Dzeko rimane, ancora

(Jacopo Venturi) – Edin Dzeko sarà un calciatore della Roma nella stagione 2020/21. Ancora una volta, con un piede e qualcosa in più fuori da Trigoria, il bosniaco ha deciso di rimanere nella Capitale. Era già successo nel 2018, con il Chelsea, e nel 2019, con l’Inter, ma questa sembrava davvero la volta buona perché il numero 9 salutasse malinconicamente i colori giallorossi. Perché la Roma aveva trovato in Milik un sostituto convincente e la cessione di Dzeko alla Juventus sembrava convincente per cifre ed età del giocatore. Ma il fallimento della trattativa con il Napoli per il polacco ha bloccato il bosniaco a Roma. Questo però non ha fatto una piega e scenderà in campo proprio contro la Juve nella seconda giornata di campionato. Con la fascia di capitano al braccio. Poco più di un anno fa, quando Conte non era riuscito a rubarlo a Fonseca, il numero 9 era rimasto rafforzando ulteriormente il suo ruolo di leader nello spogliatoio e il suo attaccamento alla causa. La speranza dell’allenatore portoghese è che anche questa volta la sua punta di diamante possa avere una reazione positiva e guidare la Roma in quella che si prospetta una stagione difficile. Una stagione che però sembra già essere più piacevole con Dzeko al centro dell’universo romanista.

(Jacopo Venturi)

Kumbulla è della Roma: l’acquisto che serviva

(Jacopo Venturi) – La Roma batte un colpo e acquista Marash Kumbulla dall’Hellas Verona. In un mercato un po’ statico per la Roma, a causa anche del cambio di proprietà poco prima dell’apertura della finestra dei trasferimenti, i giallorossi hanno messo a segno una buona operazione. Nonostante il costo elevato, il difensore albanese era esattamente quello che serviva alla causa romanista. Un difensore moderno, completo e giovane. In quello che è stato il suo primo anno in Serie A ha dimostrato una gran forza fisica e atletica, nonostante una struttura corporea ancora da costruire; la cosa che ha colpito di più però è stata la maturità, ancor più impressionante se abbinata alla qualità generale. Nell’ottica della difesa a tre inoltre, era essenziale aggiungere una pedina di livello a Mancini e Ibanez. Nella speranza che si riesca a riportare Smalling a Trigoria, Fonseca avrebbe a disposizione 4 giocatori di gran qualità da poter intercambiare indifferentemente. Logico che senza Smalling la coperta risulterebbe essere corta, ma comunque l’acquisto di Kumbulla garantisce alla Roma il minimo indispensabile per continuare a lavorare sul “nuovo” modulo.

(Jacopo Venturi)

La meglio gioventù – Alberto Aquilani: il talento romano frenato dai troppi infortuni

(S. Valdarchi) – In questo nostro viaggio a ritroso nel tempo, attraverso i migliori frutti del settore giovanile della Roma, incontriamo per la prima volta un giocatore che ha appeso gli scarpini al chiodo. Si tratta di Alberto Aquilani, nato nel luglio del 1984 e che l’estate scorsa, a 35 anni ancora da compiere si è ritirato dal calcio giocato. La sua carriera, comunque degna di nota e ricca di esperienze in club di livello, è stata probabilmente frenata da una certa attitudine ad infortunarsi negli anni decisivi della sua maturazione.

Il cammino a Roma

Cresciuto nella Spes Montesacro, si afferma fin da piccolo e viene portato a Trigoria, dove percorre tutto il percorso delle giovanili, fino all’approdo in prima squadra. Debutta in Serie A il 10 maggio del 2003, in un Roma-Torino 3-1 che verrà ricordato anche per il primo gol di Daniele De Rossi con la maglia romanista. Gioca anche un’altra gara in quell’annata, in Coppa Italia contro la Triestina, club nel quale gioca in prestito nella stagione 2003/04.
In Serie B Aquilani si afferma senza troppa difficoltà, arrivando a collezionare 41 presenze e 4 gol nel campionato cadetto.
Una volta tornato alla Roma, ancora ventenne, riesce a ritagliarsi un ruolo importante, fino a diventare, negli anni successivi, uno dei pilastri della formazione Spallettiana. Veste la maglia giallorossa fino al 2009, raggiungendo quota 149 gare disputate. Rimane comunque il rimpianto di aver solo intravisto il miglior Aquilani, quello della rabona di San Siro e delle grandi conclusioni dalla distanza, per colpa di diversi guai fisici – tra cui la lesione al collaterale mediale del ginocchio destro e innumerevoli stop muscolari – che ne hanno minato la continuità.
Nell’agosto del 2009, a 25 anni, viene ceduto al Liverpool per 20 milioni di euro, cifra molto importante per un mercato ancora non drogato” come quello di oggi.

Le rivali della ex

Partito dalla Capitale, Alberto Aquilani, da sempre dichiaratamente tifoso romanista, nel giro di 6 anni veste le maglie di quattro dei club storicamente poco affini al popolo giallorosso: il già citato Liverpool, Juventus, Milan e Fiorentina. Manca soltanto la Lazio per l’en plein.
Scherzi a parte, il centrocampista classe ’84 firma un contratto quadriennale con i Reds, ma in Inghilterra non riesce mai ad affermarsi fino in fondo. Dopo una prima stagione trascorsa per la maggior parte in panchina, 18 presenze in Premier di cui la metà da subentrato, il Liverpool decide di cederlo in prestito alla Juventus, alla fine del mercato estivo del 2010.
A Torino, nell’ultima Juve pre-dominio – dalla stagione successiva è partita la duratura ed ancora attuale egemonia bianconera – Aquilani ritrova la titolarità, disputando 33 gare. Questi numeri però, non spingono la società di Agnelli a riscattare il romano, che tornato oltremanica si prepara ad un ulteriore prestito. La direzione questa volta è Milano, sponda rossonera. Anche al Milan, l’ex Roma si afferma senza troppe difficoltà nello scacchiere tattico di Allegri e sfiora lo Scudetto, arrivando pochi punti dietro proprio alla Juventus.
Terminato quel campionato, il Liverpool decide per la terza cessione consecutiva, sempre in Italia, ma questa volta a titolo definitivo. Il 3 agosto del 2012 viene ufficializzato il suo passaggio alla Fiorentina. In viola rimane per 3 anni, accompagnato durante questo tempo da Vincenzo Montella in panchina, che gli mette sulle spalle la numero 10 e ne fa un cardine della sua squadra.

Le ultime esperienze ed il ritiro

Dopo il suo addio a Firenze, Alberto Aquilani gioca soltanto altre tre stagioni, prima di svincolarsi per poi lasciare definitivamente il calcio giocato. Nel 2015 tenta fortuna all’estero, in Portogallo, con la maglia dello Sporting Lisbona. Nonostante un anno piuttosto positivo, i lusitani lo cedono al Pescara, neopromossa in Serie A. Aquilani trascorre soltanto i primi 6 mesi del campionato 2016/17 in Abruzzo, scendendo in campo per 9 volte, prima di essere girato in prestito al Sassuolo. A fine stagione, anche il Delfino decide di venderlo ed il classe ’84, dopo Inghilterra e Portogallo, va a giocare in Spagna, tra le fila del Las Palmas. Quella nelle Canarie rappresenta la sua ultima esperienza da giocatore. Nell’estate del 2018, con ancora un anno di contratto, rescinde con gli spagnoli. Passato un anno da svincolato, all’età di 34 anni si ritira dal calcio.
Attualmente è il presidente della Spes Montesacro, scuola-calcio nella quale è cresciuto e dallo scorso luglio è tornato a lavorare, in una nuova veste, nella Fiorentina. Nei viola ha iniziato come tecnico dell’Under 18, ma a dicembre 2019 Giuseppe Iachini, subentrato a Vincenzo Montella, lo assume come collaboratore tecnico nel suo staff.

(S. Valdarchi)

Che fine hanno fatto? Roma Primavera 2008/09

(S. Valdarchi) – Torna l’appuntamento con la rubrica di Pagine Romaniste“Che fine hanno fatto?”. Prosegue il nostro viaggio nel tempo durante il quale analizziamo le annate della Roma Primavera, andando a scoprire il presente dei calciatori che hanno indossato la maglia giallorossa nelle giovanili. Analizziamo oggi il destino ed i percorsi dei giocatori che erano a disposizione di mister Alberto De Rossi nella stagione 2008/09. Dall’elenco sono stati tolti i seguenti calciatori, dei quali abbiamo già scritto negli scorsi episodi: Valerio Frasca, Alexandru Pena, Alessandro Malomo, Simone Sini, Sebastian Mladen, Alessandro Florenzi, Davide Buono, Andrea Bertolacci, Adrian Stoian, Filippo Scardina e Stefano Pettinari.

Emanuele Trobiani

Iniziamo la nostra rassegna con il difensore centrale classe ’90, che ha appeso gli scarpini al chiodo lo scorso luglio. Passa soltanto la stagione 2008/09 con la maglia della Roma Primavera, raccogliendo 18 presenze, prima di lasciare per approdare allo Sporting Terni. Emanuele Trobiano trascorre la sua carriera nelle serie minori, passando di squadra in squadra, prima di lasciare come detto la scorsa estate. Queste i club in cui ha militato: Monterotondo, Pomezia, Almas Roma, Torre Angela e W3 Roma Team.

Riccardo Brosco

Chi invece si è affermato nel mondo del calcio professionistico è Riccardo Bosco. Il difensore centrale romano, da quando ha lasciato la Roma nell’estate del 2009, ha sempre e solo calcato i campi di Serie B. È vero gli è mancato il salto definitivo e l’esordio in Serie A, ma a 29 anni può vantare 281 presenze e 17 reti nel campionato cadetto. Da due stagioni si trova all’Ascoli, ma le squadre in cui ha militato sono diverse: Triestina, Pescara, Ternana, Latina, Carpi e, appunto, Ascoli.

Alessandro Crescenzi

Terzino in grado di giocare su entrambe le fasce, Alessandro Crescenzi era considerato uno dei maggiori prospetti di questa Primavera e i risultati in fondo non hanno smentito chi puntava su di lui. La sua carriera si è sviluppata tutta tra Serie A, Serie B e Ligue 1, in Francia. La squadra con cui ha giocato più a lungo è il Pescara, dove ha raccolto ben 79 presenze. Queste, invece, le altre società con le quali è stato sotto contratto nella sua carriera: Grosseto, Crotone, Bari, Pescara, Novara, Ajaccio, Perugia, Hellas Verona e Cremonese.

Luca Manganelli

Centrocampista mancino, dotato di buona tecnica, non è mai riuscito a farsi strada nel calcio professionistico. Luca Manganelli infatti, dopo l’esperienza con la Roma Primavera, è rimasto sempre nel calcio dilettantistico, senza allontanarsi mai dalla provincia romana. Tracciare tutto il suo percorso non è semplice, ma di lui sappiamo che ha vestito le maglie di Fidene e Pomezia, dal 2010 al 2015. Una curiosità che lo riguarda è la sua squadra attuale, il Grifone Gialloverde: società nata nel 2003 e approdata per la prima volta nello scorso anno al Campionato d’Eccellenza, rappresenta la squadra di calcio della Guardia di Finanza.

Emiliano Massimo

Passiamo al mediano classe ’89, considerato uno dei riferimenti a centrocampo da Alberto De Rossi nel 2008/09. Terminato il suo periodo nelle giovanili, la Roma lo cede in prestito biennale al Real Agro Aversa. Torna a Trigoria nel 2011, prima di essere ceduto a titolo definitivo all’Avellino. Le successive tre stagioni sono quelle in cui raccoglie i risultati maggiori, vestendo le maglie di Grosseto ed Avellino e raccogliendo presenze in Serie C e B. Da lì in poi però, inizia una discesa che lo porta a giocare in Serie D, dove ancora oggi milita. Attualmente si trova al Monterosi.

Marco D’Alessandro

Di tutta l’annata, l’unico a giocare una gara in una competizione europea (qualificazioni di Europa League con l’Atalanta) nella sua carriera. Marco D’Alessandro, esterno classe ’91 cresciuto nelle giovanili di Lazio e Roma, si è fatto presto strada nel mondo dei professionisti, raccogliendo ad oggi 140 presenze in Serie B e 130 in Serie A. I giallorossi hanno mantenuto il suo cartellino fino all’estate del 2014, girandolo sempre però in prestito, prima della cessione definitiva all’Atalanta. Oggi si trova alla SPAL, ma a fine stagione farà ritorno a Bergamo, a disposizione di mister Gasperini. Queste le squadre in cui ha giocato: Grosseto, Bari, Livorno, Hellas Verona, Cesena, Atalanta, Benevento, Udinese e SPAL.

Emiliano Tortolano

Emiliano Tortolano, un vero tuttofare. Nella sua carriera ha ricoperto, almeno una volta, ben 8 ruoli diversi in mezzo al campo, tutti dalla cintola in su. Il classe ’90, oltre che sul terreno di gioco, ha girato molto anche in Italia, giocando per quasi tutta la carriera in club di Serie C. Per parecchio tempo è rimasto sotto contratto con il Catania, ma con i siciliani è riuscito a debuttare soltanto in Coppa Italia per 44 minuti. Attualmente si trova all’Ostiamare in Serie D, queste invece le squadre con cui ha giocato nel corso della sua esperienza calcistica: Latina, Pergolettese, Sorrento, Catanzaro, Cosenza, Catania, Melfi, Sambenedettese, Viterbese, Atletico Terme Fiuggi e Ostiamare.

Johnny Giansante

Attaccante classe ’91 dotato di grandi qualità fisiche, riesce ad esordire in Serie C, prima di approdare nella Primavera della Roma. Nella stagione 2006/07, infatti, fa il suo debutto con la maglia del Giulianova, a soli 15 anni. Nell’estate successiva arriva a Trigoria, dove per due stagioni gioca con la squadra allenata da Alberto De Rossi, ma lo spazio per lui è poco (9 presenze totali) e viene ceduto al San Nicolò Notaresco, club di Serie D. Nel corso della sua carriera ha girato tra Eccellenza e Serie D, vestendo le maglie di: Jesina, Vastese, Castelfidardo, Torrese e Fontanelle.

(S. Valdarchi)

Scambio Diawara-Torreira: uno scambio possibile ma rischioso

(Jacopo Venturi) – Amadou Diawara potrebbe lasciare la Roma dopo una sola stagione. La sua cessione rientrerebbe in uno scambio che potrebbe portare nella Capitale un vecchio pallino di Trigoria, ovvero Lucas Torreira. Prima di lasciare la Serie A per andare all’Arsenal, i giallorossi erano una delle squadra più concretamente interessate all’uruguaiano. Ora la possibilità di fargli vestire la maglia romanista è reale, ma per far ciò bisognerebbe privarsi del guineano. E c’è più di un dubbio relativamente al fatto che questa sia la giusta strada per la Roma. Innanzitutto perché Diawara quest’anno ha dimostrato di poterci stare benissimo in una Roma competitiva, ma da questa prospettiva è anche vero che Torreira non sarebbe un decremento a livello qualitativo. Il punto è però un altro e sta nella ricerca della continuità: la Roma, come hanno dimostrato anche le ultime partite di campionato, ha bisogno di lavorare con costanza sullo stesso sistema e sugli stessi uomini. E in questo senso tenere Diawara avrebbe senso, perché permetterebbe a Fonseca di continuare a lavorare sulla coppia di centrocampisti che gli ha dato maggiori garanzie durante questa stagione, ovvero quella composta proprio dall’ex Napoli e da Veretout. Lo scambio sulla carta non indebolirebbe la Roma, anzi, forse la rafforzerebbe leggermente, ma sarebbe un segnale di discontinuità in una zona di campo dove sembra invece che i giallorossi stiano trovando equilibrio.

(Jacopo Venturi)

Una sconfitta meritata chiude l’Europa League della Roma

(Jacopo Venturi) – Finisce l’avventura europea della Roma. In senso assoluto, i giallorossi sono usciti presto dall’Europa League, considerate le aspirazioni nella competizione. In senso relativo, però, i giallorossi hanno incontrato agli ottavi di finale una squadra semplicemente più forte, che si è imposta con un 2-0 più netto di quanto possa sembrare. Il Siviglia è una delle migliori compagini del torneo e contro la Roma, che era anche in forma, lo ha pienamente dimostrato. I giallorossi hanno fatto qualche errore, complice anche qualche scelta opinabile di Fonseca, ma l’impressione è che anche una Roma migliore di quella vista ieri non sarebbe riuscita a superare gli spagnoli. Questo non toglie nulla al valore della rosa romanista, che sulla carta è del tutto paragonabile a quella del Siviglia. Il punto è che gli andalusi sono una squadra più rodata e che ha inoltre una enorme esperienza nella competizione ad alto livello. La Roma ha iniziato a trovarsi da circa tre settimane e questo non è abbastanza per fare una squadra. Soprattutto in contesti del genere. Ma se i giallorossi dovessero riuscire a continuare a lavorare su questa base, questa stessa partita tra un anno potrebbe finire in maniera diversa.

(Jacopo Venturi)

Roma, bye bye Pallotta, scatta l’era Friedkin: tutte le mosse della seconda rivoluzione americana

Dan Friedkin, nuovo proprietario della Roma

(K. Karimi) – Ieri, 6 agosto 2020, è una data che i tifosi romanisti ricorderanno a lungo. Tramite un comunicato ufficiale è stata sancita la fine dell’era James Pallotta come proprietario della A.S. Roma.

Dopo circa 8 anni il tycoon di Boston vende le proprie quote al connazionale Dan Friedkin, magnate della Toyota USA, attivo però anche nel campo dell’industria cinematografica e di quella aerea.

Il patrimonio della famiglia Friedkin si attesa intorno ai 4,1 miliardi di dollari. Il magnate, californiano di nascita ma texano di formazione, entro fine agosto effettuerà il closing, ultima prassi prima di annunciare l’acquisizione della Roma.

Da Totti a Petrachi, la Roma di Friedkin guarda al passato?

Difficile, quasi impossibile ad oggi capire le mosse di Friedkin come nuovo proprietario della Roma. Ma alcuni segnali iniziali sono di facile interpretazione, soprattutto nell’area dirigenziale.

Non ci sarà una rivoluzione totale, almeno inizialmente. Il patron statunitense si affiderà a Guido Fienga come CEO, confermandolo dopo il buon lavoro svolto negli ultimi mesi. Inoltre fu proprio il dirigente romano ad accogliere il gruppo Friedkin nella capitale lo scorso inverno, introducendolo nel cuore della società giallorossa.

Anche Mauro Baldissoni dovrebbe restare in sella, almeno finché non sarà risolta la questione Stadio di proprietà. Friedkin darà continuità al progetto di Tor di Valle e si affiderà all’ex DG, molto caro alla gestione Pallotta.

In uscita però anche diversi profili: consulenti come Franco Baldini o Alex Zecca si faranno da parte. L’attuale D.S. Morgan De Sanctis è invece al bivio: o deciderà di restare con un ruolo meno centrale (di nuovo team manager?) o potrebbe accogliere la corte dell’Ascoli in Serie B.

I più romantici sperano in un ritorno immediato di due bandiere assolute: Francesco Totti e Daniele De Rossi. L’ex capitano ha iniziato la carriera da procuratore sportivo, ma potrebbe essere tentato di rientrare come Direttore dell’area tecnica. In pratica ciò che svolge Paolo Maldini nel Milan attuale.

De Rossi invece vuole allenare. Ma prima di ritornare da protagonista a Trigoria dovrebbe iniziare la carriera in panchina in qualche piazza meno ‘esigente’.

Per il ruolo di Direttore Sportivo, ovvero l’uomo addetto al calciomercato, si parla di una chiamata alle armi per Gianluca Petrachi. Sarebbe la soluzione più ovvia: senza i contrasti con Pallotta, l’ex Torino dovrebbe rientrare senza problemi in società, riprendendo il lavoro interrotto nei mesi scorsi. Restano però da valutare i rapporti un pochino logori con Paulo Fonseca.

Non è da escludere però che la Roma possa valutare l’arrivo di un nuovo uomo-mercato: qualcuno vocifera il nome di Nicolas Burdisso, attuale D.S. del Boca Juniors. I più ‘sognanti’ invece parlano di un assalto a Fabio Paratici della Juventus o Piero Ausilio dell’Inter. Da escludere il ritorno di Walter Sabatini.

In ogni caso la Roma ripartirà da mister Fonseca, nonostante il flop europeo contro il Siviglia. Il tecnico avrà bisogno però di una rosa rinnovata, con meno rami secchi e più calciatori di spessore.

La prima mossa di mercato dovrà CATEGORICAMENTE essere il ritorno di Chris Smalling, risultato uno dei centrali più forti della Serie A. Successivamente serviranno due esterni, un regista e un vice-Dzeko all’altezza delle aspettative.

Fonseca avrà bisogno di essere protetto e coadiuvato dal club, in particolare da una figura competente a livello calcistico. In pratica un direttore che conosca tutte le sfumature del calcio italiano e che abbia il carattere giusto per fare da parafulmine. Se non sarà Totti, ci azzardiamo a consigliare due nomi alla società: ZIBI BONIEK e SEBINO NELA. Ex campioni, romanisti doc e personaggi di spessore morale e sportivo.

Le statistiche di Juventus-Roma 1-3 – Massimo risultato con il minimo sforzo. Stadium espugnato nel segno di Perotti

(S. Valdarchi) – Massimo risultato con il minimo sforzo, Fonseca non poteva chiedere di più all’ultima di campionato. La Roma supera la Juventus all’Allianz Stadium (primo successo della storia romanista nell’impianto bianconero) per 3 a 1 ed il tecnico portoghese riesce anche a far rifiatare quasi tutti i titolari, in vista della gara di giovedì contro il Siviglia, sfida valida per gli ottavi di Europa League. I capitolini chiudono la loro Serie A al quinto posto, con 70 punti all’attivo (4 in più rispetto all’anno scorso), frutto di 21 vittorie7 pareggi e 10 sconfitte. Prosegue il momento positivo della Roma, che a Torino colleziona l’ottavo risultato utile consecutivo e la settima vittoria nelle ultime otto gare. I rimpianti per il quarto posto rimangono, ma la condizione con la quale i giallorossi arrivano all’appuntamento più importante della stagione è più che positiva, e fa ben sperare.

I numeri

Entrambi gli allenatori hanno optato per il turn-over, ma la vittoria della Roma non è comunque da sminuire, visto che le seconde linee romaniste avevano di fronte giocatori del calibro di Szczesny, Bonucci, Danilo, Rabiot, Matuidi, Bernardeschi e Higuain. Il possesso palla è in perfetto equilibrio, 50% e 50%, con i padroni di casa in grado di mantenere il pallone per 9 secondi in più rispetto agli avversari: 27’22” a 27’13”. 9 tiri pari, ma gli uomini di Fonseca sono stati in grado di centrare più volte lo specchio: 7 a 4 per gli ospiti le conclusioni in porta. Così come accaduto contro il Torino, il possesso palla della Roma non consiste in una fitta rete di passaggi, ma si cerca di accelerare la manovra, andando spesso in verticale alla ricerca di occasioni da gol. 508 a 397 in favore della Juventus i passaggi riusciti, 5 a 6 il conteggio delle chance create.

Dal punto di vista atletico, dopo un inizio decisamente sotto ritmo, la gara si è accesa con il passare dei minuti. Al 90esimo, le due squadre hanno percorso rispettivamente 108,295 km e 106,051 km, dati nella media di questo fine-campionato. Giocando la ripresa in vantaggio, i giallorossi hanno aspettato di più i Campioni d’Italia, lasciando che il baricentro degli uomini di Sarri (assente per squalifica) salisse fino a 58,35 m, 9 in più rispetto ai 49,67 m del primo tempo.

Le prestazioni individuali

Per alcuni giocatori scesi in campo, quella contro la Juventus potrebbe rappresentare l’ultima apparizione in maglia giallorossa. Tra questi c’è anche Nikola Kalinic. L’attaccante croato, in prestito secco dall’Atletico Madrid, difficilmente verrà trattato dalla Roma in estate per un eventuale acquisto a titolo definitivo, ma ha deciso di salutare la squadra capitolina con un gol allo Stadium. Potrebbe tornare utile in Europa League, anche se ovviamente la maglia da titolare sarà data a capitan Dzeko. Nella vittoria in trasferta, Kalinic recupera 7 volte la palla, facendo un gran lavoro in pressing sui portatori di palla avversari. Calcia due volte nello specchio della porta, trovando il suo quinto gol in Serie A. In tutto il campionato, l’ex Fiorentina e Milan è entrato in campo per 19 volte, ma soltanto 6 da titolare. Il totale dei minuti disputati in Serie A è di 567, per una media di una rete ogni 113 minuti, non male.

Chiudiamo con Diego Perotti. Anche il Monito è nella lista dei giocatori che potrebbero lasciare Trigoria a fine stagione, ma dà il suo contributo fino all’ultimo, siglando un’importante doppietta. Calcia 3 volte, tutte e 3 nello specchio della porta difesa da Szczesny, suo ex compagno che batte dagli 11 metri con la solita freddezza. Confeziona anche l’assist per il momentaneo pareggio di Kalinic, gioca 35 palloni e chiude con l’85% di passaggi riusciti su quelli tentati.

(S. Valdarchi)

Il gran finale della Roma: Fonseca può guardare al futuro con il sorriso

(Jacopo Venturi) – Sette partite, un pareggio e sei vittorie. Considerato anche come si stava mettendo, il finale di campionato della Roma è quantomeno rassicurante per Paulo Fonseca. La sua squadra ha risposto bene alla crisi, riuscendo ad assimilare in breve tempo le novità tattiche e a ritrovare una qualità di gioco importante. Quest’ultimo aspetto deve far sorridere il tecnico portoghese, che con le sue modifiche è riuscito non solo a rialzare i suoi ma anche a restituirgli certezze. E da questo è derivato il miglior calcio della Roma, che ovviamente possiede e ha sempre posseduto gli interpreti per farlo. Ora, non è scontato che Fonseca voglia insistere su questo modello gioco, ma, in fondo, perché no? Sembra rispondere meglio alle caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione e lo stesso tecnico ex Shakhtar pare esser giunto alla conclusione che è proprio questa impostazione a tre che gli permette di mettere in campo al meglio le sue idee di calcio. Fonseca infatti non è così attaccato al 4-2-3-1 da non potersene staccare (e lo ha ampiamente dimostrato), ma è assolutamente irremovibile sul tipo di calcio che la sua squadra deve giocare. E questo si avvicina molto di più a quello visto nelle ultime sette partite che a quello che la Roma ha mostrato nelle partite precedenti alla svolta tattica.

(Jacopo Venturi)

Spal-Roma, l’esaltazione della rosa

(Jacopo Venturi) – La Roma sta bene e si vede. Si vede dalla vittoria per 1-6 contro la Spal, si vede dai cinque risultati utili consecutivi, ma soprattutto si vede dalla possibilità per Fonseca di sfruttare al meglio le risorse della sua rosa. Nella vittoria di Ferrara le prime due reti sono arrivate da due giocatori che di solito guardano la partita da bordocampo, Kalinic e Carles Perez. L’uomo del match è stato Bruno Peres, con una doppietta. Il brasiliano a dir la verità è stato più un titolare che una riserva dal suo ritorno in giallorosso, ma di certo non è considerabile una risorsa di primo livello. Nonostante ciò il lavoro per limitarne le carenze difensive ed esaltarne le potenzialità offensive ha dato i suoi frutti e il giocatore da scarto è diventato una pedina in più per Fonseca. A partita finita, per minutaggio e risultato, è arrivata anche la marcatura di Zaniolo, che al massimo della forma fisica di certo non è partirebbe dalla panchina, ma che in questo momento ha pochi minuti nelle gambe. Nonostante ciò riesce a incidere con gol straordinari come quello di ieri. In tutto ciò Fonseca sta deliberatamente lasciando da parte due talenti come Kluivert e Under, che potrebbero dare ulteriore profondità alle rotazioni romaniste.

(Jacopo Venturi)