Pellegrini, la rinascita: “Gol di tacco? Puro istinto. Ora continuiamo così” (VIDEO)

(Keivan Karimi) – I fischi fanno parte del calcio, spesso sono fatti per contestare altri invece per dare una ‘svegliata’ ai propri beniamini. Lo sa bene Lorenzo Pellegrini, talento classe ’96 e protagonista di una strana involuzione tecnica e psicologica in questo inizio di campionato con la Roma. Da calciatore dal futuro assicurato sembrava essersi trasformato in talento sprecato, poco incline a dare una mano alla squadra, quasi svagato nelle sue prove personali.

Ieri però è arrivato il momento della rivalsa: minuto 37 del derby Roma-Lazio, Pastore esce per un affaticamento al polpaccio e Pellegrini prende il suo posto nell’inedito ruolo da trequartista. Il suo impatto nel match più sentito è straordinario. Buoni dialoghi, grande personalità e quel gol di tacco che apre le marcature e destina la Roma alla vittoria. Senza dimenticare che il buon ‘Lollo’ si concederà poi la punizione per la testa di Fazio del 3-1 e la conquista del fallo da cui scaturisce la bomba vincente di Kolarov.

Interpellato oggi da Roma Radio, il protagonista del derby ha parlato in toni entusiastici della sua miglior prestazione stagionale: “Vincere questa sfida è ancora più bello di quanto pensavo. Non ho avuto tempo per prepararmi, pensavo che Pastore non dovesse uscire ma mi hanno chiamato e sono entrato. Il gol di tacco? Puro istinto, potevo fare solo quello per calciare e l’ho fatto. Non eravamo scarsi dopo Bologna-Roma e non siamo fenomeni oggi, siamo un gruppo unito che doveva riemergere. Kolarov e De Rossi sono degli esempi, Aleksandar ha giocato con un infortunio e dimostra che tipo di professionista sia. Ora non resta che proseguire così e lavorare al meglio”.

Roma-Lazio 3-1: le pagelle. Pellegrini show totale, Kolarov li punisce al 71°. Fazio croce e delizia, ora l’Europa

Simone Indovino – Non c’è occasione migliore rispetto a un derby per scacciare (speriamo definitivamente) il momento negativo che la Roma si è trascinata dietro per troppe settimane. Vero che all’inizio la squadra sembra timorosa, ma col passare dei minuti si scioglie. Pastore lascia il campo per infortunio, e al suo posto entra Pellegrini. Sarà lo sliding doors che cambierà la storia della partita. Il gol di tacco a fine primo tempo muta l’inerzia del match, facendo andare i giallorossi a riposo in una condizione psicologica favorevole. Un erroraccio di Fazio rischia di compromettere quanto di buono fatto, ma è l’ex Kolarov a fare la voce grossa su punizione e regalare il nuovo vantaggio. Ci pensa lo stesso difensore argentino a farsi perdonare e a siglare la rete della sicurezza.

ROMA

Olsen 6 – Ha poco da fare sul gol subito, messo in condizione avverse dal compagno. Per il resto una buona gestione delle uscite e dei tiri che lo fanno uscire dal torpore dei primi 60 minuti.

Santon 7.5 – Una piacevolissima conferma quella dell’ex Inter che in una partita così delicata gioca una delle sue migliori prestazioni assolute. Ferma le avanzate avversarie, riparte con grande corsa e tecnica. Ha anche il merito di procurarsi la punizione su cui Fazio insacca grazie a un perfetto anticipo su un avversario.

Manolas 7 – Tanto, tantissimo cuore per il greco che prende per mano Immobile e non lo lascia praticamente mai. Lotta come un leone su tutti i palloni e termina la gara stremato.

Fazio 6.5 – Comandante per quasi tutta la partita, errore clamoroso che fa scendere i fantasmi in campo, di nuovo Comandante quando si trova al momento giusto nel posto giusto e insacca di testa. Facciamo finta di dimenticarci quello svarione?

Kolarov 7.5 – Un gol dell’ex al derby è una delle cose più goduriose, passateci la licenza stilistica, che possano accadere. Con la sua bomba ristabilisce le gerarchie in campo e poi corre come un matto per esultare. Si, l’impressione è che il passato alla Lazio è proprio dimenticato.

De Rossi 6.5 – Esce acciaccato, probabilmente perché nei 70 minuti disputati aveva dato veramente tutto. La seicentunesima presenza è festeggiata con una vittoria splendida.

Nzonzi 6.5 – Poco appariscente, sostanzioso fino a scoppiare. Tantissima quantità in mezzo al campo da parte del francese, che gestisce con calma olimpica tantissime situazioni anche delicate. Smista con attenzione il pallone per tutta l’ampiezza del campo.

Florenzi 7 – Quanto ha corso Alessandro, un pendolino su e giù per la fascia. Nella prima frazione di gioco si limita ad aiutare in difesa, nel secondo tempo si prende diverse licenze ed offende al meglio. Peccato per quell’occasione non sfruttata per un piccolo ritardo al tiro.

Pastore 6 – 37 minuti prima di arrendersi, purtroppo, a un ulteriore problema fisico. I difensori della Lazio gli vanno spesso sopra fisicamente, ma quando ha la palla tra i piedi la manovra della Roma guadagna in qualità.

El Shaarawy 6 – Se avesse avuto quel pizzico di cattiveria in più avrebbe certamente timbrato il cartellino. È comunque prezioso nel far ripartire l’azione e conferisce tanto aiuto in retroguardia.

Dzeko 6.5 – Non riesce a trovare la via del gol, pur avendo una ghiottissima occasione da lui stesso creata. Questo lo fa innervosire un po’, ma come richiesto dal tecnico, è sempre parte della manovra. Illumina spesso per i compagni, in particolare brillantissimo l’assist che Florenzi non riesce a sfruttare.

Lo.Pellegrini 8 – Non sappiamo se questi 60 minuti circa basteranno a far cambiare del tutto le future prestazioni del centrocampista, ma oggi è da premio Oscar. Gol di tacco, punizione del vantaggio procurata con un grande inserimento, assist per Fazio nel finale. Basta così?

Cristante 6.5 – Finalmente un ingresso in campo con gli attributi. Sfrutta al meglio la sua brillantezza fisica rispetto agli avversari e permette alla Roma di guadagnare campo nel finale.

J.Jesus s.v. – Non fa altro che contribuire al risultato finale con un po’ di legna.

Di Francesco 7.5 – A conti fatti avrebbe dovuto fare bottino pieno tra Frosinone e Lazio per salvare la sua panchina. Missione compiuta, la sua Roma sembra finalmente aver trovato una quadratura ma guai ad abbassare la guardia, perché già martedì c’è uno snodo decisivo nel girone di Champions League.

Simone Indovino

SERIE A – Il derby è della Roma! Battuta la Lazio 3-1 (VIDEO)

(Keivan Karimi) – La Roma si rialza e trova il successo nella partita più sentita. Vittoria per 3-1 dei giallorossi sul campo della Lazio, in un match dominato dagli uomini di Di Francesco, finalmente ben schierati in campo e abili anche a ripartire dopo il momentaneo pareggio subito.

Una gara tesa e iniziata bene dalla Lazio di Inzaghi, che prova a spingere ma senza mordente, mentre la Roma costruisce le palle-gol migliori sull’asse Pastore-El Shaarawy-Florenzi. Ma il vantaggio arriva con una genialata di Lorenzo Pellegrini al 44′, entrato al posto dell’infortunato Pastore e abile col tacco, marchio di fabbrica del ‘Flaco’, a trovare il gol dell’1-0.

Nella ripresa i giallorossi sembrano in controllo, ma un errore madornale di Fazio regala il pareggio ad Immobile che non perdona. Ma la Roma riparte a testa bassa e con una punizione dell’ex Kolarov che fa esplodere la Sud. Nel finale arriva anche il 3-1 di Fazio, che si fa perdonare e trova la zuccata vincente per un derby meritatamente giallorosso.

Francesco Totti e l’addio a calcio

Lavinia Colasanto – Francesco Totti si racconta. La biografia, scritta insieme a Paolo Condò, ripercorre a 360° la storia del Capitano: nonno, padre, figlio o fratello di ogni singolo tifoso romanista. Leggendolo, sembra di sfogliare l’album dei ricordi di famiglia a tavola, il giorno del tuo compleanno: via Vetulonia, Mazzone, Bianchi, Zeman, il 2001, il rapporto con Cassano, il 2006, Spalletti parte prima, Luis Enrique e Spalletti parte seconda. Quasi tutto già noto. Alcuni passaggi però, quelli dell’uomo e non del calciatore, non li conosciamo. «Sono imbarazzato davanti a manifestazioni d’affetto che mi lusingano oltre ogni limite, ma che qualcosa mi costano. – scrive Totti – Succede ancora oggi: quando entro con la squadra in uno stadio, in un aeroporto, in un albergo, e tutti corrono da me. In quei momenti vorrei scavarmi una buca e sparire: non gioco più, ora i protagonisti sono altri, andate da loro e caricateli di amore come avete fatto con me per venticinque anni. Andate da Daniele (De Rossi, ndr), è lui adesso il nostro capitano». Si è tanto parlato in questi anni del suo rapporto con ‘Capitan Futuro‘, che ormai è capitan presente. Il loro rapporto è spiegato nei capitoli finali del libro in cinque parole: «Quanto ci vogliamo bene, Daniele». 

AMERICAN DREAM – Totti non si sofferma troppo sulla cessione della società, ma riguardo il primo tecnico scelto, Luis Enrique, si espone e racconta i pensieri dopo le sue dimissioni: «Provo un dolore lancinante (…). Luis Enrique mi lascia qualcosa dentro. Il ricordo di una persona vera. Lo abbraccio, abbiamo entrambi gli occhi umidi (…). Se potessi dargli un po’ della mia capacità di vivere in questa città lo farei subito». E pensare che l’ex numero 10 ha rischiato di non iniziare quella stagione con i giallorossi, lo spiega attraverso un dialogo telefonico con Baldini, non quello uscito poche ore fa, quando Totti aveva smesso di giocare, ma un altro, quando era ancora un calciatore della Roma. Baldini: «Guarda Francesco, fosse per me io ti venderei»Trovami una squadra, io non ho problemi», risponde il Capitano. «Non posso, (…) ti vogliono tutti, quindi non ti vendo», chiosa l’ex dirigente.

SPALLETTI PARTE SECONDA – Le aspettative su Luciano Spalletti, racconta Totti, erano positive. Il rapporto tra loro, senza scendere troppo nei dettagli, è diventato insostenibile per entrambi. Il culmine del loro litigio arriva il giorno dopo l’intervista del Capitano ai microfoni della Rai. «Che cosa devo fare io, adesso?», chiede il mister. «Mister ha sentito l’intervista? Guardi che Vito l’ha registrata…», replica Totti. Spalletti: «Non me ne frega niente dell’intervista, conta quello che c’è scritto qui, sui giornali». Totti risponde: «Guardi che io di lei ho parlato soltanto bene, è alla società che ho chiesto più rispetto».  L’allenatore però non ci crede e manda il numero 10 a casa, cacciandolo da Trigoria. Francesco subisce la punizione più umiliante e dice: «Molto bene, accetto la sua punizione. Vedremo se sarò io o lei a pagarne le conseguenze». Dopo un altro botta e risposta a forza di decibel, il mister dice: «Tu ormai sei come gli altri, dimenticati di quando eri insostituibile». La chiusura di Totti è da brividi: «Vigliacco, adesso che non ti servo più mi rompi il cazzo, eh? Sei tornato qui con una missione (cacciarlo, ndr), portala a termine!».

«SPERAVO DE MORI’ PRIMA» – Quando Totti è sui gradini, prima di entrare sul rettangolo di gioco per il giro di campo e per gli ultimi saluti,  vive il momento più difficile: «Penso al mio passato. Penso e rivivo vittorie, sconfitte, infortuni. La privazione è lancinante. Una mutilazione». Sugli ultimi cinque minuti della gara contro il Genoa, dopo il gol di Perotti, l’ex numero 10 spiega il paradosso che stava vivendo: «Devo perdere gli ultimi cinque minuti della mia carriera. Io, che se potessi di minuti ne giocherei altri cinquemila (…). E’ finita. Sento allargarsi dentro di me un buco enorme, una voragine da togliere il respiro». In chiusura spiega le sue prospettive: rubare con gli occhi il mestiere a Monchi. Si vede nell’area tecnica: «Perché, lasciatemi dire, i campioni li riconosco al volo, o comunque prima degli altri. Mi basta uno stop, un tiro o un dribbling per sapere quanto calcio ci sia dentro un ragazzo». Il prossimo numero 10, magari, in qualche campetto della Capitale, lo troverà lui.

Lavinia Colasanto

Di Francesco e Inzaghi preparano il derby: “Partita a se’ che va oltre la classifica”

(Keivan Karimi) – Il tecnico della Roma Eusebio Di Francesco parlerà quest’oggi in conferenza stampa da Trigoria alla vigilia del derby romano contro la Lazio in programma domani alle ore 15 allo Stadio Olimpico.

La Roma è ripartita contro il Frosinone. Derby possibile svolta?
“È lunga la stagione, ma la partita è importantissima per dare continuità. Il derby è partita a sé e dobbiamo avere il desiderio di vincere per ridare entusiasmo”.

Contro il Frosinone possibile svolta tattica?
“C’è ancora tanto da lavorare, però posso lavorare su due sistemi di gioco. Lo sapevo in partenza, è ovvio che molto dipenda dall’atteggiamento in campo, che fa sempre la differenza”.

Manolas ha recuperato?
“Se il sistema sarà quello non lo so, vivo sempre nel desiderio di poter mandare in campo chi è più opportuno. Manolas è da valutare, ha avuto fastidi generali. Tra oggi e domattina decidiamo, oggi è un giocatore in dubbio”.

Possibile quarta partita in pochi giorni per De Rossi.
“Per lui non è un sacrificio. Se chiediamo ai giocatori se vogliono giocare, dicono sempre di sì. De Rossi ha caratteristiche differenti da altri, è un passista, non uno scattista. La stanchezza più che fisica può essere mentale, ma De Rossi domani sarà il capitano”.

Dopo la vittoria col Frosinone ha parlato di un nuovo inizio. Nella sua testa c’è una Roma competitiva per lo scudetto?
“Attualmente no, e l’abbiamo dimostrato. Dobbiamo migliorarci giorno dopo giorno, credo nella crescita della squadra cercando di recuperare posizioni. A Roma di scudetti se ne son vinti pochini, siamo qui per cercare di recuperare. Questo recupero passa per questa partita, delicata e importante”.

Quanto è importante questa partita per il suo futuro?
“Per il futuro della Roma è molto importante, io rappresento la Roma e cerco di fare del mio meglio per portare avanti questa maglia che mi tengo stretta. Cercherò di fare di tutto perché la squadra, non Eusebio Di Francesco, possa portare avanti un determinato cammino di crescita”.

Quanto conterà El Shaarawy in questa partita?
“È in crescita, si sta assumendo responsabilità. Gli è mancata continuità nella partita, deve continuare e non smettere mai, bisogna dimostrare giorno dopo giorno di essere giocatori importanti”.

Dopo l’ultima partita gli attaccanti hanno reso merito al lavoro di De Rossi e Nzonzi. Sono diventati imprescindibili?
“Ci sono altri centrocampisti che possono fare questo ruolo come Cristante e Pellegrini. Giocando 4-2-3-1, alternerò anche loro in questo ruolo”.

In questo clima di contestazione, i tifosi hanno risparmiato l’allenatore. Si è dato una spiegazione di questa situazione? Si sente di dare un messaggio ai tifosi?
“Credo che la gente ce l’abbia con tutti, io faccio parte di questo gruppo. Se parliamo della Curva, ho ricevuto attestati di sostegno e di stima, questo mi fa piacere, ma ciò che mi interessa è che vengano applauditi i ragazzi. Sono loro che diventeranno protagonisti e ci fanno vincere le partite. I tifosi hanno sempre sostenuto la squadra, questo è il romanismo, credo che lo dimostreranno anche domani. Sta a noi trascinare questa gente, principalmente col modo di fare, l’atteggiamento, di combattere palla su palla. In alcune partite siamo mancati, non possiamo permettercelo”.

In questo momento, Cristante e Pellegrini possono essere aiutati stando lontano dai riflettori?
“Concetto validissimo per i giovani e per chi ha trovato difficoltà. Gli ambienti fanno la differenza, alcuni giocatori si devono adattare. Non so quello che fanno dalla mattina alla sera i giocatori, ma se stanno sui social o si caricano o si abbattono. Roma è una piazza particolare, bisogna avere qualcosina in più e la crescita permette loro di affrontare meglio le partite”.

Sul gol del 4-0, il movimento di Kolarov è uno dei pochi “alla Di Francesco” visti in questo inizio di stagione. La coppia Nzonzi-De Rossi, che garantisce copertura, è in grado di fare questo tipo di giocata?
“Dinamismo ce n’è, magari ci sono meno inserimenti. Anche se chiedo loro, in base alle situazioni di gioco, di accompagnare questa giocata, e Kolarov l’ha fatto molto bene. Può essere un’alternativa in mezzo al campo, sa fare tutti i ruoli, è un giocatore tecnico. Ma questi inserimenti li abbiamo fatti anche in altre occasioni, come Cristante contro il Chievo, o lo stesso Pastore che si è inserito molto bene. Quando si gioca con squadre che attaccano, più si riempie l’area e meglio è, chiederò a loro di accompagnare l’azione”.

Come si concilia giocare con Pastore e tre punte con la ricerca dell’equilbrio?
“Non è scontato che giochi in questo modo, anche per le tante partite che ci sono, magari ci sarà qualche sorpresa. A volte ci si difende bene anche attaccando, ci sono pro e contro in ogni cosa. Quel che tutto determina è il risultato. Mettere due giocatori dentro il campo è fondamentale, ti permette di prendere più ripartenze esterne, con un tempo in più per andare a difendere. Questo ci può aiutare. Sono fondamentali loro, è quello che sto ricercando”.

Cos’è che ha in più la Lazio in questo momento?
“Hanno fatto acquisti di esperienza, già pronti, da Badelj a Correa ad Acerbi, che è un giocatore di altissimo rendimento, devo fargli i complimenti. Pochi acquisti di esperienza e ha dato continuità a una squadra che ha fatto bene, con un sistema di gioco. Può essere un vantaggio. Stanno dimostrando di avere grande continuità, ma noi dobbiamo guardare a noi stessi”.

Dzeko è stato incisivo solamente alla prima giornata. Cosa si aspetta da lui qualora giochi domani?
“Ha avuto anche occasioni importanti per fare gol, quello che mi interessa è la grande partecipazione che deve avere alla nostra manovra. Partirà titolare e la ritroverà, darà un contributo come ha sempre fatto nelle grandi partite. Il contesto di squadra fa la differenza, lui ha le caratteristiche per poterlo fare, passa anche da sacrificarsi pensando anche un po’ meno al gol e più alla squadra”.

Nell’ultima partita Santon ha offerto una grande prestazione. Continuasse così, si potrebbe spostare Florenzi a centrocampo?
“Secondo me Ale fa molto meglio l’esterno basso o alto, che la mezzala. Ci vogliono caratteristiche precise, ci sono giocatori più bravi col riferimento sulla linea laterale e Florenzi è uno di questi. Abbiamo Karsdorp, che deve crescere e che si sta allenando con un piglio differente, e Santon che si sta dimostrando affidabile, anche se dirlo per 90 minuti è sbagliato. So che giocatori ho a disposizione, è molto importante”.

 

Ed ecco le parole di Simone Inzaghi, allenatore della Lazio:

Come si vince qusto derby?

“Sappiamo che il derby è una partita a se nel campionato, abbiamo avuto poco tempo, può essere stato un male da un certo punto di vista ma allo stesso tempo anche un bene, perché la Roma avrà lo stesso nostro tempo per prepararlo”.

Roma in difficoltà?

“Siamo all’inizio del campionato, può essere un momento come lo è stato per noi all’inizio del campionato. Vengono da una vittoria con il Frosinone giocata bene, verranno per fare una grande partita”.

4 punti di vantaggio sulla Roma.  Che segnale danno all’interno e all’esterno?

“Dobbiamo continuare in questo percorso, abbiamo iniziato non nel migliore dei modi però la squadra adesso sta accumulando certezze, veniamo da una serie di vittorie ma non dobbiamo fermarci perché è un campionato che corre molto velocemente”.

Quanto vale questa partita per le ambizioni della Lazio?

“Il derby a prescindere dalle ambizioni è una partita importantissima per noi e per i tifosi, vogliamo continuare la striscia di vittorie. Tuttavia incontreremo una grande squadra e la differenza in partite del genere possono farla la gestione dello stress e la fame che riusciranno ad avere i miei ragazzi, dovranno avere la fame giusta, perché obbiamo riuscire a portare a casa la vittoria”.

Che gara ti aspetti da parte della Roma?

“Abbiamo analizzato le ultime due partite, con il Bologna e con il Frosinone, e sono state due gare giocate diversamente dal punto di vista tattico, noi siamo pronti per entrambe le formazioni che schiereranno. Hanno giocato l’ultima con i due mediani e Pastore trequartista, ma possono giocare anche con il 4-3-3. Siamo pronti ad entrambi i moduli”.

È più forte il timore di subire le conseguenze di una sconfitta o la speranza di poter godere dell’entusiasmo che una vittoria potrebbe portare?

“Senz’altro vincere sarebbe una grandissima cosa, aumenterebbe la nostra autostima. Siamo comunque ancora alla 7a giornata, per fare bilanci è presto. Ad inizio campionato abbiamo avuto un momento no, la Roma ci è passata prima del Frosinone e i 4 punti di distacco non vogliono dire nulla”.

Luiz Felipe e Radu?

“Domani avrò tutta la squadra a disposizione ad eccezione di Lukaku. Per Radu abbiamo buone sensazioni; Luiz Felipe mancava dal 18 agosto contro il Napoli, aveva fatto solo un allenamento e mezzo prima di Udine, ha fatto 75 minuti molto buoni ma poi ha avuto un principio di crampi e ho preferito cambiarlo”.

Il gap tra Lazio e la Roma si è colmato?

“È quello che cerchiamo di fare, sulla carta il gap è rimasto ma noi vogliamo azzerarlo. Sappiamo che tutte le squadre di vertice si sono rafforzate ma io sono convinto della mia lazio, abbiamo inserito giocatori importanti che ci potranno dare la possibilità di cambiare come abbiamo fatto in questa settimana. Ricordiamo che sarà la terza partita in 6 giorni, tutte non semplici. Ho il bisogno di utilizzare tutti gli elementi della rosa, e quelli che ho utilizzato fino ad ora mi stanno dando buone risposte.”.

Commento sulla designazione arbitrale?

“Rocchi è l’uomo perfetto per queste partite, ha fatto il mondiale e ha arbitrato molti altri derby, aiuterà a far sì che la partita sia uno spettacolo”.

Daniele, 600 baci alla sua Roma. Con la voglia di non smettere mai

Simone Indovino – Da Capitano… a Capitano. Nel giorno in cui si celebrano i 42 anni di Francesco Totti, arricchiti dalla pubblicazione della sua biografia da ieri notte in commercio, Daniele De Rossi può festeggiare un traguardo storico con la sua Roma. Ha indossato i colori del suo cuore per seicento volte. Chissà se lui stesso avrebbe immaginato di tagliare questo traguardo in quella notte autunnale del 2001, quando scese per la prima volta in campo con la maglia giallorossa. Era una serata di Champions League, si affrontava l’Anderlecht, e la partita sarebbe terminata 1-1. Ma poco importa, perché era semplicemente la prima parola di un meraviglioso romanzo che ancora non è stato portato a termine.

LE TAPPE – Detto del debutto europeo, nell’ottobre 2003 calca un campo di Serie A, in Como-Roma. Un girone circa più tardi la prima gioia dopo un gol al Torino, la prima sassata da fuori area, la prima corsa sfrenata davanti i propri tifosi, la prima vena sul collo ingrossata. Partita dopo partita, stagione dopo stagione, sarà quello il segno di riconoscimento di DDR. A tal punto che starebbe bene anche nella carta d’identità. Alla voce segni particolari, non ci stupiremmo se ci fosse scritto “Mi si gonfia la vena quando faccio gol”. Dal 2006 indossa la maglia numero 16, e la porterà per sempre, per tenere la figlia Gaia sempre vicino a lui. Negli anni direttamente successivi arrivano le prime Coppa Italia e la Supercoppa vinta in casa dell’Inter, grazie a un suo rigore trasformato a fine gara. Alzi la mano chi ha dimenticato la sua vena, già citata, in quell’occasione. Si presume nessuno. Gli anni passano, l’età di Totti avanza e Daniele si innalza sempre di più a Capitan Futuro. Il suo destino è ben delineato.. sarà Roma per sempre. Anche se qualche momento in cui pareva che le strade si sarebbero potute separare c’è stato. L’arrivo di Zeman sulla panchina compromette praticamente l’intera stagione del centrocampista, che non è un segreto abbia meditato riguardo un possibile addio. Il successivo approdo di Garcia gli regala una seconda giovinezza che De Rossi sfrutta in pieno, rimettendosi al centro del progetto tecnico, come lo è tutt’oggi.

Daniele sarà sempre quel giocatore che, passateci l’espressione, ci mette le palle in ogni situazione. Quando c’è da fare un tackle, quando c’è da tirare un rigore (vedi Roma-Barcellona), quando c’è da difendere un amico, o quando c’è da prendersi delle responsabilità. Non è un caso che dopo la recente sconfitta di Bologna sia stato lui a parlare a nome di tutta la squadra, col coraggio che l’ha sempre contraddistinto. Daniele sarà sempre quel giocatore che impazzirà per un gol della Roma, che sia realizzato da lui o da un compagno. Daniele sarà sempre quel giocatore che correrà per il campo stringendo fiero la maglia della Roma. E non è importante se la sua frase «Ho un solo rimpianto, quello di poter donare alla Roma una sola carriera» è ormai trita e ritrita nella memoria, ma Daniele è questo. Innamorato della sua squadra, di quei colori, che ieri ha baciato per la seicentesima volta. E continuerà.

Simone Indovino

“Un Capitano”, Totti: “Non gioco più, i protagonisti sono altri. Andate da loro”

Simone Burioni – Totti si racconta. La biografia, scritta insieme al giornalista Paolo Condò, ripercorre a 360° la storia del Capitano: nonno, padre, figlio o fratello di ogni singolo tifoso romanista. Leggendolo, sembra di sfogliare l’album dei ricordi di famiglia a tavola, il giorno del tuo compleanno: via Vetulonia, Mazzone, Bianchi, Zeman, il 2001, il rapporto con Cassano, il 2006, Spalletti parte prima, Luis Enrique e Spalletti parte seconda. Quasi tutto già noto. Alcuni passaggi però, quelli dell’uomo e non del calciatore, non li conosciamo. «Sono imbarazzato davanti a manifestazioni d’affetto che mi lusingano oltre ogni limite, ma che qualcosa mi costano. – scrive Totti – Succede ancora oggi: quando entro con la squadra in uno stadio, in un aeroporto, in un albergo, e tutti corrono da me. In quei momenti vorrei scavarmi una buca e sparire: non gioco più, ora i protagonisti sono altri, andate da loro e caricateli di amore come avete fatto con me per venticinque anni. Andate da Daniele (De Rossi, ndr), è lui adesso il nostro capitano». Si è tanto parlato in questi anni del suo rapporto con ‘Capitan Futuro‘, che ormai è capitan presente. Il loro rapporto è spiegato nei capitoli finali del libro in cinque parole: «Quanto ci vogliamo bene, Daniele». 

Totti non si sofferma troppo sulla cessione della società, ma riguardo il primo tecnico scelto, Luis Enrique, si espone e racconta i pensieri dopo le sue dimissioni: «Provo un dolore lancinante (…). Luis Enrique mi lascia qualcosa dentro. Il ricordo di una persona vera. Lo abbraccio, abbiamo entrambi gli occhi umidi (…). Se potessi dargli un po’ della mia capacità di vivere in questa città lo farei subito»E pensare che l’ex numero 10 ha rischiato di non iniziare quella stagione con i giallorossi, lo spiega attraverso un dialogo telefonico con Baldini, non quello uscito poche ore fa, quando Totti aveva smesso di giocare, ma un altro, quando era ancora un calciatore della Roma. Baldini«Guarda Francesco, fosse per me io ti venderei».«Trovami una squadra, io non ho problemi», risponde il Capitano. «Non posso, (…) ti vogliono tutti, quindi non ti vendo», chiosa l’ex dirigente.

Le aspettative su Luciano Spalletti, racconta Totti, erano positive. Il rapporto tra loro, senza scendere troppo nei dettagli, è diventato insostenibile per entrambi. Il culmine del loro litigio arriva il giorno dopo l’intervista del Capitano ai microfoni della Rai. «Che cosa devo fare io, adesso?», chiede il mister. «Mister ha sentito l’intervista? Guardi che Vito l’ha registrata…», replica Totti. Spalletti: «Non me ne frega niente dell’intervista, conta quello che c’è scritto qui, sui giornali». Totti risponde: «Guardi che io di lei ho parlato soltanto bene, è alla società che ho chiesto più rispetto».  L’allenatore però non ci crede e manda il numero 10 a casa, cacciandolo da Trigoria. Francesco subisce la punizione più umiliante e dice: «Molto bene, accetto la sua punizione. Vedremo se sarò io o lei a pagarne le conseguenze». Dopo un altro botta e risposta a forza di decibel, il mister dice: «Tu ormai sei come gli altri, dimenticati di quando eri insostituibile».La chiusura di Totti è da brividi: «Vigliacco, adesso che non ti servo più mi rompi il cazzo, eh? Sei tornato qui con una missione (cacciarlo, ndr), portala a termine!».

Quando Totti è sui gradini, prima di entrare sul rettangolo di gioco per il giro di campo e per gli ultimi saluti,  vive il momento più difficile: «Penso al mio passato. Penso e rivivo vittorie, sconfitte, infortuni. La privazione è lancinante. Una mutilazione». Sugli ultimi cinque minuti della gara contro il Genoa, dopo il gol di Perotti, l’ex numero 10 spiega il paradosso che stava vivendo: «Devo perdere gli ultimi cinque minuti della mia carriera. Io, che se potessi di minuti ne giocherei altri cinquemila (…). E’ finita. Sento allargarsi dentro di me un buco enorme, una voragine da togliere il respiro»In chiusura spiega le sue prospettive: rubare con gli occhi il mestiere a Monchi. Si vede nell’area tecnica: «Perché, lasciatemi dire, i campioni li riconosco al volo, o comunque prima degli altri. Mi basta uno stop, un tiro o un dribbling per sapere quanto calcio ci sia dentro un ragazzo». Il prossimo numero 10, magari, in qualche campetto della Capitale, lo troverà lui.

Simone Burioni

Serie A, sesta giornata: vincono le big, in attesa del Milan

(Keivan Karimi) – La sesta giornata di campionato, in attesa del posticipo di oggi tra Empoli e Milan, si è consumata con risultati piuttosto prevedibili e non così sorprendenti. Vincono tutte le big, anche la Roma che potrebbe uscire dalla crisi dopo il poker al Frosinone, seguita dai successi di Juventus, Napoli, Inter e Lazio. La prossima giornata vedrà due gare di lusso assoluto: il derby della capitale e il duello al vertice tra i bianconeri e i napoletani.

I risultati della 6.a giornata di Serie A:

ATALANTA-TORINO 0-0

CAGLIARI-SAMPDORIA 0-0

EMPOLI-MILAN si gioca il 27/9 ore 21

GENOA-CHIEVO 2-0 (Piatek, Pandev)

INTER-FIORENTINA 2-1 (Icardi rig., Chiesa, D’Ambrosio)

JUVENTUS-BOLOGNA 2-0 (Dybala, Matuidi)

NAPOLI-PARMA 3-0 (Insigne, Milik, Milik)

ROMA-FROSINONE 4-0 (Under, Pastore, El Shaarawy, Kolarov)

SPAL-SASSUOLO si gioca il 27/9 ore 19

UDINESE-LAZIO 1-2 (Acerbi, Correa, Nuytnick)

Roma-Frosinone 4-0: le pagelle. Un poker al gusto di ossigeno. Si muove la classifica, ora testa al derby

Simone Indovino – Era obbligatorio vincere, ed è stato fatto. Un poker rifilato al Frosinone davanti al pubblico amico che per qualche ora scaccia i bruttissimi pensieri. È Cengiz Under, in versione salvatore della patria stile Verona a febbraio, a lanciare la carica ai suoi scagliando un sinistro potentissimo in porta dopo 90 secondi. Da quel momento è tutto in discesa, con gli avversari che non si rendono pericolosi e con Pastore che regala un altro gioiello di tacco. El Shaarawy mette la partita in ghiaccio, e nella ripresa la Roma non fa altro che gestire con attenzione. Di Kolarov la ciliegina sulla torta, con doverosa menzione a Luca Pellegrini. 

ROMA

Olsen 6.5 – Nessuna parata, ma qualche buona uscita e un buonissimo gioco con i piedi. Fa due passi in avanti rispetto al solito e questo gli consente di essere in anticipo su tantissime palle.

Santon 6.5 – Un plauso per l’ex Inter che alla prima da titolare si comporta in maniera eccelsa, dimostrandosi in buonissima condizione fisica. Galoppa che è un piace, sovrapponendosi spessissimo sulla corsia. Suo l’assist perfetto che Pastore trasforma in un gioiello.

Manolas 6 – Gioca appena 45 minuti, poi viene sostituito a inizio ripresa da Marcano. Nel tempo in cui è in campo, fa il suo compito comportandosi in maniera adatta. Complici gli avversari che nella prima frazione fanno ben poco.

Fazio 6 – Anche per lui, serata non troppo impegnativa che, si spera, possa dargli fiducia per le prossime partite.

Kolarov 6.5 – Considerata la partita non troppo impegnativa, mostra comunque qualche fievole segnale di ripresa, almeno dal punto di vista fisico e sul piano dell’attenzione. Avrà certamente da offrire una pizza al giovane Pellegrini, autore dell’assist che gli ha permesso di iscriversi al referto allo scadere.

De Rossi 6.5 – Festeggia le seicento partite in giallorosso con un successo e con un’onestissima prestazione. Qualche errorino banale in avvio con un paio di appoggi di troppo sbagliati, poi si scioglie e gestisce al meglio mostrando anche un buon feeling con Nzonzi.

Nzonzi 6.5 – Una diga in mezzo al campo. Intercetta un’enorme quantità di palloni che gli avversari provano a imbucare. Quando la condizione fisica lo appoggia il suo rendimento cresce a dismisura, e la gara di stasera non può che essere una conferma di questo. Se girano le gambe, gira meglio anche tutto il resto.

El Shaarawy 6.5 – Partita frizzante quella del Faraone, che si mostra vivace sin dall’avvio. Si ripete all’Olimpico dopo la rete realizzata con il Chievo ed è partecipe della avvolgente manovra capitolina.

Pastore 7 – Si divora un gol apparentemente facile, poi delizia (nuovamente) il pubblico dell’Olimpico con un tacco che ha un tasso di difficoltà elevatissimo. È la partita per lui ideale: tanti spazi tra le linee, che gli danno il modo di svariare per tutta la zona offensiva come a lui piace. Il suo compito è adesso confermarsi partita dopo partita.

Under 7 – Come a Verona dopo la crisi dello scorso anno, è lui che dà lo scossone alla Roma dopo appena 90 secondi. Serpentina, scatto, e bocca secca a piegare i guantoni del portiere avversario. Tantissimi gli spunti che mette in atto sulla corsia di destra; buonissimi gli scambi in velocità con Pastore.

Schick 6 – Una partita da limbo. Né inferno, né paradiso per il ceco, che non riesce a sbloccarsi neanche quest’oggi. Un’occasione in cui non si fionda sul pallone in maniera convinta, un’altra in cui impatta alla perfezione la sfera ma Sportiello gli nega la gioia con un balzo felino.

Marcano 6.5 – Tornato (per fortuna di tutti) nella sua zona prediletta, ben si comporta ben 45 minuti in cui è in campo. Mostra buona gamba e gli riescono tutti gli anticipi ai danni degli avversari.

Zaniolo 6 – Quello che più intriga di questo ragazzo è certamente il carattere che mette in mostra quando il tecnico lo chiama in causa. Entra benissimo in gara, inserendosi al meglio nelle proiezioni offensiva. Tenta anche per due volte la via del gol, segno di personalità.

Lu.Pellegrini 6.5. – Sicuramente emozionato, fa il suo debutto assoluto in Serie A galoppando sulla fascia sinistra e regalando un assist perfetto per Kolarov. Se il buongiorno si vede dal mattino…

Di Francesco 6.5 – Una vittoria che è puro ossigeno, per lui e per la sua squadra. Ma non basta a sistemare le cose, l’occasione più ghiotta sarà sabato contro la Lazio nel derby. Quel match, in positivo o in negativo, potrà dire tantissimo sul resto della stagione della Roma. Intanto, poter preparare la sfida con un successo in saccoccia, non può che far bene.

Simone Indovino

SERIE A – Riecco la Roma, poker in casa al Frosinone (VIDEO)

(Keivan Karimi) – Torna a vincere la Roma, nella partita da dentro o fuori con l’ultima della classe. All’Olimpico serviva una prova d’orgoglio contro il Frosinone, e i giallorossi danno risposte positive. Tre punti che faranno morale e fiducia in vista del derby di sabato prossimo.

Si mette subito bene per la Roma che dopo 1 minuto e mezzo passa grazie a Cengiz Under, autore del gol del vantaggio dopo una serpentina pazzesca. Poi illumina la scena il rientrante Javier Pastore, che segna ancora di tacco, come contro l’Atalanta, e lancia i suoi verso la goleada che si completa con il gol facile di El Shaarawy e il sigillo di Kolarov nella ripresa. Tanto turnover ed esperimenti per Di Francesco che riacquista un timido sorriso, e spera di ottenere risposte simili nelle prossime settimane.

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