Serie A, Sassuolo-Sampdoria 3-5. Goleada al Mapei Stadium, ventunesimo gol per Quagliarella

Gianluca Notari – Si è concluso il lo spettacolare anticipo delle ore 15 tra Sassuolo e Sampdoria. Gli ospiti vincono la sfida per 3-5, con un Quagliarella in forma stratosferica che sigla il 21° gol stagionale, ribadendo il suo primato in classifica marcatori, momentaneamente davanti a Cristiano Ronaldo e Piatek, entrambi a quota 19 reti.

Pronti via, la gara si sblocca al quarto d’ora: azione corale della Samp con Gabbiadini, che dalla destra serve un cross alto verso il secondo palo; Quagliarella con un contromovimento riesce a smarcarsi agevolmente del giovane Demirel e appoggia di sponda all’accorente Defrel, il quale stoppa con il petto e insacca con il sinistro alle spalle di Consigli. Il raddoppio arriva al 36° con il solito Quagliarella, che spara in porta con un destro dal limite dell’area. Dopo due minuti è Boga ad accorciare le distanze, che con un tap in raccoglie e spinge in rete la palla di Lirola. Prima della chiusura del primo tempo, però, gli ospiti vanno ancora in gol: azione simile a quella del primo gol, con Gabbiadini che dalla destra serve un assist ai compagni nel centro dell’area; Quagliarella fa il velo, Defrel stoppa e serve per Linetty, che di destro segna il 3-1 per i liguri.

Nel secondo tempo la musica non cambia, con i doriani sempre in pieno controllo del match. Dopo appena un minuto, infatti, è ancora la Samp ad andare in gol, con Praet che in spaccata raccoglie al volo il bel cross di Murru. Poco dopo è Duncan a siglare il più classico gol dell’ex, con un sinistro da fuori area che supera Audero con la complicità di Andersen, che devia la traiettoria del pallone. Ancora la gli uomini di Giampaolo arrivano in rete con Gabbiadini, mentre l’ultimo acuto della partita è di Babacar, che segna uno splendido gol a giro da fuori area. Da segnalare, al momento della sua sostituzione, la standing ovation di tutto lo Stadio Mapei per Fabio Quagliarella, che festeggia con questa bella prestazione il suo ritorno in Nazionale.

Gianluca Notari

2011, Roma-Sampdoria 3-1. L’ultima partita dell’era Sensi, Welcome to “Fabulous” America

Luca Fantoni – “Born in the Usa” direbbe “The Boss”, Bruce Springsteen. Quel 22 maggio 2011 nasce ufficiosamente la nuova Roma americana. Ad una cosa che sorge ne corrisponde però sempre una che tramonta, è un ciclo. La partita contro la Sampdoria segna la fine dell’era Sensi, prima quella di Franco e poi quella di Rosella. 18 anni che hanno segnato la storia giallorossa. Sconfitte, delusioni ma anche uno scudetto e sicuramente tanto cuore, perché prima di essere presidente, Sensi era un tifoso. Ma torniamo a quel giorno. Avete presente il famoso cartello “Welcome to Fabulous Las Vegas”? Idealmente divide l’aridità del deserto del Nevada e le mille luci della città che non dorme mai. Dopo quel match di fine stagione, i tifosi romanisti si sentivano come se avessero superato quel cartello. Le aspettative sulla nuova proprietà erano alte, forse troppo. I risultati sono stati deludenti, è un dato di fatto, ma non si può dare tutta la colpa a Pallotta e soci. Hanno preso una società sull’orlo del fallimento e stanno cercando di riportarla in alto, combattendo con l’atavica condizione di “Eterna seconda” che è propria della Roma. La vittoria sui blucerchiati permise ai capitolini di iniziare la nuova era giocando l’Europa League. In panchina sedeva Montella. In porta c’era Lobont e davanti a lui Loria e Burdisso, con Riise e Rosi sulle fasce. Il centrocampo a tre era formato da Perrotta, Taddei e Pizarro con Totti dietro a Vucinic e Borriello. I blucerchiati, già retrocessi, con Cavasin in panchina, avevano tra i loro migliori giocatori Ziegler, Palombo e Biabiany.

LA PARTITA – Quella stagione non è stata di certo esaltante, sopratutto se si pensa all’anno precedente, con Ranieri alla guida, quando proprio contro la Sampdoria, la Roma si vide sfuggire uno scudetto storico. Lo stadio è mezzo vuoto ma l’occasione resta comunque di quelle speciali. E proprio per questo i giallorossi non iniziano con il piede giusto. Al 26° infatti, Mannini raccoglie una corta respinta di Lobont e segna. Dopo 4 minuti però, è Totti a liberarsi in area e a lasciar partire un destro imparabile per Da Costa. Dopo il pareggio i capitolini si spingono in avanti, hanno molte occasioni, ma il gol del vantaggio arriva solo al 71°, con Vucinic che si libera con una finta e in spaccata mette in rete. Il sigillo del definitivo 3-1 porta la firma di Marco Borriello che con un tiro sporco ribadisce nella porta avversaria una punizione respinta di Totti. Nel finale accadono due eventi rilevanti. Fa il suo esordio in maglia giallorossa Alessandro Florenzi, un ragazzo di cui sentiremo parlare negli anni a venire e il capitano abbraccia Rosella Sensi, ponendo definitivamente la fine ad un’epoca.

Da Bruce Springsteen a James Brown, da “Born in the Usa” a “Living in America”. C’è un pezzo in quella canzone che fa “Da qualche parte durante la strada potresti trovare chi sei”. Ecco, la Roma ancora non ha trovato sé stessa. Non ha ancora capito se può diventare una grande squadra o se sarà per sempre relegata al ruolo di eterna incompiuta. Questa stagione ne è l’emblema. Si è passati dalla beatificazione dopo la partita con il Chelseaal disfattismo più totale dopo questo periodo di crisi. Vivere di pallone nella capitale significa anche questo, oscillare tra bianco e nero senza vedere mai i grigi. La società si può criticare per alcuni aspetti ma difficilmente si può ricordare una Roma con un parco giocatori così forti, sopratutto lo scorso anno. L’obiettivo da perseguire è togliere quello 0 dalla casella dei trofei vinti nell’era a stelle e strisce. Difficilmente il risultato contro la Sampdoria potrà cambiare il corso di questa stagione ma come cantavano i Morcheeba, “Rome wasn’t built in a Day”, Roma non è stata costruita in un giorno ma prima poi si deve iniziare a farlo.

Luca Fantoni

1988, Sampdoria-Roma 0-2. In un Marassi trasformato in cantiere, Völler e Massaro firmano la vittoria

Luca Fantoni – Siamo alla fine degli anni 80, precisamente a dicembre del 1988. In discoteca i ragazzi ballavano i Duran Duran e Michael Jackson, ad Anversa un piccolo Nainggolan compiva 8 mesi e a Roma i tifosi giallorossi vivevano uno dei tanti periodi sofferti della loro storia. I “Wild Boys” del Liedholm 3.0 sono solo un ricordo sbiadito della squadra che ha vinto il secondo scudetto. I capitolini alternano buone gare a clamorose debacle, come quella con la Dinamo Dresda in Europa. Se per la Roma quello non fu un periodo da ricordare, non si può dire lo stesso per il movimento calcistico italiano che si apprestava a vivere il suo momento di massimo splendore, iniziato con il mondiale del 90’. Proprio per quella manifestazione vennero rimodernati tutti gli stadi, compreso Marassi. La squadra di Leidholm si trova quindi a giocare in un cantiere a cielo aperto. La porta è difesa da Tancredi. La retroguardia a 5 è composta da Tempestilli, Nela, Manfredonia, Oddi e Collovati. I tre di centrocampo erano Policano, Desideri e Giannini con “il tedesco volante” Rudi Völler e Massaro in avanti. La Sampdoria di Boskov, che al contrario dei romani si apprestava a vivere gli anni migliori della sua storia, schierava negli undici i due ex Vierchwood e Cerezo ed anche i gemelli del gol Vialli e Mancini.

LA PARTITA – Con un ultimatum a Liedholm. Così si presenta la Roma a Marassi. A causa dei risultati deludenti, il presidente Dino Viola aveva dato un termine di 8 giorniall’allenatore per risollevare le sorti della squadra. L’ambiente non era quindi tra i più sereni. L’inizio del match fa presupporre che lo svedese, al panettone, non ci sarebbe mai arrivato. La Sampdoria attacca e va vicinissima al gol più volte con Mancini e Cerezo, ma un Tancredi in grande giornata e un intervento quasi sulla linea di Manfredonia, evitano lo svantaggio. Al 35° i giallorossi, a sorpresa, segnano. Il difensore Antonelli effettua un retropassaggio sciagurato per il proprio portiere Pagliuca che non è deciso nell’uscita e si fa trafiggere da Voeller, un vero rapace d’area di rigore.Nella ripresa il copione non cambia. Ci prova prima Dossena e poi Victor Muñoz ma il colpo di testa dello spagnolo si infrange sul palo. A 13 minuti dalla fine però, i capitolini colpiscono ancora in contropiede. Giannini, con uno splendido passaggio in profondità, chiude un triangolo con Massaro il quale supera Pagliuca in uscita. 2-0 e giallorossi che ottengono la loro 5° vittoria nella storia sul campo della Samp.

Forse non ci saranno ultimatum per Di Francesco ma la situazione è critica. Pareggiare a Milano con l’Inter, di per sé, non è un cattivo risultato ma in un momento come questo serviva solamente la vittoria. A Marassi non sarà facile. 30 anni fa la Roma vinse grazie ai suoi due attaccanti, ora non si sa neanche chi sarà il centravanti titolare. Dzeko sembra già con la valigia pronta per Londra, sponda Chelsea. È una perdita enorme per i capitolini, sopratutto se non dovessero riuscire a sostituirlo a dovere. Schick può rappresentare un’alternativa? Forse, ma con ancora tutta una stagione da giocare, con lo spettro del non ingresso in Champions League l’anno prossimo, vale davvero la pena di rischiare? Le risposte ce le darà il campo. Sempre oscillante tra amore e odio, Dzeko è stato “vittima sai di un bilancio sbagliato come cantava Julio Iglesias. Ora che i conti però torneranno a posto, è compito e dovere di Monchi cercare di costruire una squadra che sappia riportare un trofeo a Roma dopo 10 anni.

Luca Fantoni