Mancini in mediana: una soluzione per il presente e per il futuro

(Jacopo Venturi) – Gianluca Mancini si sta rivelando un elemento imprescindibile per la Roma di Fonseca. La sua duttilità sta aiutando e trasformando la squadra. Le prestazioni iniziali da difensore centrale sono state buone, nulla da dire. Ma l’emergenza e l’avanzamento in mediana hanno fatto emergere delle qualità che non sembrava potesse avere. Il giocatore da giovane giocava in mezzo al campo e questo si vede: la personalità con la quale gioca nel reparto, unita alla buona qualità dei piedi, lo rende tutt’oggi un signor centrocampista. Con lui in quel ruolo, la Roma ha rimediato tre vittorie e una sconfitta. Ora per Fonseca si può porre un dilemma: insistere con Mancini a centrocampo o riportalo dietro? A livello tattico la prima opzione potrebbe non essere così scellerata come appare; Mancini ha dato al reparto un’interpretazione che alla Roma mancava, “alla De Rossi”: chiusure e impostazione, senza magia ma con qualità e sostanza. D’altra parte però è probabile che Fonseca lo riporti in difesa, per motivi di equilibri della squadra. È evidentemente il miglior difensore in rosa insieme a Smalling, mentre a centrocampo con Veretout, Cristante, Diawara e Pellegrini, la Roma sembra essere più coperta, quando tutti questi saranno disponibili. Nel futuro prossimo dunque l’esperimento resterà tale, senza consolidarsi in una nuova certezza; non è così improbabile però che nei prossimi mesi il centrale toscano possa riprendersi nuovamente in mano il centrocampo romanista.

(Jacopo Venturi)

Parma-show: una Roma stanca e imballata cade al Tardini

(Keivan Karimi) – Stanchezza e scarsa intensità. La Roma cade in campionato dopo il k.o. di giovedì in Europa League contro il Borussia. Un 2-0 in favore del Parma che non ammette repliche, vista l’ampia differenza di prestanza atletica dei padroni di casa.

Al ‘Tardini’ Paulo Fonseca sceglie di schierare la stessa Roma che ha battuto il Napoli la scorsa settimana, pagando però la fatica di molti suoi elementi. La partenza giallorossa illude, perché il Parma di D’Aversa non rischia quasi mai nel primo tempo e prova a pungere in contropiede.

Neanche l’infortunio dell’ex temuto Gervinho frena la voglia dei ducali, che nella ripresa puntano e trovano la vittoria. Prima però Kolarov e Pastore fanno tremare i padroni di casa: palo del serbo su punizione e miracolo di Sepe sull’argentino. Episodi che scuotono il Parma, che passa grazie al neo entrato Sprocati, lasciato troppo solo dalla difesa romanista.

L’assedio di Dzeko e compagni si ferma sui pugni del portiere Sepe, abile a respingere alcune conclusioni dalla distanza. Zaniolo è impreciso, la difesa sbanda e gli emiliani nel finale chiudono il conto con Cornelius, che buca Pau Lopez in contropiede per il meritato 2-0.

Finisce col fiatone la squadra di Fonseca, che deve benedire la sosta per le Nazionali: avrà così il tempo di rifiatare e recuperare energie, oltre ad alcuni calciatori recentemente infortunati.

 

Viaggiando nella Hall of Fame: Giacomo Losi, il padano “Core de Roma”

Pagine Romaniste (F. Belli) – “Raramente un artista è stato un eroe. Più spesso vive isolato e come un timidissimo coniglio”, diceva il compianto Fabrizio De Andrè. Ed è timido Giacomo Losi, però è tutto fuorché un coniglio. Non lo era neanche a 8 anni, quando in piena notte ha visto degli squadristi portargli via il padre. “Stai tranquilla”, dicevano alla madre, “lo mandiamo a lavorare per la patria e sarai anche fortunata, perché ti manderà tanti bei soldini”. Lavorare, per quei soldati, significava scavare fossati e recinzioni intorno a un campo di concentramento. Inutile dirlo, quei bei soldini a casa non arriveranno mai. Non era timido neanche a 10 anni, quando in cima alla Rocca Sforzesca di Soncino portava bombe e nastri di mitragliatrice ai partigiani. Erano tempi duri e i bambini della sua età passavano più tempo nei rifugi che tra i banchi di scuola. Negli stessi anni quel bambino scopre anche l’amore per il calcio e inizia a muovere i primi passi nella squadra del paese d’origine, per poi passare alla Cremonese. Nel 1954 si lega alla Roma, dove militerà per 15 anni diventandone pian piano titolare, capitano e idolo. Difensore destrorso, ha giocato anche terzino e libero. Non era molto alto ma era agile e bravo nell’anticipo, una vera spina nel fianco per ogni attaccante. Poco dopo diventa capitano e nel 1961 accade qualcosa che lo renderà un immortale mito giallorosso. Nasce una storia che sembra più una leggenda, una di quelle che cambia forma e si arricchisce di particolari, alcuni bizzarri, ogni volta che viene raccontata.

La nascita di “Core de Roma” e la colletta del Sistina

L’8 gennaio la Roma affronta la Sampdoria in Coppa Italia e la gara è ferma sul 2-2. Giacomino ha uno strappo all’inguine ed è costretto a spostarsi sull’ala destra, giusto per far numero visto che la squadra è già in inferiorità numerica. All’epoca non sono previste sostituzioni e qualsiasi altro tranne lui sarebbe uscito. Ma non lui, che a 8 anni si è visto portare via il padre da uno squadrone infame della morte. Resta in campo, c’è un calcio d’angolo, e il resto lo racconta direttamente lui: “… Lojacono colpi’ la sfera, il pallone compi’ una traiettoria e arrivo’ alla mia portata: raccolsi tutte le forze e spiccai il volo sulla gamba buona. Anticipai Bernasconi e insaccai di testa. Ancora adesso mi chiedo dove trovai la forza necessaria”. Dopo questo episodio i tifosi lo soprannominano “Core de Roma”, un vero e proprio romanista padano. Un cuore grosso, mezzo giallo e mezzo rosso anche quando, tre anni dopo, partecipa direttamente alla colletta del Sistina raccogliendo lire tra i tifosi. Come troppe storie d’amore però, anche quella tra Losi e la Roma finisce in freddezza. Viene infatti ceduto a costo zero per volontà del mago Herrera, che nella Capitale in realtà di magie e conigli dal cilindro ne ha tirati fuori ben pochi. E’ questa la sconvolgente freddezza con cui la razionalità mette il punto, e va a capo. – Pagine Romaniste (F. Belli)

Maledizione Borussia: la Roma perde al 94′ in Germania

(Keivan Karimi) – Dopo una settimana magica, per risultati eccellenti e prestazioni dominanti, la Roma di Paulo Fonseca ritrova l’amaro sapore della sconfitta. Il match di Europa League contro il Borussia Möchengladbach finisce 2-1 per i tedeschi padroni di casa, dopo una battaglia equilibrata ma sfortunata per i giallorossi.

Fonseca insiste sullo schieramento che tanto bene ha fatto nelle ultime settimane, abolendo il turnover nonostante la stanchezza accumulata. La Roma parte senza accelerare, un po’ in balia dell’aggressività del Borussia; la gara non è fortunata, visto che al primo vero affondo i tedeschi passano: azione prepotente di Thuram che mette in mezzo un pallone potenzialmente innocuo, ma Fazio devia in maniera delirante verso la propria porta beffando Pau Lopez.

L’autorete scuote però la Roma, che nella ripresa trova linfa e generosità: Pastore e Veretout dominano in mezzo, ma a trovare il pari è lo stesso Federico Fazio, che stavolta infila la porta giusta su cross di Kolarov. I giallorossi danno l’idea di poterla vincere, un successo che darebbe praticamente la qualificazione ai sedicesimi di coppa. Invece i cambi (entrano Perotti e Under) non danno gli effetti sperati e nel finale il Borussia trova il gol-beffa: al 94′ Thuram si fionda su una sponda di Plea e mette il pallone all’angolino.

Già all’andata un rigore (inventato) nel recupero aveva fatto piangere la Roma, che esce dal Borussia Park con zero punti e con una qualificazione per il momento sfumata e resa molto più complessa.

 

La Roma vince e convince, buio Napoli

Alice Dionisi – La Roma vince 2-1 contro il Napoli e, soprattutto, convince. Fonseca e i suoi superano l’esame di maturità allo Stadio Olimpico e riescono a strappare i tre punti ai partenopei, che erano usciti vincitori dagli ultimi tre scontri diretti nella Capitale. Ci pensa Nicolò Zaniolo a sbloccare la partita dopo 19’ di gioco: il numero 22 raccoglie il pallone di Spinazzola e lo spedisce all’incrocio dei pali, spiazzando Meret. Dopo cinque minuti, l’arbitro Rocchi fischia il tocco in area di Callejon, concedendo il rigore alla Roma, ma Kolarov sbaglia dal dischetto, sprecando l’occasione di portare la partita sul 2-0 già al 25’. All’Olimpico è un match da cardiopalma: prima il palo di Milik, poi quello di Kolarov, poi Zielinski, ma Pau Lopez e la difesa della Roma si fanno trovare pronti. Nella ripresa tocco di braccio in area di rigore da parte dell’ex Mario Rui e Rocchi fischia un altro rigore in favore dei giallorossi. È Jordan Veretout questa volta a presentarsi davanti a Meret, che intuisce la traiettoria del pallone, ma non è abbastanza: è 2-0 Roma. Anche Kluivert si unisce alla crossbar challenge e dal limite dell’area calcia il pallone sulla traversa. Al 72’ Milik illude il Napoli di poter riaprire la partita segnando il gol del 2-1, ma il risultato finale rimarrà a favore dei giallorossi. Uniche note negativa della giornata: l’espulsione in appena 3 minuti di Mert Cetin per doppia ammonizione (93’ il primo cartellino, 95’ l’espulsione) e la sospensione della partita per alcuni minuti a causa dei cori discriminatori. Una vittoria sofferta, tra pali e occasione sprecate, ma che certifica il momento di forma della Roma, così come anche quello di crisi del Napoli.

Alice Dionisi

La Roma cambia marcia

(Jacopo Venturi) – La Roma infila la terza vittoria consecutiva, battendo il Napoli per 2-1 all’Olimpico. Il successo di per sé è importante e fa piacere agli uomini di Fonseca, ma è ancor più fondamentale se si considerano una serie di fattori. La Roma infatti era in un periodo in cui la rosa sembrava essere un po’ corta, prima delle tre vittorie erano arrivati due pareggi e Fonseca stava continuando a cambiare per trovare la quadra. La vittoria, più netta di quanto non dica il risultato, contro i partenopei è un tassello fondamentale nel processo di maturazione della squadra, che sta acquisendo consapevolezza e sta mettendo in pratica con sempre maggior efficacia i precetti di Fonseca. Le criticità rimangono, la Roma non è una squadra perfetta e probabilmente non potrà diventarlo nel corso di questo campionato, ma prestazioni come le ultime fanno capire come la strada intrapresa sia quella giusta. Le piccole ma continue modifiche di Fonseca sembrano aver trovato una loro logica, che può trovare alla lunga uno scoglio solo nell’inesperienza di alcuni interpreti e in una rosa che sembra sempre troppo corta in relazione agli infortuni.

(Jacopo Venturi)

Che Roma! Battuto anche il Napoli, i giallorossi ‘vedono’ la Champions

(Keivan Karimi) – L’emergenza ormai è diventata forza. La conferma arriva oggi dall’Olimpico: la Roma di Paulo Fonseca gioca a memoria, fa impazzire i suoi tifosi e batte anche squadre tendenzialmente più forti e complete.

Il 2-1 odierno sul Napoli chiude una settimana pazzesca per i giallorossi: dopo i successi su Milan e Udinese arriva la terza vittoria consecutiva contro gli uomini di Carlo Ancelotti, ormai in crisi conclamata e già nervosi per gli errori arbitrali del match contro l’Atalanta.

La Roma, nell’anticipo dell’11.a giornata, è sempre prova di calciatori fondamentali (Pellegrini, Cristante e Fazio su tutti) ma gioca una gara da grandissima squadra. Domina per mezz’ora il Napoli nel primo tempo, va in vantaggio con il solito gol di Nicolò Zaniolo e sfiora il raddoppio in più occasioni. Kolarov si permette il lusso di fallire il rigore del 2-0, con grande parata di Meret.

Il Napoli nella seconda fase della prima frazione si rianima: colpisce due legni con Milik e Zielinski e spaventa la Roma con incursioni pericolose dalle parti di Pau Lopez. I giallorossi tengono il vantaggio e nella ripresa tornano in campo con ancora più convinzione. Un secondo penalty concesso dal sig. Rocchi vede stavolta Jordan Veretout sul pallone che fa secco Meret: raddoppio romanista che sembra il preludio ad un successo tranquillo.

Ma la gara è lunga, con Kluivert che sfiora il terzo gol e poco dopo Arek Milik si sveglia dal torpore e accorcia le distanze su assist di Lozano. Finale concitato, ma la Roma con esperienza e maturità resiste, nonostante l’espulsione all’ultimo minuto di Cetin. 2-1 il risultato, con i giallorossi che tornano a vedere la zona Champions League e si portano a +4 da un Napoli deludente e sotto tono.

Le pagelle di Roma-Napoli 2-1:

Roma: Pau Lopez 7; Spinazzola 7, Cetin 6, Smalling 7, Kolarov 6.5; Mancini 7.5, Veretout 8; Zaniolo 7.5 (Under sv), Pastore 7.5 (Santon sv), Kluivert 6.5 (Perotti 6.5); Dzeko 7. All: Fonseca 8.

Napoli: Meret 8; Di Lorenzo 5.5, Manolas 5, Koulibaly 5.5, Mario Rui 5; Callejon 4.5 (Lozano 7), Fabian Ruiz 6, Zielinski 5.5, Insigne 5 (Younes sv); Milik 6.5, Mertens 5 (Llorente 6). All: Ancelotti 5.

Viaggiando nella Hall of Fame: Amedeo Amadei, il fornaretto di Frascati naturalizzato testaccino

Pagine Romaniste (F.Belli) – “Chi ha volontà, non teme povertà”, recita un proverbio. Un’antica massima di saggezza popolare che calza a pennello ad Amedeo Amadei. Una stella di un calcio che non c’è più, entrato in punta di piedi nella Hall of Fame con i suoi 111 gol in maglia giallorossa e 200 totali in carriera. Eppure, prima di diventare calciatore, il destino aveva in riserbo per lui ben altri progetti. Il padre, Romeo, era proprietario di un antico forno di Frascati e di aiutare il figlio a coltivare questa passione proprio non ne voleva sentir parlare. Amedeo deve portare a casa la pagnotta, letteralmente, punto e basta. Nulla di strano: non sono tempi facili e non sempre, anche se c’è un amico in più, si può aggiungere un posto a tavola. Ma non importa. Un pomeriggio quell’impacciato ragazzino di 14 anni sale sulla bici che usa per le consegne e fa un giro più lungo del solito. Si è perso, dirà poi ai genitori, ma è una balla e nessuno ci crede. Conosceva troppo bene quelle vie il fornaretto, come lo chiameranno in seguito i tifosi, per perdersi. E’ andato a Testaccio, dove la Roma sta facendo dei provini per giovani emergenti. Amedeo è una forza della natura, è velocissimo e segna che è un piacere. Supera il provino, lui uno tra pochi, e a 15 anni e 9 mesi, esordisce in Serie A. Stabilisce così un record che sarà eguagliato da Pellegri solo 79 anni dopo. Sette giorni dopo segna e stabilisce anche il record di marcatore più giovane di sempre, che detiene ancora oggi non eguagliato da nessuno.

La consacrazione, la guerra e il giuramento

Nasce ala ma, quasi per grazia divina, è costretto a spostarsi al centro dell’attacco. Il guru del calcio argentino e compagno di squadra Providente è entrato infatti in rotta di collisione con l’ambiente, una sorta di Carlos Bianchi ante litteram, e serve un sostituto. Chi meglio di Amedeo? La consacrazione del fornaretto avviene nel 1941-1942 con la vittoria del primo scudetto della storia della RomaAl termine di quella stagione lui stesso si definirà un frascarese di nascita ma testaccino d’adozione. Spira un vento di guerra però, che tutto divora e niente lascia. La stagione successiva la Roma stenta, anche perché orfana dell’allenatore Scahffer, chiamato alle armi in madrepatria Ungheria. L’anno successivo nel corso di una gara col Torino, viene squalificato a vita per aver dato un calcio all’arbitro dopo un parapiglia generale. Quel calcio però, il fornaretto, non l’ha mai dato. E’ stato il suo compagno di squadra Diagianti, che lo ammetterà anni dopo. Ma il fornaretto tace, non mette nei guai un compagno e subisce il processo. Sarà poi amnistiato, ma l’onta resta. Sono mesi difficili e anche il forno che era del padre e prima di lui del nonno viene seppellito tra le macerie dei bombardamenti. Finita la guerra i capitolini scendono sempre più in basso nella classifica e il testaccino d’adozione è costretto ad andarsene. Con un giuramento però: quello di non poter mai giocare contro la Roma, “perché non si può chiedere a un figlio di pugnalare sua madre”. Del resto la fedeltà non ha scadenza, come quella del fornaretto per la sua Roma. 

Francesco Belli