Pallotta, lettera ai tifosi: “Nessuno è più deluso e arrabbiato di me”

Alice Dionisi – James Pallotta si mette a nudo con i tifosi della Roma. Una lunga lettera pubblicata sul sito del club, rivolta ai tifosi “Ovunque essi siano”, in cui il presidente del club giallorosso esce alla scoperta e affronta diverse tematiche, dall’addio di Daniele De Rossi al contestato operato del direttore sportivo Monchi, passando per l’argomento stadio. Il numero uno della Roma è costretto a fare i conti con le decisioni prese finora. Le sue sono parole amareggiate, fa un bilancio della stagione trascorsa (la mancata qualificazione in Champions League, l’eliminazione agli ottavi contro il Porto, la sconfitta sonore in Coppa Italia contro la Fiorentina, l’esonero di Eusebio Di Francesco) ed è duro nei confronti dell’ex ds: “Mi dispiace per gli errori che abbiamo commesso, uno di questi si è rivelato molto grave a livello sportivo. È stato probabilmente uno dei più grandi errori che abbia mai commesso nella mia intera carriera e alla fine sono io che me ne devo assumere la responsabilità. L’ultima stagione secondo me è stata un completo disastro”. Il numero uno del club giallorosso affronta anche la questione stadio, un gioco al rimbalzo mediatico che però non ha ancora trovato sviluppi concreti: “L’ho già detto un milione di volte: se vogliamo competere con i maggiori club europei, abbiamo bisogno dello stadio. Non sono felice a causa dei risultati sportivi e non sono felice perché non abbiamo ancora uno stadio nonostante l’impianto e le sue infrastrutture saranno finanziati con fondi privati”. Daniele De Rossi? Anche qui Pallotta punta il dito contro Monchi, indicandolo come colpevole nella faccenda: “Era turbato per il fatto che qualcuno fosse stato acquistato per giocare nella sua posizione come riferito dall’articolo? Sì, lo era, ma ciò è dipeso dal fatto che il giorno precedente gli era stato detto da Monchi che non avremmo preso nessuno che potenzialmente avrebbe giocato davanti a lui nello stesso ruolo”. Il mea culpa del presidente però non ha sapore d’addio, perché sottolinea che il club non è in vendita. Adesso si prepara la rivoluzione: in arrivo Petrachi dal Torino per prendere le redini della direzione sportiva, da valutare invece il profilo di Mauro Baldissoni, il cui contratto è in scadenza il prossimo anno.

Alice Dionisi

 

Roma, prende quota Mihajlovic: Fonseca, Gattuso e De Zerbi le alternative

Gianluca Notari – Sembra non avere fine il caos all’interno del mondo Roma: dopo il campionato fallimentare, il burrascoso addio di Daniele De Rossi alla maglia giallorossa e l’articolo di ieri del quotidiano La Repubblica – che ha proiettato più ombre che luci sul dietro le quinte della società di Pallotta -, tiene banco il rebus legato al prossimo allenatore. Claudio Ranieri ha salutato insieme al suo capitano domenica scorsa nella partita contro il Parma, ma il suo successore deve ancora essere nominato: sfumati Antonio Conte – ufficiale da stamattina il suo approdo all’Inter – prima e Gian Piero Gasperini poi, la rosa dei nomi papabili si fa sempre più stretta.

MIHAJLOVIC – Il nome che più ha preso quota nelle ultime ore è quello di Sinisa Mihajlovic. Accostato anche alla prestigiosa panchina della Juventus, l’attuale tecnico del Bologna sarebbe un profilo che non farebbe contenti i tifosi giallorossi per diversi motivi: oltre al suo passato da laziale – e presente, vista la sua presenza sugli spalti dell’Olimpico in occasione della finale di Coppa Italia tra biancocelesti e Atalanta – il serbo non è considerato dai più un tecnico all’altezza di un palcoscenico come quello della Roma. Seppure reduce da un ottima stagione che lo ha visto portare in salvo il Bologna dopo la negativa esperienza con Pippo Inzaghi, Mihajlovic ha sempre allenato in contesti più o meno provinciali, fatto eccezione per un anno e mezzo sulla panchina della Nazionale serba – esperienza terminata con la mancata qualificazione ai Mondiali del 2014 – e una stagione neanche terminata sulla panchina del Milan, dove venne esonerato e sostituito da Cristian Brocchi.

FONSECA, GATTUSO E DE ZERBI – Questi i nomi che fanno da contraltare a quello di Mihajlovic. Uomini con tre idee di calcio differenti tra loro, accomunati però dalla giovane età e dall’ambizione. Il primo, Paulo Fonseca, ha incontrato la Roma lo scorso anno, agli ottavi di Champions League: un piede di Bruno Peres ed un gran gol di Dzeko gli sono costati l’eliminazione, ma il suo Shakhtar Donetsk impressionò tutti, Pep Guardiola compreso, che si spese a mezzo stampa elogiando il portoghese. Il suo è un calcio dinamico improntato su un possesso palla massiccio e sul recupero palla veloce. Non un dogmatico, ma il suo è un sistema impegnativo, che richiede tanto lavoro, ma forse anche il più adatto ad una squadra che si appresta ad avere una rosa con molti giocatori giovani. Simile a lui, anche se con meno esperienza, è il profilo di Roberto De Zerbi: ovunque è andato ha fatto bene, anche se come detto le esperienze fino ad ora sono state poche. Un vantaggio rispetto al collega lusitano sarebbe quello di conoscere già la Serie A e il calcio italiano, caratteristica discretamente importante visti i tanti italiani presenti in squadra. Infine, un po’ più in ombra rispetto agli altri, c’è Rino Gattuso: fresco di divorzio con il Milan, l’allenatore calabrese ha dimostrato quest’anno un temperamento ed un umiltà che gli hanno permesso di lottare per i primi posti in classifica con squadre certamente più attrezzate del Milan di quest’anno come Napoli e Inter. Il suo però non è un profilo che entusiasma all’interno degli uffici di Viale Tolstoj, anche se avere uno sponsor come Francesco Totti può sempre tornare utile.

Gianluca Notari

Roma, un caos che non serve a nessuno. Si pensi ora a tecnico e mercato

(Keivan Karimi) – L’articolo de La Repubblica a firma del duo Bonini e Mensurati ha fatto scoppiare l’ennesimo scandalo in casa Roma. I senatori contro Totti, contro Di Francesco e contro Monchi, il nome dell’ormai ex bandiera De Rossi al centro delle diatribe interne, addirittura spie e talpe all’interno di Trigoria pronte a riferire tutto a James Pallotta, come al solito lontano anni luce dagli eventi quotidiani.

Un coacervo di situazioni caotiche e deliranti che mettono ancor più zizzania in un ambiente emotivamente già a pezzi, per l’addio di DDR ‘pilotato’ dai dirigenti anglo-americani e per un finale di stagione triste, amaro e deludente. Insomma non serviva alla A.S. Roma ed ai suoi tifosi un altro polverone del genere, non serve a nulla scavare, diversi mesi dopo i fatti possibilmente accaduti, nel marasma del laurentino, scoperchiare l’ennesimo vaso di Pandora e liberare polemiche, giudizi frettolosi, insulti e persino schieramenti da guerriglia.

Qui non si giudica la veridicità delle cose scritte dal duo Bonini e Mensurati, di quello probabilmente si occuperanno distinti uffici legali e indagini giornalistiche approfondite. A noi, che vertiamo attorno alla Roma 365 giorni su 365, interessa ormai poco. Inutili sono certe dietrologie, i sotterfugi, gli scoop interni. Per una volta proviamo a guardare oltre, visto che DDR è ormai fuori dalla Roma e che Totti è lì in attesa di compiti specifici.

Concentriamoci allora sul prossimo allenatore, su chi sarà a guidare un nuovo corso che, speriamo fortemente, sia propositivo e vincente. Se vincerà la linea all’italiana con la grinta di Gattuso o la gioventù di De Zerbi, se prevarrà quella esterofila che porta a FonsecaBordalas, o addirittura se dovesse arrivare il colpo di coda per far contenti tutti stile Allegri o Sarri. L’unica cosa che DEVE interessarci e intrigare i tifosi romanisti, quelli veri che sanno collimare nostalgia e speranza, è il futuro della Roma. Accogliere a braccia aperte il numero 9 che sostituirà Dzeko, un centrale giovane che possa non far rimpiangere Manolas, magari anche un centrocampista (Barella?) già pronto per il grande salto. E applaudire capitan Florenzi e compagni che cominceranno a lavorare tra solo un mese per cercare di dimenticare l’inutile caos dell’ultima stagione.

GGR

Il no di Gasperini alla Roma fa più male di quello di Conte

(Jacopo Venturi) – Gian Piero Gasperini dice di no alla Roma, rimane all’Atalanta. Il rifiuto del tecnico dei bergamaschi arriva un paio di settimane dopo quello di Conte, ma paradossalmente, nonostante la differenza di curriculum, fa più male del primo. A Trigoria c’era la consapevolezza di quanto fossero importanti le richieste e le aspirazioni di Conte e quindi, nonostante una certa fiducia, era stato messo in preventivo sin dall’inizio che il pugliese potesse scegliere altro in questa fase della sua carriera. Per Gasperini il discorso è diverso. L’allenatore piemontese ha fatto una carriera senza grossi picchi (escludendo la brevissima e sfortunata esperienza all’Inter) ma si è costruito le sue più importanti soddisfazioni proprio a Bergamo. L’aspetto più “doloroso” per la Roma è dunque come Gasperini in questo momento veda più futuro nel progetto Atalanta che in quello giallorosso. È un fatto che in questo momento i nerazzurri siano una squadra più competitiva, ma a Trigoria contavano sull’appeal di una piazza storica, che però sembra essersi eroso negli ultimi mesi, nonostante la semifinale di Champions League di poco più di un anno fa. Adesso dunque la Roma dovrà virare con qualcun altro e spera che tra qualche mese potrà dimostrare a Gasperini di aver fatto la scelta sbagliata.

(Jacopo Venturi)

Roma, le pagelle della stagione: Pastore e Schick i peggiori, bene El Shaarawy e Zaniolo

Luca Fantoni – La stagione della Roma si è conclusa. è stata un’annata caratterizzata da molte delusioni e pochi lampi di luce. Tanti giocatori da cui si pretendeva tanto hanno reso sotto le aspettative, mentre quelli più insospettabili si sono rivelate le sorprese del campionato. Questi sono i voti della stagione romanista:

OLSEN: 4.5 Sostituire Alisson era impossibile, ma lui neanche ci si avvicina. Il portiere svedese non è ovviamente l’unico colpevole dei tantissimi gol subiti ma non riesce mai a dare un senso di sicurezza alla difesa. 7 clean sheet in tutte le competizioni sono veramente pochi.

MIRANTE: 7 Era arrivato a Roma per fare il secondo e si è ritrovato a concludere la stagione da titolare indiscusso. Beneficia dell’effetto Ranieri che aiuta a compattare la difesa ma anche lui si rende protagonista di ottime prestazioni come quella contro la Juventus. 

FUZATO: S.V. Giudizi rimandati (forse) alla prossima stagione. Non vede mai il campo.

FLORENZI: 6 La stagione del terzino romano è discreta, nulla di più. Segna 3 gol, fa 2 assist ma sulla sua valutazione pesa anche il rigore causato nel ritorno degli ottavi di finale di Champions League contro il Porto. 

KARSDORP: 4 È passato un anno ma la situazione non è cambiata: l’olandese è spesso infortunato e le sue presenze sono ridotte al minimo. Scende in campo solo 14 volte, giocando solamente una volta tutti i novanta minuti e non lascia mai il segno, anzi, lascia alcune perplessità in fase difensiva, come quando si fa sovrastare da Fares contro la Spal.

SANTON: 6 Inizia alla grande con un’ottima prestazione nel derby d’andata. Cala alla distanza per poi concludere il campionato con due mesi di anticipo per un infortunio. Fa il suo, ma il voto non può andare oltre il sei. 

MANOLAS: 6.5 La sua stagione non sarà stata perfetta ma è sempre l’unico a rimanere in piedi quando la difesa della Roma sbanda. Può e deve sicuramente rappresentare le fondamenta dalle quali ricostruire la difesa giallorossa.

FAZIO: 5 Nonostante il record di gol segnati in campionato, la stagione del centrale argentino è negativa. La solidità difensiva della colonna portante della scorsa annata ha lasciato il posto a un insieme di errori e disattenzioni che costano alla Roma parecchi punti. Migliora con Ranieri ma non basta.

JUAN JESUS: 5.5 Non combina disastri ma neanche brilla. Viene utilizzato poco anche se in certi momenti della stagione sarebbe potuto servire per far riposare un Fazio in evidente difficoltà. 

MARCANO: 5.5 Lo spagnolo arrivato a parametro zero non dà mai l’idea di essersi integrato con il resto della squadra. Le prime prestazioni spaventano ma piano piano acquisisce sicurezza, migliorando il suo livello di gioco ma i minuti giocati restano comunque troppo pochi.

KOLAROV: 7.5 Lo stakanovista giallorosso prende mezzo voto in meno per qualche amnesia difensiva di troppo. La sua stagione però è più che positiva: 9 gol e 2 assist sono numeri importanti per un terzino che non si è potuto mai riposare per la mancanza di un’alternativa nel ruolo. Molto importante la rete nel derby contro la Lazio che ha permesso alla Roma di tornare subito in vantaggio dopo il pareggio di Immobile.

NZONZI: 5 Il francese in queste ultime partite ha anche dimostrato di essere in crescita ma le prestazioni di inizio campionato pesano tanto. Pagato 26,5 milioni, fino a febbraio non riesce minimamente ad adattarsi ai ritmi del campionato italiano, più veloci rispetto a quelli della Liga. Per quello visto nelle ultime partite merita forse un’altra chance.

DE ROSSI: 8 È vero che molto spesso è infortunato, ma quando c’è fa tutta la differenza del mondo. Con lui in campo, su 18 partite, arrivano solamente 4 sconfitte. Nel suo ruolo è il giocatore più forte che ha (ormai aveva) la Roma.

PELLEGRINI: 6.5 La stagione di Pellegrini si divide in tre parti: la prima in cui fatica da morire, la seconda, dopo il derby di andata, in cui, nel ruolo di trequartista, riesce finalmente a dimostrare le sue qualità, e la terza, dopo l’ultimo infortunio, nella quale cala un po’. Ha imboccato sicuramente la strada giusta per diventare un punto fermo della squadra giallorossa.

CRISTANTE: 6 Arrivato a Roma da trequartista, a causa dell’abbondanza nel ruolo è costretto a reinventarsi mediano. Alcune prestazioni sono decisamente sottotono ma alla fine, tra i nuovi acquisti, è uno di quelli che se la cava meglio, anche e soprattutto dal punto di vista dell’impegno.

ZANIOLO: 8 È scontato dire che è lui la sorpresa più piacevole di questa nefasta stagione romanista. Fa il suo esordio da titolare contro il Real Madrid per poi trovare il primo gol contro il Sassuolo, con un tocco sotto da campione. La sua gara contro il Porto all’Olimpico può essere considerata senza dubbio la miglior prestazione individuale della stagione.

PASTORE: 4 Quando gioca al top della forma e nel ruolo a lui più congeniale dimostra di essere ancora un giocatore valido. Peccato che questo succeda al massimo tre o quattro volte in tutta la stagione. Dal 24 novembre al 27 aprile gioca un totale di 76 minuti, basta questo dato per analizzare la stagione di Pastore.

CORIC: 5 Sarà giovane, si dovrà abituare ai metodi di lavoro italiani, ma se due allenatori su due non lo fanno mai scendere in campo la colpa è anche un po’ sua.

UNDER: 6 Non si ripete su i livelli della stagione passata dal punto di vista della continuità ma riesce a mettere a referto comunque 6 gol e 11 assist. Peccato per l’infortunio che lo tiene fermo da gennaio a marzo, nel momento decisivo della stagione della Roma. 

KLUIVERT: 5.5 Inizia bene con l’assist per Dzeko contro il Torino. Alla distanza si perde un po’, trovando pochissimo spazio con Di Francesco. La situazione migliora con Ranieri dove si ricomincia a vedere qualche spunto interessante. Per essere il primo anno poteva andare sicuramente meglio ma poteva andare anche molto peggio. La prossima stagione dovrà essere quella della consacrazione.

EL SHAARAWY: 7.5 Stagione eccellente quella dell’ala giallorossa. Da tanti visto solo come un giocatore discontinuo, arriva per il quarto anno consecutivo intorno ai 10 gol stagionali. Per la Roma è fondamentale trovare un accordo sul rinnovo di contratto.

PEROTTI: 5.5 In realtà la stagione di Diego Perotti è difficilmente valutabile. Appena torna in campo si infortuna e alla fine vede poco il campo. Mezzo voto in più per la rete che rimette sui giusti binari la festa di addio di Daniele De Rossi. Ormai l’argentino si è specializzato in questo tipo di gol.

DZEKO: 5 Un’annata da 14 gol in 40 partite non può essere considerata positiva. Trova il gol in casa solo alla terzultima giornata, dopo più di un anno di astinenza. Il bosniaco paga anche alcuni atteggiamenti avuti durante le partite in cui è sembrato svogliato e particolarmente nervoso.

SCHICK: 4 Doveva essere l’anno del riscatto, è stato quello della definitiva bocciatura. Sono solo 3 i gol segnati dal ceco che in campo diventa quasi irritante per gli atteggiamenti che ha. Difficilmente lo si vede andare a contrasto o attaccare il primo palo. I piccoli miglioramenti che si erano visti dopo l’assunzione del mental coach sono scomparsi nell’arco di due o tre partite.

Luca Fantoni

Roma, sfuma anche Gasperini: tutte le alternative per la panchina giallorossa

Gianluca Notari – Solo qualche giorno fa l’arrivo di Giampiero Gasperini sulla panchina della Roma sembrava cosa fatta. Ieri, invece, è arrivata la doccia gelata per i dirigenti giallorossi: l’incontro con il presidente Percassi è stato molto positivo e Gasperini è pronto a firmare oggi un rinnovo di contratto che lo legherà all’Atalanta fino al 2022. La Roma, dal canto suo, dovrà ora ricominciare la ricerca dell’allenatore per la prossima stagione, scandagliando al meglio il mercato e individuando il profilo giusto per ripartire dopo un’annata da dimenticare.

SARRI IN POLE – Il primo candidato rimane Maurizio Sarri. L’attuale tecnico del Chelsea è certamente la prima scelta dei dirigenti giallorossi, considerata anche la sua amicizia con Franco Baldini, consigliere personale di James Pallotta. Stasera Sarri giocherà la finale di Europa League a Baku contro l’Arsenal, dopodiché dovrà capire il suo futuro: se non fosse confermato da Abramovich e se la Juventus decidesse di non puntare su di lui, ecco che a questo punto la Roma diverrebbe un’opportunità concreta. Per quanto riguarda i costi non ci dovrebbero essere problemi: se i giallorossi avevano provato a prendere Antonio Conte, allora potranno pagare serenamente anche l’ingaggio di Sarri, inferiore rispetto a quello dell’ex Juventus.

Un altro nome che a Trigoria metterebbe d’accordo tutti è quello di Massimiliano Allegri: il suo nome era già stato molto vicino alla Roma, tanto che qualcuno parla addirittura di un contratto firmato tra le parti e nascosto poi in qualche cassetto. In ogni caso, Allegri è un allenatore che farebbe contenti i tifosi in quanto top, ma il suo approdo alla Roma sembra complicato anche da possibili inserimenti del Milan.
A proposito di Milan, un terzo profilo accostato a più riprese alla Roma è quello di Rino Gattuso: dimessosi dal club rossonero non più tardi di un paio di giorni fa, quest’anno ha lottato con due potenze come Inter e Napoli nonostante la sua rosa non fosse all’altezza delle due avversarie. Non è un allenatore che ama molto l’estetica, ma così come era in campo è un tecnico tosto e che bada al concreto. Può avere ancora delle pecche vista la poca esperienza, ma un progetto a medio-lungo termine potrebbe fare al caso suo.

ALTERNATIVE – Le alternative non sono poi molte. O meglio sono diverse, ma per un motivo o l’altro non sembra convincere a pieno i dirigenti capitolini. Un nome che potrebbe stuzzicare la fantasia dei tifosi è quello di Roberto De Zerbi: autore di un campionato rivelazione con il Sassuolo, il tecnico bresciano è un allenatore tatticamente preparatissimo. Il suo calcio è molto offensivo, fatto di possesso e superiorità numerica in zona palla, ma la poca esperienza accumulata finora lo rendono un profilo forse troppo acerbo. Ci sono poi i nomi di Giampaolo – anche lui già vicino ai giallorossi nelle stagioni passate -, Mihajlovic, Fonseca, Blanc e Benitez. Profili tra loro molto diversi con storie e curriculum più o meno importanti, ma che per svariati motivi non riescono a riscuotere il favore assoluto della piazza e ad accendere le speranze di una tifoseria fiaccata da una stagione molto negativa.
La ricerca dunque continua, ma il tempo non è tantissimo: se il Milan fosse confermato nelle coppe europee, la stagione della Roma inizierà il prossimo 25 luglio. Ai dirigenti della Roma serve un nome, e serve anche in fretta.

Gianluca Notari

Una stagione da dimenticare: Ranieri arriva fino in fondo senza la Champions

(Jacopo Venturi) – 66 punti, 18 vittorie, 12 pareggi, 8 sconfitte. Si conclude così la stagione 2018/2019 della Roma. Un’annata turbolenta, nella quale Di Francesco è stato in panchina forse troppo a lungo rispetto a quanto avrebbe dovuto e Ranieri non è riuscito a recuperare una situazione che era appunto già sfuggita di mano. Il tecnico di Testaccio è arrivato a inizio marzo ma sostanzialmente non ha migliorato la situazione lasciatagli dal suo predecessore, ma ha il merito quantomeno di aver provato a fare qualcosa di diverso, di più normale e conservativo, tentando anche di ricompattare l’ambiente. Ora è logico aspettarsi grandi movimenti: non sarà Conte il prossimo allenatore, ma comunque la Roma ha bisogno di puntare su una figura di personalità, che sappia far presa sulla piazza e sui giocatori allo stesso modo. I giocatori sono poi un altro grande capitolo, perché sono stati loro probabilmente la più grande delusione di questa stagione. Alcuni non all’altezza, altri fuori contesto, altri arrivati a fine corsa. C’è bisogno di ricostruire con un buon mix di freschezza ed esperienza, partendo da punti fermi più giovani, come Zaniolo, e più “anziani”, come Edin Dzeko. Non sarà facile voltare pagina per la Roma, non sarà facile ottenere risultati soddisfacenti nell’immediato. Ma ormai la strada è segnata.

(Jacopo Venturi)

Tre nomi per la Roma che verrà

Alice Dionisi – La prossima stagione segnerà un nuovo anno zero nella storia della Roma. Dopo l’addio di De Rossi, l’esonero di Eusebio Di Francesco, la rescissione contrattuale di Monchi e il termine del contratto di Claudio Ranieri, la società valuta i profili degli allenatori che potrebbero sostituire il tecnico testaccino per guidare la squadra in campionato e in Europa League, con l’obiettivo di qualificarsi di nuovo per la Champions dopo il fallito tentativo della stagione appena conclusa. Il nome che fa sognare club e tifosi è quello di Antonio Conte, esonerato dal Chelsea la scorsa estate e ancora in cerca di una panchina per riscattarsi. Il salentino però avrebbe giù comunicato il suo “no” alla Roma, costringendo i giallorossi a ripiegare su altre opzioni.

GASPERINI

Gasperini ha appena conquistato la storica qualificazione in Champions League con l’Atalanta, sulla cui panchina siede dal 2016, dopo aver perso in finale di Coppa Italia contro la Lazio. Il suo percorso professionale è iniziato nelle giovanili della Juventus nel 1994, dove ha scalato posizioni, dai Giovanissimi fino alla Primavera, prima di approdare al Crotone. In Calabria è riuscito a portare la formazione dalla Serie C1 alla B, prima di essere esonerato nel 2004. Nel 2006 viene chiamato ad allenare il Genoa, centrando la promozione in Serie A alla fine della stagione e guidandoli verso la qualificazione in Europa League due anni dopo. Dopo la breve parentesi all’Inter e la rescissione contrattuale con il Palermo dopo sei mesi, torna di nuovo sulla panchina del Genoa, dove rimane fino alla chiamata dell’Atalanta nel giugno del 2016.

SARRI

Nonostante la qualificazione per la finale di Europa League a Baku, dove affronterà l’Arsenal, l’esperienza di Maurizio Sarri sulla panchina del Chelsea (dove era subentrato proprio ad Antonio Conte) sembra essere giunta al capolinea e il tecnico ex-Napoli potrebbe essere uno dei profili adatti a guidare la Roma nella prossima stagione. La sua carriera da allenatore inizia in Seconda Categoria, sulla panchina dello Stia, per poi culminare con il secondo posto in Serie A (sulla panchina del Napoli, con il record di 91 punti) e la chiamata da Abramovich, che gli apre le porte alla Premier League.

GIAMPAOLO

Allenatore della Sampdoria dal 2016, Marco Giampaolo nasce come osservatore nel Pescara, club in cui diventa anche allenatore in seconda. Nel 2006 viene chiamato alla guida del Cagliari, dove però viene esonerato a dicembre dello stesso anno. Negli anni successivi allena Siena, Catania e Cesena, prima di scendere in Serie B con il Brescia, per poi allenare anche la Cremonese in Lega Pro nel 2014. A giugno del 2015 torna in Serie A, chiamato dall’Empoli, prima di ufficializzare il suo passaggio alla Sampdoria la stagione successiva.

Alice Dionisi

Bergamo, provincia di Roma

Gianluca Notari – In epoca imperiale, le province erano considerate alla stregua di serbatoi, che servivano per far arrivare a Roma tutto ciò di cui c’era bisogno. C’erano quelle della penisola araba, famose per olio e vino, quelle del nord-Africa, importanti per la frutta e i latticini, e quelle nordeuropee, fucine di tessuti grezzi come lana e cotone.

Dalla fine dell’Impero Romano sono passati ormai secoli, ma l’anima predatrice di Roma – o meglio della Roma – sembra rimasta la stessa. Dopo il ‘no‘ di Antonio Conte, non ci sono dubbi sul fatto che l’obiettivo principale della società capitolina si Giampiero Gasperini, autore di un vero e proprio miracolo portando l’Atalanta in Champions League da terza classificata. Sono anni che l’allenatore piemontese fa parlar bene di sé e delle sue squadre, capaci di un’intensità e di una qualità fuori dalla norma nel panorama italiano. Ciò che è sempre mancato all’allenatore ex Genoa è una chance: Gasperini si è seduto per una manciata di partite sulla panchina dell’Inter, ma quella era una squadra problematica, costruita male e povera di talento e che a fine campionato aveva cambiato ben quattro allenatori. Un’annata sfortunata, in cui il Gasp non ha potuto lavorare seguendo la sua filosofia: servivano vittorie e c’era poco tempo, una situazione totalmente contraria a quanto abituato a fare il tecnico nerazzurro. Ora sulle sue tracce si è messa la Roma, e per Gasperini è forte la tentazione di poter firmare per una big e costruire un suo progetto, libero di seguire le proprie idee.

Ma i giallorossi, oltre che da Gasperini, sono rimasti impressionati da molti elementi di proprietà dell’Atalanta: rimane difficile pensare che il presidente Percassi, dopo un traguardo simile, decida di smantellare la squadra, ma è anche vero che, come il tecnico, anche alcuni giocatori potrebbero essere intrigati dalla possibilità di firmare per un club come la Roma, continuando inoltre il percorso di crescita iniziato all’Atalanta con lo stesso allenatore.

OBIETTIVI – Partiamo dalla porta: quello di Pierluigi Gollini è il primo nome accostato alla Roma che, dopo la cessione di Alisson, non ha ancora trovato un estremo difensore su cui puntare anche in ottica futura. Gollini ha raggiunto quest’anno una maturità che lo ha portato prima in Champions League e poi in Nazionale. Classe ’95, mezzi tecnici spaventosi, il suo potrebbe essere un nome spendibile per la porta della Roma.
Un altro profilo su cui i capitolini hanno messo gli occhi è quello di Gianluca Mancini, su cui i giallorossi lavorano dallo scorso gennaio. Difensore-goleador, Mancini sembra il più vicino a vestire la maglia della Roma per la prossima stagione, vista soprattutto la probabile partenza di Kostas Manolas. Per il centrocampo si è parlato di diversi elementi: Castagne, Freuler, Hateboer, ma al momento non sembrano nomi così caldi in ottica Roma, mentre sembra esserlo quello di Duvan Zapata. Con i suoi 23 gol è stato uno dei principali artefici della conquista del terzo posto in classifica: arrivato in Italia dopo esser stato acquistato dal Napoli, il colombiano ha girovagato la Serie A con le maglie di Sampdoria, Udinese e Atalanta. Anche lui sembra aver raggiunto la giusta maturità per il definitivo passaggio in una big: la Roma potrebbe cogliere l’occasione, visto che due giorni fa i tifosi giallorossi hanno anche salutato Edin Dzeko, sicuro partente in estate.

Insomma, l’estate è lunga e Gasperini non è ancora ufficialmente l’allenatore della Roma, ma sarà interessante porre l’attenzione sull’asse Roma-Bergamo: considerata la storica importanza che le province hanno avuto per la Capitale, non stupirebbe un rifornimento ad hoc per la prossima stagione.

Gianluca Notari

La carriera di De Rossi: 18 anni d’amore

Gianluca Notari – La lunga storia di Daniele De Rossi con la Roma inizia nel 2001, dopo una lunga trafila nelle giovanili giallorosse. In panchina c’è Fabio Capello, e con il tecnico friulano arrivano le prime convocazioni, ma per la gioia dell’esordio bisognerà aspettare l’anno successivo. Il primo bacio di De Rossi alla maglia romanista arriva nei minuti finali della gara di Champions League contro l’Anderlecht. La prima in Europa, come Zaniolo, per dire.

L’esordio da titolare è invece datato 10 maggio 2002. Prima volta dal primo minuto, prima volta in gol con i colori che ha sempre amato e protetto. L’avversario è il Torino, e da lì in poi si accendono i riflettori sul ragazzino biondo di Ostia. Al punto che qualcuno vorrebbe sacrificarlo alla Juventus per Davids, proposta respinta con un secco ‘no, grazie‘. Il 2003 è l’anno con il quale comincia a scalare le gerarchie romaniste, totalizzando 17 presenze e meritandosi la possibilità di giocarsi e vincere l’Europeo Under 21 in Germania.

Dopo Capello, una stagione difficile caratterizzata da 4 cambi di panchina e addirittura il rischio della retrocessione, ma nel 2005 arriva a Trigoria un certo signor Spalletti da Certaldo, che troverà in De Rossi la turbina ideale con il quale far funzionare il suo centrocampo. Con Pizarro al suo fianco, il numero 16 vive le sue migliori stagioni romaniste, conquistando un Mondiale, le attenzioni delle grandi piazze europee e ben 3 trofei con la Roma. E proprio sulla Supercoppa Italiana del 2007 De Rossi mette il suo marchio indelebile, battendo con un rigore Julio Cesar e costringendo l’Inter a ritirare la medaglia di seconda classificata.

Il rapporto con Spalletti si deteriora, la Roma attraversa momenti difficili che si legano ad alcune vicissitudini extra calcistiche, perché spesso i colpi più duri arrivano da chi più si ama. La seconda decade degli anni 2000 si apre con il sogno scudetto sfumato in una brutta serata di fine aprile, il cambio di proprietà, stagioni complicate per tutta la squadra, un rapporto non idilliaco con Zeman e un rinnovo di contratto a scacciare via le voci di un futuro a Manchester. Per carità, bello il Northern Quarter, ma vuoi mettere Prati in confronto? Da lì in poi la Roma ritrova una delle sue colonne portanti, sempre centrale nel progetto degli allenatori che si sono succeduti alla guida del club.

Fino alla gara contro il Parma: due anni dopo l’addio di Totti, la Roma dice addio ad un altro padre fondatore della sua Costituzione giallorossa. Quel 28 maggio con il Genoa fu proprio De Rossi a mettere il timbro su una giornata indimenticabile, Totti non ha potuto ricambiare il favore, ma ha guardato con le lacrime agli occhi suo fratello dalla tribuna e insieme hanno investito Alessandro Florenzi di quella fascia che loro hanno onorato, difeso e protetto sempre. La fine di maggio sta diventando uno scrigno dove si conservano i ricordi più dolorosi dei tifosi della Roma, che ora, dopo 18 anni insieme a De Rossi, sono chiamati ad affrontare un’altra grande prova: quella della maturità.

Gianluca Notari