La Roma batte l’Udinese e si riprende il secondo posto. Ora testa al derby.

Rudi Garcia voleva a tutti i costi i tre punti ed è sta accontentato. Ma la Roma che batte 2-1 l’Udinese (orfana di Di Natale) è una delle meno convincenti della stagione. I tifosi fanno gli scongiuri e si augurano che il bel gioco sia stato risparmiato per l’incombente derby. Intanto i giallorossi, grazie al gol di Torosidis, si riprendono il secondo posto in classifica ed arrivano al confronto con la Lazio con un punto di vantaggio (67 a 66), il che gli consentirà di puntare a due risultati su tre, mentre i biancocelesti saranno obbligati a vincere per riportarsi in zona Champions senza preliminari. Ma le premesse sono difficili da interpretare. Sofferenza. Basta una parola per riassumere i primi 45 minuti della Roma. Contro un’Udinese che non chiede più nulla al campionato, ordinata e raramente in affanno, i padroni di casa si gingillano ostentando un atteggiamento irritante, non certo da squadra “pronta a morire sul campo per il secondo posto”, come aveva chiesto Garcia. Movimento senza palla ridotto al minimo sindacale, possesso palla oltre il 70% ma senza risultati apprezzabili, Ibarbo e Iturbe assenti ingiustificati (più il secondo del primo) e Totti spesso troppo lontano dalla porta. Basta un quarto d’ora per i primi fischi dell’Olimpico. Ma il peggio per il popolo giallorosso arriva al 19′, quando va in scena il “Manolas horror show”. Il difensore si impappina su un rinvio elementare e consegna palla a Thereau. De Sanctis fa il suo respingendo il tiro del francese, ma nulla può sul tap-in del 19enne Perica, al primo gol in serie A. L’Udinese si ritrova in vantaggio quasi senza volerlo e ringrazia. Totti prova a scuotere i suoi: “Calma, non è successo niente – il suo labiale mentre rimette palla a centrocampo – je famo quattro gol”. Lo schiaffo provoca nei ragazzi di mister Garcia 10 minuti di frenesia. Al 24′ Totti e De Rossi vorrebbero l’espulsione di Piris (ammonito) per una fallo da ultimo uomo su Ibarbo. Sulla punizione Karnezis respinge un missile di Totti. Al 35′, sempre senza dannarsi, l’Udinese sfiora il 2-0: cross di Widmer e Perica di testa sfiora il palo. Quando sembra che la Roma debba andare al riposo in svantaggio, ecco il lampo di Nainggolan, manco a dirlo scovato liberissimo da Totti. L’ultimo brivido lo serve però l’Udinese, con la traversa scheggiata da Guilherme. La ripresa non è da stropicciarsi gli occhi, ma almeno la Roma ci mette un po’ di rabbia in più, quanta basta per costringere l’Udinese a perdere qualche metro di campo. Al 10′ è però ancora De Sanctis a sventare il pericolo, respingendo di piede su Thereau. I bianconeri fanno e disfano. Al 20′ Widmer restituisce l’erroraccio servito da Manolas, svirgolando un rinvio. Palla tra i piedi di Torosidis che da un metro supera Karnezis. Poco dopo esce tra gli applausi Totti per Keita. Stramaccioni toglie Perica e Pinzi per Kone e Bruno Fernandes. La Roma non è nemmeno fortunata: Nainggolan ci prova di tacco, ma il portiere devia sul palo, poi Holebas scheggia la traversa. Finisce così, con i tre punti e poco altro. La Roma si riprende il secondo posto, ma contro la Lazio di Felipe Anderson e Candreva servirà ben altra prestazione, soprattutto in difesa.

Francesco Trinca

Doumbia e Florenzi sbrigano la pratica Genoa per la Roma.

Una vittoria per il morale, per l’ambiente, per il gruppo e per riconquistare fiducia. Ma soprattutto quello della Roma sul Genoa è un successo che permette ai giallorossi di scavalcare la Lazio al secondo posto in classifica. L’obiettivo Champions è più vivo che mai quindi. Merito di una squadra che, dopo la vittoria col Sassuolo, fa il bis in casa contro il Genoa. 2-0 il risultato con un gol per tempo: nei primi 45’ la firma di Doumbia, al secondo centro di fila. E all’ultimo secondo dei tre minuti di recuperi il meraviglioso sigillo di Florenzi. Garcia conferma il 4-3-3 di Reggio Emilia con Ibarbo, Doumbia e Gervinho in attacco. Florenzi fa sempre il terzino destro, mentre in difesa Astori vince il ballottaggio con Yanga-Mbiwa. Ancora panchina per Francesco Totti. Gasperini si schiera a specchio: Burdisso è squalificato e al suo posto gioca De Maio. Il tridente offensivo è composto da Bergdich, Niang e Laxalt, mentre Iago Falque siede in panchina. La tattica giallorossa è chiara: lanciare lungo per infilare l’alta difesa rossoblù. Ma i pericoli veri per Perin arrivano dai tiri da fuori, come quello di De Rossi all’11’ che il portiere ospite devia in corner. Il Genoa si fa vedere in area giallorossa con uno spunto di Kucka, ma Laxalt commette fallo su Torosidis e tutto viene vanificato. Ancora Genoa poco dopo: tiro-cross di Izzo e De Sanctis respinge. Al 25’ la più grande chance per la Roma: azione nata da un guizzo sulla sinistra di Gervinho, assist dietro per il tiro di Nainggolan, deviato da Rincon. Grandissimo intervento di Perin che salva i suoi. Il vantaggio giallorosso arriva al 35’: ripartenza Roma, l’azione pare sfumata ma Roncaglia tocca malissimo la palla in difesa e serve Doumbia. L’ivoriano entra in area, fa una finta che sbilancia De Maio e poi con un piatto destro infila Perin. Secondo gol consecutivo in campionato per lui, ormai applauditissimo anche dal pubblico dell’Olimpico. Il Genoa non riesce ad abbozzare una reazione convinta. Anzi, è ancora la Roma a rendersi pericolosa nel finale del tempo con un gran sinistro da fuori di Nainggolan che Perin neutralizza in tuffo. Nei minuti finale sale il forcing offensivo del Genoa che cerca il pareggio. Al 39’ girata di Iago Falque nello stretto dopo un grande stop. La conclusione viene deviata provvidenzialmente in angolo da De Rossi. Un minuto dopo rischia ancora la Roma con un’uscita in ritardo di De Sanctis, tocco di testa di Kucka e la palla rimbalza pericolosamente davanti alla porta. Poi viene spazzata lontana. Ci sono 3’ di recupero, il Genoa insiste e Rincon crossa dal fondo, il pallone colpisce Lestienne dopo un liscio di Yanga-Mbiwa, ma senza risultati. Grifone ancora all’arrembaggio ma proprio al 48’ Florenzi ruba palla a Tino Costa e si fa 60 metri di campo, penetra in area ed esplode un destro agli incroci che chiude la partita.

Francesco Trinca

Quagliarella interrompe 20 anni di digiuno. Il derby della Mole torna a tingersi di granata.

Dopo venti lunghi anni il Torino torna a imporsi nel derby della Mole sconfiggendo 2-1 la Juventus dopo una partita combattuta ed emozionante. Vantaggio di Pirlo e pareggio di Darmian nel primo tempo. Nella ripresa la rete-vittoria dell’ex Quagliarella. Juve anche sfortunata con tre legni colpiti. In classifica cambia poco per i bianconeri: la Lazio pareggia col Chievo e i punti di vantaggio sui biancocelesti (secondi) sono 14. Per i granata invece continua la lotta in zona Europa League. Ventura schiera un 3-5-2 con Bruno Peres e Darmian esterni. A centrocampo Benassi viene preferito a Vives. In attacco chance dal 1′ per Maxi Lopez. Con lui Quagliarella. Allegri risponde con un 4-3-1-2 con Pereyra dietro le punte che sono Matri e Morata. Marchisio è squalificato e al suo posto gioca Sturaro che completa il reparto di centrocampo con Vidal e Pirlo. In difesa Ogbonna al posto di Chiellini e Padoin terzino sinistro. Parte forte il Torino con un pressing alto che non fa ragionare la Juventus, troppo morbida su tanti palloni. Ma è Matri ad avere le occasioni migliori: al 12’, smarcato alla grande da Pirlo, calcia alto davanti alla porta. Poco dopo sbaglia una girata apparentemente semplice, mentre in un’altra circostanza lo ferma Glik. Sul fronte opposto ci prova Quagliarella, ma senza fortuna. Gazzi non è in giornata, sbaglia tanto e al 34’ stende Matri al limite dell’area. Punizione da posizione ghiotta per Pirlo che non si fa pregare e segna con un magico destro: traversa e rete. Il Torino accusa il colpo e sembra smarrirsi. La Juventus riesce a gestire meglio la palla e non soffre più. Almeno fino al 44’: Quagliarella sorprende Bonucci, va sul fondo destro, serve l’accorrente Darmian che controlla male ma comunque riesce a correre con la difesa ferma e concludere in gol per l’1-1.  Il secondo tempo si apre con un’altra punizione invitante per Pirlo che batte ancora in modo magistrale ma coglie il palo con Padelli impotente. Il Torino non si scompone e al 12’ passa in vantaggio: El Kaddouri attacca l’area, serve a sinistra Darmian che crossa basso nell’area piccola dove Quagliarella con una zampata anticipa Ogbonna e insacca. Tredicesimo gol in campionato per l’attaccante campano. Iniziano i cambi dei tecnici e se Ventura leva Maxi Lopez per Martinez, Allegri fa entrare Tevez al posto di Morata. Al minuto 25 grossa chance bianconera per Vidal: traversone di Pereyra e colpo di testa del cileno che non trova però lo specchio della porta. La Juventus preme e nel Toro entra anche Vives al posto di Benassi. Al 32’ secondo legno per i campioni d’Italia: cross di Lichtsteiner e colpo di testa di Matri che scheggia il legno alla destra del portiere. Allegri fa entrare Pepe per Pereyra e Llorente per Padoin nel finale. Ma la sfortuna perseguita i bianconeri, come al 36’: tiro-cross dalla sinistra e palo di Matri. La sfera torna in gioco, Vidal conclude e Padelli respinge. Poi c’è offside di Pepe. Padelli è decisivo anche poco dopo quando vola a negare il 2-2 a Sturaro che colpisce di testa da distanza ravvicinata. Gli ultimi minuti sono di totale sofferenza per i granata che però stringono i denti, resistono e dopo cinque minuti di recupero possono festeggiare uno storico successo nel derby della Mole numero 140.

Francesco Trinca

Inter-Roma: 2-1. Icardi a due dal termine getta la Roma nel baratro.

L’Inter torna a vincere in casa in campionato dopo oltre 2 mesi (8 febbraio contro il Palermo) e lo fa contro la Roma. Insomma, due obiettivi raggiunti in un’unica serata. L’altro era sconfiggere il muro di una big, mai riuscito quest’anno. L’Inter vince 2-1 grazie ai gol di Hernanes e Icardi, inframezzati dal pareggio di Nainggolan. Come nel derby, tocca a Hernanes accendere la serata. Contro il Milan aveva solo sfiorato la traversa, contro la Roma trova l’unico spazio buono dal limite (grazie anche alla marcatura leggera di Holebas). Il mancino è preciso e prezioso, De Sanctis non può arrivarci. La reazione della Roma è praticamente immediata con Ibarbo che stampa sul palo un pallone al 18’ a conclusione di un’azione sostenuta da quasi tutta la squadra. La partita si apre (gialli a Palacio e Yanga-Mbiwa) per la gioia anche del pubblico. Quello sano, perché quello meno civile (i tifosi giallorossi al terzo anello del Meazza) hanno pensato bene al 28’ di intonare il ritornello “O Vesuvio lavali col fuoco” riferendosi ai napoletani. Al 34’ accade anche una cosa curiosa.  La ripresa non mostra cambi, mostra semmai un atteggiamento diverso della Roma, più sbilanciato per cercare subito il pareggio. Ne gode l’Inter che riparte rapidamente un paio di volte con Icardi. Prima però l’argentino si intestardisce nel cercare la conclusione quando aveva la soluzione Brozovic a portata di piede e poi cerca un tiro da fermo deviato in calcio d’angolo. ’occasione migliore della Roma arriva al 13’ con Florenzi che raccoglie un comodo passaggio di Pjanic all’interno dell’area e spara altissimo. La squadra del Mancio paga dazio. Ranocchia sbaglia un appoggio in fase di ripartenza regalando palla a Pjanic che apre rapidamente per Nainggolan: il destro in corsa del belga, di prima intenzione, lascia immobile Handanovic. Nel finale però con le due squadre sbilanciate alla ricerca del gol vittoria è Icardi a trovare la zampata vincente. Boccata d’ossigeno per l’Inter di Mancini che riesce a mantenere il vantaggio e a tornare alla vittoria. Per la Roma invece, sembra sia davvero finito l’ossigeno e che la primavera, invece di una rinascita a suon di risultati, abbia portato soltanto usura.

Francesco Trinca

A Florenzi risponde Maxi Lopez. La Roma di Garcia superata dalla Lazio al secondo posto.

68 lunghe giornate di campionato. 68 lunghe giornate in cui la Roma di Rudi Garcia non è mai scesa sotto il secondo posto. Un anno e mezzo passato a rincorrere la Juventus e a farsi rincorrere dalle altre contendenti. Il fatto che sia la Lazio a scavalcare la Roma, per uno strano scherzo del destino, non fa che aumentare la delusione per quanto sta accadendo ad una squadra che sembra aver perso ogni tipo di logica.  A Torino, infatti, i giallorossi, non vanno oltre l’1-1 (rigore di Florenzi, tap in di Maxi Lopez) e per la prima volta si trovano a dover inseguire nella corsa alla Champions diretta. Per i granata un buon pareggio frutto di una gara tutta cuore e orgoglio, che però li allontana dall’Europa, considerando la vittoria del Napoli con la Fiorentina. Ventura alla fine preferisce Martinez davanti al posto di Maxi Lopez, Garcia lascia fuori Totti e mette un tridente di corsa e resistenza, con Ibarbo al fianco di Ljajic e Iturbe. Si comincia con gli strascichi del mancato ricorso della Roma e gli insulti dei tifosi giallorossi a Pallotta. Poi 45 minuti di poche idee, ritmo basso ed emozioni vicine allo zero. Il primo tempo lo fa la Roma, che alza il baricentro e prova a pressare subito i portatori di palla granata. Ma i giallorossi non riescono mai a cambiare inerzia alla partita, un po’ perché il Torino è messo bene in campo, un po’ perché Ibarbo si piace troppo e Pjanic e De Rossi non riescono mai ad accelerare la manovra. Così i giallorossi si limitano al tiro da fuori, due volte con Iturbe (al 32′ di un soffio fuori) e una con Nainggolan, sfiorando il gol in chiusura (43′), quando Florenzi a porta vuota non riesce a mettere dentro in corsa un assist di Pjanic. Il Torino, invece, gioca solo di rimessa, ma Quagliarella e Martinez non riescono mai ad incidere, Bruno Peres spinge più di Darmian, ma comunque sempre con il freno a mano tirato, ed El Kaddouri prova ad andare un paio di volte dentro negli spazi, ma senza mai trovare il corridoio giusto. La conseguenza è uno 0-0 noioso, quasi senza sussulti.

Il secondo tempo finalmente si infiamma. Il primo indizio arriva al 4′, con Maksimovic che salva su Ljajic. Poi le scintille. All’11 fallo netto di Moretti su De Rossi, rigore di Florenzi e vantaggio che sembra togliere le ansia ai giallorossi, proprio mente la Lazio dilaga con l’Empoli. Al 19′, però, arriva il pari granata: Darmian lancia Bruno Peres, che rimette la palla dentro per Vives, pasticcio della difesa romanista e palla per il pari di Maxi Lopez. De Sanctis e compagni, però, protestano per il passaggio di Peres a Vives, avvenuto per i giallorossi con la palla già oltre la linea di fondo. Adesso, però, è tutta altra partita, tra spazi e rabbia agonistica. Padelli dice di no a Iturbe da fuori, Ibarbo si divora un gol di testa, Florenzi sfiora la doppietta al 38′ con un destro che si stampa sul palo (complice la deviazione dello stesso Padelli), Astori calcia alto da buona posizione. Dall’altra parte un buon pallone sprecato da Molinaro ed un tentativo maldestro di Quagliarella. Prima del fischio finale c’è ancora tempo per un’altra bella parata di Padelli su tiro da fuori di Nainggolan, un colpo di testa di Gazzi che mette i brividi a De Sanctis ed un tiro di poco alto di Farnerud. Finisce così, con la Lazio che mette la freccia sulla Roma ed il Torino a prendersi gli applausi della sua gente.
Francesco Trinca

La Roma strappa di forza i tre punti al Napoli. All’Olimpico decide un gol di Pjanic.

Dopo 4 mesi d’attesa, la Roma torna a vincere all’Olimpico e lo fa nel giorno più importante, battendo il Napoli in uno scontro diretto fondamentale per la Champions. Un successo pesante che consente alla squadra di Garcia di tenere alle spalle la Lazio ma, soprattutto, taglia probabilmente fuori del tutto nella corsa al 2° posto la concorrente più temibile. Ha deciso Pjanic con una magia dopo 25’. Un gol d’autore che conferma, probabilmente, come il momento più nero per i giallorossi sia ormai alle spalle. La Roma ha sofferto, ha giocato bene solo a tratti ma ha dato, se non altro, un grande senso d’unione. Altro segnale importante per proseguire la cavalcata verso un obiettivo fondamentale che potrebbe, a questo punto, salvare una sofferta stagione. La mossa con la quale Garcia, orfano di Gervinho e Totti, rilancia Iturbe centravanti si rivela vincente. E’ proprio lui ad innescare il contropiede dal quale nascerà il vantaggio giallorosso. La rete del bosniaco, al terzo centro personale contro il Napoli dopo la doppietta della scorsa stagione, viene supportata da uno strepitoso De Sanctis costretto più volte dagli attaccanti del Napoli al miracolo. L’ex di turno non risparmia gli ex compagni da una prestazione superlativa.

Il Napoli si è comunque rimboccato le maniche e, guidato da un tarantolato Higuain, per due volte ha sfiorato il pari prima dell’intervallo: con De Guzman che, smarcato in mezzo all’area da Callejon sull’uscita di De Sanctis, ha calciato in scivolata addosso a Manolas a porta vuota, e con lo stesso Higuain che, con un destro a giro dalla sinistra, ha mandato il pallone poco oltre l’incrocio della porta giallorossa.

Nella ripresa gli azzurri hanno alzato i ritmi, puntando soprattutto sulle iniziative di Mertens, poco servito nei primi 45’, per fare la differenza. Il belga è entrato maggiormente nel vivo del gioco ma le sue buona iniziative, che hanno costretto Garcia, a un certo punto, a cambiare la fascia a Torosidis inserendo a destra Yanga-Mbiwa, non sono state sufficientemente produttive. Per tre volte, infatti, ha avuto tra i piedi la palla dell’1-1 ma gli è mancata la giusta freddezza.

Francesco Trinca

Allo Stadium l’Italia di Conte si fa raggiungere dall’Inghilterra. L’amichevole di lusso finisce 1 a 1.

Nel match dello Juventus Stadium, Italia e Inghilterra pareggiano 1-1. A Torino il gol di Graziano Pellè illude Conte al minuto 29. Gli azzurri chiudono la prima frazione di gioco in vantaggio. Giusto il tempo di scaldare i muscoli nella ripresa e Towsend, appena entrato sul terreno gioco batte Buffon con un tiro imparabile persino per il numero uno della Juventus. Da quel momento in campo c’è una sola squadra, quella ospite.

E’ un’Italia sperimentale, come giusto che sia, quella che manda in campo Conte allo Juventus Stadium. E i nuovi rispondono presente, con una prova tutta cuore e corsa. Valdifiori mette ordine, Darmian è la bella copia di quello visto a Sofia, ma è soprattutto la coppia d’attacco inedita, quella formata da Eder Pellè, a funzionare.  Non sorprende, quindi, che il centravanti di Lecce sblocchi la gara al 29′ con una spizzata di testa che non lascia scampo a Hart. Gli inglesi, primi a punteggio pieno nel loro gruppo di qualificazione a Euro 2016, non creano troppi grattacapi nel primo tempo a Buffon: solo un destro di controbalzo da Rooney, deviato da Soriano, fa venire i brividi al capitano azzurro e si stampa sulla traversa. Per il resto poca roba (con un rigore reclamato per un braccio di Bonucci), con il terzetto Ranocchia-Bonucci-Chiellini che respinge i timidi assalti britannici. Si va al riposo sull’1-0, risultato meritato.

Nella ripresa sono ancora gli azzurri a partire meglio e solo un grande intervento di Hart nega la gioia del gol (il secondo di fila) a Eder. Sul prosieguo Pellè calcia fuori malamente. Poi, trascinati da un grande Rooney, i sudditi di sua Maestà si fanno più intraprendenti, guadagnano campo e mettono alle corde Chiellini e compagni. Rooney comincia la sua sfida contro Buffon, ma è sempre il nostro portierone a uscirne vincitore. Il capitano, però, non può nulla quando il neo-entrato Townsend la mette nell’angolino. Nel finale Antonelli fa urlare al gol, ma il suo diagonale si spegne a lato di pochissimo. Sarebbe stato troppo, perché i Leoni inglesi sono stati messi in gabbia solo per un’oretta. Poi, una volta venuti fuori, hanno rischiato di sbranare gli azzurri.

Francesco Trinca

 

La Roma batte il Cesena con il minimo scarto. Ai giallorossi basta De Rossi.

Il malato non è guarito ma forse inizia a dare piccoli cenni di ripresa. Dopo un mese e mezzo la Roma torna alla vittoria in campionato e conserva gelosamente il 2° posto insidiato sempre più seriamente dalla Lazio. A Cesena la formazione giallorossa non ha convinto appieno ma, se non altro, ha dato ai tifosi quella risposta di carattere che si aspettavano. Il gruppo è unito e non rema contro l’allenatore. Bisognerà vedere se sarà sufficiente lo striminzito e sofferto 1-0 del Manuzzi a restituire fiducia a un gruppo che continua, comunque, ad apparire eccessivamente intimorito. Il Cesena torna a casa a mani vuote e con l’amarezza in bocca per essere tornata a -4 dalla zona salvezza per colpa della mezza impresa compiuta dall’Atalanta a Napoli. La formazione bianconera, comunque, ha poco da rimproverarsi. Per mezz’ora si è giocata le proprie chance ad armi pari con i più blasonati rivali e, nella ripresa, pur senza creare grosse occasioni, li ha costretti fino in fondo a difendersi a denti stretti. Se manterranno questo spirito gli uomini di Di Carlo potranno tranquillamente continuare a sperare fino in fondo. Desideroso di dare una scossa, Garcia ha sorpreso tutti. Per rimpiazzare Pjanic, squalificato, e Totti, infortunato, ha deciso d’incanto di dar spazio agli oggetti misteriosi Ucan e Doumbia. Poi, in difesa, ha rimesso Florenzi al posto di Torosidis e ha riproposto al centro Astori, viste le condizioni non ottimali di Yanga-Mbiwa. Sul fronte opposto, Di Carlo ha cambiato una sola pedina nella squadra che ha pareggiato a Milano con l’Inter inserendo Lucchini al posto dell’infortunato Magnusson con il conseguente dirottamento a sinistra di Krajnc. La Roma è partita con un piglio ben diverso rispetto alle ultime esibizioni sfiorando a più riprese il vantaggio con Ljajic (2), Gervinho (2) e Florenzi. Il Cesena non è rimasto a guardare creando con una triangolazione Giorgi-Defrel-Giorgi la migliore delle occasioni per passare: il sinistro dell’ex centrocampista del Palermo ha, però, sorvolato di un soffio la porta difesa da De Sanctis. La Roma ha continuato ad attaccare con maggior insistenza e, al 41’, è passata: su un cross dalla sinistra di Holebas, Ucan ha mancato lo stop smorzando il pallone involontariamente per l’accorrente De Rossi che con un preciso sinistro rasoterra ha battuto Leali. Un gol che ha confermato il feeling del centrocampista della nazionale col Cesena, a cui ha segnato per la terza volta consecutiva. Nella ripresa i giallorossi hanno provato a chiudere subito i conti con Gervinho (destro dal limite alto) e Ljajic (punizione dal limite di poco a lato) ma col passare dei minuti si sono fatti attanagliare dalla paura di non riuscire a centrare un fondamentale risultato. Così hanno lasciato spazio al Cesena che con la forza della disperazione ha guadagnato metri puntando sulle sponde di Djuric per raddrizzare la situazione. Di Carlo ha tentato il tutto per tutto gettando nella mischia prima Rodriguez e poi Succi ma la Roma non ha mai sbandato, chiudendo con gli attenti Manolas e Astori ogni tentativo bianconero di vincere i duelli aerei. I giallorossi tirano, così, un sospiro di sollievo. Per capire, però, se la cura Garcia (che ha dato ulteriori chiari segnali preferendo a Paredes e Torosidis il 18enne Pellegrini per rimpiazzare Ucan) è quella giusta bisognerà attendere le prossime settimane.

Francesco Trinca

De Silvestri e Muriel affondano la Roma. Secondo posto in pericolo per i giallorossi.

Il cuore biancoceleste di De Silvestri e l’affondo di Muriel, uno dei tanti giocatori trattati in passato da Walter Sabatini. La Sampdoria passa così all’Olimpico per 2-0, si accoda al gruppone che sogna la Champions League, regala la vittoria più dolce al suo presidente Ferrero e acuisce ancora di più la crisi di una Roma che in casa non vince addirittura dal 30 novembre, quasi quattro mesi fa. Ora per i giallorossi c’è anche il fiato della Lazio addosso e l’incubo di un’Europa League dove il passaggio, giovedì prossimo, è fondamentale per tutto: squadra, club ed ambiente.

Stavolta Florenzi non gioca né basso né alto, ma torna all’antico, in mezzo al campo, con conseguente bocciatura per Paredes, alla vigilia atteso tra i titolari (viste le assenze di De Rossi e Nainggolan). Garcia poi recupera Totti in extremis e nonostante il capitano abbia un solo allenamento nelle gambe lo lancia dal via. Mihajlovic, invece, sceglie il tridente con Eder, Okaka ed Eto’o, spedendo in panchina Muriel. E la sua è una squadra corta, elastica, con Soriano spesso trequartista dietro Okaka, lo stesso Eto’o a tratti addirittura terzino in ripiegamento ed Obiang e Palombo che a turno escono dalla mediana per pressare i primi portatori di palla giallorossi. In generale è una Samp che parte meglio, più armonica ed essenziale, anche se strada facendo la Roma trova le misure e comincia a creare gioco, tra le accelerate di Gervinho e le discese di Torosidis. Gli spazi i giallorossi li trovano quasi tutti a destra, dove Mihajlovic chiede ad Eto’o un lavoro di copertura che non gli appartiene. Così arriva il primo tiro in porta di Pjanic (12′) ed il gol annullato al 18′ per fuorigioco (giusto) di Keita, sulla solita punizione di Florenzi. Poi al 28′ prima Gervinho, poi Iturbe portano a spasso orizzontalmente tutta la difesa blucerchiata, scaricando al tiro Totti, sulla cui conclusione è però bravo Viviano. E visto che la Roma non passa, ci prova Regini a suicidarsi in un paio di circostanze: prima al 41′ tocca corto un retropassaggio per lo stesso Viviano che si salva in extremis su Gervinho, poi al 44′ quasi devia in porta una palla bassa di Gervinho. E prima della fine è ancora l’ivoriano ad avere la palla buona su intuizione di Totti, ma Viviano resta perfetto.
  Pronti via e Totti sfiora ancora il gol. Ma è una fiammata, perché con il passare dei minuti la Roma si affloscia, perde ritmo ed equilibrio e permette alla Samp di respirare. Così tanto che al 15′ Eto’o prima brucia il solito inconsistente Iturbe, poi Pjanic e serve un assist in area su cui De Silvestri (dopo un tocco dell’ex Romagnoli) in mischia non sbaglia. Per i giallorossi è una doccia gelata, così Garcia si gioca tutte le carte, mandando dentro prima il giovane Verde, poi l’ivoriano Doumbia (ancora impresentabile) ed infine Ljajic, con una squadra a trazione anteriore. Torosidis ci prova da fuori, ma il problema ora è che gli spazi abbondano e la Samp quando riparte fa male. Così Eder prima spreca alto da buona posizione, poi Muriel brucia un inguardabile Yanga-Mbiwa, punta la porta, colpisce il palo prima di ribadire in rete una serie di carambole. Per la Roma è il buio completo: Viviano si esalta su Verde e Pjanic, l’Olimpico esplode in una contestazione senza fine, Keita si fa cacciare per proteste (36′) e Palombo al 46′ nega anche la gioia del gol della bandiera ad Astori con un salvataggio sulla linea. Finisce con la maledizione dell’Olimpico che si conferma intatta, esattamente come la crisi della Roma. Per la Sampdoria, invece, una vittoria dolcissima, che tiene la squadra di Mihajlovic ancora dentro nella corsa per la Champions.
Francesco Trinca

Roma-Juve 1 a 1. Distacco invariato, giallorossi ancora a -9 dalla vetta.

Il campionato non si riapre. La Roma pareggia con il cuore in inferiorità numerica dopo aver giocato una brutta partita per un tempo e mezzo. Un punto però non serve ai giallorossi che restano a -9 dalla capolista, con gli scontri diretti a sfavore. La Juve può rammaricarsi per non aver chiuso definitivamente i giochi: i bianconeri erano sopra di un gol e in superiorità numerica e avevano la partita in mano. La Roma sembrava una squadra morta, rivitalizzata poi dai cambi di Garcia che ha tolto Ljajic, Totti e De Rossi per inserire Florenzi, Iturbe e Nainggolan. Garcia si affida agli stessi uomini che hanno vinto a Rotterdam, contro il Feyenoord in Europa League. L’unico cambio è De Sanctis, che si riprende il posto tra i pali. Nainggolan ancora escluso, al suo posto Keita con Pjanic e De Rossi. In attacco Totti, Ljajic e Gervinho. Allegri lascia a riposo Pogba e visto che deve rinunciare anche a Pirlo, torna al vecchio 3-5-2: a centrocampo Vidal è tra i titolari, con Marchisio, Pereyra, e sulle fasce Evra e Lichtsteiner. L’attacco è formato dalla coppia Tevez-Morata. La Juve ha la superiorità a centrocampo, aspetta la Roma ed è pericolosa nelle ripartenze. I giallorossi mostrano di non aver superato ancora i problemi nel loro gioco. Soprattutto è evidente la lentezza nel far girare la palla che favorisce i bianconeri. Nel primo tempo la squadra di Garcia non riesce mai a tirare in porta, mentre la Juve si rende pericolosa in più di un’occasione. Al 7′ Vidal ci prova dal limite e il suo diagonale si perde al lato. Poi al 22′ Manolas rischia un clamoroso autogol per anticipare Morata in area servito da Pereyra in contropiede. I bianconeri, come era prevedibile, aspettano la Roma, anche perché possono giocare per due risultati su tre. Al 42′ un altro contropiede fa venire i brividi ai giallorossi, con Tevez che si invola verso la porta, ma non trova lo specchio, anche grazie a Manolas che è bravo a chiudergli lo spazio. Alla fine del primo tempo c’è un diverbio acceso tra De Sanctis e Manolas, sintomo del nervosismo dei giallorossi.

Nella ripresa non ci sono cambi. La Roma non alza il ritmo e continua a subire i contropiedi della Juve. Al 50′ Vidal è ancora una volta pericoloso con un diagonale che esce di pochissimo. La squadra di Garcia non ha mai un guizzo, dopo più di un’ora non ha fatto neanche un tiro in porta. La partita si complica maledettamente per i giallorossi al 63′ quando Torosidis atterra Vidal al limite e si prende il secondo giallo. Su punizione Tevez non sbaglia quello che sembra proprio il gol del match point. Garcia però non si arrende e prova a raddrizzare la partita inserendo Florenzi al posto di Ljajic. Al 71′ il tecnico francese toglie anche Totti per Iturbe. La prima occasione per la Roma la crea Manolas, che stacca di testa su punizione e impegna Buffon al 72′. Un minuto dopo Garcia si gioca l’ultima carta, inserendo Nainggolan al posto di De Rossi. I cambi danno un po’ di vitalità alla manovra giallorossa. Iturbe sembra in ottima forma, anche se rientra da un infortunio, e crea qualche apprensione alla difesa della Juve con le sue accelerazioni. Da una di queste nasce il pareggio della Roma. Chiellini stende l’argentino vicino l’area di rigore: sul cross di Florenzi, Keita stacca di testa e batte Buffon, aiutato da una deviazione di Marchisio. La Roma in inferiorità numerica è rivitalizzata dai cambi e dal pareggio, e sembra un’altra squadra. La Juve invece è stanca e soffre. I giallorossi ci provano fino alla fine, ma non riescono a fare il colpaccio e vedono allontanarsi le residue speranze di lottare per lo scudetto. È l’ennesimo pareggio per la squadra di Garcia, che ora deve pensare a difendere il secondo posto, con il Napoli a -4. La Roma ha giocato bene gli ultimi venti minuti, è troppo poco per puntare allo scudetto. I problemi sono ancora evidenti.

Francesco Trinca