Derby dei trofei vinti, si riparte alla pari: 16 a testa

(A. Ferrantino) – Si riparte alla pari: 16 trofei a testa, per Lazio e Roma, l’aggancio risale a 80 giorni fa ed è targato Mourinho, con la Conference League vinta a Tirana, in una volata che aveva visto la Lazio per la prima volta nella storia in vantaggio dopo la Supercoppa italiana del 2019. I trofei europei adesso sono 2 a testa, calcolando la Coppa delle Fiere romanista del 1960-61 anche se non è riconosciuta ufficialmente dall’Uefa, e la sfida stagionale quest’anno si allargherà all’Europa League (via ai gironi l’8 settembre) dove saranno entrambe teste di serie. In Coppa Italia sono nelle parti opposte del tabellone, potrebbero sfidarsi solo in finale com’è successo nel 2013, nel derby deciso da Lulic. In campionato la Lazio è finita davanti nelle ultime 3 stagioni (4ª contro 5ª nel 2019-20, 6ª contro 7ª nel 2020-21, 5ª contro 6ª nel 2021-22), un record per Lotito che aveva vinto la sfida cittadina solo 2 volte nei precedenti 14 campionati; ma la Roma in totale ha chiuso in vantaggio 49 volte contro 28 (e anche nel 194546 a doppio girone, escludendo gli anni in cui una delle due era in B). Una sola la parità finale: l’almanacco Panini dice che nel 1942-43 «vinse» la Lazio ma non è vero, chiusero entrambe al 9° posto, non valevano classifiche avulse o differenza-reti. I giallorossi sono nettamente avanti anche nel conto dei derby: 67 vittorie a 48 fra campionato e coppe, più 63 pareggi. Le prime 2 stagioni dei Friedkin hanno visto 2 successi a testa, mentre Lotito è sotto 13 a 18 da quando è diventato presidente nel 2004.

Il prossimo derby è in calendario il 6 novembre alla 13ª giornata, la terzultima prima della sosta per il Mondiale. Domani si parte con Lazio-Bologna, un solo ko biancoceleste nelle ultime 21 partite all’Olimpico, e Salernitana-Roma, un incontro che i giallo rossi hanno vinto 8 volte su 10 in casa e fuori tra A e B, unico ko un 2-1 in Campania nel 1999. A 281 km. di distanza, quelli tra l’Olimpico e l’Arechi, ripartirà anche Sarri vs Mourinho: sfida in equilibrio nei precedenti diretti, una vittoria a testa più un pareggio, e nella media-punti in serie A, dove sono entrambi sul podio dei 20 allenatori attuali, Mourinho con 2,008 e Sarri con 1,964, preceduti solo dal 2,020 di Allegri.

Pellegrini tra ritorno all’antico e «sacrificio» necessario per dare vita ai favolosi quattro

(A. Ferrantino) – Tra ritorno al passato e «sacrificio» necessario: Pellegrini ha cambiato ruolo (per ora) abbassandosi sulla linea di Matic, una posizione che ricopriva ai tempi della Primavera della Roma e del Sassuolo. Questo per permettere a Mou di far giocare insieme i «Fab Four». Oggi è leader, capitano e giocatore tatticamente fondamentale per la Roma di Mourinho ma un anno fa, di questi tempi, Lorenzo Pellegrini viveva tempi difficili. Secondo alcuni non aveva abbastanza carisma per indossare la fascia ereditata da Dzeko, e anche in mezzo al campo non aveva ancora fatto il definitivo salto di qualità.

Inoltre aveva il contratto in scadenza, circostanza che non favoriva la sua serenità, al punto che dovette intervenire Mourinho per mettere un punto alla vicenda: «Se ne avessi tre come Lorenzo li farei giocare tutti e tre» le parole dello Special One, che poi invitò la società e gli agenti del numero 7 a chiudere velocemente la questione del rinnovo. Da quel momento in poi la storia di Pellegrini nella Roma è cambiata: nei libri rimarrà l’immagine di lui che il 25 maggio alza un trofeo internazionale, fotografia che non hanno nel loro libro dei ricordi capitani come Di Bartolomei, Giannini, Totti e De Rossi. Tatticamente Mourinho lo ha trasformato, avvicinandolo alla porta avversaria, lui ha intensificato il lavoro sui calci piazzati: il risultato sono stati i 14 gol (9 in campionato e 5 in Conference League) e gli 8 assist della passata stagione.

Proprio a Salerno, alla seconda giornata di campionato, ha realizzato una doppietta, aprendo e chiudendo le marcature nel 4-0 finale. Domenica sera sempre all’Arechi – ore 20.45 diretta tv su Dazn, arbitra Sozza – lo Special One gli chiederà qualcosa di diverso, che già si è visto nelle ultime due uscite contro il Tottenham e lo Shakhtar, cioè di abbassarsi al fianco di Matic. Un ritorno al passato per Pellegrini, che proprio in quella posizione è cresciuto con la Primavera e sempre in quella parte di campo, ma in un centrocampo a tre, si è imposto nel Sassuolo.

Un «sacrificio» necessario per consentire alla squadra di avere in campo contemporaneamente Abraham, Dybala, Zaniolo e lo stesso Pellegrini, l’unico dei quattro che può fare quel lavoro. Con il rientro in piena forma di Wijnaldum, Lorenzo tornerà nelle rotazioni offensive, ma non saranno poche le partite in cui sarà costretto a fare il doppio lavoro. La sua duttilità è una risorsa anche in chiave mercato, perché con Matic, Wijnaldum, Cristante, Pellegrini e Bove, Pinto potrà concentrarsi sugli ultimi arrivi, condizionati però a delle cessioni, in altri reparti.

Belotti continua ad aspettare i giallorossi ma non potrà farlo in eterno: per vederlo a Trigoria dovrà partire Shomurodov (interessa al Trabzonspor che avrebbe offerto un milione per il prestito oneroso), ma aiuterebbe anche l’uscita di Kluivert, che il Fulham vuole in prestito con diritto di riscatto a 9.5 milioni. Felix, invece, piace alla Salernitana. Una curiosità: dall’arrivo di Dybala, la Roma ha aumentato i numeri di visite sui propri canali social: secondo un’indagine di Sensemakers, a giugno il club poteva vantare un numero di interazioni pari a 4.9 milioni (10 milioni di video views) mentre a luglio le interazioni sono state 18.6 milioni e le video views 30.3 milioni. Un entusiasmo confermato anche dal botteghino: l’Olimpico infatti è già esaurito per l’esordio casalingo – lunedì 22 alle 18.30 – contro la Cremonese.

Veretout, piccolo giallo: è fatta con il Marsiglia ma non piace agli ultrà

(A. Ferrantino) – Si tinge di giallo la cessione di Veretout al Marsiglia. Oggi ci sarà un nuovo contatto tra la società giallorossa e i francesi, ma l’accordo sembra essere totale: Pinto è riuscito ad ottenere l’obbligo di riscatto da parte del Marsiglia fissato a 10 milioni di euro, con il centrocampista che ha da tempo un accordo con il club per un contratto da 3 milioni netti a stagione ed è felice di giocare il prossimo anno in Champions League. C’è però un problema, che riguarda il non gradimento da parte della calda tifoseria del Marsiglia nei confronti di Veretout, a cui non sono state perdonate alcune vicende extra calcistiche che in passato hanno coinvolto dei suoi familiari: da un paio di giorni su Twitter è in tendenza l’hastag #VeretoutNotWelcome. Un’avversione che però non dovrebbe ostacolare il buon esito della trattativa. «Veretout – le parole di Pablo Longoria, presidente del Marsiglia – è un giocatore di livello internazionale, ma non mi piace parlare di singoli, al momento è sotto contratto con un altro club e dobbiamo rispettarlo». Ai dettagli anche il passaggio di Carles Perez al Celta Vigo: andrà via in prestito con diritto di riscatto, che diventerà obbligo dopo un certo numero di presenze.

Wijnaldum-Roma alla stretta finale: Belotti in stand-by

(A. Ferrantino) – La Roma e il PSG stanno discutendo gli ultimi dettagli per perfezionare il passaggio in giallorosso del centrocampista olandese Wijnaldum, fuori dai piani tecnici dei francesi. Il g.m. romanista Pinto sta discutendo sulla «ripartizione» dell’ingaggio tra le due società e sulla formula d’acquisto (prestito con diritto o obbligo). In stand-by Andrea Belotti: l’ex bomber granata vuole la Roma ma la Roma deve prima cedere un attaccante.

Roma e Psg continuano a lavorare per limare gli ultimi dettagli che separano Wijnaldum dalla formazione giallorossa. Il centrocampista olandese freme per raggiungere Mourinho e per mettersi subito a disposizione, ma dovrà aspettare la fumata bianca, che dovrebbe arrivare nelle prossime ore. Tiago Pinto sta lavorando con la dirigenza francese per mettere a posto le questioni che riguardano la percentuale sul pagamento dello stipendio – la Roma dovrebbe versare tra il 60 e il 70% del netto senza bonus – ma anche definire la formula di trasferimento.

Da Trigoria continuano a spingere per mantenere «solo» il diritto di riscatto, mentre da Parigi vorrebbero l’obbligo, soluzione questa che la società giallorossa potrebbe anche accettare ma abbassando a 6 milioni il prezzo del cartellino rispetto ai 10 concordati con il diritto. Si continua a lavorare, insomma, ma la volontà è di chiudere il prima possibile. Altra situazione in stand-by è quella che riguarda Andrea Belotti. La questione è semplice: il calciatore ha un accordo con la Roma – che ha proposto un triennale con ingaggio a partire da 2.8 milioni a salire – ma prima dell’ufficialità c’è bisogno che da Trigoria parta qualche attaccante, non in prestito ma a titolo definitivo, per alleggerire il monte ingaggi.

Belotti ha altre offerte dalla Francia e dalla Spagna, ma dopo aver parlato con Mourinho ha deciso di aspettare la Roma. Gli attaccanti in uscita da Trigoria sono molti: da Felix (piace al Sassuolo che però lo vuole solo in prestito) a Shomurodov (vicinissimo al Bologna), passando da Carles Perez (c’è il Celta Vigo che però per il momento non ha accettato l’obbligo di riscatto), El Shaarawy (interessa all’Atalanta e al Monza) e naturalmente Kluivert (che ha sempre mercato in Francia), che ha un ingaggio da 2.6 milioni netti che pesa molto sulle casse giallorosse. Non appena Pinto riuscirà a piazzare uno di questi, si apriranno le porte per l’ex centravanti del Torino. Per quanto riguarda il difensore centrale, si allontana Eric Bailly del Manchester United, che dovrebbe finire al Siviglia.

Sono costati 8 mila euro, equamente divisi tra il calciatore e la società, i cori intonati da Zaniolo contro la Lazio durante i festeggiamenti per la Conference League. «A seguito dell’accordo di patteggiamento raggiunto dalle parti la nota della Figc- Nicolò Zaniolo è stato sanzionato con un’ammenda di 4mila euro da devolvere all’associazione “Accademia calcio integrato”. La Roma è stata sanzionata per responsabilità oggettiva».

Roma: Abraham e Dybala, prove tecniche di gol

(A. Ferrantino) – Per vederli insieme in campo, in una partita ufficiale, potrebbe servire ancora un po’ di tempo. Questa sera, nell’amichevole di Haifa contro il Tottenham (ore 20.15, diretta tv su Dazn), l’ipotesi è che Abraham parta tra i titolari e Dybala dalla panchina. Mourinho, ieri in visita al Muro del pianto a Gerusalemme, non ha fatto dichiarazioni. Però il lavoro per costruire la coppia d’attacco che deve fare le fortune della Roma va avanti giorno dopo giorno. Il feeling tra i due è già a buon punto. Dybala ha pubblicato sul suo profilo Instagram uno scatto con l’inglese dopo essere scesi dal pullman sociale. Ad accompagnare l’immagine, la scritta «Brother», fratello, seguita da un cuore. Se stasera andrà in campo, Dybala sarà visto per la prima volta dai tifosi giallorossi, visto che l’amichevole di Trigoria contro l’Ascoli è stata a porte chiuse.

Tammy Abraham non ha mai nascosto di gradire di più il 3-4-1-2 al 3-4-2-1: meglio un compagno di attacco in più e un trequartista in meno. Nella scorsa stagione Mourinho a provato a volte a schierarlo insieme a Shomurodov, ad esempio nella sconfitta per 3-2 a Venezia, ma con risultati alterni. La qualità di Dybala è però enormemente più alta di quella dell’uzbeko, che infatti è finito tra gli esuberi.

Nella scorsa stagione Abraham è arrivato a 27 gol in tutte le competizioni, Dybala con 10 in campionato è stato il miglior marcatore della Juventus. È stato prolifico anche per il numero di assist: 5. Abraham, che da ex giocatore del Chelsea ha affrontato spesso il Tottenham in uno dei tanti derby londinesi, ha parlato ieri al sito della Roma, presentando la partita che metterà di fronte José Mourinho e Antonio Conte, che in passato hanno avuto scontri anche molto accesi: «Giocare contro una squadra come il Tottenham è sempre bello. È una squadra contro cui ho vissuto mille battaglie. Loro hanno iniziato la stagione un po’ prima di noi, hanno più energia e sono più avanti nella condizione. Ma nel calcio non ci sono scuse: queste gare servono a mettere a punto la condizione e a farci trovare pronti per la prima di campionato. Sarà una bella partita».

Abraham è ancora alla ricerca del suo primo gol stagionale e, nell’amichevole contro il Portimonense, ha sbagliato un calcio di rigore calciandolo alto – sul punteggio di 2-0 per la Roma. Quale miglior occasione per sbloccarsi? «Stiamo bene, ci stiamo allenando. La preparazione è stata faticosa, abbiamo corso molto, ma non ci sono problemi. Ci sono stati pochi infortuni e stiamo trovando l’intesa come squadra. Stiamo imparando a conoscere i nuovi arrivi e loro a conoscere noi. Spero che in questa stagione potremo solo migliorare». Mou è d’accordo.

Il Dybala-day ha fatto il giro del mondo ma l’Ascoli rovina la festa della Joya

(A. Ferrantino) – Dopo la festa per la presentazione, che ha fatto il giro del mondo, sono arrivati i primi minuti in giallorosso per Paulo Dybala. L’amichevole contro l’Ascoli – a porte chiuse e senza diretta tv – è però finita con una sconfitta: 0-1 per la squadra di Serie B. «Alle 21:21 ho vissuto un momento UNICO. Nemmeno nei più grandi sogni avrei immaginato qualcosa di simile. Roma Roma Romaaa. Grazie mille AS Roma». Con «unico» scritto tutto maiuscolo che, nel linguaggio dei social, significa urlare. Paulo Dybala ha fatto sentire così la sua voce dopo l’incredibile accoglienza che gli hanno riservato i tifosi giallorossi. Circa diecimila, per ore sotto il caldo. Pura fede, visto che la Joya non aveva ancora giocato nemmeno un minuto.

Dal punto di vista dell’immagine, i Friedkin hanno già vinto la loro scommessa. Il Dybala-day ha fatto il giro del mondo e ha ricevuto recensioni a cinque stelle. Gli argentini di Olè giocavano in casa: «Locura Absoluta», pazzia completa. Simile il titolo dello spagnolo Mundo Deportivo, vicino al Barça: «Brutal Recibimiento», accoglienza folle. A casa Mourinho, in Portogallo, Record ha scelto la sintesi: «Impressionante». Conquistati i francese de L’Equipe: «Incredibile accoglienza». il filmato della serata è passato anche alla ESPN, il cui sito in spagnolo Fuera de Juego ha proposto il commento più spiritoso di tutti: l’accoglienza dei romanisti a Dybala è cosa da «quitarse el sombrero», togliersi il cappello.

Soddisfatti i principali artefici dell’arrivo di Dybala, cioè Dan e Ryan Friedkin, che su twitter hanno ringraziato i tifosi: «Nessuno accoglie i propri eroi come Roma. I fedeli giallorossi hanno creato uno scenario incredibile fuori della sede di Fendi per accogliere Dybala». Meno festoso è stato il debutto in maglia giallorossa di Dybala, nell’amichevole giocata ieri pomeriggio a Trigoria, a porte chiuse e senza diretta televisiva. Paulo ha giocato dall’inizio (formazione del primo tempo: Svilar; Mancini, Kumbulla, Vina; Celik, Matic, Bove, Spinazzola; Volpato, El Shaarawy; Dybala) ma non è riuscito ad andare in gol e la partita è finita con la vittoria per 1-0 dell’Ascoli (Serie B), con gol di Botteghin al 67’, su azione da calcio d’angolo. Nessun commento di José Mourinho, che come in passato ha voluto provare in tutta segretezza alcuni esperimenti.

Da qui all’inizio del campionato – prima giornata contro la Salernitana, in trasferta, domenica 14 agosto alle 20.45 – la Roma giocherà altre due amichevoli. La prima sabato prossimo, ad Haifa, contro il Tottenham Hotspur e la seconda domenica 7 agosto, all’Olimpico, ore 20.45, contro lo Shakhtar Donetsk. Alla partita saranno collegate iniziative di sostegno alla popolazione dell’Ucraina. Sono stati venduti 41.000 biglietti ed è stata aperta anche la vendita per acquistare i biglietti di curva Nord che, in un primo momento, doveva restare chiusa.

L’arrivo di Mou un anno fa, la vittoria in Conference League e l’acquisto di Dybala hanno scatenato nella tifoseria romanista un’incontrollabile «voglia di esserci». Per le prime due gare di campionato all’Olimpico, contro due avversarie non di primo piano come le neopromosse Cremonese e Monza, sono già sicure oltre 100.000 presenze tra abbonati e paganti.

Una Joya per Mourinho: estro e fantasia al servizio della Roma

(Federico Sereni) – Un colpo da biliardo, uno di quelli che accende la folla. Paulo Dybala è ufficialmente un nuovo calciatore della Roma. Dopo tantissime indiscrizioni e una trattativa quasi lampo i giallorossi si aggiudicano il fantasista argentino, tra i più forti della Serie A. Il ragazzo ha firmato un contratto che lo lega ai colori giallorossi fino al 2025 a 6 milioni l’anno con i bonus. Presente anche una clausola rescissoria, intorno ai 20 milioni, che la Roma potrà annullare rimodulando l’ingaggio del calciatore.

Decisivo ancora una volta Josè Mourinho che ha provveduto con la telefonata della scorsa settimana a convincere il ragazzo del progetto in crescita della Roma. Ma anche del lavoro fatto dai Friedkin che sta portando il brand della squadra ad un livello superiore, tanto da convincere anche i prezzi più pregiati a scegliere la Capitale. Bisognerà attendere la fine del mercato per capire il valore della squadra, ma non c’è dubbio che Dybala aumenta il livello della squadra.

ESTRO E FANTASIA

Se dovessimo descrivere un dieci puro, ecco quello sarebbe Dybala. Paulo è  esploso nel grande calcio con la maglia del Palermo quando incantava già la platea con le sue giocate a soli 19 anni. In maglia rosanero la Joya agisce come seconda punta e fa notare sin da subito le qualità tecniche superiori alla media. Estro e imprevedibilità, capace di trasformare in oro qualsiasi pallone arrivi. Mancino di pura classe, delicato, abile tiratore di rigori e punizione. Quel giocatore capace di decidere una sfida con una delle sue giocate. Negli anni alla Juventus, dove riesce a conquistare 12 trofei, viene impiegato anche come ala destra o falso centravanti senza ovviamente mai perdere quella qualità che lo contraddistingue. Nonostante la sua statura non sia così possente, Dybala riesce bene nel proteggere il pallone per far salire la squadra, nel pressare il portatore di palla avversario e nell’eludere la pressione avversaria con un solo controllo.

Alla Roma un giocatore così non si vedeva dai tempi di Francesco Totti. Da un dieci ad un altro. Per ora però Paulo ha scelto la sua 21 perché quella maglia bisogna meritarsela.

Dybala porta gol, assist e passaggi chiave: Mou può usarlo in tre moduli

(A. Ferrantino) – L’arrivo di Paulo Dybala alla Roma rafforza un attacco giallorosso che, in questo momento, può contare anche su Abraham, Zaniolo e Pellegrini. Spetta ora a José Mourinho trovare il vestito tattico più adatto per sfruttare al meglio le potenzialità offensive dei suoi giocatori offensivi.

Dal punto di vista tattico, nei suoi anni alla Juve, Dybala si è trovato ad agire in contesti tattici e con funzioni diverse. In generale l’argentino gravitava sul centrodestra, agendo prevalentemente in zona di rifinitura. Negli ultimi tre anni, passando da Sarri a Pirlo fino al ritorno di Allegri, quando è stato in campo Dybala è stato il catalizzatore della manovra bianconera.

Nella Juventus di Sarri abbiamo anche visto un Dybala che si abbassava spesso per aiutare la fase offensiva di una compagine non sempre brillante in fase di palleggio. Tutto ciò ha reso quindi ineludibile il dibattito intorno a quale sia la posizione migliore per utilizzarne al meglio le caratteristiche: più avanti o più arretrato? Attaccante o trequartista?

A tal proposito giova ricordare come la stagione nella quale l’argentino ha cominciato a far vedere il proprio talento, con la maglia del Palermo, Dybala agiva da prima punta, con Franco Vazquez numero 10. Nel torneo 2014-15 Dybala produsse 13 gol e 10 assist. Nella Juve il suo raggio d’azione si è progressivamente allontanato dagli ultimi sedici metri di campo, come detto, proprio per aiutare la squadra a sopperire alle difficoltà in palleggio.

Nella stagione appena trascorsa i dati relativi agli expected assist (gli assist attesi) su azione hanno visto Dybala registrare un dato (3.71) che lo colloca fra i primi 25 giocatori dei top 5 campionati europei fra i calciatori che hanno caratteristiche simili (chance creator).

A questo si aggiunga che Dybala è stato anche il miglior attaccante della Juve sia in termini di reti fatte (10) che di passaggi chiave (quei passaggi che consentono alla squadra in attacco di superare almeno una linea difensiva avversaria) con un dato di 2.8 di media a partita. Quanto evidenziato finora ci fa capire come il Dybala juventino sia stato una sorta di tuttocampista, un attaccante adattato a giostrare da rifinitore per svolgere un lavoro di raccordo fra centrocampo e attacco.

A Roma, invece, l’argentino potrebbe riavvicinarsi alla porta avversaria. Un’idea quindi sarebbe quella di usarlo da attaccante al fianco di Abraham (con Pellegrini alle spalle dei due o da mezzala in un 3-5-2 fluido) o da terza punta in un ipotetico 3-4-3 con l’inglese e Zaniolo e con una robusta mediana a sostegno. Un’ulteriore alternativa è rappresentata da un 4-2-3-1 molto offensivo con Pellegrini, Zaniolo e Dybala a occupare gli spazi sotto Abraham.

Zaniolo parla e la Roma si irrita: è di nuovo gelo

(A. Ferrantino)È calato il gelo tra la Roma e Zaniolo, protagonista di una lunga intervista al settimanale «Sport week» della Gazzetta dello Sport, in cui l’attaccante parla (molto) della sua vita privata, ma anche del suo futuro che potrebbe essere lontano dalla Capitale. Tutto ciò in un momento cruciale della sua avventura romanista, con un contratto in scadenza nel 2024 in attesa di essere rinnovato o, in alternativa, di una cessione.

Le parole di Nicolò non hanno fatto piacere alla Roma, sicuramente nemmeno ai tifosi che dopo la sua esultanza sul pullman durante i festeggiamenti per la vittoria della Conference, non si aspettavano un’apertura così netta nei confronti di Juventus e (soprattutto) Milan. «L’interesse delle grandi squadre – uno dei passaggi “incriminati” – mi fa piacere. Questo non mi distrae, mi alleno ancora più motivato per dimostrare che sia giusto essere accostato a questi top club. Se dovesse succedere di andare via dalla Roma mi mancherebbero tante persone, non solo Abraham». Su Dybala. «Mi sembra eccessivo essere paragonato a lui, che è unico. La vita è imprevedibile, non si sa mai cosa succede».

Infine il commento su Ibrahimovic e la «gioia» per lo scudetto del Milan. «Tra gli obiettivi raggiunti in questa stagione c’è la nostra partita insieme, che hanno vinto loro 3-1, ma che per me è stata comunque bellissima. Ho coronato un sogno. Ibra è un fenomeno, sono contento che abbia vinto lo scudetto, lui ha riportato in alto il Milan e se lo meritava». Dichiarazioni che arrivano a qualche giorno di distanza da quelle del suo agente Vigorelli («L’interesse del Milan sarebbe una bellissima notizia»), che nei prossimi giorni incontrerà Pinto.

Se l’agente presenterà offerte soddisfacenti, la Roma, che valuta il calciatore almeno 50 milioni, le prenderà in considerazione; così come Vigorelli ascolterà la proposta di rinnovo dell club. Se non si dovesse arrivare ad un accordo si andrà avanti nella situazione attuale, con il rischio di uno stallo da separati in casa che nessuno, Mourinho per primo, vuole.

Intanto è in dirittura d’arrivo l’operazione col Lille per l’esterno destro turco Celik, che costerà circa ai giallorossi 7 milioni. In vendita da lunedì i mini abbonamenti validi per le tre gare del girone di Europa League e per gli ottavi di Coppa Italia.

Tonetto: “La Conference un trofeo importante. Spero sia l’inizio di un ciclo vincente”

(A. Ferrantino) – Max Tonetto in quattro stagioni con la maglia giallorossa ha vinto tre trofei: due coppe Italia e una Supercoppa, gli ultimi titoli vinti della Roma prima del trionfo in Conference League. Il difensore triestino, voluto fortemente da Luciano Spalletti nell’estate 2006, ha collezionato in giallorosso 123 presenze e 1 gol tra campionato e coppe.

Come commenta il trionfo della Roma in Conference League?

“Portare a casa un trofeo dopo tanti anni dall’ultimo è un evento importante. Vincere non è mai facile né tantomeno scontato. Questa squadra non ha mai sottovalutato la Conference League e ci ha creduto sin dall’inizio. Hanno vinto meritatamente e mi auspico che questo non sia altro che l’inizio di un ciclo vincente per la Roma”.

A quelli che la definiscono una coppetta cosa risponde?

“Nessuno si ricorderà dei secondi posti raggiunti in campionato mentre i trofei in bacheca restano. Non si può dunque definire la Conference League una coppetta. È un trofeo europeo importante e portato a casa meritatamente. Non sarà la Champions League ma è pur sempre una coppa importante che per la Roma rappresenta un punto di partenza”.

Se non ci fosse stato Mourinho la Roma avrebbe vinto lo stesso?

“Le contro prove non si hanno mai. Mourinho ha ridato entusiasmo a questa piazza sin dal suo arrivo. La sua esperienza è servita a inculcare la mentalità vincente a questi ragazzi che in campo hanno dato il massimo per il mister e i tifosi. Posso dunque dire che con un altro allenatore non sarebbe arrivata la vittoria”.

Zaniolo eroe di Coppa. Quanto è importante Nicolò per questa squadra.

“È un giocatore importante ma i due infortuni da cui è stato reduce hanno rallentato la sua crescita. Non è ancora al 100% nonostante la sua incisività nelle partite chiave. Deve ritrovare tutte le qualità che aveva prima di queste due tristi parentesi che hanno ostacolato il suo percorso. Oggi sicuramente ha classe, tecnica, tanto talento quindi ampi margini di crescita. Non so cosa succederà in questa sessione di mercato estiva ma mi auguro che resti a Roma”.

Un altro ragazzo di cui si parla poco è Zalewski. 

“Zalewski è un’intuizione di Mourinho. Il mister è stato bravissimo a trovargli un ruolo in quanto nasce come esterno d’attacco quindi con caratteristiche prettamente offensive. Ha creduto in un ragazzo di vent’anni e lo ha inserito in pianta stabile nell’undici titolare. Zalewski ha risposto nel modo giusto: con grinta, entusiasmo e senza aver mai paura di sbagliare. Però ripeto, l’artefice della sua esplosione è Mourinho”.

L’ultimo trofeo della Roma arrivò nel 2008…

“Fu la prima finale giocata in gara unica e la giocammo in casa, all’Olimpico, contro una squadra fenomenale come l’Inter. In quegli anni, aldilà delle differenze in campionato a volte minime e altre maggiori, lo scontro diretto ce lo siamo sempre giocati. Eravamo consapevoli di poter vincere quella finale e così è stato. Per valori in campo espressi le squadre in campo se la giocarono alla pari nonostante l’Inter avesse una rosa più ampia rispetto alla nostra. L’equilibrio fu annullato dal nostro pubblico, dodicesimo uomo in campo. È passato troppo tempo da quel trofeo: una piazza come Roma merita di vincere con continuità”.

Quell’anno la Roma arrivò seconda dietro all’Inter. Crede che avreste meritato di più quell’anno?

“Quando ti giochi lo scudetto punto a punto sono poi i minimi particolari a fare la differenza. Ci giocammo tutto all’ultima di campionato: noi dovevamo vincere a Catania e loro non vincere con il Parma. Per sessanta minuti siamo stati campioni d’Italia ma Ibrahimovic ci rovinò la festa ribaltando il risultato. C’è rammarico ma restano bellissimi ricordi”.