La Serie A che verrà – Juventus 2020-2021

(Keivan Karimi) – In attesa della ripartenza della stagione 2019-2020, prevista per il 20 giugno, andiamo a vedere come dovrebbero presentarsi le squadre di Serie A per il campionato seguente, che partirà in autunno.

La Juventus, attuale capolista, dovrebbe ricominciare da Maurizio Sarri. Finora il gioco bianconero non ha brillato e forse il suo destino dipenderà dai risultati nel finale di campionato e Champions League, ma l’intenzione del club è di dargli fiducia e costruire una rosa con caratteristiche più specifiche.

Sul mercato si valuteranno diversi innesti: la Juve cerca un terzino destro affidabile, come Nelson Semedo del Barcellona. Rientrerà Luca Pellegrini dal Cagliari e potrebbe arrivare anche un altro terzino mancino come alterntiva.

A centrocampo via alla rivoluzione: in uscita Pjanic, Rabiot e Khedira. In arrivo almeno due mediani di spessore, come Jorginho (Chelsea), Paredes (PSG), Arthur (Barça) e il sogno del ritorno di Paul Pogba.

Quasi certo l’addio di Gonzalo Higuain, ormai in rotta con la Juve. Non da escludere anche le partenze di elementi come Douglas Costa, richiesto dall’Atletico Madrid, e Federico Bernardeschi che non fa impazzire Sarri. Il tecnico vorrebbe con sé Pedro (a costo zero) ma anche una prima punta: Arkadiusz Milik e Raul Jimenez sembrano gli obiettivi primari.

Intoccabile al momento Paulo Dybala, che ha dimostrato di essere giocatore decisivo come pochi nella Juve di Sarri. Resta anche Cristiano Ronaldo: il 2020-21 sarà forse l’ultima stagiona bianconera per CR7.

La possibile Juventus 2020-2021 (all. Sarri):

La Serie A Femminile in attesa di decisioni ufficiali, ma senza fondi dalla FIGC è impossibile riprendere

(S. Valdarchi) – La Serie A è pronta a ripartire: il campionato di calcio tornerà in campo il 19 e 20 giugno, con il recupero della venticinquesima giornata. Ora resta un punto interrogativo per quello che accadrà alle colleghe della divisione femminile, in attesa di una decisione ufficiale. Le massime cariche del pallone in Italia hanno manifestato la loro intenzione di coinvolgere anche la Serie A Femminile nella ripresa, portando al termine la competizione. Restano da giocare ancora sei turni, più il recupero di Milan-Fiorentina, inizialmente programmato il 5 aprile. Il dubbio più grande però rimane quello legato al protocollo sanitario, che il Comitato Tecnico Scientifico ha stabilito per gli allenamenti collettivi e le partite di calcio.

Per rispettare i paletti del CTS, infatti, servono centri sportivi, strutture e fondi a disposizione che molte realtà del movimento femminile non hanno. Se per alcune compagini l’esborso potrebbe essere sostenuto dalle società maschili alle quali sono legate, per altre risulta impossibile andare incontro a spese così ingenti. Proprio per questo motivo, i club di Serie A Femminile non accetteranno di ripartire senza aver ricevuto prima delle garanzie economiche da parte della FIGC, come dichiarato qualche giorno fa da Ludovica Mantovani, presidente della Divisione Calcio Femminile della Federazione, ai microfoni di Radio Sportiva.

E nel frattempo cosa fanno le calciatrici della Roma Femminile? Le ragazze di Elisabetta Bavagnoli per il momento proseguono il lavoro da casa, seguendo i programmi inviati dallo staff. La società, a differenza di altre come Juventus e Sassuolo che da qualche giorno hanno dato il via agli allenamenti individuali, ha deciso di aspettare indicazioni precise per la ripresa, prima di far tornare le atlete al Giulio Onesti. Tale indicazioni dovrebbero arrivare a breve, probabilmente nel corso della prossima settimana. Alcune tesserate sono attualmente all’estero, ci sarà dunque da capire e programmare anche il loro rientro nella Capitale, in vista del ritorno agli allenamenti.

(S. Valdarchi)

La risposta del Valencia a Gasperini: “Sorpresi dalle sue parole”

Pagine Romaniste (Francesco Belli) – Dopo le dichiarazioni di Gian Piero Gasperini in cui ha ammesso di essere stato male durante l’ultima trasferta in Champions League della Dea, il Valencia ha emesso un comunicato in cui ha espresso le proprie perplessità in merito ai concetti esposti dal tecnico dell’Atalanta. Questa la nota del club spagnolo:

“Dopo le dichiarazioni dell’allenatore dell’Atalanta, Gian Piero Gasperini, apparse questa domenica sulla stampa italiana, il Valencia esprime pubblicamente la sua sorpresa per il fatto che l’allenatore della squadra rivale negli ottavi di finale di Champions League riconosca che, tanto il giorno precedente quanto il giorno della partita, il 10 marzo al Mestalla fosse consapevole di soffrire sintomi presumibilmente compatibili con il Coronavirus senza prendere misure preventive, mettendo a rischio, nel caso, numerose persone durante il suo viaggio e la sua permanenza a Valencia. Bisogna ricordare che questa partita è stata disputata a porte chiuse, rispettando misure restrittive ben precise, prescritte dalle autorità sanitarie spagnole per prevenire il rischio di contagio per Covid-19, proprio in presenza di persone provenienti da una zona già qualificata pubblicamente a rischio.”

Una situazione non felice per L’Atalanta, il suo allenatore e la proprietà di Percassi nonostante gli ottimi risultati che invece i nerazzurri ottengono sul campo. I bergamaschi infatti sono saldamente al quarto posto in campionato (a sei lunghezze dalla Roma che da dicembre ha dilapidato dieci punti) e ai quarti di finale di Champions League. I successivi sviluppi legati al nascere e al diffondersi della Pandemia Covid però, hanno congelato quanto di buono fatto dalle squadre finora.

Francesco Belli

 

Spinazzola, un anno turbolento non ne oscura il talento

(Jacopo Venturi) – Spinazzola in questi primi mesi di Roma ha rispettato le aspettative riposte nei suoi confronti, ma nonostante ciò ha vissuto finora un’annata abbastanza turbolenta. Il terzino è arrivato dalla Juventus con delle credenziali precise: un motorino sulla fascia (meglio sinistra, ma anche destra), con però qualche problema fisico di troppo. Nella Capitale le cose sono andate in maniera molto simile a quanto presente in questa breve descrizione. I problemi fisici ci sono stati, come d’altronde accade spesso ai giocatori giallorossi. Nonostante ciò però la Roma può aver tratto delle indicazioni importanti da questa prima, e non ancora conclusa, stagione di Spinazzola alla Roma. È un giocatore sul quale si può assolutamente puntare, perché di esterni con quella gamba, quella qualità e quella capacità di spaziare in punti diversi del campo, non ce ne sono poi così tanti. Quest’ultimo aspetto potrebbe sembrare strano da leggere visto che la dirigenza giallorossa aveva deciso di privarsene a gennaio, nello scambio con l’Inter che avrebbe portato Politano in giallorosso. Dopo quel trasferimento saltato però, Fonseca gli ha dato maggiore fiducia e l’esterno lo ha ripagato con alcune delle migliori prestazioni da quando è arrivato alla Roma. Mesi strani dunque, tra la percezione di essere indesiderato e qualche problema fisico di troppo; ma Spinazzola ha reagito e ora è una carta in più tra le mani di Fonseca.

(Jacopo Venturi)

Le imprese della Roma in Europa. Il cammino in Coppa dei Campioni, il Dundee United

Alice Dionisi – Vincere è sempre bello. Vincere quando tutti ti danno già per sconfitto però lo è ancora di più. Dopo aver conquistato il secondo scudetto nella stagione 1982-83, la Roma l’anno successivo disputa per la prima volta la Coppa dei Campioni. I giallorossi allenati da Nils Liedholm nella loro prima apparizione tra “i grandi” affrontano e sconfiggono gli svedesi del Göteborg, i bulgari del CSKA Sofia e i tedeschi della Dinamo Berlino.

DOCCIA FREDDA AL TANNADICE PARK

In semifinale è Roma-Dundee. In Scozia, l’11 aprile 1984, finisce 2-0 per i padroni di casa, davanti a 3.000 tifosi in trasferta. I giallorossi, senza Falcão, al Tannadice Park subiscono le reti di Dodds e Stark. Una doccia fredda per chi, come il presidente Dino Viola, aveva creduto in un sorteggio fortunato contro “i pescatori”. Il sogno della finale allo Stadio Olimpico diventa chimera. Oltre il danno, la beffa; a fine partita la squadra tornò negli spogliatoi accompagnata dagli insulti: “Italian bastards”.

LIBERAZIONE

Il ritorno si gioca il 25 aprile. I giallorossi chiedono e ottengono il permesso di giocare il pomeriggio, un orario insolito e una temperatura alla quale i campioni di Scozia non erano abituati. L’arbitro Vautrot annulla un gol a Bruno Conti, ma poi ci pensa Roberto Pruzzo. O Rey di Crocefieschi impiega 17 minuti per azzerare il vantaggio del Dundee, al 21’ segna di testa su azione da calcio d’angolo, poi replica al 38’. Nella ripresa McAlpine atterra Pruzzo, il fischietto francese indica il dischetto: è calcio di rigore. La responsabilità di tirare se la prende il capitano, Agostino di Bartolomei. È 3-0, la rimonta è servita. Nella festa generale di uno Stadio Olimpico che registrava il record di presenze, Sebino Nela volle prendersi una rivincita in più, andando a mostrare il dito medio all’allenatore McLean che non si era risparmiato le offese nella gara d’andata. Non era il Barcellona di Messi e Iniesta e la Roma non partiva da un netto 4-1 a sfavore. La voglia di rivalsa, però, era la stessa. La “Romantada”, parte 1.

Alice Dionisi

 

Roma, maledizione terzini – Disastro (quasi) totale nell’era americana

(Keivan Karimi) – Se c’è un fattore negativo che accomuna tutte le stagioni finora disputate dalla Roma sotto la gestione americana, con Di Benedetto prima e Pallotta poi come presidenti, è la scarsa fortuna con i terzini.

I laterali difensivi, sia destri che mancini, hanno spesso deluso le aspettative. Sono state effettuate scelte di mercato infruttuose e ogni anno i direttori sportivi hanno dovuto reinventare e rivoluzionare il ruolo. Ma andiamo a vedere, anno per anno, l’evolversi di questo reparto tanto criticato in casa giallorossa.

Stagione 2011-2012 

TERZINI IN ROSA: Rosi, Cassetti, Taddei, José Angel, Nego.

La prima Roma americana si affida al giovane Luis Enrique e punta su due ‘mission’ principali: dimenticare il passato dell’era Sensi e creare un gioco spettacolare e poco italiano.

Rosa dunque quasi epurata rispetto al 2010-2011, anche in difesa. Restano gli ultratrentenni Marco Cassetti e Rodrigo Taddei. Il primo chiuderà la carriera romanista provando a reinterpretarsi centrale, il brasiliano invece si adopererà da terzino su ambe le fasce, nonostante avesse già perso brillantezza e rapidità di passo.

Aleandro Rosi, precedentemente considerato un esterno alto, si adatta a terzino destro dimostrando ben presto di essere fuori contesto. Il colpaccio doveva essere lo spagnolo José Angel, stravoluto da mister Lucho. Dopo un inizio promettente, il mancino di Gijon cadde nei più banali errori, diventando zimbello della tifoseria. I più attenti ricorderanno il baby francese Loic Nego, scovato dal Nantes ma relegato in Primavera senza poter mai debuttare in Serie A.

Stagione 2012-2013

TERZINI IN ROSA: Piris, Taddei, Torosidis, Balzaretti, Dodò.

Si punta su Zdenek Zeman per riportare la Roma alla ribalta, scommettendo anche sull’effetto simpatia. Inutile dire che l’avventura del Boemo durò molto meno del previsto.

Altra mezza rivoluzione in difesa. Arriva dal Paraguay Ivan Piris, terzino destro a cui Zeman chiede di spingere come un ossesso, mentre il classe ’89 si dichiara più abile in fase di contenimento. Un ibrido che deluderà su tutti i fronti.

Il solito Taddei avrà qualche chance da laterale ad inizio stagione, per poi finire nel dimenticatoio anche con l’avvento del suo vecchio amico Aurelio Andreazzoli. Così come il brasiliano Dodò, una delle tante scommesse sudamericane di Walter Sabatini che lo presentò con frasi ad effetto: “Rispetta l’idea di calcio per cui credo, aggredisce il campo come pochi”. Parole al vento e un ginocchio ballerino che non gli ha mai permesso di esprimersi.

A sinistra il colpo Federico Balzaretti sembrava dare esperienza e affidabilità. Zeman si aspettava un terzino ‘stile Candela’, tutto classe e qualità. Ma il buon Balza, vittima dei suoi chiari di luna, risultò tra i peggiori per media-voto in quella stagione. A gennaio fa la sua comparsata a Trigoria l’onesto Vassilis Torosidis: greco affidabile, classico terzino da 6 in pagella, un po’ di respiro dopo i flop precedenti.

Stagione 2013-2014

TERZINI IN ROSA: Maicon, Torosidis, Balzaretti, Dodò, Bastos.

La terza Roma americana arriva ad una svolta. Rudi Garcia sembra l’allenatore giusto, sul mercato si punta sulla maturità e la leadership. Ecco infatti giungere Maicon, svincolato dal Manchester City, uno dei migliori terzini passati dalle parti della capitale nell’ultimo decennio.

A 32 anni il brasiliano si rilancia, con l’obiettivo di partecipare ai Mondiali casalinghi del 2014. Fisicità, gol, assist e tanta arroganza sportiva. Per una stagione la Roma blinda la fascia destra, con Torosidis come alternativa positiva.

Caos sulla sinistra: Balzaretti, perdonato dalla curva dopo la stagione precedente, parte fortissimo e si regala un gol storico al derby. Ma una scomoda e deleteria pubalgia lo fermerà per tutta la stagione. Il giovane Dodò proverà a prenderne le redini senza fortuna né continuità.

A gennaio Sabatini punta sull’usato sicuro: l’ex Lione Michel Bastos arriva in prestito per 6 mesi. Ma il brasiliano più che un terzino sembra un’ala che ha dimenticato come ci si comporta senza pallone tra i piedi. Tanto che mister Garcia spesso preferisce adattare sulla corsia mancina Torosidis o addirittura un giovanissimo Alessio Romagnoli.

Stagione 2014-2015

TERZINI IN ROSA: Maicon, Torosidis, Balzaretti, Cole, Holebas, Emanuelson.

La Roma di Garcia 2.0 doveva essere trionfale. Fu invece un mezzo flop, quella del 7-1 subito in casa dal Bayern Monaco in Champions e lo 0-3 dalla Fiorentina in Europa League.

Terzini tutt’altro che esenti da colpe: Maicon non è quello della stagione precedente, sofferente per le fatiche del Mondiale brasiliano. Torosidis prova a cavarsela, ma vederlo titolare nella Roma non è certo il massimo.

A sinistra, vista l’indisponibilità continua di Balzaretti (costretto al ritiro a fine stagione), si vira sull’esperienza di Ashley Cole. Storico laterale mancino del Chelsea, ma oggi viveur britannico interessato solo a vedere Roma da prospettive alcoliche e ludiche. La sua esperienza giallorossa è sintetizzata dalla frase postuma: “A Roma posso rilassarmi finalmente, bevo e fumo senza essere ripreso”.

Sabatini intuisce lo stato di forma imbarazzante di Cole ed a fine agosto ingaggia il greco José Holebas. Stagione non così deprecabile la sua, ma al pari di Torosidis fu considerato solo un ripiego momentaneo. Niente da dichiarare sul fronte Urby Emanuelson: 2 presenze ed un approdo a Roma solo per favorire l’arrivo di Manolas, grazie all’appoggio di Mino Raiola.

Stagione 2015-2016

TERZINI IN ROSA: Maicon, Florenzi, Torosidis, Digne, Emerson, Zukanovic.

Nell’estate 2015, nonostante l’inadatta conferma di Garcia in panchina, la Roma opera il suo miglior mercato dell’era americana. Basti pensare agli ingaggi di Dzeko, Salah, Rudiger e Szczesny.

Ottimi i due innesti sulla corsia sinistra di difesa. In prestito dal PSG arriva Lucas Digne. Ed è un peccato che non venga riscattato nell’estate successiva, perché si dimostra un difensore completo, grintoso e più che affidabile.

Come alternativa dal Palermo c’è Emerson Palmieri. Dopo sei mesi da separato in casa, l’italo-brasiliano viene rilanciato dall’approdo di Luciano Spalletti, che gli darà fiducia a più riprese.

Meno brillante la gestione della fascia destra: c’è Maicon, ma ormai a mezzo servizio. Torosidis nel girone di ritorno scompare dai radar. E’ l’anno della promozione fissa a terzino di Alessandro Florenzi, lanciato da Walter Sabatini come: “Diventerà un terzino migliore di Dani Alves” – ma per il numero 24 fu l’inizio del crollo, nonostante un gol spettacolare al Barcellona.

Stagione 2016-2017

TERZINI IN ROSA: Florenzi, Bruno Peres, Nura, Emerson, Mario Rui, Seck.

La squadra di Spalletti parte per vincere, o contendere alla Juventus il titolo fino all’ultimo. Ne scaturì un’ottima stagione, ma con qualche caduta a vuoto significativa.

Annata sfortunata per Florenzi, che ad ottobre rimedia la rottura del crociato anteriore del ginocchio, bissata poi anche a marzo. Lo si rivedrà solo nella stagione successiva.

Fortuna (sicuri?) che Sabatini si cautelò in tempo con Bruno Peres. L’esterno del Torino, divenuto famoso per il gol straordinario da maratoneta contro la Juve, dimostra a Roma tutti i suoi difetti: incapacità di difendere, scelte sbagliate in fase offensiva, clamorose amnesie ingiustificate. Eppure gioca titolare per più di metà stagione come unica scelta a destra.

A sinistra destino tragico pure per Mario Rui. Voluto da Spalletti per rimpiazzare Digne, il portoghese si frattura il ginocchio già in estate, per colpa di un intervento killer in allenamento di Moustapha Seck, altro terzino-flop della stagione.

Spazio dunque ad Emerson Palmieri, che gioca la sua unica stagione da titolare a Roma prima di spiccare il volo all’estero. Qualità, forza e tanta voglia di imparare. Un vero peccato averlo perso così presto.

Stagione 2017-2018

TERZINI IN ROSA: Florenzi, Bruno Peres, Karsdorp, Emerson, Kolarov, Pellegrini, Silva.

E’ la stagione di Eusebio Di Francesco e della clamorosa semifinale di Champions League conquistata dopo 33 anni. Ma è anche l’annata del secondo miglior colpo fra i terzini del decennio giallorosso.

Il d.s. Monchi azzecca il colpo Aleksandar Kolarov, ormai ai titoli di coda con il Manchester City. Il serbo è un’ira di dio, stabilisce un legame forte con i compagni e soprattutto con Edin Dzeko. Segna e fa segnare, senza di lui la Roma quasi non si presenta in campo.

Kolarov arriva perché Emerson Palmieri si è infortunato al ginocchio, ma soprattutto perché il classe ’94 lascerà i giallorossi a gennaio (direzione Chelsea). Al suo posto arriva per 6 mesi Jonathan Silva, laterale argentino dello Sporting Lisbona. Buon piede sinistro ma incapacità ossessiva di difendere la sua zona.

La Roma recupera Florenzi, acclamato dal pubblico ma certamente poco affine con il ruolo di terzino destro tipico. Bruno Peres è semi disastroso, eppure salva la squadra con un piedino magico negli ottavi di Champions contro lo Shakhtar. Non pervenuti invece il sempre infortunato Rick Karsdorp, terzino strapagato del Feyenoord, e il baby Luca Pellegrini, anche lui vittima della maledizione dei crociati rotti.

Stagione 2018-2019

TERZINI IN ROSA: Florenzi, Karsdorp, Santon, Kolarov, Pellegrini.

In una Roma, quella del Di Francesco-bis, che avrebbe dovuto fare il salto di qualità ma senza riuscirsi, il parco terzini non cambia quasi per nulla.

Arriva soltanto l’usato sicuro Davide Santon, inserito nella trattativa con l’Inter per Nainggolan assieme alla stellina Zaniolo. Duttile terzino, dimostra a Roma tutto ciò per cui è sempre stato criticato: la capacità di passare da momenti di grazia, in cui sembra la reincarnazione di Paolo Maldini, ad altri in cui pare non aver mai messo piede sul campo da calcio.

Insufficienti le prestazioni stagionali di Florenzi e Karsdorp, in particolare l’olandese bocciato sia da Di Francesco che da Ranieri e pure protagonista di atteggiamenti da vittima davvero fuori luogo.

Kolarov tira spesso il freno a mano e, non bastasse, nella notte del 7-1 subito in coppa dalla Fiorentina litiga con parte della tifoseria, chiudendo il rapporto con chi gli ha sempre dato del ‘laziale’ per i suoi precedenti in biancoceleste.

Luca Pellegrini finalmente debutta. Tante belle parole su di lui, ma anche tanta inesperienza che lo porterà a passare al Cagliari a metà stagione.

Stagione 2019-2020

TERZINI IN ROSA: Florenzi, Santon, Zappacosta, Kolarov, Spinazzola, Bruno Peres.

La Roma prova a rimettersi in pista affidandosi a Paulo Fonseca. Un allenatore che predilige intensità e tecnica nel suo gioco, ma anche terzini fisici e in grado di offendere e difendere.

Scelte che escludono dopo pochi mesi Alessandro Florenzi. A Fonseca il neo capitano non piace come laterale difensivo, lo lascia spesso in panchina e diventa persino negativo agli occhi dei tifosi. Inevitabile la partenza a gennaio in direzione Valencia.

Davide Zappacosta, arrivato dal Chelsea in prestito, sarebbe dovuto essere il titolare. Ma l’immancabile strage dei crociati colpisce anche l’ex Toro, che dichiara forfait già a settembre.

Santon viene promosso spesso a titolare, ma vive di fasi alterne come di consueto. Mentre a sinistra Kolarov sembra sempre più essere un’entità a sé, a metà tra il leader carismatico e la vittima reazionaria all’ambiente.

Leonardo Spinazzola, giunto dalla Juve nello scambio con Luca Pellegrini, è il jolly che serviva. Ma anche lui dimostra ben presto di avere un carattere troppo ondivago e preda dei chiari di luna. Non a caso a gennaio è stato ad un passo dalla cessione all’Inter.

A gennaio Bruno Peres, dopo un anno e mezzo a rifiatare in Brasile, è stato riaccolto nella rosa della Roma. Visto da tanti come possibile flop ridicolo, sinora ha dimostrato uno spirito di sacrificio e una brillantezza atletica mai vista prima. Sorpresa.

Le imprese della Roma in Europa: Coppa Uefa 90/91

Alice Dionisi – Della ventesima edizione della Coppa Uefa, quella della stagione 1990/1991, la maggior parte dei tifosi ricordano lo sfortunato epilogo nella doppia finale contro l’Inter, ma il cammino della Roma per arrivare in fondo alla competizione merita di essere ricordato. È l’anno in cui la società passa dalle mani di Dino Viola, a quelle della moglie Flora, che poi conduce la trattativa per la cessione del club a Giuseppe Ciarrapico. È l’anno in cui sulla panchina giallorossa siede Ottavio Bianchi, giunto nella Capitale dopo quattro anni al Napoli, ma soprattutto dopo la conquista del primo scudetto della storia dei partenopei. È l’anno in cui l’organico della squadra viene arricchito dall’arrivo di Aldair, ma anche la stagione al termine della quale Bruno Conti appenderà gli scarpini al chiodo, ritirandosi dal calcio giocato. È l’anno in cui la Roma vince la Coppa Italia contro la Sampdoria campione d’Italia e, appunto, arriva a disputare la finale di Coppa Uefa contro l’Inter di Trapattoni.

Europa

Il cammino dei giallorossi inizia contro il Benfica. Nella doppia sfida contro i portoghesi arrivano due vittorie per 1-0 che permettono alla squadra di accedere alla fase successiva. Nei sedicesimi di finale è il turno del Valencia, dopo un pareggio in Spagna per 1-1, il ritorno all’Olimpico vede la Roma imporsi per 2-1, grazie alle reti di Giannini e Völler (capocannoniere della competizione). Il tedesco volante si rende protagonista anche della fase successiva: una tripletta nella gara d’andata contro il Bordeaux, vinta per 5-0, e un gol in quella di ritorno, finita 2-0. Un 7-0 complessivo contro i francesi apre le porte ai quarti di finale, dove quattro squadre su otto sono italiane, insieme ai giallorossi e all’Inter ci sono anche Atalanta e Bologna. Gli avversari sono i belgi dell’Anderlecht, reduci dalla finale di Coppa delle Coppe l’anno precedente e che nella stessa stagione conquistano il titolo nazionale. La gara d’andata allo stadio Olimpico vede la Roma imporsi per 3-0, un successo firmato da Desideri, Völler e Rizzitelli. Il ritorno al Constant Vanden Stock Stadium di Bruxelles vede splendere, ancora una volta, l’attaccante tedesco. Un’altra tripletta, che rende vane le due reti segnate nel finale da Kooiman e Lamptey. Così il cammino della formazione allenata da Ottavio Bianchi prosegue fino alle semifinali, dove incontra i danesi del Brøndby. Nei primi 90 minuti il punteggio resta fisso sullo 0-0, poi arriva il successo in casa per 2-1. Dopo il gol di Rizzitelli, l’autorete di Nela fa tenere il fiato sospeso ai tifosi sugli spalti per 25 minuti, ma all’87’ è sempre Völler a risolvere la partita e trascinare la Roma in finale.

Maledizione Olimpico

Questa storia però, purtroppo, non ha un lieto fine. Nella prima partita, disputata al Meazza, l’Inter si impone per 2-0, sbloccando la partita grazie ad un rigore dubbio assegnato dall’arbitro russo Spirin, trasformato da Matthäus e seguito dal raddoppio di Berti. Il ritorno si gioca in casa, il 22 maggio del 1991, in uno Stadio Olimpico tutto esaurito. Il gol arriva troppo tardi, all’81’ va a segno Ruggiero Rizzitelli, regalando ai giallorossi l’illusione di poter ancora conquistare i supplementari. La seconda rete non arriva e i nerazzurri, pur uscendo sconfitti, conquistano la Coppa Uefa. Le mura di casa ancora una volta sono teatro della disfatta. “Una finale che ancora oggi non digerisco– ha commentato in seguito Rizzitelli-. In quel torneo facemmo un cammino straordinario, anche in quelle due partite meritavamo di vincere la coppa. Il nostro errore fu San Siro, non eravamo come l’Inter, squadra esperta di queste competizioni. Voglio ricordare quel rigore concesso per cui qualcuno urla ancora allo scandalo, possiamo urlarlo anche noi. Dopo il rigore eravamo ancora a protestare, loro hanno segnato di nuovo. Nel ritorno ce la mettemmo tutta, presi subito un palo, se avessi segnato subito sarebbe stata un’altra storia. Questa coppa volevamo dedicarla al grande presidente. Mi fa male, ancora. Sono immagini che non voglio mai vedere. È dura, non riesci mai a dimenticare, era una cosa che volevamo tutti e non ci siamo riusciti. Ci abbiamo messo l’animo, il cuore, non ce l’abbiamo fatta”.

Alice Dionisi

 

Possibile class action contro Pallotta guidata da Daniel Feldman

Francesco Belli (Pagine Romaniste) – Non basta lo stallo nella trattativa che dovrebbe portare Dan Friedkin a diventare il nuovo presidente della Roma, faccenda che pochi mesi fa sembrava già conclusa, ora James Pallotta rischia di dover schivare anche il “fuoco amico”. Una parte degli investitori in As Roma vorrebbero portare in tribunale il presidente della Roma. Dagli Stati Uniti, infatti, giunge la notizia di una possibile class action condotta da Daniel Feldman e Jonathan Wyatt Gruber contro il presidente giallorosso, accusato di volerli estromettere dalla vendita della società e di aver violato il dovere fiduciario nei confronti degli investitori, non divulgando informazioni sui dettagli e sui tempi della cessione. L’era del magnate di Boston alla guida della Roma è quasi giunta al termine ed è tempo di bilanci. Per alcuni contano le vittorie, i trofei, e sotto quel punto di vista il resoconto è impietoso: i giallorossi non vincono un trofeo (in quel caso la Coppa Italia) dal 2008, già da prima dell’inizio dell’era americana. Per quanto riguarda invece il diffondersi del brand Roma in Italia e nel mondo, questo è senza dubbio uno dei meriti che non possono essere sottovalutati dalla gestione Pallotta: in questi dieci anni il marchio della squadra della città Eterna è notevolmente cresciuto. L’apice della gestione Pallotta è nel biennio solare 2017-2018, dove nella stagione 2016-2017 si registra il record di punti (seconda gestione Spalletti, 87 punti e secondo posto) mentre nel 2017-2018 la Roma registra una storica semifinale di Champions League, la seconda della sua storia (2018, grazie alla fantastica rimonta col Barcellona). Restano molti rimpianti per quella che sarebbe potuta essere una decade ben più rosea e felice.

Francesco Belli

Dzeko, i numeri non bastano per spiegare il suo valore

(Jacopo Venturi) – Dzeko è alla Roma da 4 anni e mezzo e, nonostante sia stato sul punto di lasciare la Capitale più di una volta, nessuno a Trigoria vuole vederlo andare via. Per un motivo semplicissimo: è senza ombra di dubbio uno dei migliori attaccanti transitati per il Fulvio Bernardini durante il corso dell’intera storia giallorossa. Dal punto di vista poi della completezza, non ha eguali. E non solo se lo si paragona ai suoi predecessori romanisti, ma anche se lo si mette in comparazione con i suoi colleghi in giro per l’Europa, sono pochissimi i centravanti in grado di poter vantare un bagaglio tecnico come quello di Dzeko. Il punto a sfavore che si può proporre a suo sfavore può essere quello che non segni poi così tanto, ma ci sono due ottime argomentazioni che si possono contrapporre a questa miope affermazione. In primo luogo, non è poi così vera: Dzeko ha segnato 12 reti in 25 presenze fino allo stop del campionato. Una cifra non sui livelli di Lewandowski o Kane, ma nemmeno irrilevante. In secondo luogo, non è affatto vera se si vanno a correllare questi numeri con delle considerazioni inevitabili sull’impatto che il bosniaco ha sul gioco della squadra. Innanzitutto, oltre alle reti, ha fornito 6 assist ai suoi compagni, entrando dunque direttamente in 18 reti, più di un terzo del totale segnato dall’intera compagine giallorossa in Serie A. Ma non basta. Perché è ciò che i numeri non colgono che rendono Dzeko un giocatore straordinario: è il vero regista della squadra, è un leader, tiene da solo il peso dell’attacco quando ce n’è bisogno. È un 9 e un 10, di altissimo livello, allo stesso tempo. Se a tutto ciò uniamo dei dati, come abbiamo visto, più che dignitosi, emerge una considerazione finale ineluttabile: Edin Dzeko non è un giocatore discutibile. Gli argomenti per farlo sono veramente pochi e, come dimostrato, facilmente smontabili.

(Jacopo Venturi)

Portieri a confronto: Pau Lopez domina su Mirante e Fuzato, ma il rendimento è da metà classifica

(S. Valdarchi) – In attesa che il campionato possa ripartire e nella speranza di portare a termine la stagione calcistica 2019/20, analizziamo le statistiche dei giocatori della Roma fin qui. Per ogni ruolo, vedremo, in base ai dati, i migliori calciatori giallorossi per rendimento. Partiamo con quella che probabilmente è la posizione più delicata nel mondo del calcio: il portiere. Dei tre estremi difensori a disposizione, Paulo Fonseca nelle gare ufficiali ne ha utilizzati soltanto due: Pau Lopez ed Antonio Mirante. La titolarità tra i pali l’ha guadagnata lo spagnolo, arrivato in estate dal Real Betis a fronte di 23,5 milioni di euro. Il terzo portiere a disposizione Daniel Fuzato, a Roma dal 2018, non ha ancora fatto il suo esordio in prima squadra.

Pau Lopez

Al primo anno in Italia, il rendimento di Pau Lopez è stato nel complesso positivo. Le prestazioni di un portiere, come sempre, dipendono molto dalla tenuta difensiva della sua squadra e, in questo campionato, la formazione di Fonseca non è stata eccezionale in quanto ad azioni subite. Guardando alla Serie A, la Roma dopo 26 giornate ha concesso 35 reti (tutte con Pau Lopez in campo), risultando l’ottava difesa italiana. Aggiungendo le 9 gare di coppa (Europa League e Coppa Italia) in cui lo spagnolo è sceso in campo, si arriva a 43 gol subiti. Per quanto riguarda i così detti clean sheet, le partite terminate senza reti al passivo, Pau ne ha collezionati 9, di cui 5 in Serie A, in stagione su 34 presenze, con una percentuale pari al 26,5%. Ritornando nei confini del campionato, il numero 13 romanista ha effettuato 79 parate, di cui molte decisive, basti pensare alle due sui campi di Bologna e Genoa. Non sono mancati, come ovvio, anche alcuni errori nel corso del suo percorso, il più evidente e fresco nei ricordi dei tifosi è quello nell’ultimo derby, in occasione del pareggio di Acerbi. Episodio però, viziato da una carica non sanzionata dal direttore di gara. Infine, dal dischetto, il classe ’94 ha subito 7 gol, parando un rigore a Joao Pedro (che ha ribadito in rete sulla ribattuta), nell’ultima gara giocata dalla Roma a Cagliari, prima dello stop alle competizioni.

Mirante

L’estremo difensore campano, fin qui, ha disputato tre gare, due in Europa League ed una in Serie A. Delle due partite europee, nell’ultima in casa contro il Wolfsberger è stato costretto ad abbandonare il campo dopo un’ora di gioco, per un’infortunio al menisco. Nei 240′ tra i pali, Antonio Mirante ha subito 2 reti (1 gol ogni 120 minuti), entrambe contro il Wolfsberger tra andata e ritorno, mentre ha terminato con la porta inviolata la trasferta di Milano contro l’Inter. La Roma, con Mirante in porta, ha ottenuto 3 pareggi, per una media perfetta di un punto a partita.

Confronto

Per avere qualche termine di paragone e poter valutare al meglio le prestazioni di Pau Lopez, consideriamo altri numeri dalle altre squadre di Serie A. La classifica di parate è guidata da Etrit Berisha, della SPAL, con 117 salvataggi effettuati. Questo dato però risulta piuttosto sensibile alla capacità della propria formazione di non concedere molte conclusioni agli avversari. La peggior difesa, invece, risulta essere quella del Lecce. I salentini hanno subito 56 reti in 26 partite, per una media di 2,15 gol ogni 90 minuti. La miglior difesa, invece, è quella della Lazio, con 23 gol subiti. Per quanto riguarda i clean sheet, è Donnarumma il portiere ad averne portati a casa il maggior numero: 10; seguito da SilvestriStrakosha e Musso a quota 9. Infine, una curiosità: Antonio Mirante, avendo disputato una sola gara in campionato (Inter-Roma 0-0), guida la classifica delle porte inviolate in percentuale, con il 100%.

(S. Valdarchi)