Pedro e il palmarès da sogno: “Ci auguriamo che possa ampliare il suo curriculum con la Roma”

Alice Dionisi – È finalmente arrivata l’ufficialità, Pedro è un nuovo giocatore della Roma. Il calciatore spagnolo, svincolato, ha firmato un contratto con il club giallorosso fino al 2023 dopo aver trascorso le ultime cinque stagioni al Chelsea. Il neoacquisto della Roma, sbarcato nella Capitale già la scorsa settimana, è il primo della nuova società targata Friedkin. I giallorossi dovranno ancora attendere per vederlo in campo, poiché lo spagnolo dovrà prima sottoporsi al percorso di fisioterapia in seguito all’infortunio alla spalla rimediato nella finale di FA Cup disputata con i Blues contro l’Arsenal.

Un palmarès da capogiro quello di “Pedrito”: 25 titoli totali, 3 Champions League vinte con il Barcellona, 3 Supercoppe UEFA (sempre con i blaugrana), 2 Mondiali per club, una Europa League con il Chelsea. Cinque volte vincitore del campionato spagnolo, una Premier League, una Coppa d’Inghilterra, 3 Coppe di Spagna e 4 Supercoppe spagnole. Un Mondiale e un Europeo vinti con la nazionale spagnola. L’amministratore delegato della Roma, Guido Fienga, si augura che Pedro possa aggiungere un’altra casella alla voce trofei, indossando la maglia giallorossa: “È per noi un privilegio poter accogliere nella famiglia giallorossa un calciatore del suo spessore. L’augurio che rivolgiamo a lui e a noi stessi è che possa ampliare con l’AS Roma il suo straordinario curriculum di successi”.

A 17 anni inizia a giocare nelle giovanili del Barcellona, per poi debuttare in prima squadra quattro anni dopo, a gennaio del 2008. Nel 2015 passa al Chelsea per 27 milioni di euro (più tre di bonus), dopo aver collezionato 321 presenze, 99 gol e 20 trofei in Spagna. Va a segno nel suo esordio in Premier League, nel match vinto 3-2 contro il West Bromwich. Con i blues conquista l’Europa League nella stagione 2018/2019, trovando il gol nella finale contro l’Arsenal e aggiungendo l’ultimo tassello mancante alla sua bacheca trofei. Nonostante abbia già ottenuto tutto quello che un calciatore possa ottenere nella sua carriera, Pedro non è ancora sazio: “Come prima cosa, quando arrivi in ​​un nuovo club vuoi vincere ancora. Capisco che sia difficile, ma questo è l’obiettivo. La mia ambizione è sempre molto alta e una volta arrivato qui il mio obiettivo deve essere quello di voler vincere con la Roma, assieme a tutto lo staff. Vincere un trofeo è possibile e capisco che rappresenti una grande sfida per la squadra e per tutti.

Alice Dionisi

La Roma di Friedkin: perché il ritorno di Totti non è così probabile

(Jacopo Venturi) – La Roma è ufficialmente passata dalle mani di James Pallotta a quella di Dan Friedkin e del Friedkin Group. Ogni cambio di proprietà corrisponde di solito a enormi cambiamenti. Nel caso giallorosso però non è così probabile uno sconvolgimento del quadro attuale. Questo per un motivo semplice: siamo molto vicini alla finestra di mercato, che per giunta avrà una struttura particolare a causa della pandemia e degli effetti che questa ha avuto sui calendari calcistici mondiali. Difficile aspettarsi dunque che la squadra venga rivoluzionata. Un altro aspetto che rende complicati cambiamenti radicali è legato alle casse, ancora sofferenti per certi versi. Per tutti questi motivi, il tanto chiacchierato ritorno di Francesco Totti sembra essere più una suggestione che altro. L’ex capitano sicuramente ha più possibilità di riavvicinarsi alla Roma dopo l’addio di Pallotta, ma non per questo si può già dare per fatto un suo rientro a Trigoria, anzi. Oltre alle problematiche già elencate, c’è da considerare che attualmente non ci sarebbe uno spot adatto alle sue competenze nel quadro dirigenziale, considerato il potere decisionale alto che l’ex 10 vorrebbe avere. Di sicuro il ruolo di direttore sportivo, formalmente ricoperto da De Sanctis ma di fatto da Fienga, è troppo delicato per affidarlo a una persona senza nessuna esperienza nel ruolo, nonostante conosca alla perfezione Roma e il calcio. Il ritorno di Totti sarebbe comunque una forte legittimazione per Friedkin davanti a un’ampia fetta di tifosi; chissà che quindi il nuovo presidente non cerchi di fare uno sforzo per riportare, almeno simbolicamente, Totti a Trigoria. Questo scenario al momento però sembra essere il meno probabile.

(Jacopo Venturi)

Inizia una nuova era, Roma ai Friedkin

Alice Dionisi – È arrivata l’ufficialità tramite una nota della società: Dan Friedkin, a capo del Friedkin Group, è il nuovo proprietario della Roma. Dopo nove anni di gestione, James Pallotta lascia il testimone al venticinquesimo proprietario della storia del club capitolino: “Voglio augurare a Dan, Ryan e a calciatori, staff e tifosi, buona fortuna per il futuro. Come tutti i tifosi della Roma nel mondo, mi auguro che i Friedkin possano ripartire da ciò che abbiamo costruito nel corso degli ultimi otto anni, trasformando la Roma in un club realmente internazionale, per portarla al prossimo livello. La Roma è una squadra di calcio incredibilmente speciale ed io lascio numerosi ricordi indimenticabili”. Un affare da 591 milioni totali, “Romulus and Remus Investments” sarà la società dove confluirà l’86% delle quote della Roma. “Il nostro impegno è totale. Saremo molto presenti a Roma, una città che occupa un posto speciale nei nostri cuori, mentre ci imbarchiamo in questo emozionante viaggio” Sono le parole di Dan Friedkin, “riconosciamo che ci è stata affidata una squadra che rappresenta una parte vitale dell’anima di Roma, e questa è una responsabilità che prenderemo sempre molto sul serio e umilmente.  Non posso infine non riconoscere l’incredibile forza, la passione e la lealtà dei tifosi e della Curva Sud. Saremo al vostro fianco nello sviluppo di questa squadra e nella sfida per i trofei del futuro. Non vediamo l’ora di iniziare a lavorare e di cominciare la nostra nuova stagione”. Nel comunicato ufficiale del club si leggono anche le dimissioni della “vecchia guardia”, mentre viene confermato l’amministratore delegato Guido Fienga.Ha dimostrato di essere un ottimo CEO per la Roma e insieme abbiamo costruito un ambizioso piano strategico -ha dichiarato il nuovo presidente- Gli forniremo tutto il supporto, l’assistenza e i mezzi necessari per sviluppare tali piani e per aiutarlo a rimanere focalizzato nel corso delle cruciali prossime settimane; sarà soprattutto la sua voce a parlare per l’AS Roma. La nostra visione condivisa per il club e la squadra è quella di privilegiare un approccio di investimento sostenibile e a lungo termine piuttosto che soluzioni rapide di dubbia durata”. Il nuovo cda accoglie anche il figlio di Dan, Ryan Friedkin, insieme a Marc Watts e Eric Williamson.

Alice Dionisi

Che fine hanno fatto? Roma Primavera 2008/09

(S. Valdarchi) – Torna l’appuntamento con la rubrica di Pagine Romaniste“Che fine hanno fatto?”. Prosegue il nostro viaggio nel tempo durante il quale analizziamo le annate della Roma Primavera, andando a scoprire il presente dei calciatori che hanno indossato la maglia giallorossa nelle giovanili. Analizziamo oggi il destino ed i percorsi dei giocatori che erano a disposizione di mister Alberto De Rossi nella stagione 2008/09. Dall’elenco sono stati tolti i seguenti calciatori, dei quali abbiamo già scritto negli scorsi episodi: Valerio Frasca, Alexandru Pena, Alessandro Malomo, Simone Sini, Sebastian Mladen, Alessandro Florenzi, Davide Buono, Andrea Bertolacci, Adrian Stoian, Filippo Scardina e Stefano Pettinari.

Emanuele Trobiani

Iniziamo la nostra rassegna con il difensore centrale classe ’90, che ha appeso gli scarpini al chiodo lo scorso luglio. Passa soltanto la stagione 2008/09 con la maglia della Roma Primavera, raccogliendo 18 presenze, prima di lasciare per approdare allo Sporting Terni. Emanuele Trobiano trascorre la sua carriera nelle serie minori, passando di squadra in squadra, prima di lasciare come detto la scorsa estate. Queste i club in cui ha militato: Monterotondo, Pomezia, Almas Roma, Torre Angela e W3 Roma Team.

Riccardo Brosco

Chi invece si è affermato nel mondo del calcio professionistico è Riccardo Bosco. Il difensore centrale romano, da quando ha lasciato la Roma nell’estate del 2009, ha sempre e solo calcato i campi di Serie B. È vero gli è mancato il salto definitivo e l’esordio in Serie A, ma a 29 anni può vantare 281 presenze e 17 reti nel campionato cadetto. Da due stagioni si trova all’Ascoli, ma le squadre in cui ha militato sono diverse: Triestina, Pescara, Ternana, Latina, Carpi e, appunto, Ascoli.

Alessandro Crescenzi

Terzino in grado di giocare su entrambe le fasce, Alessandro Crescenzi era considerato uno dei maggiori prospetti di questa Primavera e i risultati in fondo non hanno smentito chi puntava su di lui. La sua carriera si è sviluppata tutta tra Serie A, Serie B e Ligue 1, in Francia. La squadra con cui ha giocato più a lungo è il Pescara, dove ha raccolto ben 79 presenze. Queste, invece, le altre società con le quali è stato sotto contratto nella sua carriera: Grosseto, Crotone, Bari, Pescara, Novara, Ajaccio, Perugia, Hellas Verona e Cremonese.

Luca Manganelli

Centrocampista mancino, dotato di buona tecnica, non è mai riuscito a farsi strada nel calcio professionistico. Luca Manganelli infatti, dopo l’esperienza con la Roma Primavera, è rimasto sempre nel calcio dilettantistico, senza allontanarsi mai dalla provincia romana. Tracciare tutto il suo percorso non è semplice, ma di lui sappiamo che ha vestito le maglie di Fidene e Pomezia, dal 2010 al 2015. Una curiosità che lo riguarda è la sua squadra attuale, il Grifone Gialloverde: società nata nel 2003 e approdata per la prima volta nello scorso anno al Campionato d’Eccellenza, rappresenta la squadra di calcio della Guardia di Finanza.

Emiliano Massimo

Passiamo al mediano classe ’89, considerato uno dei riferimenti a centrocampo da Alberto De Rossi nel 2008/09. Terminato il suo periodo nelle giovanili, la Roma lo cede in prestito biennale al Real Agro Aversa. Torna a Trigoria nel 2011, prima di essere ceduto a titolo definitivo all’Avellino. Le successive tre stagioni sono quelle in cui raccoglie i risultati maggiori, vestendo le maglie di Grosseto ed Avellino e raccogliendo presenze in Serie C e B. Da lì in poi però, inizia una discesa che lo porta a giocare in Serie D, dove ancora oggi milita. Attualmente si trova al Monterosi.

Marco D’Alessandro

Di tutta l’annata, l’unico a giocare una gara in una competizione europea (qualificazioni di Europa League con l’Atalanta) nella sua carriera. Marco D’Alessandro, esterno classe ’91 cresciuto nelle giovanili di Lazio e Roma, si è fatto presto strada nel mondo dei professionisti, raccogliendo ad oggi 140 presenze in Serie B e 130 in Serie A. I giallorossi hanno mantenuto il suo cartellino fino all’estate del 2014, girandolo sempre però in prestito, prima della cessione definitiva all’Atalanta. Oggi si trova alla SPAL, ma a fine stagione farà ritorno a Bergamo, a disposizione di mister Gasperini. Queste le squadre in cui ha giocato: Grosseto, Bari, Livorno, Hellas Verona, Cesena, Atalanta, Benevento, Udinese e SPAL.

Emiliano Tortolano

Emiliano Tortolano, un vero tuttofare. Nella sua carriera ha ricoperto, almeno una volta, ben 8 ruoli diversi in mezzo al campo, tutti dalla cintola in su. Il classe ’90, oltre che sul terreno di gioco, ha girato molto anche in Italia, giocando per quasi tutta la carriera in club di Serie C. Per parecchio tempo è rimasto sotto contratto con il Catania, ma con i siciliani è riuscito a debuttare soltanto in Coppa Italia per 44 minuti. Attualmente si trova all’Ostiamare in Serie D, queste invece le squadre con cui ha giocato nel corso della sua esperienza calcistica: Latina, Pergolettese, Sorrento, Catanzaro, Cosenza, Catania, Melfi, Sambenedettese, Viterbese, Atletico Terme Fiuggi e Ostiamare.

Johnny Giansante

Attaccante classe ’91 dotato di grandi qualità fisiche, riesce ad esordire in Serie C, prima di approdare nella Primavera della Roma. Nella stagione 2006/07, infatti, fa il suo debutto con la maglia del Giulianova, a soli 15 anni. Nell’estate successiva arriva a Trigoria, dove per due stagioni gioca con la squadra allenata da Alberto De Rossi, ma lo spazio per lui è poco (9 presenze totali) e viene ceduto al San Nicolò Notaresco, club di Serie D. Nel corso della sua carriera ha girato tra Eccellenza e Serie D, vestendo le maglie di: Jesina, Vastese, Castelfidardo, Torrese e Fontanelle.

(S. Valdarchi)

Scambio Diawara-Torreira: uno scambio possibile ma rischioso

(Jacopo Venturi) – Amadou Diawara potrebbe lasciare la Roma dopo una sola stagione. La sua cessione rientrerebbe in uno scambio che potrebbe portare nella Capitale un vecchio pallino di Trigoria, ovvero Lucas Torreira. Prima di lasciare la Serie A per andare all’Arsenal, i giallorossi erano una delle squadra più concretamente interessate all’uruguaiano. Ora la possibilità di fargli vestire la maglia romanista è reale, ma per far ciò bisognerebbe privarsi del guineano. E c’è più di un dubbio relativamente al fatto che questa sia la giusta strada per la Roma. Innanzitutto perché Diawara quest’anno ha dimostrato di poterci stare benissimo in una Roma competitiva, ma da questa prospettiva è anche vero che Torreira non sarebbe un decremento a livello qualitativo. Il punto è però un altro e sta nella ricerca della continuità: la Roma, come hanno dimostrato anche le ultime partite di campionato, ha bisogno di lavorare con costanza sullo stesso sistema e sugli stessi uomini. E in questo senso tenere Diawara avrebbe senso, perché permetterebbe a Fonseca di continuare a lavorare sulla coppia di centrocampisti che gli ha dato maggiori garanzie durante questa stagione, ovvero quella composta proprio dall’ex Napoli e da Veretout. Lo scambio sulla carta non indebolirebbe la Roma, anzi, forse la rafforzerebbe leggermente, ma sarebbe un segnale di discontinuità in una zona di campo dove sembra invece che i giallorossi stiano trovando equilibrio.

(Jacopo Venturi)

Una sconfitta meritata chiude l’Europa League della Roma

(Jacopo Venturi) – Finisce l’avventura europea della Roma. In senso assoluto, i giallorossi sono usciti presto dall’Europa League, considerate le aspirazioni nella competizione. In senso relativo, però, i giallorossi hanno incontrato agli ottavi di finale una squadra semplicemente più forte, che si è imposta con un 2-0 più netto di quanto possa sembrare. Il Siviglia è una delle migliori compagini del torneo e contro la Roma, che era anche in forma, lo ha pienamente dimostrato. I giallorossi hanno fatto qualche errore, complice anche qualche scelta opinabile di Fonseca, ma l’impressione è che anche una Roma migliore di quella vista ieri non sarebbe riuscita a superare gli spagnoli. Questo non toglie nulla al valore della rosa romanista, che sulla carta è del tutto paragonabile a quella del Siviglia. Il punto è che gli andalusi sono una squadra più rodata e che ha inoltre una enorme esperienza nella competizione ad alto livello. La Roma ha iniziato a trovarsi da circa tre settimane e questo non è abbastanza per fare una squadra. Soprattutto in contesti del genere. Ma se i giallorossi dovessero riuscire a continuare a lavorare su questa base, questa stessa partita tra un anno potrebbe finire in maniera diversa.

(Jacopo Venturi)

Roma, bye bye Pallotta, scatta l’era Friedkin: tutte le mosse della seconda rivoluzione americana

Dan Friedkin, nuovo proprietario della Roma

(K. Karimi) – Ieri, 6 agosto 2020, è una data che i tifosi romanisti ricorderanno a lungo. Tramite un comunicato ufficiale è stata sancita la fine dell’era James Pallotta come proprietario della A.S. Roma.

Dopo circa 8 anni il tycoon di Boston vende le proprie quote al connazionale Dan Friedkin, magnate della Toyota USA, attivo però anche nel campo dell’industria cinematografica e di quella aerea.

Il patrimonio della famiglia Friedkin si attesa intorno ai 4,1 miliardi di dollari. Il magnate, californiano di nascita ma texano di formazione, entro fine agosto effettuerà il closing, ultima prassi prima di annunciare l’acquisizione della Roma.

Da Totti a Petrachi, la Roma di Friedkin guarda al passato?

Difficile, quasi impossibile ad oggi capire le mosse di Friedkin come nuovo proprietario della Roma. Ma alcuni segnali iniziali sono di facile interpretazione, soprattutto nell’area dirigenziale.

Non ci sarà una rivoluzione totale, almeno inizialmente. Il patron statunitense si affiderà a Guido Fienga come CEO, confermandolo dopo il buon lavoro svolto negli ultimi mesi. Inoltre fu proprio il dirigente romano ad accogliere il gruppo Friedkin nella capitale lo scorso inverno, introducendolo nel cuore della società giallorossa.

Anche Mauro Baldissoni dovrebbe restare in sella, almeno finché non sarà risolta la questione Stadio di proprietà. Friedkin darà continuità al progetto di Tor di Valle e si affiderà all’ex DG, molto caro alla gestione Pallotta.

In uscita però anche diversi profili: consulenti come Franco Baldini o Alex Zecca si faranno da parte. L’attuale D.S. Morgan De Sanctis è invece al bivio: o deciderà di restare con un ruolo meno centrale (di nuovo team manager?) o potrebbe accogliere la corte dell’Ascoli in Serie B.

I più romantici sperano in un ritorno immediato di due bandiere assolute: Francesco Totti e Daniele De Rossi. L’ex capitano ha iniziato la carriera da procuratore sportivo, ma potrebbe essere tentato di rientrare come Direttore dell’area tecnica. In pratica ciò che svolge Paolo Maldini nel Milan attuale.

De Rossi invece vuole allenare. Ma prima di ritornare da protagonista a Trigoria dovrebbe iniziare la carriera in panchina in qualche piazza meno ‘esigente’.

Per il ruolo di Direttore Sportivo, ovvero l’uomo addetto al calciomercato, si parla di una chiamata alle armi per Gianluca Petrachi. Sarebbe la soluzione più ovvia: senza i contrasti con Pallotta, l’ex Torino dovrebbe rientrare senza problemi in società, riprendendo il lavoro interrotto nei mesi scorsi. Restano però da valutare i rapporti un pochino logori con Paulo Fonseca.

Non è da escludere però che la Roma possa valutare l’arrivo di un nuovo uomo-mercato: qualcuno vocifera il nome di Nicolas Burdisso, attuale D.S. del Boca Juniors. I più ‘sognanti’ invece parlano di un assalto a Fabio Paratici della Juventus o Piero Ausilio dell’Inter. Da escludere il ritorno di Walter Sabatini.

In ogni caso la Roma ripartirà da mister Fonseca, nonostante il flop europeo contro il Siviglia. Il tecnico avrà bisogno però di una rosa rinnovata, con meno rami secchi e più calciatori di spessore.

La prima mossa di mercato dovrà CATEGORICAMENTE essere il ritorno di Chris Smalling, risultato uno dei centrali più forti della Serie A. Successivamente serviranno due esterni, un regista e un vice-Dzeko all’altezza delle aspettative.

Fonseca avrà bisogno di essere protetto e coadiuvato dal club, in particolare da una figura competente a livello calcistico. In pratica un direttore che conosca tutte le sfumature del calcio italiano e che abbia il carattere giusto per fare da parafulmine. Se non sarà Totti, ci azzardiamo a consigliare due nomi alla società: ZIBI BONIEK e SEBINO NELA. Ex campioni, romanisti doc e personaggi di spessore morale e sportivo.

Le statistiche di Juventus-Roma 1-3 – Massimo risultato con il minimo sforzo. Stadium espugnato nel segno di Perotti

(S. Valdarchi) – Massimo risultato con il minimo sforzo, Fonseca non poteva chiedere di più all’ultima di campionato. La Roma supera la Juventus all’Allianz Stadium (primo successo della storia romanista nell’impianto bianconero) per 3 a 1 ed il tecnico portoghese riesce anche a far rifiatare quasi tutti i titolari, in vista della gara di giovedì contro il Siviglia, sfida valida per gli ottavi di Europa League. I capitolini chiudono la loro Serie A al quinto posto, con 70 punti all’attivo (4 in più rispetto all’anno scorso), frutto di 21 vittorie7 pareggi e 10 sconfitte. Prosegue il momento positivo della Roma, che a Torino colleziona l’ottavo risultato utile consecutivo e la settima vittoria nelle ultime otto gare. I rimpianti per il quarto posto rimangono, ma la condizione con la quale i giallorossi arrivano all’appuntamento più importante della stagione è più che positiva, e fa ben sperare.

I numeri

Entrambi gli allenatori hanno optato per il turn-over, ma la vittoria della Roma non è comunque da sminuire, visto che le seconde linee romaniste avevano di fronte giocatori del calibro di Szczesny, Bonucci, Danilo, Rabiot, Matuidi, Bernardeschi e Higuain. Il possesso palla è in perfetto equilibrio, 50% e 50%, con i padroni di casa in grado di mantenere il pallone per 9 secondi in più rispetto agli avversari: 27’22” a 27’13”. 9 tiri pari, ma gli uomini di Fonseca sono stati in grado di centrare più volte lo specchio: 7 a 4 per gli ospiti le conclusioni in porta. Così come accaduto contro il Torino, il possesso palla della Roma non consiste in una fitta rete di passaggi, ma si cerca di accelerare la manovra, andando spesso in verticale alla ricerca di occasioni da gol. 508 a 397 in favore della Juventus i passaggi riusciti, 5 a 6 il conteggio delle chance create.

Dal punto di vista atletico, dopo un inizio decisamente sotto ritmo, la gara si è accesa con il passare dei minuti. Al 90esimo, le due squadre hanno percorso rispettivamente 108,295 km e 106,051 km, dati nella media di questo fine-campionato. Giocando la ripresa in vantaggio, i giallorossi hanno aspettato di più i Campioni d’Italia, lasciando che il baricentro degli uomini di Sarri (assente per squalifica) salisse fino a 58,35 m, 9 in più rispetto ai 49,67 m del primo tempo.

Le prestazioni individuali

Per alcuni giocatori scesi in campo, quella contro la Juventus potrebbe rappresentare l’ultima apparizione in maglia giallorossa. Tra questi c’è anche Nikola Kalinic. L’attaccante croato, in prestito secco dall’Atletico Madrid, difficilmente verrà trattato dalla Roma in estate per un eventuale acquisto a titolo definitivo, ma ha deciso di salutare la squadra capitolina con un gol allo Stadium. Potrebbe tornare utile in Europa League, anche se ovviamente la maglia da titolare sarà data a capitan Dzeko. Nella vittoria in trasferta, Kalinic recupera 7 volte la palla, facendo un gran lavoro in pressing sui portatori di palla avversari. Calcia due volte nello specchio della porta, trovando il suo quinto gol in Serie A. In tutto il campionato, l’ex Fiorentina e Milan è entrato in campo per 19 volte, ma soltanto 6 da titolare. Il totale dei minuti disputati in Serie A è di 567, per una media di una rete ogni 113 minuti, non male.

Chiudiamo con Diego Perotti. Anche il Monito è nella lista dei giocatori che potrebbero lasciare Trigoria a fine stagione, ma dà il suo contributo fino all’ultimo, siglando un’importante doppietta. Calcia 3 volte, tutte e 3 nello specchio della porta difesa da Szczesny, suo ex compagno che batte dagli 11 metri con la solita freddezza. Confeziona anche l’assist per il momentaneo pareggio di Kalinic, gioca 35 palloni e chiude con l’85% di passaggi riusciti su quelli tentati.

(S. Valdarchi)

Il gran finale della Roma: Fonseca può guardare al futuro con il sorriso

(Jacopo Venturi) – Sette partite, un pareggio e sei vittorie. Considerato anche come si stava mettendo, il finale di campionato della Roma è quantomeno rassicurante per Paulo Fonseca. La sua squadra ha risposto bene alla crisi, riuscendo ad assimilare in breve tempo le novità tattiche e a ritrovare una qualità di gioco importante. Quest’ultimo aspetto deve far sorridere il tecnico portoghese, che con le sue modifiche è riuscito non solo a rialzare i suoi ma anche a restituirgli certezze. E da questo è derivato il miglior calcio della Roma, che ovviamente possiede e ha sempre posseduto gli interpreti per farlo. Ora, non è scontato che Fonseca voglia insistere su questo modello gioco, ma, in fondo, perché no? Sembra rispondere meglio alle caratteristiche dei giocatori che ha a disposizione e lo stesso tecnico ex Shakhtar pare esser giunto alla conclusione che è proprio questa impostazione a tre che gli permette di mettere in campo al meglio le sue idee di calcio. Fonseca infatti non è così attaccato al 4-2-3-1 da non potersene staccare (e lo ha ampiamente dimostrato), ma è assolutamente irremovibile sul tipo di calcio che la sua squadra deve giocare. E questo si avvicina molto di più a quello visto nelle ultime sette partite che a quello che la Roma ha mostrato nelle partite precedenti alla svolta tattica.

(Jacopo Venturi)

Le imprese della Roma in Europa: Villarreal, sottomarino affondato

Alice Dionisi – È il 16 febbraio del 2017 e la Roma è chiamata ad affrontare il Villarreal nei sedicesimi di finale di Europa League. Dopo essersi classificati primi nella fase a gironi contro Astra Giurgiu, Viktoria Plzen e Austria Vienna, i giallorossi devono fare i conti con la miglior difesa di Spagna. Sulla panchina siede per la seconda volta Luciano Spalletti mentre a sfidarlo c’è Escribá: la sua squadra solo una volta in campionato ha subìto più di due gol (nella sconfitta per 3-1 in Copa Del Rey contro la Real Sociedad).

BATTAGLIA NAVALE

Al Madrigal (Stadio della Ceramica) la prima mezz’ora procede senza grandi colpi di scena. I primi due tiri in porta avvengono a distanza di un minuto l’uno dall’altro, Gaspar per gli spagnoli e Dzeko per i giallorossi, entrambi però vengono bloccati dai rispettivi portieri senza troppi sforzi. È Emerson Palmieri a sbloccare la partita al 32’, il brasiliano sfrutta un errore di Castillejo e spedisce la palla sotto l’incrocio dei pali, spiazzando Asenjo. Le formazioni vanno a riposo sullo 0-1, ma lo show della Roma deve ancora iniziare. Nella ripresa il Villarreal ci prova, ma si sbilancia troppo e permette la ripartenza di Salah (appena entrato dalla panchina) che serve Dzeko in area. Il bosniaco non si lascia sfuggire l’occasione e zittisce di nuovo i tifosi spagnoli con lo 0-2. La serata del cigno di Sarajevo è appena iniziata, perché Edin uscirà dal campo con in mano il pallone della tripletta. Juan Jesus gli fornisce la palla del terzo gol, poi all’86’ è ancora il numero 9 a trovarsi di fronte al portiere, chiudendo definitivamente la partita. Lo 0-4 finale premia l’impegno costante degli uomini di Spalletti nei 90 minuti e rende superflua la gara di ritorno.

IL PROTAGONISTA

La tripletta a Vila-Real porta Dzeko a quota 28 gol in 33 partite, coronandolo capocannoniere in Europa League con 8 reti. Il calciatore visto in campo il primo anno in maglia giallorossa è solo un brutto ricordo, il bosniaco è autore di una prestazione (e stagione) sontuosa. L’ultimo giocatore in grado di segnare tre volte nell’arco di un match al Madrigal era stato Patrick Kluivert sedici anni prima, papà di Justin -oggi alla Roma- che quell’anno disputò la finale proprio in Europa League con la maglia dell’Ajax. A fine gara Dzeko si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa, “Sono stato sempre così”, e aggiunge “Ora voglio dimostrare sempre di più”. Insaziabile. Il poker calato dalla Roma scaccia la paura della “difesa di ferro”, i giallorossi affondano il sottomarino spagnolo. Allo Stadio della Ceramica Spalletti lascia i cocci.

Alice Dionisi