratto. De Rossi ha un accordo fino al giugno 2019 e per qualche tempo si è vociferato di un futuro addio dalla capitale per il centrocampista classe ’83, pronto magari ad un’esperienza alternativa all’estero, magari negli USA dove spesso si reca per le vacanze.

Invece la Roma vuole blindare De Rossi almeno fino al 2020: pronto un rinnovo contrattuale, secondo Cm.com, per un’altra stagione da 1,5 milioni di euro più bonus. Un rinnovo che aiuterà anche il ritorno in Nazionale maggiore di De Rossi, già contattato da Roberto Mancini per proseguire pure la sua carriera in azzurro. Obiettivo Euro 2020 per il capitano romano e romanista, che diventerebbe insieme a Bonucci e Chiellini il vero leader d’esperienza del nuovo corso in maglia azzurra.

 

De Rossi: “Mi sento cambiato e maturo, vivo il ritiro con enfasi. Pastore? Fortissimo” (VIDEO)

(Keivan Karimi) – Capitan Daniele De Rossi ha risposto alle domande di Roma Radio durante l’ottavo giorno di ritiro a Trigoria:

Vedere Tonetto qui ti fa sentire più vecchio?

“Da parecchi anni è un anchor-man; mi fa sentire vecchio che Bianda è del 2000, Riccardi del 2001 e mia figlia del 2005. Fa il compleanno oggi. Ti fa effetto, ogni semplice contrasto in allenamento non si guarda in faccia a nessuno ma…i compagni sono molto giovani”.

Sei maggiorenne per i ritiri. Che sensazione hai?

“Il ritiro in se’, il lavoro pesante, non fa piacere a nessuno. Più invecchi però e cerchi di godertela, sei vicino alla fine e ti godi ogni singolo minuto, ci entri più dentro. Lo fai meglio, mentre da giovane magari perdi qualche ora alla playstation, i social. Mentre da vecchietti siamo attenti a tutto”.

Rispetto a due anni fa è cambiato qualcosa? Hai salito un altro scalino.

“Ci sono diversi momenti che mi hanno cambiato, come l’incontro con Antonio Conte dal punto di vista della preparazione, è stato importante, mi ha fatto capire che si può calare e bisogna lavorare in maniera diversa. A 33-34 anni non devi andare più piano degli altri. Oppure vedo Lebron James in un altro sport, a questa età fa campionati migliori di quando ne aveva 23-24”.

Tonetto si vanta di averti fatto scoprire la palestra?

“Stava sempre lì, me l’ha fatta capire. Max ha avuto tanti problemi con i tendini, soffriva perché voleva essere ancora calciatore. Io da giovane non mi riscaldavo mai, tiravo bombe a freddo. Invece ora bisogna fare riscaldamento, attivazione, serve più lavoro”.

I giovani sono cambiati rispetto ad anni fa?

“Si, i social alla fine cambiano e anche positivamente, fanno anche lavori importanti e ci sono imitazioni positive”.

L’anno scorso ritiro con pochi senatori e allenatore nuovo. Quest’anno è tutto diverso a Trigoria?

“Situazione migliorata nettamente, l’anno scorso comunque si è fatto qualcosa di incredibile. Stiamo ripetendo molte cose fatte nel ritiro, è un bene che si inizi oggi tutti insieme per non ricominciare da capo a metà luglio e ad agosto. Non ce ne vogliano gli amici del nord, ma stare qui a Trigoria è il massimo, il fisioterapista ha tutti i suoi strumenti, noi abbiamo le nostre cose, le stanze, le abitudini. L’America? Affascinante, ma fosse per noi sarebbe meglio restare un altro mese qui, il centro è diventato pazzesco e moderno. La crioterapia non mi piace, faccio altre terapie, sono un freddoloso, anche se va fatta dopo le partite”.

Oggi primo giorno di Ronaldo nel nostro campionato. Qual è il tuo spirito?

“E’ un beneficio per il calcio italiano ma soprattutto per la Juve, continuano a puntare a qualcosa di più grande, l’hai un pochino ammazzato il campionato dopo 7 scudetti consecutivi. Comprare il più forte del mondo significa che stai puntando alle stelle, ma le partite vanno giocate, lui dovrà ambientarsi e la squadra dovrà iniziare a giocare per lui. Non tutto è scritto, a bocce ferme però è un partire con 2-3 piedi avanti rispetto alle altre”.

Che effetto ti hanno fatto gli acquisti come Pastore?

“Mi piace tanto, anche come ragazzo, sono amico di Sirigu e Verratti e me ne hanno parlato sempre bene. E’ una persona perbene, educata, è un piacere condividere lo spogliatoio con lui. E’ forte tuttora, avrà bisogno di ripendere il ritmo italiano, lì al PSG è tutto bello, ammazzano sempre il campionato ma questo potrebbe essere un po’ meno allenante, i ritmi possono abbassarsi. Lui è bravo a riprendere una parvenza di atleticità più competitiva”.

 

De Rossi riavvolge il nastro di questa stagione: “Roma-Liverpool la fine di un sogno”

Gianluca Notari – Un anno sportivo da ricordare in ogni caso, anche se il finale è stato diverso da quello in cui i tifosi, ad un certo punto, hanno davvero sperato. A riavvolgere il nastro di questa stagione è stato il capitano della Roma, Daniele De Rossi, ai microfoni di Roma Tv. Quella del numero sedici al canale ufficiale del club di Trigoria è un’intervista sincera, fatta di parole e frasi che lasciano alle orecchie di chi ascolta un senso di malinconia, figlio dell’ennesima stagione che poteva essere ma che invece, come ormai da troppi anni accade, non è stata. Ma questa, rispetto a quelle scorse, è stata un’annata uguale nella forma ma diversa nel contenuto. A confermarlo è proprio De Rossi: “Siamo contenti della nostra stagione, ma continuo a non dormirci la notte, perché potevamo fare qualcosa di più. Fa male. Posso avere paura che non mi ricapiti più“. Eh sì, perché se ti chiamo AS Roma una stagione in cui raggiungi una semifinale di Champions League non te la scordi tanto facilmente.

L’anno era però partito molto tempo prima: “Lo scorso 28 maggio, il giorno dopo l’addio al calcio di Totti. E’ iniziata una nuova vita, per Francesco ma anche per i romanisti. Non vederlo più in campo con la fascia è scioccante per i tifosi ma anche per noi. La prima stagione senza di lui in campo è stata complicata. Sono contento che sia andata molto bene come risultati e atmosfera, perché non era facile togliere un simbolo così grande a tanta gente e riuscire a ricreare questo entusiasmo senza lui in campo a deliziarci“.

L’intervista del centrocampista di Ostia prosegue, soffermandosi sulla partita chiave della stagione, Roma-Barcellona: “I tifosi alla partita con il Barça non erano venuti per fare le foto a Messi ma erano consapevoli che potessimo farcela, loro più di noi. E’ stato un crescendo di intenti tra noi e loro, deve essere un amore così. La forza di questa squadra è il gruppo, i giocatori che magari non sono stati protagonisti, ma che guardandoli in faccia capiamo quanto hanno voluto questo passaggio del turno, questo sogno. Sapevamo che ci voleva un miracolo“. Tanta amarezza, invece, per il mancato passaggio del turno contro il Liverpool, che avrebbe significato arrivare alla finale di Kiev: “La fine di un sogno. Ci siamo andati vicino, facendo una grande partita. Se avessimo fatto il 3-2 sul rigore con espulsione per loro… Chi lo sa come sarebbe finita“.

La Roma, e De Rossi lo sa, dovrà adesso ripartire da questo punto: “Andiamo avanti su quello che abbiamo creato. Spero che sia un futuro immediato, perché non mi resta tanto. Ma può essere la base per i prossimi 10 anni“. Il capitano non si pone limiti e, nel racconto dell’anno che è stato, si sofferma anche su Juve-Roma, uno dei turning-point della stagione giallorossa: “Hanno una potenza societaria ed economica che li rende quasi imbattibili, almeno per ora. Puntiamo a farlo. Potevamo tranquillamente pareggiarla quella partita, ma loro hanno questa concentrazione e attenzione da cui noi dobbiamo imparare. Forse è solo quella che ci manca. L’obiettivo è continuare a giocare come quest’anno, la prossima stagione ci conosceremo meglio e perderemo meno punti per strada. Vogliamo dargli fastidio fino alla fine del campionato, magari togliendogli lo scudetto dal petto“.
Come detto, anche questa stagione è stata l’ennesimo grande ‘poteva essere‘. I giallorossi terminano con zero titoli, qualche rimpianto e alcune certezze. Una su tutte: quest’anno deve essere un punto di partenza per la Roma che sarà. Da qui, non si torna più indietro: firmato, Daniele De Rossi.

Gianluca Notari

Pallotta attacca i media: “Non accetto manipolazione delle mie parole”. Sui tifosi: “Sono unici”

Simone Burioni – Chi sbaglia paga. È questo il concetto espresso da James Pallotta, presidente della Roma, che nei giorni passati aveva scatenato diverse polemiche relative alle sue parole durante il periodo trascorso a Londra. L’imprenditore americano ha voluto mettere fine ad ogni tipo di critica ripercorrendo la propria discussione ed ha accusato i media di aver strumentalizzato le dichiarazioni sostenendo – in un’intervista rilasciata al portale ufficiale della società giallorossa – che “Non accetto alcuna manipolazione da parte dei media”. Due i temi centrali del suo discorso:

SICUREZZA e TECNOLOGIA – Il presidente giallorosso è stato il primo ad effettuare l’applicazione della tecnologia recente sul campo della sicurezza allo stadio Olimpico. Su tutte l’utilizzo di telecamere di ultima generazione in grado di riconoscere i singoli tifosi – che dispongono di biglietto nominativo e di posto ad uso esclusivo – qualora compiano atti illeciti all’interno dell’impianto. Lo statunitense ha ribadito come le barriere divisorie che erano state poste in curva Sud non erano altro che un errore, dando luogo ad una punizione che “Colpiva in modo generalizzato – dice Pallotta – tutta la Curva Sud e non chi, effettivamente, si fosse reso protagonista di atti che violassero la legge”.

PUNIZIONE o PASSIONE? – “Chiunque violi la legge dovrebbe essere punito”. Ma il bivio è alla fonte: è giusto che l’innocua accensione di un fumogeno debba far scattare una sanzione? Pallotta ammette di voler tutelare i tifosi sostenendo che “Mi hanno permesso di innamorarmi di questa squadra grazie alla passione che li rende unici”. La stessa passione sarà possibile manifestarla nel nuovo stadio?

Simone Burioni