La meglio gioventù – Daniele De Rossi: 18 anni d’amore ed un futuro tutto da scrivere

(S. Valdarchi) – Prosegue il nostro viaggio attraverso i migliori talenti cresciuti nel vivaio romanista. Oggi è il turno di Daniele De Rossi, centrocampista nato nel 1983 ed approdato alla Roma nel 2000. Raccontare De Rossi in poche righe è un compito fin troppo complicato. Come si raccontano 18 anni d’amore in un breve testo? Come si spiegano le emozioni che un ragazzo divenuto uomo può suscitare nei cuori di così tante persone, sapendo che per lui, come per Totti, sono già state utilizzate tutte le parole possibili? La risposta è semplice, non si può. Per questo cercheremo di raccontare la storia del numero 16, solo attraverso due momenti ed alcune dichiarazioni, in attesa che lui scriva il suo futuro da allenatore.

Romanismo incarnato

Oltre alle straordinarie qualità in campo, a Daniele De Rossi è sempre stata riconosciuta una certa abilità nel parlare, nel saper toccare le corde giuste. Non sono mancate negli anni dichiarazioni dirette, esplicite, anche contro arbitraggi o parte della stampa romana, senza troppi peli sulla lingua. Ci sono state poi, una serie infinita di parole d’amore nei confronti della Roma e dei suoi tifosi. Parole a cui il ragazzo di Ostia però ha sempre dato un seguito sul campo, risultando genuino e non un personaggio costruito come tanti altri che popolano il calcio d’oggi. La vena al collo, le corse sotto al settore, i baci alla maglia, la decisione di rifiutare contratti faraonici per rimanere nella Capitale, questi sono soltanto alcuni dei gesti, quotidiani o straordinari, che testimoniano la sincerità di De Rossi nel rilasciare alcune dichiarazioni. Appurata la veridicità delle sue parole, ripercorriamo i 18 anni di Roma attraverso le sue frasi più belle e simboliche:

Il mio unico rimpianto è quello di poter dare alla Roma una sola carriera”.

Amo troppo la Roma, viene dopo mia figlia. Non è ruffianeria. Quando segno non posso fare il gesto dell’orecchio alla Toni, non ci riesco. Mi viene da baciarla la Roma”.

Questa è casa mia, vivo per la Roma. Amo questa città e questo club, tutto ciò che amo è qui, sarebbe difficile per me cambiare”.

Noi dobbiamo ringraziare di essere nati romanisti sempre, anche dopo i 7-1, non solo dopo le belle serate, sempre”.

Io sono di proprietà dei tifosi della Roma”.

La Roma va avanti, è andata avanti dopo Di Bartolomei, dopo Bruno Conti, dopo Giannini, dopo Falcao, dopo le peggiori partite perse e le peggiori delusioni. Stiamo andando avanti anche senza Francesco, figuratevi se non si può superare il post carriera del sottoscritto”.

Da ex calciatore mi troverete nel settore ospiti, col panino e la birra, per tifare i miei amici”.

Il cielo è azzurro sopra a Berlino

Nel percorso di maturazione di Daniele De Rossi, una svolta fondamentale è rappresentata dal Mondiale vinto nel 2006 in Germania. Viene convocato per la massima competizione calcistica a 23 anni ancora non compiuti da Marcello Lippi ed alla seconda giornata del girone, nella gara contro gli Stati Uniti d’America, si fa espellere per una gomitata a McBride, che riempe di sangue il volto dell’americano. La Fifa lo squalifica per ben 4 turni, dunque il centrocampista ostiense può tornare a disposizione solo per un’eventuale finale. I suoi compagni però, gli fanno e si fanno il regalo più bello e raggiungono l’obiettivo, guadagnandosi la possibilità di giocarsi la coppa contro la Francia il 9 luglio. Dall’esterno, sono tutto convinti del fatto che Lippi non darà una seconda chance a De Rossi e lo terrà in panchina per tutta la gara, ma i fatti smentiscono l’opinione generale. Nel corso del secondo tempo infatti, sul risultato di 1 a 1, il 16 giallorosso sostituisce Francesco Totti. Lui non ha intenzione di passare inosservato e, involontariamente, due minuti dopo essere entrato in campo, parte in posizione irregolare in una punizione battuta da sinistra, togliendo al futuro compagno di squadra Toni la gioia di segnare il 2 a 1. Il tempo scorre, la Francia domina, ma si va ai rigori. Gli azzurri siglano i primi due, con Pirlo e Materazzi, mentre Trezeguet, il secondo tiratore francese, viene fermato dalla traversa. Tocca a Daniele De Rossi, il classe ’83, come già detto ancora molto giovane, calcia ad incrociare e batte Barthez con un tiro sotto l’incrocio. Il resto è storia. L’Italia è Campione del Mondo per la quarta volta e la carriera di DDR passa dall’incoscienza dei primi anni all’autorevolezza dei successivi.

Il tramonto di una carriera, l’alba di un nuovo percorso

Il 26 maggio del 2019, in occasione di Roma-Parma, Daniele De Rossi dà il suo addio, o arrivederci, ai tifosi romanisti. Con un contratto in scadenza al 30 giugno, la società sceglie di non offrirgli un rinnovo, proponendogli un futuro da dirigente, che per il momento Daniele non sente suo. Per questo, dopo 616 presenze con la maglia della Roma, secondo soltanto a Francesco Totti (786), il numero 16 lascia la Capitale e qualche mese più tardi vola in Argentina per giocare con il Boca Juniors. Una scelta coerente con l’uomo ed il calciatore. Le cose in Sud America non vanno come sperava, almeno per quanto riguarda l’aspetto calcistico, De Rossi gioca 6 partite ed a gennaio 2020 lascia il calcio giocato, per tornare in Italia e stare vicino alla sua famiglia. Chiuso questo capitolo, ora si attende la nascita di un nuovo percorso, quello da tecnico, con una speranza nel cuore: “Mi piacerebbe un giorno allenare la Roma”.

(S. Valdarchi)

I segnali positivi dal pareggio contro la Juventus

(Jacopo Venturi) – La stagione giallorossa è decollata in mezzo a una turbolenza, ma sembra che le condizioni possano migliorare a breve. La sconfitta a tavolino contro il Verona ha levato un punto guadagnato da una partita non brillante, ma la squadra di Fonseca contro la Juventus ha messo in mostra alcune delle sue migliori qualità. È vero, i giallorossi non sono riusciti ad andare oltre al pareggio e le due reti sono arrivate entrambe su rigore, ma c’è da ricordare che dall’altra parte c’erano i campioni d’Italia e che le occasioni per i padroni di casa sono state diverse. La Roma infatti ha messo ripetutamente in difficoltà la squadra di Pirlo, sfruttando soprattutto quella che sembra essere la sua caratteristica migliore: la capacità di ripartire. Fonseca aveva impostato la partita per incidere proprio su contropiede e il suo piano avrebbe funzionato alla perfezione, se non avesse incontrato uno Dzeko poco ispirato in fase realizzativa. Il bosniaco ha infatti sbagliato due gol non perdonabili per un attaccante del genere, ma ha l’attenuante di essere sempre e comunque il miglior costruttore di gioco della squadra. Dunque è comprensibile talvolta meno lucidità negli ultimi metri. Sono positivi dunque i segnali per Fonseca, che anche in fase difensiva ha poco da recriminare i suoi, che sono riusciti per larghi tratti della partita a neutralizzare la potenza di fuoco juventina. Con questa impostazione la sua Roma può fare quello che non ha fatto nella scorsa stagione: giocare una stagione continua, rispettando il valore della sua rosa.

(Jacopo Venturi)

Perché ha poco senso parlare di Allegri per la panchina della Roma

(Jacopo Venturi) – Accostare il nome di Massimiliano Allegri alla panchina della Roma, a prescindere dall’attinenza alla realtà della voce che sta girando negli ultimi giorni, può avere un senso. Oppure può non averne nessuno. Dipende dai punti di vista. Il primo, quello che vede come sensato cambiare a stagione appena cominciata, prende in considerazione il fatto che su Allegri si voglia costruire. Il secondo, quello che non vede motivi per mettere da parte Fonseca, suggerisce che sarebbe quantomeno controproducente, per la stagione in corso, cambiare un allenatore con il quale la squadra in gran parte ha già lavorato un anno. Presa coscienza di queste due prospettive, c’è un punto che a Trigoria deve essere chiarito prima di procedere in qualsiasi direzione: se si vuole andare su Allegri per costruire e perché è un’occasione unica in questo momento, non c’è nessun motivo di proseguire il rapporto tecnico con Fonseca. Perché se questa è la chiave di lettura, non è un problema di quanto il portoghese possa andare bene o male, perché la scelta sarebbe semplicemente di andare avanti con un altro allenatore per prendere una strada diversa. I dubbi però sul fatto che a Trigoria il punto di vista dominante sia questo ci sono. Infatti, Allegri è libero da mesi e se i Friedkin avessero voluto dare questa svolta lo avrebbero potuto fare subito, senza aspettare una partita di campionato e una preparazione intera. Le voci dunque sembrano destinate a rimanere tali, a meno che la nuova proprietà della Roma non cambi idea repentinamente o che Fonseca non dimostri di aver completamente perso il controllo della situazione. Due scenari, che, al momento, sembrano abbastanza lontani dalla realizzazione.

(Jacopo Venturi)

Dzeko rimane, ancora

(Jacopo Venturi) – Edin Dzeko sarà un calciatore della Roma nella stagione 2020/21. Ancora una volta, con un piede e qualcosa in più fuori da Trigoria, il bosniaco ha deciso di rimanere nella Capitale. Era già successo nel 2018, con il Chelsea, e nel 2019, con l’Inter, ma questa sembrava davvero la volta buona perché il numero 9 salutasse malinconicamente i colori giallorossi. Perché la Roma aveva trovato in Milik un sostituto convincente e la cessione di Dzeko alla Juventus sembrava convincente per cifre ed età del giocatore. Ma il fallimento della trattativa con il Napoli per il polacco ha bloccato il bosniaco a Roma. Questo però non ha fatto una piega e scenderà in campo proprio contro la Juve nella seconda giornata di campionato. Con la fascia di capitano al braccio. Poco più di un anno fa, quando Conte non era riuscito a rubarlo a Fonseca, il numero 9 era rimasto rafforzando ulteriormente il suo ruolo di leader nello spogliatoio e il suo attaccamento alla causa. La speranza dell’allenatore portoghese è che anche questa volta la sua punta di diamante possa avere una reazione positiva e guidare la Roma in quella che si prospetta una stagione difficile. Una stagione che però sembra già essere più piacevole con Dzeko al centro dell’universo romanista.

(Jacopo Venturi)

Kumbulla è della Roma: l’acquisto che serviva

(Jacopo Venturi) – La Roma batte un colpo e acquista Marash Kumbulla dall’Hellas Verona. In un mercato un po’ statico per la Roma, a causa anche del cambio di proprietà poco prima dell’apertura della finestra dei trasferimenti, i giallorossi hanno messo a segno una buona operazione. Nonostante il costo elevato, il difensore albanese era esattamente quello che serviva alla causa romanista. Un difensore moderno, completo e giovane. In quello che è stato il suo primo anno in Serie A ha dimostrato una gran forza fisica e atletica, nonostante una struttura corporea ancora da costruire; la cosa che ha colpito di più però è stata la maturità, ancor più impressionante se abbinata alla qualità generale. Nell’ottica della difesa a tre inoltre, era essenziale aggiungere una pedina di livello a Mancini e Ibanez. Nella speranza che si riesca a riportare Smalling a Trigoria, Fonseca avrebbe a disposizione 4 giocatori di gran qualità da poter intercambiare indifferentemente. Logico che senza Smalling la coperta risulterebbe essere corta, ma comunque l’acquisto di Kumbulla garantisce alla Roma il minimo indispensabile per continuare a lavorare sul “nuovo” modulo.

(Jacopo Venturi)

La meglio gioventù – Alberto Aquilani: il talento romano frenato dai troppi infortuni

(S. Valdarchi) – In questo nostro viaggio a ritroso nel tempo, attraverso i migliori frutti del settore giovanile della Roma, incontriamo per la prima volta un giocatore che ha appeso gli scarpini al chiodo. Si tratta di Alberto Aquilani, nato nel luglio del 1984 e che l’estate scorsa, a 35 anni ancora da compiere si è ritirato dal calcio giocato. La sua carriera, comunque degna di nota e ricca di esperienze in club di livello, è stata probabilmente frenata da una certa attitudine ad infortunarsi negli anni decisivi della sua maturazione.

Il cammino a Roma

Cresciuto nella Spes Montesacro, si afferma fin da piccolo e viene portato a Trigoria, dove percorre tutto il percorso delle giovanili, fino all’approdo in prima squadra. Debutta in Serie A il 10 maggio del 2003, in un Roma-Torino 3-1 che verrà ricordato anche per il primo gol di Daniele De Rossi con la maglia romanista. Gioca anche un’altra gara in quell’annata, in Coppa Italia contro la Triestina, club nel quale gioca in prestito nella stagione 2003/04.
In Serie B Aquilani si afferma senza troppa difficoltà, arrivando a collezionare 41 presenze e 4 gol nel campionato cadetto.
Una volta tornato alla Roma, ancora ventenne, riesce a ritagliarsi un ruolo importante, fino a diventare, negli anni successivi, uno dei pilastri della formazione Spallettiana. Veste la maglia giallorossa fino al 2009, raggiungendo quota 149 gare disputate. Rimane comunque il rimpianto di aver solo intravisto il miglior Aquilani, quello della rabona di San Siro e delle grandi conclusioni dalla distanza, per colpa di diversi guai fisici – tra cui la lesione al collaterale mediale del ginocchio destro e innumerevoli stop muscolari – che ne hanno minato la continuità.
Nell’agosto del 2009, a 25 anni, viene ceduto al Liverpool per 20 milioni di euro, cifra molto importante per un mercato ancora non drogato” come quello di oggi.

Le rivali della ex

Partito dalla Capitale, Alberto Aquilani, da sempre dichiaratamente tifoso romanista, nel giro di 6 anni veste le maglie di quattro dei club storicamente poco affini al popolo giallorosso: il già citato Liverpool, Juventus, Milan e Fiorentina. Manca soltanto la Lazio per l’en plein.
Scherzi a parte, il centrocampista classe ’84 firma un contratto quadriennale con i Reds, ma in Inghilterra non riesce mai ad affermarsi fino in fondo. Dopo una prima stagione trascorsa per la maggior parte in panchina, 18 presenze in Premier di cui la metà da subentrato, il Liverpool decide di cederlo in prestito alla Juventus, alla fine del mercato estivo del 2010.
A Torino, nell’ultima Juve pre-dominio – dalla stagione successiva è partita la duratura ed ancora attuale egemonia bianconera – Aquilani ritrova la titolarità, disputando 33 gare. Questi numeri però, non spingono la società di Agnelli a riscattare il romano, che tornato oltremanica si prepara ad un ulteriore prestito. La direzione questa volta è Milano, sponda rossonera. Anche al Milan, l’ex Roma si afferma senza troppe difficoltà nello scacchiere tattico di Allegri e sfiora lo Scudetto, arrivando pochi punti dietro proprio alla Juventus.
Terminato quel campionato, il Liverpool decide per la terza cessione consecutiva, sempre in Italia, ma questa volta a titolo definitivo. Il 3 agosto del 2012 viene ufficializzato il suo passaggio alla Fiorentina. In viola rimane per 3 anni, accompagnato durante questo tempo da Vincenzo Montella in panchina, che gli mette sulle spalle la numero 10 e ne fa un cardine della sua squadra.

Le ultime esperienze ed il ritiro

Dopo il suo addio a Firenze, Alberto Aquilani gioca soltanto altre tre stagioni, prima di svincolarsi per poi lasciare definitivamente il calcio giocato. Nel 2015 tenta fortuna all’estero, in Portogallo, con la maglia dello Sporting Lisbona. Nonostante un anno piuttosto positivo, i lusitani lo cedono al Pescara, neopromossa in Serie A. Aquilani trascorre soltanto i primi 6 mesi del campionato 2016/17 in Abruzzo, scendendo in campo per 9 volte, prima di essere girato in prestito al Sassuolo. A fine stagione, anche il Delfino decide di venderlo ed il classe ’84, dopo Inghilterra e Portogallo, va a giocare in Spagna, tra le fila del Las Palmas. Quella nelle Canarie rappresenta la sua ultima esperienza da giocatore. Nell’estate del 2018, con ancora un anno di contratto, rescinde con gli spagnoli. Passato un anno da svincolato, all’età di 34 anni si ritira dal calcio.
Attualmente è il presidente della Spes Montesacro, scuola-calcio nella quale è cresciuto e dallo scorso luglio è tornato a lavorare, in una nuova veste, nella Fiorentina. Nei viola ha iniziato come tecnico dell’Under 18, ma a dicembre 2019 Giuseppe Iachini, subentrato a Vincenzo Montella, lo assume come collaboratore tecnico nel suo staff.

(S. Valdarchi)

Che fine hanno fatto? Roma Primavera 2008/09

(S. Valdarchi) – Torna l’appuntamento con la rubrica di Pagine Romaniste“Che fine hanno fatto?”. Prosegue il nostro viaggio nel tempo durante il quale analizziamo le annate della Roma Primavera, andando a scoprire il presente dei calciatori che hanno indossato la maglia giallorossa nelle giovanili. Analizziamo oggi il destino ed i percorsi dei giocatori che erano a disposizione di mister Alberto De Rossi nella stagione 2008/09. Dall’elenco sono stati tolti i seguenti calciatori, dei quali abbiamo già scritto negli scorsi episodi: Valerio Frasca, Alexandru Pena, Alessandro Malomo, Simone Sini, Sebastian Mladen, Alessandro Florenzi, Davide Buono, Andrea Bertolacci, Adrian Stoian, Filippo Scardina e Stefano Pettinari.

Emanuele Trobiani

Iniziamo la nostra rassegna con il difensore centrale classe ’90, che ha appeso gli scarpini al chiodo lo scorso luglio. Passa soltanto la stagione 2008/09 con la maglia della Roma Primavera, raccogliendo 18 presenze, prima di lasciare per approdare allo Sporting Terni. Emanuele Trobiano trascorre la sua carriera nelle serie minori, passando di squadra in squadra, prima di lasciare come detto la scorsa estate. Queste i club in cui ha militato: Monterotondo, Pomezia, Almas Roma, Torre Angela e W3 Roma Team.

Riccardo Brosco

Chi invece si è affermato nel mondo del calcio professionistico è Riccardo Bosco. Il difensore centrale romano, da quando ha lasciato la Roma nell’estate del 2009, ha sempre e solo calcato i campi di Serie B. È vero gli è mancato il salto definitivo e l’esordio in Serie A, ma a 29 anni può vantare 281 presenze e 17 reti nel campionato cadetto. Da due stagioni si trova all’Ascoli, ma le squadre in cui ha militato sono diverse: Triestina, Pescara, Ternana, Latina, Carpi e, appunto, Ascoli.

Alessandro Crescenzi

Terzino in grado di giocare su entrambe le fasce, Alessandro Crescenzi era considerato uno dei maggiori prospetti di questa Primavera e i risultati in fondo non hanno smentito chi puntava su di lui. La sua carriera si è sviluppata tutta tra Serie A, Serie B e Ligue 1, in Francia. La squadra con cui ha giocato più a lungo è il Pescara, dove ha raccolto ben 79 presenze. Queste, invece, le altre società con le quali è stato sotto contratto nella sua carriera: Grosseto, Crotone, Bari, Pescara, Novara, Ajaccio, Perugia, Hellas Verona e Cremonese.

Luca Manganelli

Centrocampista mancino, dotato di buona tecnica, non è mai riuscito a farsi strada nel calcio professionistico. Luca Manganelli infatti, dopo l’esperienza con la Roma Primavera, è rimasto sempre nel calcio dilettantistico, senza allontanarsi mai dalla provincia romana. Tracciare tutto il suo percorso non è semplice, ma di lui sappiamo che ha vestito le maglie di Fidene e Pomezia, dal 2010 al 2015. Una curiosità che lo riguarda è la sua squadra attuale, il Grifone Gialloverde: società nata nel 2003 e approdata per la prima volta nello scorso anno al Campionato d’Eccellenza, rappresenta la squadra di calcio della Guardia di Finanza.

Emiliano Massimo

Passiamo al mediano classe ’89, considerato uno dei riferimenti a centrocampo da Alberto De Rossi nel 2008/09. Terminato il suo periodo nelle giovanili, la Roma lo cede in prestito biennale al Real Agro Aversa. Torna a Trigoria nel 2011, prima di essere ceduto a titolo definitivo all’Avellino. Le successive tre stagioni sono quelle in cui raccoglie i risultati maggiori, vestendo le maglie di Grosseto ed Avellino e raccogliendo presenze in Serie C e B. Da lì in poi però, inizia una discesa che lo porta a giocare in Serie D, dove ancora oggi milita. Attualmente si trova al Monterosi.

Marco D’Alessandro

Di tutta l’annata, l’unico a giocare una gara in una competizione europea (qualificazioni di Europa League con l’Atalanta) nella sua carriera. Marco D’Alessandro, esterno classe ’91 cresciuto nelle giovanili di Lazio e Roma, si è fatto presto strada nel mondo dei professionisti, raccogliendo ad oggi 140 presenze in Serie B e 130 in Serie A. I giallorossi hanno mantenuto il suo cartellino fino all’estate del 2014, girandolo sempre però in prestito, prima della cessione definitiva all’Atalanta. Oggi si trova alla SPAL, ma a fine stagione farà ritorno a Bergamo, a disposizione di mister Gasperini. Queste le squadre in cui ha giocato: Grosseto, Bari, Livorno, Hellas Verona, Cesena, Atalanta, Benevento, Udinese e SPAL.

Emiliano Tortolano

Emiliano Tortolano, un vero tuttofare. Nella sua carriera ha ricoperto, almeno una volta, ben 8 ruoli diversi in mezzo al campo, tutti dalla cintola in su. Il classe ’90, oltre che sul terreno di gioco, ha girato molto anche in Italia, giocando per quasi tutta la carriera in club di Serie C. Per parecchio tempo è rimasto sotto contratto con il Catania, ma con i siciliani è riuscito a debuttare soltanto in Coppa Italia per 44 minuti. Attualmente si trova all’Ostiamare in Serie D, queste invece le squadre con cui ha giocato nel corso della sua esperienza calcistica: Latina, Pergolettese, Sorrento, Catanzaro, Cosenza, Catania, Melfi, Sambenedettese, Viterbese, Atletico Terme Fiuggi e Ostiamare.

Johnny Giansante

Attaccante classe ’91 dotato di grandi qualità fisiche, riesce ad esordire in Serie C, prima di approdare nella Primavera della Roma. Nella stagione 2006/07, infatti, fa il suo debutto con la maglia del Giulianova, a soli 15 anni. Nell’estate successiva arriva a Trigoria, dove per due stagioni gioca con la squadra allenata da Alberto De Rossi, ma lo spazio per lui è poco (9 presenze totali) e viene ceduto al San Nicolò Notaresco, club di Serie D. Nel corso della sua carriera ha girato tra Eccellenza e Serie D, vestendo le maglie di: Jesina, Vastese, Castelfidardo, Torrese e Fontanelle.

(S. Valdarchi)

Scambio Diawara-Torreira: uno scambio possibile ma rischioso

(Jacopo Venturi) – Amadou Diawara potrebbe lasciare la Roma dopo una sola stagione. La sua cessione rientrerebbe in uno scambio che potrebbe portare nella Capitale un vecchio pallino di Trigoria, ovvero Lucas Torreira. Prima di lasciare la Serie A per andare all’Arsenal, i giallorossi erano una delle squadra più concretamente interessate all’uruguaiano. Ora la possibilità di fargli vestire la maglia romanista è reale, ma per far ciò bisognerebbe privarsi del guineano. E c’è più di un dubbio relativamente al fatto che questa sia la giusta strada per la Roma. Innanzitutto perché Diawara quest’anno ha dimostrato di poterci stare benissimo in una Roma competitiva, ma da questa prospettiva è anche vero che Torreira non sarebbe un decremento a livello qualitativo. Il punto è però un altro e sta nella ricerca della continuità: la Roma, come hanno dimostrato anche le ultime partite di campionato, ha bisogno di lavorare con costanza sullo stesso sistema e sugli stessi uomini. E in questo senso tenere Diawara avrebbe senso, perché permetterebbe a Fonseca di continuare a lavorare sulla coppia di centrocampisti che gli ha dato maggiori garanzie durante questa stagione, ovvero quella composta proprio dall’ex Napoli e da Veretout. Lo scambio sulla carta non indebolirebbe la Roma, anzi, forse la rafforzerebbe leggermente, ma sarebbe un segnale di discontinuità in una zona di campo dove sembra invece che i giallorossi stiano trovando equilibrio.

(Jacopo Venturi)

Una sconfitta meritata chiude l’Europa League della Roma

(Jacopo Venturi) – Finisce l’avventura europea della Roma. In senso assoluto, i giallorossi sono usciti presto dall’Europa League, considerate le aspirazioni nella competizione. In senso relativo, però, i giallorossi hanno incontrato agli ottavi di finale una squadra semplicemente più forte, che si è imposta con un 2-0 più netto di quanto possa sembrare. Il Siviglia è una delle migliori compagini del torneo e contro la Roma, che era anche in forma, lo ha pienamente dimostrato. I giallorossi hanno fatto qualche errore, complice anche qualche scelta opinabile di Fonseca, ma l’impressione è che anche una Roma migliore di quella vista ieri non sarebbe riuscita a superare gli spagnoli. Questo non toglie nulla al valore della rosa romanista, che sulla carta è del tutto paragonabile a quella del Siviglia. Il punto è che gli andalusi sono una squadra più rodata e che ha inoltre una enorme esperienza nella competizione ad alto livello. La Roma ha iniziato a trovarsi da circa tre settimane e questo non è abbastanza per fare una squadra. Soprattutto in contesti del genere. Ma se i giallorossi dovessero riuscire a continuare a lavorare su questa base, questa stessa partita tra un anno potrebbe finire in maniera diversa.

(Jacopo Venturi)

Roma, bye bye Pallotta, scatta l’era Friedkin: tutte le mosse della seconda rivoluzione americana

Dan Friedkin, nuovo proprietario della Roma

(K. Karimi) – Ieri, 6 agosto 2020, è una data che i tifosi romanisti ricorderanno a lungo. Tramite un comunicato ufficiale è stata sancita la fine dell’era James Pallotta come proprietario della A.S. Roma.

Dopo circa 8 anni il tycoon di Boston vende le proprie quote al connazionale Dan Friedkin, magnate della Toyota USA, attivo però anche nel campo dell’industria cinematografica e di quella aerea.

Il patrimonio della famiglia Friedkin si attesa intorno ai 4,1 miliardi di dollari. Il magnate, californiano di nascita ma texano di formazione, entro fine agosto effettuerà il closing, ultima prassi prima di annunciare l’acquisizione della Roma.

Da Totti a Petrachi, la Roma di Friedkin guarda al passato?

Difficile, quasi impossibile ad oggi capire le mosse di Friedkin come nuovo proprietario della Roma. Ma alcuni segnali iniziali sono di facile interpretazione, soprattutto nell’area dirigenziale.

Non ci sarà una rivoluzione totale, almeno inizialmente. Il patron statunitense si affiderà a Guido Fienga come CEO, confermandolo dopo il buon lavoro svolto negli ultimi mesi. Inoltre fu proprio il dirigente romano ad accogliere il gruppo Friedkin nella capitale lo scorso inverno, introducendolo nel cuore della società giallorossa.

Anche Mauro Baldissoni dovrebbe restare in sella, almeno finché non sarà risolta la questione Stadio di proprietà. Friedkin darà continuità al progetto di Tor di Valle e si affiderà all’ex DG, molto caro alla gestione Pallotta.

In uscita però anche diversi profili: consulenti come Franco Baldini o Alex Zecca si faranno da parte. L’attuale D.S. Morgan De Sanctis è invece al bivio: o deciderà di restare con un ruolo meno centrale (di nuovo team manager?) o potrebbe accogliere la corte dell’Ascoli in Serie B.

I più romantici sperano in un ritorno immediato di due bandiere assolute: Francesco Totti e Daniele De Rossi. L’ex capitano ha iniziato la carriera da procuratore sportivo, ma potrebbe essere tentato di rientrare come Direttore dell’area tecnica. In pratica ciò che svolge Paolo Maldini nel Milan attuale.

De Rossi invece vuole allenare. Ma prima di ritornare da protagonista a Trigoria dovrebbe iniziare la carriera in panchina in qualche piazza meno ‘esigente’.

Per il ruolo di Direttore Sportivo, ovvero l’uomo addetto al calciomercato, si parla di una chiamata alle armi per Gianluca Petrachi. Sarebbe la soluzione più ovvia: senza i contrasti con Pallotta, l’ex Torino dovrebbe rientrare senza problemi in società, riprendendo il lavoro interrotto nei mesi scorsi. Restano però da valutare i rapporti un pochino logori con Paulo Fonseca.

Non è da escludere però che la Roma possa valutare l’arrivo di un nuovo uomo-mercato: qualcuno vocifera il nome di Nicolas Burdisso, attuale D.S. del Boca Juniors. I più ‘sognanti’ invece parlano di un assalto a Fabio Paratici della Juventus o Piero Ausilio dell’Inter. Da escludere il ritorno di Walter Sabatini.

In ogni caso la Roma ripartirà da mister Fonseca, nonostante il flop europeo contro il Siviglia. Il tecnico avrà bisogno però di una rosa rinnovata, con meno rami secchi e più calciatori di spessore.

La prima mossa di mercato dovrà CATEGORICAMENTE essere il ritorno di Chris Smalling, risultato uno dei centrali più forti della Serie A. Successivamente serviranno due esterni, un regista e un vice-Dzeko all’altezza delle aspettative.

Fonseca avrà bisogno di essere protetto e coadiuvato dal club, in particolare da una figura competente a livello calcistico. In pratica un direttore che conosca tutte le sfumature del calcio italiano e che abbia il carattere giusto per fare da parafulmine. Se non sarà Totti, ci azzardiamo a consigliare due nomi alla società: ZIBI BONIEK e SEBINO NELA. Ex campioni, romanisti doc e personaggi di spessore morale e sportivo.